Il Maestro interiore

0

L’uomo moderno è in verità “primitivo”:

Egli ha perso ogni contatto con la propria dimensione interiore.

  1. Vi è un gran dibattere nel mondo sulla cosiddetta “civilta’ odierna”, la quale invero presenta le caratteristiche salienti della società animale: ovunque prevale il delitto, l’avidità, la crudeltà verso gli animali ed i propri simili, al solo scopo di primeggiare e dominare il gruppo, il contesto esistenziale.

Per queste ragioni l’uomo è primitivo poiché indulge negli atteggiamenti tipici della bestia, condizione che in realtà avrebbe dovuto superare già da eoni di tempo.

Il privilegio dell’essere umano è di “… essere fatto ad immagine e somiglianza del Padre…”, ovvero di aver assunto il libero arbitrio.

Ciò postula la possibilità di discernere tra il “bene ed il male”, di assumere la responsabilità delle proprie scelte e delle azioni che ne conseguono, pagandone (o godendo) le conseguenze secondo la Legge del buon Karma: “… ad ognuno il proprio salario…” (il Cristo, vangeli).

E’ questa la “via del ritorno” che conduce l’uomo al punto di partenza colmo di Gloria, alla “Casa del Padre”, non senza aver affrontato innumerevoli difficoltà e subito il “fato” dei propri errori, con tutte le sconfitte ed i dolori ma anche le vittorie e le gioie.

Il Buon Dio, il Padre Celeste, l’Uno e l’Eterno ha determinato le cose del Creato in guisa che “il figlio”, l’uomo, abbia concrete possibilità di successo, affinché Teseo faccia tesoro del “gomitolo di lana” ricevuto in dono da Arianna (l’Anima) per poter segnare la strada percorsa nel “labirinto” (la vita materiale) ed uscirne agevolmente.

Il mito di Teseo ed Arianna mai come ora può essere d’insegnamento all’uomo: richiama alla memoria dell’umanità’ un concetto perduto, ovvero che l’Uomo interiore, l’Anima (Arianna) e li’ che attende di essere ascoltata, nei recessi della nostra coscienza, presente e sempre pronta a suggerire con un “fil di voce” impercettibile, quasi un sogno.

La sapienza antica chiama il suo “bisbiglio” la Voce del Silenzio per suggerire la necessità della calma, della quiete, della riflessione, appunto del silenzio delle passioni e dei desideri che fanno un gran fracasso nella mente e nel cuore dell’uomo.

E’ il Maestro interiore, l’Anima, il Vero Uomo, il Figlio di Dio che attende di essere ascoltato per condurci infine fuori del “labirinto” della materia e della mondanità, sulla via che porta alla Casa del Padre. 

  1. La saggezza dei Maestri antichi da eoni di tempo ha elaborato un’articolata Dottrina che si pone lo scopo di insegnare all’umanità’ la “via di uscita” dalla prigione del peccato, il tumulto della materialità e della vita mondana, per tornare ad essere dominatori del Creato e consapevoli collaboratori del Progetto del Padre.

In tempi più recenti (in senso relativo) le Scritture fondanti la religione Cristiana hanno ampiamente trattato il tema dell’Uomo interiore, del Maestro che e’ in noi, per richiamare l’attenzione degli esseri umani sulla propria dimensione spirituale, sul “punto di Luce” che e’ in ognuno e che può trarci al di là del “pantano” dove siamo sino ad oggi intrappolati.

E’ così anche nell’Opera mosaica, diversamente conosciuta con il termine Bibbia, nella quale per mezzo di Mose’ il Signore, il Dio d’Israele, annuncia: “… Io mando innanzi a te un inviato, che ti custodisce lungo il viaggio, e ti conduca al luogo da Me preparatodagli ascolto e non lo disubbidire poiché non può perdonare le vostre colpe, perché il Mio Nome e’ in luise gli darai ascolto sarò nemico dei tuoi nemici ed avversario dei tuoi avversari … (Esodo, 23:20-21-22) … il numero dei tuoi giorni farò completo … (Esodo, 23:26).

E’ un passo biblico di profonda Luce per chi ha orecchie per intendere. 

Una prima riflessione sulla “parola” qui annunziata ci porta a concepire l’Anima, l‘Uomo interiore (l’Inviato), come un Messaggero Divino: “… perché il Mio Nome e’ in lui …”.

Queste parole richiamano alla mente la preghiera cristiana del Padre Nostro, “… sia santificato il Tuo Nome…” (il Cristo, Vangeli).

Appare chiaro a colui che “intende” che la nostra Anima e’ parte del Nome di Dio, vale a dire del Suo Aspetto Immanente, ed in ragione di ciò, siamo chiamati a “santificare” le nostre Vite: “Poiché sono Io, il Signore, che vi trassi dalla terra d’Egitto per essere il Vostro Dio; siate dunque santi poiché Santo Io Sono!”(Levitico, 11:45); ed ancora, “… vi santificherete e sarete santi poiché … Io, il Signore, v’ho dichiarati santi …” (Levitico, 20: 7-8).

L’uomo, nel lungo travaglio attraverso innumerevoli vite, ha lo scopo di santificare se stesso, come il Cristo ha insegnato: “… preoccupatevi di costruire una casa in Cielo … ed il resto vi sarà dato in sovrappiù”(Vangeli).

Ma in questa Opera non facile v’e’ già il rimedio sin dall’origine, l’Inviato di Dio “… che ti custodisce lungo il viaggio e ti conduce al luogo da Me preparato …” (Esodo, 23:20).

