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Economia

Lobbies e Governance delle Nazioni

Il divario che oggi si è formato tra ciò che i nostri sistemi economici e politici avrebbero potuto fare, e soprattutto che hanno “predicato” di voler fare, e ciò che concretamente hanno poi realizzato è diventato troppo ampio per poter essere ignorato.

In realtà i valori universali sono stati sacrificati all’avidità dei pochi, con il sostegno dell’attività dei Governi che mai vera azione di contrasto alle crescenti diseguaglianze, alla disoccupazione dilagante ed alla povertà diffusa hanno concretamente messo in campo, con consapevole complicità con le classi dominanti che in tal modo hanno potuto perpetuare il dominio sui popoli delle Nazioni (Pierangeli M., 2019, su The Global Review).

 I sistemi elettorali non sono realmente funzionanti poiché hanno perso il loro potere di rappresentanza: l’idea imperante nella classe politica odierna non è quella di “un cittadino – un voto” bensì quella di “un dollaro – un voto” (Yerushalmi D., 2019, su The Global Review).

In verità, con il sostegno di una stampa e televisione corrotte ed asservite agli interessi dominanti, la politica si è trasformata nell’arte della menzogna, con un cinismo che non conosce pari.

Nelle società moderne impera la retorica dell’uguaglianza, dell’equità, della meritocrazia, delle pari opportunità, del giusto processo, eccetera, ma la realtà non è in rapporto con tali declamate menzogne.

La verità è che la diseguaglianza è causa e conseguenza del fallimento del processo politico, che contribuisce all’instabilità del sistema economico ed alimenta la sperequazione nella distribuzione del Valore, dando vita al cosiddetto “circolo vizioso della povertà”.

L’indebita influenza degli interessi particolari (il gioco delle Lobbies) ha contribuito alla gran parte del fallimento del sistema politico, con forti effetti negativi sulla struttura dei moderni sistemi produttivi (Kuttner R., 2007); ma la discussione si è anche sviluppata intorno al tema dell’efficienza ed equità dei nostri sistemi giuridico – legali, che sembrano fortemente compromessi dalla crescita della diseguaglianza (Greenwald B.C.,2011).

I regimi politici nazionali, con il soccorso di una parte della Letteratura economica, si richiamano all’efficienza dei mercati per motivare le proprie scelte in termini di governance, ma la stessa nozione di mercato non è reale, a meno che non si voglia considerare tale quel luogo di scambi di natura economica e finanziaria dove si realizzano i piani di convenienza dei dominatori a danno degli altri contraenti (si veda al riguardo l’ampia opera di J.K. Galbraith) .

Secondo l’ipotesi teorica prevalente, i mercati sono efficienti quando la domanda è pari all’offerta.

Ma nelle nostre realtà economiche vi e’ una grande quantità di bisogni insoddisfatti, mentre la struttura dell’offerta presenta capacità produttive inutilizzate con manifestazione di una disoccupazione cronica ed intollerabile; ulteriore segnale, forse il più inquietante, di un’eccedenza di risorse non correttamente impiegate, vale a dire che il sistema produce ciò che e’ superfluo: il fenomeno è l’aspetto maggiormente indesiderabile del fallimento dei mercati e della governance dei sistemi.

I Governi continuano a proclamare il successo della loro azione additando come esempio la crescita del PIL delle Nazioni, ma lo studioso attento sa che tale indice, come il PIL pro-capite, non è una misura della reale situazione di benessere dei cittadini: ed invero, non ostante la crescita del Prodotto, la gran parte degli individui subisce un processo irreversibile di erosione del proprio potere di acquisto (si veda al riguardo l’interessante opera di Stiglitz J.E.- Sen A. K. – Fitoussi J. P., 2010).

Ciò è la conseguenza di una forte sperequazione nella distribuzione della Ricchezza, che determina in realtà la nascita all’interno di un medesimo sistema economico-produttivo (Nazione) di due circuiti del Valore:

  • il primo, riferito alla classe dominante (il primo decile), con tassi di crescita della Ricchezza presso che costanti;
  • il secondo alla massa del 90%, con una tendenziale continua riduzione delle risorse disponibili, fenomeno diffuso negli ultimi decenni in tutti i principali Paesi ad Economia più avanzata (Piketty TH., 2013).

