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Filosofia

A di là del Bene e del Male.

L’umanità’ moderna non ha un’esatta concezione del Bene e del Male.

 La mentalità comune attribuisce ai termini detti essenzialmente i seguenti significati:

  1. E’ Bene il procedere della vita senza intoppi, secondo i propri desiderata, in buone condizioni di salute e con abbondanza di mezzi di sussistenza disponibili; è tenuto in gran considerazione il “rispetto” e l’onore tributato dalla società, fonte di orgoglio e di superbia per ogni individuo;
  2. E’ Male il contrario, ovvero le difficoltà ed il contrasto nelle vicende quotidiane, la povertà e l’indigenza, le privazioni ed in genere la frustrazione dei propri desideri, condizioni di salute precarie, l’assenza di considerazione e rispetto da parte dei propri simili.

L’uomo in difficoltà, in alcune circostanze, trova in se l’esigenza di rivolgersi al Divino per implorare soccorso e liberazione dalle avversità che incombono senza tregua nella vita.

Anche in ragione di ciò che l’umanità’, sin dalle epoche più remote, ha sviluppato il concetto di religione ed i conseguenti “sistemi di rapporto” con il Divino.

In realtà, il rito religioso e’ la manifestazione di un’esigenza innata nell’uomo, il quale “percepisce” in se la Fonte della propria origine come trascendente, metafisica, al di là del contingente, essendo però incapace di farsene una corretta rappresentazione, almeno nella maggioranza dei casi.

 I Maestri ed i sapienti di ogni tempo e razza hanno insegnato che la Vita e’, per così dire, manifesta ed in “movimento” in più “dimensioni”: quella terrena e quella “celeste”, metafisica, trascendente.

“… occupatevi di costruire una casa in Cielo ed il resto vi sarà dato in sovrappiù (il Cristo, Vangeli).

Nella prospettiva dell’insegnamento sapienziale, il Bene ed il Male assumono un contenuto che va al di là del contingente e del mondano: e’ nel Bene il “giusto”, e’ immerso nel Male il malvagio e l’empio.

 “Beato l’uomo che non camminò nel consiglio degli empi e nella via dei peccatori non ristette … ma nella Legge di Dio e’ il suo diletto … Perciò sarà come un albero che su rivi di acqua e’ piantato … Non così gli empi: essi al contrago saranno come pula che il vento sospinge … Poiché conosce Dio la via dei giusti mentre la via degli empi andrà in rovina” (Davide, Salmo 1).

Al di là della considerazione, ovvia per alcuni, che ogni uomo conosce nell’intimo del proprio cuore “ciò che e’ bene e ciò che e’ male”, secondo la regola del Diritto naturale iscritto nella propria coscienza:

e’ certamente il caso dei delitti “maggiori”, quali l’omicidio, il furto e la rapina, il rispetto del padre e della madre, i doveri verso la propria prole ed il consorte;

va detto che la sapienza antica ha ben definito le qualità del “giusto” per distinguerlo dall’ “empio”:

“O Dio chi potrà dimorare nella Tua tenda … ? Chi cammina nell’integrità’, pratica la giustizia e dice il vero in cuor suo. Chi non calunnia … e non fa del male al suo prossimo e non … infama … il suo vicino. Chi disprezza l’uomo abietto … e giurando a suo danno non muta. Chi non da … denaro ad usura e non accetta doni contro l’innocente …” (Davide, Salmo 15).

In questa dimensione sapienziale, il contrasto, le difficoltà e gli eventi contrari nella vita quotidiana diventano motivo di “prova”, di sviluppo delle capacità di resistenza, della fede e fiducia nel soccorso del Divino; il “giusto” trova occasione di rafforzare il proprio “credo” nella Legge che non osa derogare anche in situazioni di grave indigenza, avendo sempre e unicamente l’obbiettivo della salvezza della propria Anima.

