Uno sviluppo senza condizioni

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Nel mondo contemporaneo si fa un gran parlare di  “sviluppo”, riferendosi alla condizione di indecente povertà della gran parte dei popoli del pianeta (si veda l’ampia produzione di Stigitz J.E.), mentre appena una quota dell’1% della popolazione mondiale detiene la parte  preponderante della ricchezza prodotta (Piketty TH., 2013).

Quali le principali cause di tale sciagurata situazione?

Prima fra tutte la prevalenza del capitale, tecnico e finanziario, nell’Economia delle Nazioni, dalla qual cosa derivano alcune indesiderabili conseguenze (Yerushalmi D., 2018 su The Global Review):

  • L’assorbimento della maggior quota del Valore in formazione da parte dei profitti, per via di una invincibile e diffusa disoccupazione che produce bassi livelli salariali. E’ il risultato di una crescita del prodotto guidata prevalentemente attraverso l’incremento dell’input di fattore tecnico (capitale) che comporta in primis aumento della produttività del lavoro e riduzione del fabbisogno di mano d’opera per quote incrementali dei livelli produttivi (Funzione di Produzione di Cobb e Douglas); da ciò deriva inevitabilmente un incremento della quota Valore di pertinenza del capitale;
  • Il potere della cosiddetta “Finanza apolide”, che pretende di dominare il pianeta attraverso un forte condizionamento della vita economica dei popoli, nel senso di una diffusione della povertà invece che di un aumento del benessere economico (Rampini F., 2016);
  • La prevalenza delle politiche monetarie nella Governance economica delle Nazioni quale principale strumento per l’attuazione del progetto dei dominatori, con utilizzo della manovra dei tassi d’interesse in funzione “anti-sviluppo”, nel senso che gli stessi prendono la via del rialzo non appena le Economie mostrano chiari segnali di ripresa e di crescita (“effetto arpione”, Stiglitz J.E.); cio’ determina un freno all’espansione degli investimenti presso le imprese nonché all’avanzata dei consumi delle famiglie. L’obiettivo dichiarato è il contrasto alla crescita dell’inflazione, ma come la parte piu’ autorevole della letteratura ha dimostrato lo scopo è “fallace” (Stiglitz, Galbraith, Yerushalmi ed altri);
  • Inoltre, la prevalenza del capitale finanziario determina l’indesiderabile situazione per la quale le cosiddette politiche dello sviluppo fondano sul meccanismo del “debito”.

Tale ultima circostanza va attentamente analizzata.

Le Istituzioni internazionali ed i principali Governi usano la leva del “debito” per dominare le Nazioni povere specialmente quelle ricche di risorse naturali, soffocando l’autonomia delle Istituzioni politiche locali ed escludendo qualsiasi reale prospettiva di crescita del benessere economico delle popolazioni residenti.

La causa e l’effetto  sono antichi come il mondo: è il sistema dell’”usura”.

Vale a dire che agli Stati bisognosi di soccorso per finanziare le spese per investimenti strutturali e per altri interventi a sostegno dell’Economia vengono offerti capitali di credito con  scadenze ravvicinate, ovvero con tempi di rimborso non oltre il medio periodo (normalmente cinque-sette anni), e con tassi d’interesse a debito esosi e comunque ben al di sopra dei saggi attesi di  crescita  del PIL.

Dunque, l’operazione di “soccorso” cela in realtà un’azione delittuosa poiché il rimborso puntuale del capitale in scadenza oltre interessi comporterà inevitabilmente una riduzione delle spese (uscite) nel Bilancio della Pubblica Amministrazione, principalmente quelle per assistenza sociale e per trasferimenti all’Economia.

Invero, in una corretta dinamica economica il prestito dovrebbe essere rimborsato con entrate tributarie conseguenti all’ampliamento delle transazioni economiche sui mercati nazionali, dovute alla crescita delle produzioni per maggiori investimenti e consumi e dunque espansione della domanda interna.

Ma tali risultati richiedono  tempi non brevi per potersi realizzare e certamente oltre la media durata, per cui il prestito a soccorso della Nazione finisce per assumere la funzione di un  “veleno” che abbatte il livello del Reddito pro capite anziché accrescerlo.

Diversamente, nel caso in cui il rimborso del capitale sia modulato all’aumento delle entrate tributarie  mentre i tassi d’interesse corrisposti vengano  relazionati ai saggi d’incremento del PIL, in guisa da assumere valori inferiori rispetto all’espansione del Reddito.

Il meccanismo dell’”usura” fonda su un costo del finanziamento eccedente la ricchezza prodotta dal debitore nello stesso periodo di rimborso del debito.