Ne è un chiaro esempio la situazione degli Stati Uniti nel periodo 1980-2010, in cui non ostante l’incremento del PIL pro-capite per una quota di tre-quarti, si è osservato il decremento del salario reale della maggior parte dei lavoratori full-time di sesso maschile (Stiglitz J.E.,2012).

In verità, i mercati non hanno morale (Blank R.,1992; Blanh R.-McGurn W.,2003).

Essi quindi necessitano di regole e controlli per raggiungere obiettivi di equità e giustizia non che di efficienza, e ciò è il compito dei Governi .

La storia economica degli ultimi secoli dimostra che le situazioni di perversione delle regole del gioco e di diseguaglianza nella distribuzione della Ricchezza si sono ridotte in presenza di uno Stato che assume il compito di interventi finalizzati al sostegno della domanda, se necessario, ed alla redistribuzione dei Redditi, mediante una meditata ed equa politica fiscale ed accorti trasferimenti di risorse dal centro verso i cittadini in situazioni di difficoltà (Striglitz J.E., Galbraith J.K., Sen A. ed altri).

 In tutti questi casi, la crescita si è mostrata più sostenuta e la ripartizione della Ricchezza più eguale, potendo in tal modo partecipare al benessere crescente ogni quota della popolazione nazionale.

Tali assetti di governance hanno subito la corruzione derivante dall’azione delle Lobbies, volte ad influenzare l’azione della politica verso gli interessi dei dominatori, i quali traggono i massimi benefici dalla deregolamentazione, dalla riduzione delle imposte sui redditi da capitale (prima fra tutte l’imposta sui capital gains) e dall’assenza di politiche di bilancio aventi il fine principale della socialità (Stiglitz J.E.,1998; Pikety TH.- Saez E.- Stantcheva S., 2013).

Il potere finanziario impiega rilevanti risorse nelle attività finalizzate ad influenzare l’attività legislativa dei Governi. Uno degli scopi principali è incentivare l’intervento del capitale pubblico ai fini del salvataggio di grandi intermediari, specialmente banche, che sono in bancarotta per via dei loro atteggiamenti di moral hazard, in ragione dei quali si sono indotti a realizzare incauti investimenti con un esagerata assunzione di rischio rispetto alle capacità di presidio implicite nella struttura finanziaria, con l’obiettivo di ampi profitti nel breve termine: e’ il triste fenomeno del “Too big to fail”, ovvero troppo grandi per fallire ( Pauly M.V.,2007; Halliday T.-Carruthers B.,2009; Spooner J.,2019).

Il meccanismo è sempre identico a se stesso: vale a dire, privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite (Krippner G.R.,2012).

Al contrario, oggi è molto avvertita l’esigenza di un cambio di rotta della politica, in guisa da determinare un nuovo equilibrio tra governance e mercati, potendo le istituzioni provvedere al loro principale ruolo: quello di un’equilibrata redistribuzione del Reddito (Kuttner R.,1997; 2007).

La realtà va in direzione opposta poiché il sistema sposta risorse economiche e finanziarie dal basso e dal mezzo verso l’alto (Heertie A.,1994; Piketty TH.,2013; Yerushalmi D.,2018, su The Global Review).

Le forze del mercato, per propria natura fondate sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, contribuiscono inevitabilmente ad inasprire le diseguaglianze tra i cittadini delle Nazioni.

Gli attuali difensori del capitalismo come oggi è concepito e strutturato affermano a gran voce che un elevato livello di diseguaglianza è caratteristica imprescindibile e necessaria dell’Economia, ma perdono di vista la circostanza che da tale forte sperequazione deriva instabilità economica e finanziaria, con riduzione di efficienza e della crescita complessiva (Krueger A.,1974; Hechman J.J.- Krueger A.B., 2005; Krueger D. -Perri F.,2006).

