La Cancel Culture. Garibaldi, Bonaparte e le identita’ confliggenti

0

Da qualche anno si assiste, con profonda amarezza, ad una continua denigrazione di illustri personaggi storici.

È un fenomeno che ha caratteristiche mondiali, e va dall’abbattimento in America delle statue  di Cristoforo Colombo alle critiche violente, in Europa, contro importanti personalità del passato.

Tutto ciò procura un senso di smarrimento profondo, in coloro che hanno sempre ammirato le gesta di condottieri ritenuti inegualiabili per la loro grandezza.

Figure come l’imperatore Napoleone Bonaparte ed il generale Giuseppe Garibaldi, famosi in tutto il mondo per le loro gesta, hanno costruito nell’immaginario collettivo dei popoli il senso di appartenenza ad una comunità, ad un popolo, e contemporaneamente incarnano i simboli dell’unità nazionale sia in Francia che in Italia.

Da più parti si è ipotizzata l’esistenza di un disegno unitario che attraverso un unico movimento mondiale, seppure declinato localmente, sta portando avanti con una strategia ben definita questa azione denigratoria e ricostruttiva di una storia altra da quella reale.

Sebbene suggestiva, questa ipotesi appare fortemente azzardata.

Si è dimostrato infatti che molto spesso dietro a questi movimenti di massa si nascondono figure che cercano strumentalmente di manipolare i gruppi, con finalità quasi sempre utilitaristiche di basso livello e profilo, che variano sulla base dei contesti in cui riescono a manifestarsi.

Se nelle premesse questi movimenti appaiono sovrapponibili, le caratteristiche del loro agire sono molto diverse, quando le loro azioni si classificano secondo una prospettiva geografica.

Negli Stati Uniti, infatti, questi movimenti di protesta, presentano maggiori affinità con le barbariche devastazioni di secoli fa, per la brutalità scenica e distruttiva con cui vengono aggredite e abbattute le statue di Cristoforo Colombo.

In Europa invece si presentano come fenomeni essenzialmente denigratori, sostituendo all’aggressione fisica dell’oggetto, una critica radicale al portato culturale che in esso insiste.

Sebbene ciò che accade abbia una dimensione mondiale e presenti macro aspetti simili, quantomeno nell’approccio teorico, in ambito europeo  un disegno unitario sembra da escludersi;  appare improbabile infatti che un movimento unico, contemporaneamente, si dichiari contrario sia a Napoleone che a Garibaldi.

Se entrambi, infatti, presentano elementi comuni come la notorietà internazionale e la grandezza delle loro imprese, troppe sono invece le differenze che li contraddistinguono.

Per contro, un elemento sicuramente accomuna tutti questi movimenti di protesta ed è chiaramente connesso al loro obiettivo di annichilimento del personaggio famoso.

Il loro scopo è evidente.

In  un  romanzo di fantascienza della famosa collana Urania veniva narrato che in una società che tutto distrugge, per diventare famosi e quindi acquisire una “virtuale” immortalità, è sufficiente “uccidere” una celebrità.

È facilmente intuibile che chi “uccide” un personaggio famoso, immediatamente acquisisce una dimensione di notorietà pari o quasi certamente superiore a quella della sua vittima.

L’intero universo mass mediatico nel suo agire non farà altro che amplificare l’accaduto al punto che vittima e carnefice assumeranno, in termini di dimensione comunicativa, la stessa valenza. La narrazione sull’assassino e la sua vittima procederà parallelamente, costruendo un “allure” quasi seduttivo di entrambi, marginalizzando, quasi naturalmente, ogni pensiero critico al riguardo.

Per degli sconosciuti, o anche per dei gruppi oscuri, questa è naturalmente la via più semplice ed efficace per ottenere visibilità e notorietà.

Sono sufficienti poche settimane, a volte qualche telegiornale ed un paio di repliche, perché uno di questi “vandali” o “denigratori” riesca a raggiungere “audience” di ascolto impressionanti.

Questa improvvisa notorietà, simile a quella che raggiungono i vincitori dei reality televisivi, successivamente viene messa a frutto ed  utilizzata per scopi politici e/o commerciali.

Tornando al nostro ragionamento su Francia e Italia, di questo movimento di protesta, decisamente sotto-culturale bisogna evidenziare un aspetto che a molti è sfuggito.

Le contestazioni alla figura di Napoleone sono decisamente meno pericolose, se si considera quanto la Terra dei Gigli sia di fatto una entità nazionale, più che cementata e solida, esistente da secoli.

L’Italia, storicamente, esiste da appena 160 anni; è uno Stato ancora giovane, e questi movimenti potrebbero arrecare danni incisivi che oltrepassano le reali intenzioni della protesta.

Si faccia memoria, a pura indicazione di cronaca, delle bombe ai tralicci in Alto Adige, del “carro armato” portato in piazza San Marco a Venezia dagli indipendentisti veneti, della Padania, o più semplicemente delle infinite microfratture identitarie e culturali esistenti tra territori che insistono lungo tutta la penisola.

E’ quindi fondamentale, per l’Italia intera, che personaggi storicamente illustri, come ad esempio il generale Giuseppe Garibaldi, primo fra molti, non siano solo intoccabili ma è vitale che continuino ad essere parte dell’immaginario collettivo, ragione prima del senso identitario nazionale, e collocati su una sorta di piedistallo ideale.

