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Cosa c’è di nuovo nei mercati?

Cosa c’è di nuovo nei mercati?

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Non abbiamo niente di particolarmente “nuovo” nel mondo economico e finanziario che merita una maggiore attenzione, a meno che non si voglia considerare l’accelerazione di tutto ciò che era già manifesto: nulla sarà come prima.

Situazione di globale crisi causata dalla Pandemia (errore umano o voluta?).

I mercati finanziari continuano a respirare un clima di eccessivo ottimismo, in  presenza di un’alta liquidità  alimentata dalla stampa di moneta da parte delle Banche Centrali, con tassi negativi e record nei livelli dell’indebitamento, principalmente nel settore pubblico.

Una continua e spasmodica ricerca di rendimento che incentiva al ricorso della cosiddetta leva finanziaria con inevitabile inasprimento del rischio assunto ed un’accentuazione dell’attività di trading, con ampie posizioni Long e Short al solo scopo di lucrare differenze di prezzo per oscillazioni dei valori totalmente avulse dalle realtà economiche sottostanti ai titoli, con inevitabile riduzione della qualità degli assets.

Diffuso utilizzo dei derivati, quali opzioni, ETF, SDR-Bond Cina, IMF, ed uso irrazionale ed ampio delle Cripto valute che assume la rincorsa di un pericoloso “gioco d’azzardo”.

Si registra un’incidenza crescente sulla formazione dei flussi negoziali derivante dalle  piattaforme di  trading,  tipo “Robin Hood”, Reddit, Game Stop ed altre, fenomeno che contribuisce a creare caos sui mercati con difficoltà crescenti per i Fondi di Investimento, che si vedono obbligati a chiudere le loro ampie esposizioni su singoli titoli tramite l’esecuzione di stop-loss, con conseguenti reazioni violente nelle quotazioni, per mancanza di “merce”, vale a dire di strumenti finanziari da acquistare.

E’ un fenomeno (quello della piattaforma di trading) che  orienta una  miriadi di piccoli investitori ad effettuare operazioni mirate su titoli  minori e poco trattati,  determinando ampi ed incidenti posizionamenti. Un rischio per i big della finanza in termini  di perdita di controllo sul “tradizionale” mercato. Forse, per questo aspetto, potrebbe dirsi che “non tutti i mali vengono per nuocere”.

Il fenomeno è sostenuto dalle politiche delle Banche Centrali, le quali continuano ad inondare  i mercati finanziari di liquidità, di crediti, di aiuti diretti.

Le aspettative sono per interventi sempre più marcati e generalizzati, in relazione all’andamento della pandemia e per un’impellente necessità di sostegni crescenti all’economia ed ai mercati in genere.

La guerra commerciale in atto non da segni di attenuazione, con sanzioni e dazi crescenti ed utilizzo di restrizioni al commercio, con gli inevitabili effetti recessivi sull’economia mondiale, accentuati dalla crisi derivante dagli ampi lock-down diffusi da oltre un anno a livello planetario e senza concrete prospettive di una loro riduzione.

Si manifestano i primi inevitabili effetti sulla struttura dell’economia, con una sensibile modificazione della qualità dei consumi e degli stili di vita, cambiamenti che incidono sulle attività dei tradizionali negozi favorendo l’e-commerce, l’esodo dalle grandi città, la riduzione del traffico cittadino, la non utilizzazione degli immobili  adibiti ad ufficio e ad abitazione, così come sull’attività dei ristoranti ed alberghi.

Questo comporta  nuove occupazioni e mansioni: body-scanner, pagamenti e prenotazioni tramite telefono o carte di credito, negozi cash-less, transazioni bancarie automatizzate, modifiche nel modo di produrre, di costruire e rendere operanti i siti web, le procedure tecniche e di identificazione per la sicurezza con indubbi effetti di riduzione della cosiddetta “privacy”.

Nel solo 4° trimestre del 2020 le vendite on-line sono aumentate del 32pc annuo, con forti investimenti delle aziende in tecnologia ed infrastrutture, come il lavoro di adattamento al digitale.

Il fenomeno  rappresenta  un’accelerazione di un processo già in atto da qualche anno in ragione dell’attuale pandemia.

I mercati finanziari nel frattempo sono in attesa di  una ripresa globale che però tarda ad arrivare, con attese per i primi segnali di crescita dal prossimo mese di settembre, ipotesi che al momento non sembra assai probabile. Il “focus” degli operatori è sui settori piu’ “martoriati”, quali turismo, ristorazione, aereo e auto, alberghiero e commodity.

Il principale timore  è per l’eventuale insorgenza di un rinnovato processo inflazionistico che può alimentare un rialzo dei tassi di interesse, e quindi dei costi di finanziamento, in un momento in cui l’indebitamento si mostra in forte aumento, ai record storici, e l’economia langue.

I mercati anticipano un rialzo di 122bps, 5 rialzi, tra fine 2022 e 2024

Cosa possiamo attenderci nei prossimi mesi?

  • Un’ondata di fallimenti, nel settore del turismo, ristorazione, trasporti, ed in particolare delle piccole aziende, con sensibile aumento dela disoccupazione.
  • Crescenti problemi di solvenza e di liquidità.

Immobiliare e mutui, con possibili shock.

Immobiliare commerciale con modificazioni nell’utilizzo degli spazi, da home-work, distanze.

  • Riduzione dei costi.

Uso massiccio dei robot ed inasprimento del target “taglio dei costi”, con licenziamenti massicci e riduzione della forza lavoro necessaria.

  • Crollo delle entrate fiscali.

Aumento della fiscalità, nuove tasse, tassazione delle transazioni finanziarie e via web.

  • Qualità e costo della vita.

Shock inflazione per impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, agricoli, metalli ed energia, aumento dei costi sociali ed assicurativi, trasporti e mobilità, con riduzione ulteriore del potere di acquisto.

Sul fronte degli investimenti finanziari:

Focalizzazione maggiore sulle prospettive di una possibile  ripresa dell’inflazione, con rialzo dei tassi di interesse ed effetti sull’andamento dei prezzi delle commodity e del petrolio.

Attività sui mercati sempre caratterizzata da un’ampia volatilità delle quotazioni con possibili “strappi” sui prezzi.

I Settori oggetto di maggiore attenzione potranno essere quelli delle batterie, dei metalli industriali, delle “terre rare”, dell’agricoltura, del biotech e fintech, della telefonia, dei containers.

Per il piccolo investitore si suggerisce prudenza, alta liquidità e beni rifugio.

About Author

Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. E’ esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.

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