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Meritocrazia e pari opportunità.

Una società realmente democratica – giusta e solidale prima di ogni cosa deve fondarsi su condizioni di reali pari opportunità.

Si inizia dal sistema dell’istruzione di base attraverso programmi educativi fondati sulla “verità” anziché sulle menzogne di regime, utili a reprimere la sete di giustizia e di una vita migliore nelle masse.

Si prosegue avendo cura della migliore formazione e dello sviluppo intellettuale delle giovani generazioni, prodigandosi per il sostegno della valorizzazione dei talenti personali e delle capacità creative dei singoli, piuttosto che dei processi mnemonici che hanno il sapore di un tentativo di addormentare la coscienza per mezzo della perdita della libera capacità di pensiero:

quest’ultima rappresenta il vero terrore di ogni regime di potere e di oppressione (Rudolf Steiner, 1861-1925; Montessori Maria, 1870-1952). 

Inoltre, bisogna operare in modo che la possibilità di accesso alle migliori scuole non sia funzione della capacità di reddito degli individui bensì l’espressione di un naturale diritto che consegue alle proprie abilità e meriti (Stiglitz J.E.-Greenwald B.C., 2014; Atkinson A.B., 2015; Saez E., 2019).

Ma non è così in ogni contesto ambientale.

Il lettore ben sa che le Università più blasonate e capaci di fornire una formazione adatta per una più agevole immissione nel mondo del lavoro sono le più costose, e ciò crea ostacoli spesso insuperabili per l’accesso allo studio dei figli delle famiglie meno agiate.

Ricerche e studi non distanti da noi nel tempo hanno dimostrato che negli Stati Uniti il 74% circa delle matricole delle “top schools” proviene da famiglie appartenenti alle classi più ricche, mentre soltanto il 9% proviene dalle caste sociali più povere (Astin A.-Osequera L., 2004).

A tali argomentazioni si aggiunga che è certo che l’assenza di alimentazione adeguata nei figli minori ostacola l’apprendimento, condannando i poveri ad una sorta di “fatale” povertà intellettuale (Currie J., 2011).

Altri studi dimostrano che le diverse condizioni di partenza delle persone spiegano le variazioni di Reddito, Ricchezza e facilitazioni nel corso dell’esistenza molto più che le vicende della vita lavorativa (Hugget M.-Ventura G.-Yaron A., 2011).

Gli stessi studi hanno osservato che esiste un legame forte tra l’istruzione dei genitori e la riuscita economica, scolastica e socio-emotiva dei figli.

In verità, il declino delle pari opportunità è andato di pari passo con la crescita della diseguaglianza nella distribuzione dei Redditi. Considerando che l’istruzione è la chiave del successo i dati denunciati appaiono drammatici, confermando le statistiche che rilevano la presenza di una scarsa “mobilità” tra le classi sociali e livello di Reddito (Pisati M., 2000; Stiglitz J.E., 2012).

Sembra realmente difficile per i nati in condizione di povertà sfuggire a tale situazione, al punto che gli economisti hanno definito tale fenomeno “trappola della povertà” (Bowles S.-Durlauf S.N.-Hoff K., 2006).

Va inoltre detto che i programmi di finanziamento degli studi invece di migliorare le condizioni delle classi meno agiate possono portare ad un loro ulteriore immiserimento, poiché fin troppo spesso le scuole per le quali gli studenti chiedono i prestiti offrono una formazione non in grado di porli in condizioni di accedere ad un lavoro adeguato e sufficientemente remunerato, al fine di rimborsare i debiti contratti (Stiglitz J.E., 2012).

Altro aspetto determinante, causa di profonde diseguaglianze sociali tra i popoli, è connesso al cosiddetto “regime della proprietà intellettuale”.

I problemi che emergono sono di due tipi:

  1. Le difficoltà dei singoli individui dotati di specifiche e sviluppate capacità creative personali di provvedere al “brevetto” delle proprie costruzioni innovative, normalmente per assenza di risorse finanziarie, circostanza che incide anche nel processo realizzativo finale dell’opera dell’ingegno. Tale fenomeno è ricorrente nel settore delle innovazioni informatiche, hardware e software, che richiedono nella norma consistenti capitali per finanziare la costruzione del prodotto (prototipo).

