Il Debito delle Nazioni, strumento di oppressione dei popoli

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Le Nazioni prosperano se la Ricchezza prodotta genera un sufficiente livello di domanda interna, in termini di consumi ed investimenti produttivi presso le imprese di ogni ordine e grado.

Queste ultime sono la principale fonte di produzione del Valore, escludendo le rendite dello Stato per lo sfruttamento delle risorse naturali.

  1. Certo è che il Reddito prodotto deve essere equamente ripartito tra tutti i cittadini, partecipanti e non alle attività produttive fonte del Valore.

Diversamente, al di là degli indesiderati effetti sulle condizioni di vita economica delle popolazioni, l’andamento dell’Economia ne risente negativamente poiché il “prodotto” generato non origina un equivalente livello di “domanda interna”, per cui le imprese sono indotte a ridurre i livelli produttivi, la forza lavoro occupata ed i conseguenti investimenti per operazioni in corso produttive.

In tali casi l’insufficiente livello di consumi interni può essere “compensato” da un incremento dei flussi di export.

E’ la situazione di una larga parte dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, le cui produzioni sono principalmente condotte da imprese “non residenti” soprattutto se riferite allo sfruttamento delle Risorse naturali.

Queste aziende trasferiscono all’estero i profitti conseguiti sul territorio del Paese povero, godendo in larga parte di consistenti esenzioni fiscali. Dunque, il Valore prodotto non è a beneficio principale della Nazione e del suo popolo poiché non origina un adeguato livello di entrate tributarie, utili per sostenere gli investimenti interni ed i trasferimenti di reddito ai settori della popolazione più poveri ed indigenti, oltreché per realizzare l’erogazione di servizi di assistenza sanitaria e d’istruzione scolastica.

Le “royalties” pagate allo Stato in proporzione alle Risorse naturali prelevate sono generalmente non di livello sufficiente per compensare le imposte non versate da parte delle aziende non residenti.

Inoltre, l’occupazione generata sul territorio nazionale dall’attività’ delle imprese con sede legale estera non si mostra capace di assorbire una quota consistente della forza lavoro disponibile, anche in ragione della circostanza che il livello professionale della mano d’opera è carente e non idoneo per essere convenientemente utilizzato; la conseguenza è che il lavoro qualificato viene importato normalmente dai Paesi di provenienza delle stesse aziende di produzione.

Ne risulta un livello dei consumi interni alla Nazione non sufficiente per incoraggiare la nascita di nuove aziende residenti e capaci di offrire lavoro alle forze disponibili sul territorio.

Dal che basso livello dei redditi pro-capite, insufficiente ammontare delle entrate dello Stato per imposte dirette ed indirette, impossibilità per la Nazione di realizzare un efficiente struttura di Welfare State a sostegno delle classi sociali più deboli, e dunque assenza di un sistema scolastico e di formazione professionale capace di preparare le nuove generazioni per assumere responsabilità lavorative di adeguato livello professionale.

E’ un cane che si morde la coda.

  1. Quali soluzioni da mettere in campo da parte delle Organizzazioni Internazionali adibite a svolgere attività di sostegno e di aiuto economico e finanziario ai Paesi poveri ed in via di sviluppo?

Certamente le azioni sino ad oggi intraprese si sono mostrate inefficaci ed inutili, se non in alcuni casi addirittura dannose, poiché hanno aggravato la situazione esistente.

