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La libertà non è gratuita

Uno degli aspetti salienti della vita economica e sociale delle masse nelle società moderne è la ricerca affannata della “libertà”, senza riuscire a conquistarla realmente.

IL problema nasce dalla manipolazione delle informazioni in ogni contesto della vita collettiva anche con effetti sulla qualità dell’esistenza privata dei singoli, sino alla formazione di vere “psicosi di massa”.

Come nel caso della pandemia da COVID la situazione si è replicata con i nuovi accadimenti nel quadro della geopolitica internazionale, in relazione al recente conflitto Russia-Ucraina:  l’EFFETTO GREGGE, tutti uniti contro il cattivo.

Manipolazione ampia dell’opinione pubblica e delle percezioni  individuali, tramite programmi TV, telegiornali, quotidiani, influencer,  finanziamenti ai politici e crediti dai Governi ai privati (che diventano di fatto sotto “contratto”, dipendenti e assoggettati). La conseguenza e’ la perdita’ dell’identita’ privata e collettivita’.

In una economia mondiale già in rallentamento, incapace di riprendersi totalmente dalla crisi finanziaria del 2008, si e’ manifestata la pandemia da covid, con 2 anni di effetti catastrofici sull’intero sistema produttivo del Pianeta.

Ad oggi, le attese per un superamento della crisi economica sono state ampiamente deluse dallo scoppio del conflitto russo-ucraino.

I problemi insoluti si sono ulteriormente aggravati. Ci riferiamo alla continua riduzione dei salari ed alla conseguente perdita di potere di acquisto delle famiglie con sensibile riduzione dei consumi, indesiderabile processo che viene ora acutizzato da un inevitabile incremento della disoccupazione per via dell’arresto di numerose produzioni industriali, conseguenza di un forte incremento dei costi per l’approvvigionamento energetico; per altro aspetto appare in forte rialzo il tasso d’inflazione atteso, in ragione dei maggiori costi industriali anche connessi all’approviggionamento delle materie prime e dei semilavorati, dovuti ad un forte rialzo dei prezzi e ad un’impennata dei costi di trasporto principalmente per via marittima: si manifesta la tanto temuta “stagflazione”.

Inevitabili i conseguenti effetti negativi sulla qualita’ del credito privato e dunque sulla solvibilita’ delle banche, per possibili “picchi” nella manifestazione delle insolvenze. Ma anche nel settore dei crediti (debiti) pubblici le previsioni volgono al peggio poiche’ sara’ ben presto evidente una sensibile riduzione delle entrate fiscali per via di una contrazione del Pil: ne consegue una forte pressione sui rischi di default delle Pubbliche amministrazioni.

In questo quadro di attese economiche negative i previsti incrementi delle spese militari non lasciano presagire nulla di buono per cio’ che concerne le politiche sociali, se non un forte abbattimento di quel che resta del “welfare state”.

L’attuale situazione economica mondiale comporta una elevata volatilità dei mercati, in primis per i prezzi delle materie prime e dei metalli, dei prodotti alimentari e dei componenti industriali ad alto input tecnologico.

Per evitare una crisi probabile dei debiti sovrani si determinera’ un continuo aumento della massa monetaria in circolazione da parte delle  Banche Centrali, in primis per sostenere il rimborso dei debiti pubblici in scadenza e sucessivamente per garantire una sufficiente liquidita’ nella gestione delle banche comerciali.

Fino a quando? Possono le attuali principali valute internazionali (dollaro ed euro), fondate sulla non convertibilita’ e dunque senza un “valore intrinseco” capace di sostenerne la circolazione, resistere e continuare ad offrire qualita’ di “riserva di valore” ad un pubblico sempre piu’ stressato dalla forte riduzione del reddito e di quote di ricchezza reale?

Inoltre va detto che la situazione  economica e finanziaria mondiale già in crisi risulta aggravata dalle pesanti incognite che si connettono con le conseguenze derivanti dalla “guerra economica” in atto tra Russia, ed in genere il blocco orientale, e gli Stati Uniti e l’Europa, per via delle sanzioni imposte che hanno l’effetto di penalizzare fortemente sia la “vittima” che il “carnefice”.

La questione più evidente e che promette profondi mutamenti nella geopolitica economico-finanziaria è il possibile processo di “de-dollarizzazione” tentato da Russia e Cina con la complicità’ di alcuni Paesi arabi ed asiatici, fondato sull’intento di determinare un flusso di scambi su materie prime e prodotti alimentari di base (in primis il grano) “intermediato” dal rublo e dallo yuan.

A tale processo si associa il tentativo di concludere transazioni con l’uso di bitcoin di buona parte degli acquisti privati sino ad ora effettuati mediante l’utilizzo di carte di credito o di sistemi di pagamento di stampo “occidentale” (paypal).

Il pubblico probabilmente svilupperà una  capacità, sino ad ora non conosciuta,  di “selezionare” le informazioni, rifiutando le tesi offerte dai media ufficiali e dalla propaganda governativa.

E’ prevedibile un’aumento della produzione di petrolio e gas naturale con una transizione lenta verso una diversificazione delle fonti di energia; resta pero’ nel breve periodo il problema “costo” di approvvigionamento delle materie prime e delle risorse energetiche che lascia presagire un peggioramento della situazione economica delle masse, con possibili gravi tensioni sociali e forte instabilità politica.

Il suggerimento è quello di evitare gli investimenti in valori finanziari di qualunque denominazione e di prediligere i beni rifugio, primi fra tutti i metalli preziosi.

Dr. Bruno Chastonay
Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. E’ esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.
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