Il sistema dei brevetti è nella norma usato in modo ingiusto e discriminatorio, opponendosi nei fatti al progresso della conoscenza ed all’avanzata dei “piccoli innovatori”. Nei casi più diffusi i costi elevati limitano l’accesso alla registrazione dei diritti di proprietà sulle invenzioni, favorendo le grandi compagnie che in alcune circostanze possono acquistare brevetti “dormienti” ovvero non ancora utilizzati per introdurre nuovi prodotti sul mercato (fenomeno conosciuto come l’azione delle “patent trolls”) (si veda Kahn B.Z., 2003; 2005).

        2. L’organizzazione del sistema dei brevetti che nei fatti limita a qualsiasi altro soggetto diverso dal  proprietario  la possibilità di utilizzare l’opera dell’ingegno pagando costi ragionevoli.

Tale fenomeno limita grandemente la diffusione dell’innovazione e della ricerca scientifica, consentendo che solo le classi agiate in molti casi abbiano la possibilità di concretamente avvantaggiarsi di taluni risultati del progresso, per via degli alti costi richiesti dal produttore.

E’ un altro aspetto del fenomeno della prevalenza del capitale sull’Economia, fattore di ostacolo all’equa distribuzione dell’innovazione (Reichman J.H., 2003; Stiglitz J.E., 2010).

A tale prevalente caratterizzazione del regime della proprietà intellettuale si connette l’indesiderabile condizione della sanità nei Paesi in via di sviluppo; in tali contesti, taluni farmaci essenziali per contrastare alcune malattie mortali e diffuse si possono acquistare solo a prezzi esosi, con la conseguenza che un numero impressionante di persone è condannata a morire per l’insufficienza dei Redditi disponibili.

Ed in effetti, le industrie farmaceutiche locali non possono produrre i medicinali necessari poiché ostacolate dal rigido sistema dei brevetti imposto a livello mondiale dal cosiddetto accordo conosciuto come “Uruguay Round” (Scott J.J.,1994; Harmsen R.T.- Subramanian A., 2010).

In genere, il regime della proprietà intellettuale crea le condizioni utili per massimizzare le “rendite” del grande capitale piuttosto che per sostenere la diffusione dell’innovazione (Stiglitz J.E., 2012). 

Il fenomeno può essere vinto da una politica governativa che si concentri sugli investimenti pubblici in istruzione e tecnologia, sostenendo la ricerca e la diffusione dell’innovazione principalmente presso le piccole e medie imprese.

La politica dei beni pubblici ha sostenuto la crescita dell’Economia per tutto il secolo scorso; il principio che dovrebbe trionfare è che i cosiddetti “beni pubblici”, com’è l’innovazione tecnologica, siano a vantaggio di tutti e non solo di una classe privilegiata (Stiglitz J.E.,1986).

Un’ampia Letteratura ha documentato il ritorno in termini di crescita economica dell’aiuto governativo alla ricerca ed allo sviluppo, con effetti di miglioramento dei rendimenti del capitale privato insieme ai vantaggi diretti che ne derivano (Aschauer D.A., 1989; 1990).

Altri autori hanno dimostrato l’esistenza di un legame diretto tra ricerca scientifica e tecnologica ed aumenti nella produttività (Link A.M., 1981).

Una parte autorevole della Letteratura ha sottolineato che nel tempo il tasso di crescita dell’Economia è determinato dalla velocità dell’innovazione e dalla crescita della popolazione (Solow R.M., 1956; 1957).

Altro fattore che contribuisce ad ostacolare l’equa distribuzione del progresso tecnico va ricercato nelle crescenti barriere per l’accesso al credito delle imprese di minori dimensioni e nel reperimento dei capitali disposti a vincolarsi alla gestione per scadenze protratte nel tempo.

L’economia insegna che la struttura finanziaria delle aziende di produzione si caratterizza in modo crescente per una prevalenza del fabbisogno di capitale permanente o a protratta scadenza, per via dell’incremento dell’incidenza dell’input tecnico e per l’introduzione dell’innovazione tecnologica.

Ma le imprese di più contenute dimensioni hanno difficoltà a configurare la propria struttura patrimoniale con un’adeguata consistenza del capitale di proprietà ed in genere delle risorse vincolate per scadenze di medio lungo periodo (Damodaran A., 2015).

Il fenomeno si connette alle presenza di sensibili barriere per l’accesso alla quotazione sui mercati finanziari così come per la realizzazione di operazioni di finanza straordinaria, come il private equity, principalmente per le aziende di modeste dimensioni (Glenn A.,2014; Rosenbaum J.-Pearl J.,2020) .