Il Monte Sion, il luogo di residenza dell’Anima, l’Uomo interiore: “Grande e’ Dio … il Suo Santo Monte … e’ la gioia di tutta la terra; il Monte Sion, l’arcana dimora del Nord, la città del Gran Re …” (dei figli di Cuore, Salmo 48).

“… ma Io ho consacrato ll Mio re su Sion, il Mio Santo Monte!” (Davide, Salmo 2).

Il Signore per bocca di Davide parla del Suo re, l’uomo- fatto ad immagine e somiglianza del Padre, il re del Creato, il signore dei Regni di Natura inferiori, colui che dovrà scegliere di “servire il Padre”, santificando la propria Vita.

Ed ancora, “… Oh venga da Sion la salvezza di Israele! Quando restaurerà Dio le sorti del Suo popolo …” (Davide, Salmo 53).

Il tema di Sion e’ ricorrente in tutta la letteratura del Salterio, composto da 150 Salmi, distribuiti in 5 libri.

  1. L’uomo moderno e’ invece primitivo, con un livello di coscienza di tipo “antidiluviano”, per poca cosa diverso dalla bestia se non per l’attitudine alla crudeltà, lussuria ed avidità di possessi, che lo fanno peggiore dell’animale evoluto il quale agisce al solo scopo della propria sopravivenza.

  Egli e’ totalmente separato dalla sapienza antica, da sempre insegnata dai Maestri dell’umanità’ e conservata nelle Sacre Scritture di ogni religione.

Ammonisce l’uomo Mose’, il Legislatore dell’epoca moderna, con queste parole: “… non e’ di solo pane che l’uomo può vivere ma di ogni parola ch’esca dalla bocca del Signore…” (Deuteronomio, 8:2); ed ancora, “… circonciderete adunque il prepuzio del vostro cuore, ne’ più indurite la vostra cervice …” (Deuteronomio, 10:16).

 

Con riferimento al Maestro interiore, molto istruttive si mostrano le seguenti parole per chi voglia intendere, già in precedenza citate: “… dagli ascolto (all’Inviato), non lo disubbidire, poiché non può perdonare le vostre colpe, perché il Mio Nome e’ in lui …” (Esodo, 23:21).

In verità, l’Anima, l’Uomo interiore, come Maestro di vita si pone lo scopo della nostra santificazione, fine ultimo della creazione dell’umanità’; ne consegue l’applicazione puntuale della Legge del Karma,

“… ad ognuno il proprio salario …”, l’uomo deve pagare il fio delle proprie colpe: e’ l’unico rimedio alla perversione e metodo di sviluppo del discernimento che conduce sulla via del ritorno.

 L’Anima assurge allora a Signore del Karma individuale mediante l’adozione e la messa in atto della Legge di “causa ed effetto”.

Nella letteratura davidica l’Autore pone in risalto tale verità, arrivando a definire l’Anima con il termine di “Uomo”: “Voglio esaltarti o Re mio Dio … Ti benedicano i Tuoi fedeli … Facciano conoscere ai figli degli Uomini la Tua magnificenza” (Davide, Salmo 145).

Dunque, l’uomo e’ il “il figlio dell’Uomo”, l’Anima, il Maestro interiore, il Signore del Karma dell’individuo: “… O Dio, che cos’e’ l’uomo che Tu te e ne curi? Un figlio d’Uomo che Tu e ne dia pensiero?…” (Davide, Salmo 141); ed ancora,”… non confidate nei potenti, in un figlio d’Uomo che non da’ salvezza …” (Davide, Salmo 146); “… Una cosa Dio ha detto; due cose ho udito da Lui, che cioè a Dio appartiene il potere, e a te, Signore, la misericordia. Sì, tu ripaghi ciascuno secondo le sue opere” (Davide, Salmo 62).

Ancor prima Mose’ insegnò: “… Dio non e’ un uomo perché egli menta, non e’ un figlio d’Uomo perché ritratti …” (Numeri, 23:19).

 In un periodo storico successivo, il Cristo  ha posto in risalto nella sua predicazione questo concetto del “figlio dell’Uomo”, definendosi Lui stesso in tal modo: “…il Figlio dell’Uomo non e’ venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria Vita …” (Marco, 10:45).

Ed ancora, “… come Mose’ innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato ll Figlio dell’Uomo …” (Giovanni, 3:14).

In un periodo ancora precedente afferma il profeta Daniele: “….ecco venire con le nubi dal Cielo Uno simile ad un figlio d’Uomo; giunse fino al Vegliardo e fu presentato a Lui. Gli furono dati potere, gloria e regno … ed il suo regno non sarà mai distrutto …” (Daniele, 7:13-18).

E’ necessario allora che l’uomo si fermi, arresti la sua insensata marcia verso il baratro, cessi di fare “tumulto in se stesso”.

Mai come ora urge un momento di riflessione, di silenzio, per ascoltare la flebile voce dell’Uomo interiore, il Maestro.

Bisogna connettersi alla propria Fonte, ritrovare la dimensione interiore perduta, fare Luce nel cuore e nella mente, dare un senso alle cose che ci circondano, osservare il mondo esterno con gli occhi di “colui che lo partecipa consapevolmente”.

 Diventi l’uomo infine moderno, superi la condizione animale nella quale e’ imprigionato, si rifiuti di indulgere nel “primitivo”, riassumi la propria naturale dignità di re del Creato e torni a respirare l’Amore.

Ma attenzione il tempo scarseggia e l’ora e’ già arrivata: “… Io non sono venuto per condannare … ma verrà il giorno che tornerò con squilli di tromba per giudicare i vivi ed i morti …” (il Cristo, Vangeli).

“… chi ha orecchie per intendere intenda …”.

About Author

Comments are closed.