Il fatto è che in tali casi l’aiuto esterno non potrà che essere realizzato attraverso l’apporto di consistenti capitali a finanziamento del bilancio dello Stato; tali risorse dovranno essere utilmente impiegate essenzialmente nelle seguenti direzioni:

  1. Erogazione di qualificati servizi di istruzione scolastica, capaci di rimuovere gli ostacoli alla formazione di una qualificata offerta di lavoro;
  2. Erogazione di adeguata assistenza sanitaria;
  3. Trasferimento di sufficienti livelli di reddito alle fascie della popolazione più indigente e povera;
  4. Sostegni finanziari alle imprese locali, principalmente di piccole dimensioni, per incoraggiare lo sviluppo di un sistema produttivo interno articolato e diffuso, base principale per l’assorbimento della mano d’opera disponibile e per il sostegno alla formazione di una domanda interna per consumi ed investimenti;
  5. Costruzione di aree industriali ed artigianali, variamente dislocate sul territorio, per agevolare l’insediamento delle piccole e medie imprese locali;
  6. Realizzazione di opere infrastrutturali di livello minore, quali strade extraurbane per il collegamento dei centri periferici e dei villaggi isolati con i mercati locali e le aree industriali ed artigianali;
  7. Costruzione di reti ferroviarie per agevolare il trasporto dalla periferia ai centri, e viceversa, della forza lavoro occupata, dei prodotti, delle merci e di ogni altro bene necessario all’efficace funzionamento del sistema della produzione e commerciale.

Tali interventi diretti produrranno il risultato di elevare il reddito disponibile per la popolazione nazionale, con incrementi del livello dei consumi oltre la soglia della sopravvivenza.

 Ne consegue crescita del flusso di entrate per la Pubblica Amministrazione, dovuto alla riscossione delle imposte dirette ancor prima di quelle indirette, proporzionali al volume delle transazioni commerciali realizzate.

Ciò consentirà il rimborso del debito estero ed il pagamento degli interessi pattuiti.

  1. Ora a ben vedere il meccanismo sopra esposto è il “punto critico” dell’intera politica degli aiuti internazionali ai Paesi poveri ed in via di sviluppo.

Invero, come insegnano le più elementari norme di economia d’azienda, “spontaneamente” applicate da ogni buon padre di famiglia, il DEBITO può essere puntualmente rimborsato e gli interessi pattuiti correttamente corrisposti se sono soddisfatte due condizioni essenziali:

  1. Che i redditi a vario titolo conseguiti dal Debitore siano di dimensione tale da consentire,
  • L’erogazione di quel livello di consumi necessario alla sopravvivenza del nucleo economico. Nel caso di un Ente della Pubblica Amministrazione che l’ammontare delle entrate tributarie e di altra natura sia complessivamente eccedente la misura delle spese correnti;
  • Che il flusso di “netto cash flow” sia di dimensione sufficiente per garantire il pagamento della “quota capitale” di Debito in scadenza;
  1. Che il residuo flusso di cash flow positivo consenta anche la corresponsione degli interessi pattuiti sul Debito.

Appare allora chiaro al lettore che il “punto critico” della politica d’intervento si riferisce a due sostanziali parametri:

  1. La durata e la dimensione del prestito, dal quale dipende la consistenza della rata in scadenza: normalmente aumentando il montante di Capitale erogato dovrebbero essere dilazionati i termini di rimborso, per consentire presso il Debitore la formazione dei necessari flussi di cassa;
  2. Il livello del tasso d’interesse pattuito, la cui dimensione incide notevolmente sulla consistenza del deflusso necessario per il pagamento degli oneri finanziari in scadenza.

Ora, osservando l’esperienza internazionalmente realizzata sino ad oggi, si assiste ad una pattuizione, sia dei termini di scadenza del prestito che del livello dei tassi d’interesse corrisposti, del tutto sconnessa dalle previsioni macroeconomiche circa la stima dei flussi incrementali di Prodotto interno lordo (PIL), che dovrebbero scaturire in ragione degli interventi realizzati; i quali flussi incrementali di Valore, come l’esperienza dimostra, sono normalmente diluiti oltre il medio termine, riferendosi a periodi temporali decennali.

Ciò non ostante, gli Organismi d’Investimento preposti per leggi di diritto internazionale ad effettuare gli interventi utilizzano e prediligono la logica del “grande Capitale”: brevi periodi di rimborso ed elevati tassi d’interesse, essendo giudicato alto il cosiddetto “rischio Paese”.