Si aggiunge il diffuso processo di contingentamento del credito bancario, connesso alle sensibili modificazioni subite dal business model delle banche commerciali, sempre più orientate all’impiego di risorse in operazioni di finanza di mercato piuttosto che nello svolgimento della tradizionale funzione creditizia (Greenwald B.C.- Stiglitz J.E.,2003; Yerushalmi D.,2019, su The Global Review).

Dunque, le imprese minori solitamente si mostrano carenti di risorse finanziarie ed in particolare di capitale permanente, unico e vero veicolo per l’apporto di tecnologie aggiuntive pena il disequilibrio della struttura finanziaria, con sensibile incremento dei rischi di default anche in presenza di soddisfacenti flussi reddituali.

E’ chiaro che tale fenomeno contribuisce ad acutizzare l’indesiderabile insufficiente diffusione dell’innovazione scientifica e tecnologica, per cui la ricaduta dell’avanzare della conoscenza non è a vantaggio dell’intera collettività bensì del grande capitale e delle classi in posizioni di supremazia in ragione dei maggiori Redditi posseduti.

Il progresso della conoscenza non si sostanzia allora per un miglioramento del tenore di vita delle masse, che pure partecipano allo sviluppo dell’innovazione attraverso le proprie risorse intellettuali ancor che penalizzate nei percorsi formativi, di studio e di ricerca.

Si ripete il fenomeno già osservato nei processi di produzione del Reddito presso le imprese; vale a dire un’espropriazione dei frutti dell’intelligenza dei figli delle classi meno agiate che sono indirizzati al miglioramento della vita di quelle ricche ed in posizione di supremazia:

come la crescita dei profitti e dei benefici in termini di benessere esistenziale, per la possibilità di un uso efficace dei prodotti e servizi derivanti dal progresso scientifico.

L’indesiderabile situazione descritta è diffusa sull’intera area planetaria e richiede un deciso intervento delle pubbliche istituzioni, al fine di rimuovere le barriere che ostacolano la determinazione di reali condizioni di pari opportunità, propagandate falsamente dai governi e poste alla base della teoria dei mercati efficienti e del cosiddetto “darwinismo sociale” (Herbert Spencer, 1820-1903).

Non vi sono in realtà sostanziali possibilità che i figli dei poveri possano superare le condizioni esistenziali di indigenza dei genitori né che possano conseguire elevati e qualificati livelli di istruzione; dal che la tanto decantata meritocrazia si mostra una sonora menzogna poiché mancano le pari condizioni di partenza tra ogni individuo e tra tutte le classi sociali. 

D’altra parte le imprese minori si trovano nelle stesse condizioni, penalizzate da una grave carenza di capitali e quindi dalla sostanziale impossibilità di innovare e conservare intatte le proprie capacità concorrenziali, contraddicendo il principio della democrazia economica.

Il tutto a vantaggio del grande capitale che prospera riconfermando il proprio primato in termini di supremazia, che non si fonda però su reali capacità di maggiore efficienza e qualità umane bensì sulla presenza di vantaggi e privilegi negati agli altri concorrenti.

Prof. Moreno Pierangeli
alias Prof. Luigi Moreno Panzone. Nato a Cerratina di Pianella- Pescara- il 15.09.1957, da Cosetta Maria e Lelio Edmondo. Nel 1979 consegue il Diploma in Pianoforte, con la sapiente guida del M.stro Luciano Cerroni. Nel 1982 consegue il diploma di laurea in Economia e Commercio con la votazione di 110 su 110 con lode. Nel 1983 assume servizio presso l’Università G. D’Annunzio in qualità di Ricercatore a tempo indeterminato. Nel 1987 assume servizio presso iI medesimo Ateneo come Professore di ruolo di II° fascia, nell’allora raggruppamento disciplinare di “tecnica bancaria e professionale”, incaricato della titolarità della medesima cattedra. Nel periodo dal 1988 sino al 2005 riveste l’incarico di Amminisratore delegato di alcune principali Istituzioni finanziarie e bancarie. Nel periodo dal 1990 al 2000 assume l’incarico di Revisore legale in diverse Istituzioni Bancarie. E’ autore di diverse pubblicazioni nei temi dell’Economia degli intermediari finanziari e della Finanza d’impresa e di mercato. Nel 2017 è cofondatore della Rivista scientifica The Global Review, nella quale si firma con lo pseudomino di Moreno Pierangeli, in onore e ricordo della madre deceduta improvvisamente nello stesso periodo. Attualmente ricopre la carica di Vice Presidente dell’OIDE-Organismo Internazionale d’Investimento Economico, dotato di personalità giuridica internazionale.
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