“Al mio grido rispondimi o Dio della mia giustizia: nell’angustia fa a me largo; … Dio ascolta quando a Lui elevo il mio grido. Riflettete nei vostri cuori, ma non peccate; adiratevi nei vostri giacigli, ma tacete; … abbiate fiducia in Dio. … Gioia ha posto nel mio cuore più di quanto loro abbondino in grano e mosto. In pace, appena mi corico, m’addormento, poiché Tu, o Dio, … in sicurezza mi fai riposare.” (Davide, Salmo 4).

Dunque, in tale prospettiva, il Male assurge a Fonte di sapienza poiché nelle avversità della vita quotidiana l’uomo forgia la propria Anima e rafforza la fede nel suo Dio, rende stabile l’adesione ai principi di onestà-correttezza-giustizia, acquisendo nel tempo ed in via definitiva lo status di “giusto”.

Allora dal Male sorge il Bene: “… non e’ di solo pane che l‘uomo può vivere ma di ogni parola ch’esca dalla bocca del Signore” (Deuteronomio, 10:16).

Colui che raggiunge la condizione del “giusto”, in virtù delle prove e difficoltà che ha saputo affrontare e superare “sapientemente” in un ciclo di numerose Vite, si colloca nella propria cosciente consapevolezza “al di là del Bene e del Male”.

Egli arriva in tal modo a concepire in una chiara visione il Disegno Divino, lo scopo del Creato che, seppur avendo al Centro l’uomo (“fatto ad immagine e somiglianza del Padre”), e’ ben al di là della creatura umana ponendosi finalità più ampie.

Ciò non ostante, il “giusto” riesce a cogliere l’importanza del proprio ruolo nel contesto generale ed assumere la decisione consapevole di voler “servire” il Disegno in qualità di collaboratore del Padre:

“ … Proclamerò il decreto che Dio ha pronunciato: < mio figlio sei tu, IO in questo giorno ti ho generato! Solo che tu me lo chieda, porrò le genti qual tua eredità, tua porzione saranno i confini della terra …” (Davide, Salmo 2).

In tale “stato di coscienza” si può arrivare a concepire la vera essenza del mito adamico: il frutto dell’Albero della conoscenza.

 L’uomo mangiando quella mela in ragione del suggerimento della sua compagna Eva, tentata dal Serpente (che in tale contesto rappresenta metaforicamente la Materia, il mondano e dunque la personalità umana), assume il “libero arbitrio’, ovvero la possibilità attraverso l’esperienza della vita terrestre di discernere con saggezza la differenza tra il Bene ed il Male; quest’ultimo inteso come attitudine nell’indulgere nelle passioni e nei propri desideri sino alla lussuria, assegnando priorità e massima importanza alla soddisfazione delle brame sino al compimento di ogni sorta di “delitto” e di crimine contro i propri simili.

Naturalmente, la Legge inesorabile del karma “produce” le conseguenze delle proprie azioni, conducendo sulle spalle dell’individuo circostanze di vita che replicano i delitti ed i crimini commessi, in guisa che l’uomo ne subisca il “fato” ed apprenda la Legge di “causa ed effetto”. Ciò postula dunque che, al contrario, in caso di comportamenti non lesivi delle altrui prerogative bensì in armonia con la Legge, il Bene, l’uomo ne tragga “favore karmico” superando le avversità e raccogliendo frutti propizi e deliziosi.

Esclama Davide: “… Liberami dal sangue, o Dio, Dio della mia salvezza … il mio sacrificio e’ uno spirito contrito … un cuore contrito ed umiliato Tu non disprezzi o Dio …” (Davide , Salmo 51).

La discesa nella carne, la venuta in incarnazione, la “caduta” dei Figli di Dio, come insegna la Dottrina antica sapienziale, fu una scelta di Amore e Sacrificio della Monade umana (“forma sostanziale dell’Essere”, Monadologia di G.Wilhem Leibniz, 1720): “… il verbo si fece carne per soccorrere e salvare le vite minori imprigionate nella materia …” (Sapienza Antica).

La manifestazione incarnata della Monade , l’Anima umana, e’ motivo di liberazione per una miriade di “Gruppi devici”, la cui Vita e’ l’Atomo ed ogni sua aggregazione successiva.

