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Una riflessione aggiornata sulla situazione dei mercati finanziari

Una riflessione aggiornata sulla situazione dei mercati finanziari

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E’ opinione diffusa che con il nuovo anno  2021 ci si attende un  reset,  una rinascita da questo periodo  duro, difficile e caratterizzato da grandi cambiamenti nelle attitudini di vita.

Una fase di disordine e confusione è dovuta all’arrivo della pandemia da Corona virus, in un mondo economico globale già in grande affanno,  con i Governi e le Banche Centrali sempre meno capaci di contrastare il forte rallentamento in atto ed il conseguente degrado sociale, per assenza di efficaci strumenti e di elaborazione di una nuova visione della Economia e della Finanza.

Al contrario, si è evidenziata un’accelerazione delle situazioni di crisi già presenti ed irrisolte a livello globale. Un lunga lista di fattori in declino rispetto ai quali la Governance si è mostrata largamente inadeguata ed incapace di assumere decisioni ed elaborare politiche per un vero cambiamento,  con il risultato che la incipiente e devastante sfavorevole fase economica mostra un deterioramento ancora più grave.

Unico fattore per così dire “positivo” è che la situazione generale è ben nota, con un elevato desiderio di “ottimismo” alimentato da speranze ed aspettative proiettate verso il periodo post-Covid, in attesa di un ritorno alla normalità della vita economica e sociale.

I mercati finanziari continuano a caratterizzarsi per una sovrabbondanza di liquidità, di acquisti di assets da parte delle Banche Centrali, con il fine di sostenere le grandi multinazionali, le grandi istituzioni, nel rispetto del principio non condiviso da tutti gli osservatori del “too-big-to-fail”.

L’appena concluso anno 2020 e l’inizio del 2021 hanno rappresentato per i Fondi di investimento e per le Corporate occasioni per realizzare lucrosi profitti, determinando un ulteriore processo di accumulo del capitale a favore delle classi agiate e dominanti. Ciò è da riferire principalmente alla presenza di tassi negativi che consentono un’incetta di liquidità a costo “zero” o persino “a premio”, ad una sensibile riduzione degli oneri per il personale dipendente, alle acquisizioni societarie promosse da alcuni Governi e ad una maggiore volatilità del mercato, con ulteriori agi per i grandi operatori che hanno il potere di controllare il pricing.

Una cosa ci sembra chiara: non sono i mercati finanziari a presentare una reale situazione “toro”, ma è la liquidità che perde valore e spinge al rialzo le quotazioni  direttamente riferite al “reale”, vale a dire i corrispondenti titoli, gli immobili, i metalli ed i preziosi in genere.

La situazione economica presenta da tempo un paradosso assai dannoso per lo sviluppo: deflazione e contestuale  riduzione di potere di acquisto.

L’incremento dei debiti non accenna a diminuire, l’indebitamento societario  e dei principali Governi segna nuovi record massimi, nel disinteresse generale degli operatori finanziari ed economici,  incuranti del forte incremento dei rischi di insolvenza.

Le cripto valute meritano una riflessione: strumento finanziario principalmente utilizzato nel regolamento delle trasazioni online, senza “valore reale” di riferimento e di scarsa utilità per il privato cittadino se non come oggetto di speculazione, al pari di una puntata alla “roulette russa” e quindi senza alcuna garanzia di conservare stabile il prezzo in quotazione. Strumento finanziario utilizzato principalmente perchè “al di fuori del circuito bancario e governativo” (ufficiale) come mezzo alternativo di pagamento.

Una valuta virtuale da utilizzare  in un contesto economico già sovraffollato di carte di credito e di debito, di mezzi di pagamento on-line. La situazione si farà ancor più confusa  con l’arrivo in tempi brevi delle valute virtuali emesse e garantite dalle principali Banche Centrali, che succederà allora ai prezzi in quotazione delle oltre 120 principali cripto valute?

Di fatto è che al momento sono diventate una nuova asset class,  attirando i grandi investitori, fondi investimento e banche, spingendo al rialzo le quotazioni e la volatilità dei relativi valori, in mercati ristretti e pilotati da pochi players.

Dunque, la “parola d’ordine” è quella di trascurare questa sezione del mercato, pena la concreta possibilità di conseguire cospicue perdite.

Con la grande necessità dei mercati, mai sopita, della ricerca del “rendimento” si esaspera la rincorsa degli investimenti alternativi, degli emergenti, e ciò spinge in avanti la speculazione con ulteriore disallineamento dei valori in quotazione dai fondamentali.

Si consiglia di riferire l’importanza dovuta ai valori fondamentali, cercando di non perdere di vista l’aspetto “reale” del mercato finanziario. Come esempio citiamo il fattore indebitamento, in grande crescita ed in apparenza senza vie d’uscita, ma che segnala un forte incremento del rischio di insolvenza dei debitori principali.

In conclusione, la situazione dei mercati si mostra surreale come già negli ultimi mesi; non sembra vi sia un reale interesse per un’attenta analisi dei fondamentali economici sottostanti alle quotazioni, con un ampliamento smisurato del divario tra “reale e finanziario”, situazione incoraggiata a dire il vero dall’atteggiamento delle principali Banche Centrali.

About Author

Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. E’ esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.

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