La società ha bisogno di archetipi e di miti; su ciò costruisce il senso di appartenenza che si sviluppa giorno dopo giorno. La vita di uomini che sono stati un esempio da seguire rafforza, in primis, adesione e riconoscibilità ai valori impersonati dagli eroi, nonché attiverà meccanismi di emulazione che ovviamente non si manifesteranno con spada e  moschetto.

Per i giovani è fondamentale avere degli eroi intesi come modelli a cui ispirarsi.

Per questo motivo, crediamo che la figura di Garibaldi non debba solo rimanere una immagine intoccabile ed austera, ma necessariamente dovrà riacquisire quella tridimensionalità che le restituisca autenticità e quindi ammirazione e valorizzazione.

L’Italia, oltre ad essere una nazione giovane, è anche un paese che nonostante aver donato al mondo ed alla sua storia i canoni della ballezza e dell’arte, purtroppo, al di là del Generale Garibaldi e di qualche altro, non ha un numero significativo di personaggi storici capaci di divenire simboli dell’unità nazionale e quindi raccontare con emozione il suo momento fondativo.

La famiglia Savoia è uscita di scena dopo la seconda guerra mondiale, oltretutto in maniera ignobile,  per avere il Re Vittorio Emanuele III firmato le leggi razziali contro la comunità ebraica.

Cavour è stato una grande mente del  processo unitario nazionale, ma è venuto a mancare precocemente rispetto al periodo Risorgimentale.

Mazzini è stato un grande uomo di pensiero, ma nell’immaginario collettivo risulta distante dagli eventi. Ingiustamente.

Sul novecento, segnato all’inizio del secolo dal fascismo e al termine da tangentopoli, è necessario stendere un velo.

Per cui, il personaggio più rappresentativo e simbolico dell’intero processo di unità nazionale è e rimane Giuseppe Garibaldi, personaggio d’azione ma anche uomo di profondissima umanità; conosciuto in tutto il mondo e apprezzato dai popoli tutti, per i quali mai si risparmiò, dove ci fosse stato da combattere per una giusta causa e per la difesa della libertà.

Tra le forze che cercano di  cavalcare questi moti anti-storici, in Italia spiccano i neoborbonici, che ricollegandosi ai Borbone del regno delle due Sicilie,  hanno reinventato una variopinta storiografia italica in cui si dimentica o si finge di non ricordare che negli Stati preunitari italiani non esisteva la minima libertà, anzi in quei regni la forca era un normale strumento di amministrazione. Si sono capziosamente contrapposte, alle figure simbolo della Repubblica Romana che immaginava il voto alle donne, tragiche figure di briganti che vivevano di saccheggi, stupri e oscuri episodi di cannibalismo.

Non dovrebbe quindi stupire, seppure con una certa malizia interpretativa, che sempre più spesso in occasione di tornate amministrative compaiano liste e aggregazioni che, rifacendosi al Regno delle due Sicilie, cerchino di ottenere un certo numero di consensi finalizzati a qualche scranno politico e amministrativo.

Potrebbe invece far sorridere il buffo tentativo di avanzare la richiesta del processo di beatificazione a favore di un Borbone, celebre più per le fughe e le impiccagioni comminate che per i miracoli compiuti in vita.

Ma si sa, la contemporaneità a volte, goffamente, “inventa i miti, per celar miserie”.

In un periodo storico in cui l’Italia è attraversata da una profonda crisi di valori,  superiore anche a quella economica e sociale , è necessario pertanto non solo preservare le figure simboliche, ma dare lustro anche a tutti quei simboli che rappresentano e testimoniano l’Unità Nazionale, quali il Vittoriano, tempio del Risorgimento, e l’altare della patria con  la tomba del Milite Ignoto ed il Sacrario delle Bandiere.

Dovrebbe quindi palesarsi con immediatezza, la necessità di non sottovalutare le spinte che da questi movimenti arrivano, e che se osservate con attenzione si rivelano vandaliche e denigratorie, ma che impongono delle risposte qualificate e positive, atte a ridefinire la realtà storica per ciò che ha concretamente rappresentato, con le sue luci e le sue ombre.

Permettendoci di riannodare i fili con ciò che il Risorgimento è stato ed ha rappresentato per l’Italia intera, attraverso la sua riscoperta potremo ritrovare quella ispirazione che forse riuscirà a guidarci verso un nuovo risveglio delle coscienze individuali e nazionali.

Quindi, non semplice commemorazione o ricordi di un passato, inteso come somma di avvenimenti slegati, quanto piuttosto un impegno totale, molto coinvolgente, teso a cercare e ritrovare quella continuità che ad esempio al grande statista britannico, Winston Churchill, permise di riuscire in quella che sembrava una impresa disperata, e cioè sconfiggere la Germania nazista di Hitler, ricordando agli Inglesi che nella storia dell’Inghilterra mai il popolo inglese si era piegato alla tirannide.

About Author

nato e vive a Roma. Si è laureato alla Luiss in economia. Da sempre lavora ed opera nell'ambito delle più prestigiose istituzioni finanziarie, nazionali ed internazionali. All'impegno professionale ha accompagnato la cura e la ricerca della storia della propria famiglia che lo ha reso, custode di tradizioni e memorie che hanno offerto un contributo prezioso alla conoscenza della storia europea, sviluppatasi dagli inizi del settecento e vissuta tra gli imperi centrali e Roma.

Comments are closed.