La situazione sinteticamente descritta caratterizza l’attuale situazione mondiale; è emblematico il caso della Grecia in ambito Eurozona.

Per vincere ed eradicare la diffusa ed inaccettabile povertà mondiale si mostra necessario l’attività di Istituzioni finanziarie con personalità giuridica internazionale, non aventi obiettivi di natura economica (profitto) né politica (di dominazione).

In tali casi è possibile modulare la dimensione degli interventi alle reali esigenze dell’Economia locale, con l’obiettivo principale di espandere il mercato interno dei consumi, per via di uno sviluppo del tessuto produttivo del Paese.

Cio’ è l’unico vero presupposto per la crescita del benessere economico delle popolazioni locali, che per essere realizzato richiede tempo e sagace azione libera da egoismi di natura economica e politica.

Allora, sarà necessario programmare interventi finanziari con tempi di rimborso prolungati ed in genere modulati ai risultati consuntivati in termini di crescita economica e di conseguente espansione del Bilancio della Pubblica Amministrazione.

I tassi d’interesse concordati dovranno essere di livello contenuto e comunque mai superiori al tasso atteso di incremento del PIL.

Appare inoltre essenziale che una parte del capitale apportato non sia a titolo di debito, bensi’ a titolo di contribuzione a “fondo perduto”: cio’ è il presupposto per finanziare aree della spesa pubblica, quali l’istruzione scolastica- la formazione e la sanità, che hanno un immediato impatto sul livello della qualità di vita della popolazione locale, ponendo le premesse per un incentivo “’sociale” all’assunzione di atteggiamenti orientati alla responsabilità economica e collettiva degli individui, fondamento di ogni vero sviluppo.

Alla luce delle cose dette  appare chiaro al lettore che l’attuale scenario mondiale si presenta carente di specifiche Istituzioni in tal senso orientate e dunque tale approccio al problema della povertà e del sottosviluppo si mostra, per cosi’ dire, utopico.

Senonché, negli ultimi anni, ha preso le mosse per venire alla luce l’OIDE- Organizzazione Internazionale d’Investimento Economico, con personalità giuridica internazionale fondata su molteplici “accordi di sede” siglati con altrettante Nazioni sovrane.

L’OIDE è Organizzazione Economica apolitica essendo “libera” dal diretto controllo di Governi ed  altre Organizzazioni Internazionali.

La sua prerogativa essenziale è quella di poter “mobilizzare” ingenti “risorse finanziarie” private, giacenti inoperose su conti correnti bancari, per essere impiegate in profittevoli interventi economici a fini di sviluppo presso le Nazioni più povere del pianeta ma anche presso quelle ricche.

La qualità dell’intervento è assicurata dalla struttura organizzativa dell’Istituzione in discorso, colma di competenze tecniche di ogni natura e necessarie per valutare e correttamente orientare  gli investimenti.

I  fattori critici alla base del successo degli interventi è che

  • i tempi di rimborso vengono calibrati ai cicli di prevista crescita dell’Economia sottostante e comunque ad un respiro temporale che consente di concretizzare i risultati economici attesi;
  • i tassi d’interesse stabiliti siano di livello contenuto e non superiori al “rendimento interno” dell’investimento;
  • parte non trascurabile dell’intervento sia realizzata con risorse a “fondo perduto”.

Inoltre, i capitali messi in campo devono essere indirizzati, ancor prima che in faraonici investimenti in opere infrastrutturali, verso interventi a sostegno diretto della popolazione locale priva di un livello minimo di assistenza sanitaria e d’istruzione, cosi’ come nell’elettrificazione del territorio e nella distribuzione di acqua potabile: condizioni queste alla base di un livello di vita dignitoso delle genti povere che diventa lo stimolo essenziale per lo sviluppo dell’autostima e per l’incentivo a migliorare se stessi ed il mondo circostante.

Queste politiche vanno nella direzione opposta a quelle messe in campo ed imposte dal Deep State mondiale;  ma sono maturi i tempi per la ricostruzione di un mondo migliore e di una società a livello planetario fondata sulla solidarietà e sull’equa ripartizione delle risorse e che, allo stesso tempo, non mortifichi i talenti degli individui, i quali potranno essere valorizzati in un serio ed equilibrato sistema sociale fondato su reali condizioni meritocratiche.

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Ingegnere informatico e imprenditrice con una vasta esperienza in varie industrie Hi-Tech israeliane e americane. Joelle ha sviluppato numerosi algoritmi nel campo dell'ingegneria medica e ha lavorato per molti anni nello sviluppo del business, nel marketing e nelle posizioni di vendita. Oggi collabora con diverse organizzazioni umanitarie e ricopre l'incarico di Ambasciatrice presso l'Organizzazione Economica Internazionale OIDE.

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