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Politica e Diplomazia

La Democrazia è la migliore forma di Governo?

Il Governo delle Nazioni non può che avere un fine: il benessere dei popoli.

 Ciò non presume l’uguaglianza e l’identità’ di prospettiva e di scopi tra i membri della società civile.

Ed invero gli individui presentano profili intellettuali ed attitudini dissimili, principalmente in ragione dei differenti livelli di “sviluppo interiore”:

la prospettiva spirituale, se accolta, aiuta ed agevola a comprendere i meccanismi della società umana.

Ma prescindendo da un’impostazione di tipo “interiore”, non è difficile comprendere che gli uomini si caratterizzano per differenti capacità e talenti, stratificandosi il gruppo in vari ordini:

i lavoratori generici e specializzati, la categoria dei cosiddetti colletti bianchi, gli intellettuali, i vertici della società civile-politica ed economica.

Il problema è che tali meccanismi di stratificazione sociale, per così dire “naturali” e spontanei, sono oggi inquinati da un sistema meritocratico mal funzionante se non addirittura inesistente.

Vale a dire che ai vertici non si posizionano i migliori per talenti e capacità naturali ma i privilegiati, per motivi di nascita, di causale posizione di vantaggio o coloro che si mostrano più capaci di affermare se stessi attraverso la sopraffazione degli onesti e dei miti, sino a commettere ogni tipo di delitto e crimine.

In tali scenari assai diffusi prevalgono quindi i violenti, i bugiardi ed i malfattori in genere.

Il fatto è essenzialmente dovuto alla “giovane età” (naturalmente in termini relativi) della nostra umanità, per cui prevalgono ancora gli atteggiamenti tipici del regno animale: “mors tua vita mea”.

Sono ancora una minoranza gli uomini che presentano una spiccata attitudine verso il pensiero astratto, lo studio della filosofia e l’interesse verso il trascendente ed in genere verso ciò che non è immanente.

Da tali atteggiamenti deriva una diversa e più “evoluta” gerarchia di priorità nella Vita degli individui, per cui non si mostrano più essenziali i beni materiali se non nella misura necessaria alla sopravvivenza fisica e sociale; e dunque non più lotta per l’accumulo della ricchezza o per l’assunzione del Potere sugli altri, al fine di assicurarsi la soddisfazione delle proprie avidità materiali.

Gli individui con tali tipologie caratteriali rappresentano però un’esigua minoranza nelle società moderne e dunque si mostrano incapaci d’incidere efficacemente sui meccanismi prevalenti, fondati sulla sopraffazione dei più deboli o svantaggiati.

Da qui si possono trarre alcune conclusioni sulla “qualità” delle possibili forme di Governo, giudicabili secondo la loro capacità di trasferire benessere economico-sociale-etico-morale alla collettività nel suo insieme.

Considerato il livello medio di sviluppo interiore dell’uomo contemporaneo certamente ogni forma di Governo autoritaria va’ rigettata e giudicata negativamente, giacché non potrà che risultare il massimo vantaggio per l’elite al potere (nella norma il 10% della società) e disagi diffusi e pronunciati per il resto della popolazione.

E’ l’esempio di ogni Dittatore e di tutte le Tecnocrazie, rappresentate da Gruppi di potere, forme di governo attualmente presenti in diverse Nazioni del Pianeta.

In un’ulteriore approfondimento non si può che affermare che una “Leadership dei pochi” rappresenterebbe la forma di Governo ideale, ma a condizione imprescindibile che quei “pochi” siano gli “Eletti”, i migliori nel senso interiore ed etico – morale dei termini;

nel senso che per sviluppo e vocazione essi si mostrano capaci di Governare nell’interesse superiore della Nazione, ponendo se stessi al “servizio del popolo”, nell’oblio totale dei propri personali interessi se non quelli delle necessità connesse ad una dignitosa sopravvivenza.

Ma simile ipotesi appare allo stato dei fatti mera “Utopia”, giacché bisogna attendere il dispiegarsi del processo evolutivo ancora per eoni di tempo prima che emerga in modo prevalente tale categoria di “Eletti”.

 

Nel mondo contemporaneo si reputano “eletti” i malfattori ed i prevaricatori di ogni genere, che con il crimine ed il delitto, la menzogna ed il tradimento, il trafugamento della Verità e l’oppressione, si sono arrogati il Diritto di opprimere i molti per l’interesse dei pochi.

 In tali scenari caratterizzati da un modesto grado evolutivo la forma migliore di Governo resta la cosiddetta Democrazia, definita da un grande statista “ un modello inevitabile ma pur sempre il peggiore”.