L’esperienza della Grecia in ambito europeo docet.

La questione appare come una contraddizione in se stessa : che senso assume l’aiuto se l’intervento che ne deriva non si discosta dalla “logica” e dall’interesse del grande Capitale privato?

  1. Dal che lo scenario internazionale che si mostra ai nostri occhi appare catastrofico.

Paesi poveri che hanno visto aggravarsi in modo irreparabile la propria indecente situazione economica già precaria prima dell’intervento, giacché il servizio del debito imposto dal Creditore sovrasta di gran lunga l’incremento che si è determinato nel breve periodo sulla formazione di nuovi flussi di Valore nella Nazione. Per cui, il pagamento del debito avviene sottraendo risorse che eccedono quelle prodotte in via incrementale.

E’ un disastro, con la conseguenza che dalla povertà iniziale ci si trasferisce in una condizione di dissesto e di fallimento dello Stato.

Stando così le cose quali speranze per eradicare la povertà così largamente diffusa in ampie aree del contesto planetario?

La speranza e la Luce del futuro per l’intera platea dei Paesi poveri è rappresentata dall’OIDE, Organizzazione d’Investimento Economico con personalità giuridica internazionale.

L’OIDE assume la sua veste giuridica in virtù della sottoscrizione di Accordi di sede ai sensi della normativa di diritto internazionale, regolante le relazioni tra i Paesi partecipanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Dunque essa opera sull’intero contesto planetario con autonomia sovranazionale e protezione diplomatica , ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e dei Trattati internazionali sottoscritti dai Paesi partecipanti all’ONU.

Le sue prerogative gli consentono l’utilizzo di risorse capitali di matrice privata, sottratte per ragioni “legali” al circuito degli investimenti e che possono ritornare “in bonis” se rese disponibili per le attività realizzate da un’Organizzazione d’Investimento Economico Internazionale come la OIDE.

Dunque, ne discende una disponibilità di risorse finanziarie illimitate ed assai utili per eradicare la diffusa povertà in molte Nazioni del pianeta.

In ragione delle circostanze dette, l’OIDE è nella condizione di poter realizzare due tipi di interventi economico-finanziari, a favore dei Paesi poveri ed in via di sviluppo:

  • Erogare capitali a fondo perduto, ovvero non rimborsabili, efficacemente utilizzabili per realizzare investimenti i cui “ritorni economici” si producono su archi temporali lunghi; oppure per costruire scuole e centri di formazione, così come strade per collegare la periferia ed i principali centri economici; ovvero per i villaggi distanti dalle aree urbane, costruire centri di assistenza sanitaria, impianti di produzione e distribuzione dell’acqua potabile, sistemi di irrigazione delle terre coltivabili per incoraggiare l’autoproduzione di beni necessari per la sopravvivenza.
  • Erogare capitali di Debito rimborsabili in archi temporali compresi tra i dieci ed i cinquanta anni;
  • Pattuire tassi d’interesse contenuti e comunque non eccedenti l’intervallo tra il due ed il tre per cento.

Solo in tal modo l’umanità’ potrà vincere l’indecente condizione di miseria e povertà che investe fasce molto ampie della popolazione mondiale, contribuendo a costruire un mondo nuovo e migliore, fonte di dignitose condizioni di esistenza per ogni popolo, razza e Nazione.

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Ingegnere informatico e imprenditrice con una vasta esperienza in varie industrie Hi-Tech israeliane e americane. Joelle ha sviluppato numerosi algoritmi nel campo dell'ingegneria medica e ha lavorato per molti anni nello sviluppo del business, nel marketing e nelle posizioni di vendita. Oggi collabora con diverse organizzazioni umanitarie e ricopre l'incarico di Ambasciatrice presso l'Organizzazione Economica Internazionale OIDE.

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