“La Vita rappresentativa non coincide con la Vita cosciente, percepire e’ diverso di accorgersi, dobbiamo cioè distinguere la percezione delle Monadi più elevate da quelle Monadi meno elevate, cioè meno coscienti. Tra noi ed una roccia c’e’ alla fine solo una differenza di coscienza” (Leibnitz, op. cit.).

Ed ancora: “Le Monadi sono assimilabili ad “atomi spirituali”: eterni, indivisibili, individuali, che seguono le proprie leggi, senza interagire con le altre (senza finestre): ognuna riflette l’intero Universo da un determinato punto di vista ed e’ coordinata con le altre per mezzo di un’armonia prestabilita … fino a Dio che e’ Monade delle monadi” (Leibnitz, op. cit.).

“Generati non creati fatti della stessa sostanza del Padre”(il Vangelo di Giovani 1:1).

“Dio e’ un Fuoco che consuma (Sapienza Antica).

“Poiché l’Eterno, il Tuo Dio, e’ un Fuoco consumante …” (Deuteronomio, 4:24).

“La Luce di Israele diventerà un Fuoco, e il Suo Santo una Fiamma che arderà e divorerà i suoi rovi ed i suoi pruni in un sol giorno” (Isaia, 10:17).

“Poiché ecco l’Eterno verrà nel Fuoco … poiché l’Eterno eserciterà il Suo Giudizio col Fuoco e colla Sua spada …” (Isaia, 66:15-16).

“La Mia Parola non e’ essa come il Fuoco? Dice l’Eterno …”(Geremia, 23:29).

“Perché il Nostro Dio e’ anche un Fuoco consumante” (Paolo-Ebrei, 12:29).

Dunque ed in Verità, la Monade umana e’ un “Fuoco che consuma” poiché Scintilla del Padre (del Fuoco Centrale).

Essa venendo in incarnazione accende il suo Fuoco che “arde e divora” il guscio materiale nel quale sono avvolte le Monadi minori e che costituiscono i “suoi veli”, vale a dire i corpi di manifestazione, conferendole la “libertà”; in tal modo, le “vesti” dell’Anima umana (i suoi corpi) assumono Gloria e splendore, consentendo alla Monade umana l’espressione della propria Divinità in quanto Figlio di  Dio.

E’ l’esperienza vissuta dal Cristo risorto, “il primo di una grande famiglia di Fratelli”.

La Vita nella materia e nel peccato sono fasi e percorsi necessari nel lungo cammino evolutivo della specie umana, sino alla “redenzione”, alla ricerca della verità, della via che conduce alla Casa del Padre, della connessione con la propria Anima, della santità.

Tale traguardo deriva dalla “trasformazione” subita dai “veli” dell’Anima, in virtù del Fuoco acceso che consuma, arde e divora; dapprima, perché l’uomo induce nelle passioni e tumulti della carne, successivamente, per la ricerca spasmodica e sofferta del Sentiero che conduce alla casa nei Cieli.

E’ il “matrimonio nei Cieli”, tra il Figlio di Dio (il Verbo incarnato) e sua Madre, la materia: Mara (la materia) che ascende al Cielo .

E’ questo il momento della Liberazione finale del “giusto”, che appare in tutto “il suo splendore”.

“Oracolo di Dio … < Siedi alla mia Destra finché IO ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi > … < Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melkisedec > …”(Davide, Salmo 110).

Il Cristo ha già percorso e calcato questa via, ponendosi “al di là de Bene e del Male”.

 L’umanità’ intera può compiere il medesimo tragitto e tornare trionfalmente alla Casa del Padre, il Luogo della propria origine.

“… dove vado Io ora voi non potete venire …” (il Cristo, Vangeli).

“… chi ha orecchie per intendere intenda …”.

 

 

By Prof. Simon Moshe Cohen

graduated from Harvard University in literature and philosophy of art. Professor of Moral Philosophy at the University of New Delhi, he studies and researches the most current themes of literature and modern art, highlighting its content and its links with the inner and outer life of humanity today.