Il problema e’ di natura complessa:

  • La reale rappresentatività dei Governi democraticamente eletti;
  • La coerenza politico-morale dei vincitori delle elezioni, intesa come capacità di restare fedeli all’impegno elettorale assunto con il popolo;
  • Le concrete capacità di governo e di leadership.

In molti casi i cosiddetti sistemi parlamentari consentono la formazione di “maggioranze” variegate che in casi sempre più diffusi non si mostrano in grado di rappresentare e risolvere i problemi reali del Paese, se non asservire le decisioni ai propri interessi elettorali ed ai gruppi di Potere ad essi associati.

Il Governo della Nazione appare così come “una campagna elettorale” senza soluzione di continuità, propagandando bugie e mezze – verità, puntualmente disattese alla prima occasione, sostenuti da un sistema dei media connivente che “martella” il pubblico di notizie inutili e spesso non aderenti alla realtà del Paese, con il solo fine di fuorviare la formazione di un corretto giudizio nel cittadino.

Nella norma la Nazione si trova a vivere in una sorta di “fiction”, affondando sempre più nella povertà e nel disagio sociale.

Le azioni di Politica economica, in questi casi assai diffusi, si pongono un solo fine:

trasferire la Ricchezza prodotta nel Paese dal “basso verso l’alto”, dalle classi meno agiate verso quelle ricche ed in posizione di dominio.

V’e’ una soluzione a tale deprecabile situazione presente oggi nella maggioranza dei Paesi cosiddetti democratici?

L’unica azione da promuovere per ricondurre la situazione verso un minimo ordine e’ l’organizzazione di un sistema informativo realmente libero ed asservito ai soli interessi della Nazione.

In tali casi, i cittadini possono assumere contezza delle lacune dei governanti e promuovere una loro sostituzione in fase di nuove e regolari elezioni.

Certamente restano le conseguenze dei danni causati da un periodo di malgoverno ma una libera e consapevole elezione di nuovi leaders può, nel medio periodo, rimediare.

Allora la classe politica avrà una maggiore cura a non disattendere del tutto gli interessi principali della Nazione, governando in guisa da espandere il benessere di ogni classe sociale.

Ma in una società dominata da comportamenti egoistici e centrati sull’interesse dell’ego personale, dimentica che il “bene comune e’ primario bene personale”, vige la regola del voler prevalere ad ogni costo.

Ne consegue che qualora la classe dirigente viene ‘bocciata” e dunque sostituita in un turno elettorale, i nuovi governanti non tarderanno a promuovere i medesimi comportamenti lesivi degli interessi pubblici come i loro predecessori.

In ragione di ciò, le classi dirigenti tacciano di “populismo” coloro che ricercano il benessere collettivo e propongono azioni politiche contro tale impostazione, arrogandosi il diritto di conoscere il supremo interesse della Nazione ma che puntualmente coincide con il proprio.

Il termine “populismo” e’ dunque usato in chiaro senso dispregiativo per due motivi:

  1. il primo, giacché lor signori considerano il popolo “non capace d’intendere e di volere”, poiché non dotato di sapienza ed intelligenza sufficientemente sviluppate; dimenticando però che la deprecabile situazione d’ignoranza deriva da un’informazione falsa e pilotata, il cui unico scopo e’ l’occultamento della Verità ed il propagandare che l’interesse dei pochi coincide con quello dei molti;
  2. il secondo, perché sono tenute in oblio dall’uomo centrato su stesso le più elementari regole di responsabilità verso la Nazione e di interesse pubblico, come quelle di assicurare un’idonea e corretta formazione ad ogni cittadino, determinando condizioni di reali pari opportunità.

La verità e’ che dietro la condanna del “populismo” si nasconde il più bieco interesse di parte ed il più vile asservimento agli interessi delle elite.

Bisogna allora sperare che quella esigua minoranza di uomini maggiormente evoluti e consapevoli del concetto di benessere collettivo trovino lo stimolo e l’occasione per proporsi come governanti del Paese, cosa che si rende possibile se il Regime costituito non e’ così forte ed invasivo da controllare l’Economia, la Finanza ed il sistema dell’informazione, così com’e’ oggi nella grande maggioranza delle Nazioni del Pianeta.

Ciò non ostante, non si può che continuare a considerare la Democrazia parlamentare come l’unica forma possibile di Governo che possa porre le basi per una reale rappresentatività dei popoli, presupposto per la costruzione di una società equa e realmente pacificata.

Non resta che sperare che presto o tardi prevalgano gli uomini di buon senso ed onesti.

By Prof. David Aronne

Doctorate from MIT-Massachusetts. Sociologist and professor in several Anglo-Saxon universities. Today, he studies and conducts research on the themes of anthropology in Israel.