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Mercati Finanziari

Il nuovo dilemma dei mercati

Durante gli ultimi mesi, trimestri, semestri, i mercati finanziari si sono caratterizzati per una miriade di fattori determinanti, cruciali, importanti per l’economia e la geopolitica mondiale.

Fattori quali

  • l’elezione di Trump,
  • la situazione politica ed economica in Ucraina, Russia, Cina,
  • le politiche sui dazi,
  • le numerosi sanzioni tra Stati e Nazioni,
  • la condizione interna di paesi quali Turchia, Brasile, Argentina, Venezuela,
  • i disequilibri all’interno del Nafta, si pensi al Messico ed al Canada,
  • la situazione debitoria internazionale,
  • i problemi di concorrenza tra Stati nel campo della fiscalità,
  • i problemi connessi ai flussi immigratori,
  • la fragilità di alcuni Governi, quali Italia, Francia, Spagna, Svezia, la Brexit,
  • il rischio crescente di attentati terroristici,
  • la presenza di debiti inesigibili,
  • alto livello d’indebitamento privato,
  • operazioni di Quantitative Easing da parte delle Banche Centrali incerte,
  • il contenuto delle politiche monetarie,
  • il balzo del costo del petrolio,
  • la situazione in Iran e Siria,
  • l’andamento dei dati economici e dell’inflazione su scala planetaria,
  • l’andamento dei consumi ed investimenti,
  • il problema sempre presente dello spread tra i rendimenti dei titoli di Stato nei Paesi U.E.,
  • l’influenza del mercato delle cripto valute.

Si aggiunga

  • un’accentuazione del rischio di disaffezione verso i Treasury Usa da parte degli investitori cinesi, indiani e russi;
  • così come assume valori critici il rischio “contagio” dei mercati.

Ciò rende l’idea al lettore di come siano incerte le prospettive dei contesti finanziari.

Si sono registrati oltre modo alcuni fattori positivi, quali

  • la distensione politica tra le due Coree,
  • le migliorate relazioni tra Usa e Cina,
  • le maggiori probabilità di un accordo tra Gran Bretagna ed Europa per la Brexit, parametri di sensibile importanza ma che a ben vedere però non hanno avuto un impatto determinante sull’andamento dei mercati. I quali mostrano di avere una grande capacità di assorbimento delle notizie, che rapidamente vengono “digerite” e metabolizzate, tornando a prevalere la tensione della ricerca del rendimento. Quindi di un accumulo d’investimenti e dei conseguenti assets, con netto aumento dell’utilizzo di coperture tecniche sulle esposizioni, per il tramite di prodotti strutturati, etf, opzioni, futures, e stop-loss.

Tali fattori hanno contribuito a rallentare il flusso di nuovi acquisti.

L’assenza di effetti evidenti, o comunque di processi di aggiustamento senza traumi, è dovuta ai tanti fattori che sono concomitanti: molte opportunità senza che alcuna opzione diventi prevalente sulle altre.

E’ certamente così per l’andamento dei principali indici, del dollaro, delle obbligazioni. Mentre per i singoli settori, o specifiche valute, ed i mercati emergenti, si registrano oscillazioni nei prezzi che hanno superato anche il 50pc, di rialzo o ribasso. I Fondi d’investimento con risultati positivi sono in numero trascurabile.

Nell’esame della situazione odierna, si evidenzia una condizione finanziaria globale meno deteriorata, soprattutto per i titoli sovrani e quelli delle banche. Queste ultime hanno ricevuto un grande aiuto dalle Banche Centrali mediante le operazioni di QE (acquisti di assets) e d’iniezione di liquidità, a livello globale, con tassi ai minimi storici a contenere il costo delle esposizioni creditizie, mutui, finanziamenti.

Situazione che ha alimentato il Carry-Trade e l’uso della LEVA finanziaria alla ricerca di maggiore rendimento; il mercato dei mutui e dell’immobiliare, com’anche quello del leasing, si mostra vivace; non certamente così per quello degli investimenti.

Sul fronte dei consumi privati, dei salari, dei costi sociali poco è cambiato, ed il potere di acquisto delle famiglie si è ulteriormente deteriorato, e ciò non ostante la riduzione del tasso di disoccupazione ufficiale.

Inflazione e crescita ben sotto le aspettative, eccetto che per gli USA, il cui sviluppo registra un’accelerazione, grazie anche al rimpatrio di capitali che erano depositati in aree off-shore, in rientro in virtù di agevolazioni fiscali.

I commenti delle autorità pubbliche, quali IMF, Banca Mondiale, OCSE, Banche Centrali, Governi, ci parlano

  • di ripresa economica, accelerata e ampia,
  • che i rischi principali sono stati mitigati o assorbiti, e
  • che la disoccupazione è in diminuzione.

Insomma, che tutto va per il meglio, anche se a dire il vero non ce ne siamo accorti!

Al momento alcuni nuovi interrogativi pongono incertezze per gli operatori:

  • le elezioni in Usa,
  • il voto in Europa,
  • la fine delle operazioni di QE da parte della Banca Centrale Europea.

Si aggiunga un crescendo di analisi confliggenti, dubbi ed incertezze, ed il quadro della situazione dell’economia Usa; la quale presenta un livello di utili societari ai massimi storici, una forte crescita ed una sensibile riduzione della disoccupazione, con un forte flusso di capitali in entrata per i già detti rimpatri.

La domanda che riguarda la situazione statunitense è:

  • Fino a quando il trend sarà di questo tipo?
  • Siamo forse prossimi ad una fase di rallentamento, avendo vissuto la parte migliore di questo ciclo economico?
  • Ci saranno effetti collaterali ancora non manifesti dalle nuove politiche commerciali adottate da Trump?
  • Il livello del debito americano in continua crescita resta sostenibile?
  • In particolare, la politica interna dell’”american-first” potrà generare una disaffezione tra i consumatori mondiali verso i prodotti americani?
  • E le politiche protezionistiche subiranno un rafforzamento?

Il timore è quello di un “raffreddore” per l’economia americana che avrà come conseguenza la “polmonite” per molte aree economiche del pianeta.

Con la fine delle operazioni di acquisto da parte delle Banche Centrali e con il rialzo dei tassi d’interesse attualmente in atto, indipendentemente dal livello d’inflazione e crescita, con connesse politiche di stretta monetaria, quali potranno essere le conseguenze negative sull’andamento dei mercati finanziari?

E la qualità del credito subirà un deterioramento?

Tante domande per le quali non vi sono riposte univoche ma che già lasciano intuire un incremento della percezione dei rischi presenti nei mercati finanziari. Tutti i “nodi vengono al pettine”.

Quindi dovremo affrontare un periodo cruciale nei mesi di settembre, ottobre, novembre, per le economie e per la politica in generale, che si combina con una forte incertezza in termini d’interpretazione dei dati e delle informazioni disponibili.

Le previsioni più attendibili lasciano quindi presagire un’accentuata volatilità sui mercati per i prossimi mesi.

By Dr. Bruno Chastonay

Financial Sector Expert, he has worked in some of the leading Swiss banks in the treasury, metals and derivatives sectors. Expert in professional management of savings on a personalized basis and financial fiduciary, in accordance with Swiss law, he has collaborated with the Universities of Bari and Pescara and is currently working as a global financial analyst. He lives and works in Lugano.