Tali principi e prospettive di ragionamento (la diseguaglianza è necessaria per incentivare all’efficienza ed al lavoro produttivo) creano forti distorsioni nel funzionamento dei mercati, generando un perverso sistema di incentivi che il più delle volte non sono diretti alla creazione di nuova Ricchezza bensì all’assorbimento di quella posseduta da altri: ne è un tipico esempio il funzionamento di mercati finanziari caratterizzati da una forte alterazione del pricing e da frequenti bolle speculative (si veda l’ampia opera di Shiller R. J.).

Gli apologeti della diseguaglianza hanno teorizzato il sistema delle “ricadute favorevoli” (trickle-down), secondo il quale concentrare una maggiore Ricchezza nelle mani di pochi porterebbe ad una maggiore crescita; la storia economica degli ultimi 2000 anni ha dimostrato il contrario (si veda per tutti, Piketty TH.,2013; Card D.- Krueger A.B., 2015).

In verità l’Economia del trickle-down non ha funzionato (Krugman P.,2011; Sowell TH.,2013; Lehmans D.J.,2015), mentre potrebbe farlo un sistema che funziona al contrario, del tipo “trickle-up”:

vale a dire, dare maggiori risorse a chi sta in fondo alla scala sociale per arrecare beneficio anche ai ricchi; tale approccio è stato descritto per la prima volta da John Maynard Keynes (Keynes J.M.,1936; Martinussen J.D.-Pedersen P.E.,2005; Cronin C.J.,2019).

Uno dei problemi più gravi delle moderne economie è infatti quello della disoccupazione, la quale colpisce quote ampie della popolazione in condizioni di offrire capacità lavorative.

Uno degli effetti più indesiderabili che ne conseguono è sulle prospettive future, in termini di accentuazione delle diseguaglianze; alcuni studi hanno infatti dimostrato che chi rimane senza lavoro per lunghi periodi di tempo, fenomeno diffuso poiché i mercati del lavoro non si mostrano “flessibili”, presenta prospettive di carriera inferiori.

Inoltre, per quegli individui che si presentano sul mercato in un periodo di disoccupazione elevata si registra un compenso medio percepito nell’intero arco di vita lavorativa più contenuto ( Kahn L.,2010; Davis S.J.-Von WachterT.,2011).

Le diseguaglianze relative al Reddito dei genitori ed alla loro istruzione si traducono in una perdita di opportunità per i figli in termini di possibilità di formazione scolastica e professionale (Card D.- Krueger A.B.,2011).

Ma incidono anche altri fattori caratterizzanti la vita delle classi meno abbienti, come alimentazione, igiene, cure sanitarie ed esposizione all’inquinamento ambientale, che iniziano a manifestarsi sin dalla più tenera età, segnando la vita dei futuri individui adulti (Currie J.,2011).

E’ così difficile sfuggire a tale situazione per coloro che vi si trovano, che gli economisti hanno definito tale condizione “trappola della povertà (Bowles S.-Durlauf S.N.-Hoff K.,2006).

Gli apologeti del libero mercato e della sua efficienza, che sono poi coloro che giustificano le gravi diseguaglianze nella distribuzione della Ricchezza osservate in ogni parte del mondo, affermano che anche i cittadini considerati poveri possiedono un televisore, un frigorifero ed un modesto impianto di aria condizionata; come a dire che ciò è misura di uno standard di vita non privo di un certo grado di benessere.

Ma questo è ben lontano da quello che dovrebbe e potrebbe essere in presenza di un salario adeguato alla produttività del lavoro prestato dal singolo individuo, il cui risultato in termini di Valore viene invece assorbito per la gran parte dal capitalista dominatore.

In Letteratura si è sviluppato un filone di ricerca che esplora il rapporto tra consumi e felicità, e che si rifà in gran parte al lavoro di Thorstein Veblen (1899) “la Teoria della classe agiata” e che richiama il concetto di “consumo cospicuo”(Wilkinson R.-Pickett K., 2009).

Ma comunque si voglia interpretare la situazione resta la circostanza certa ed inconfutabile, generalizzata sull’intera area planetaria, di un massiccio, cinico e crudele sfruttamento delle masse a favore dei pochi, con il sostegno dell’azione dei governi.

Questi piuttosto che legiferare e governare per il bene della collettività si pongono due fini principali:

  •  l’efficace ed efficiente organizzazione del sistema repressivo dei popoli, per poter conservare inalterata la situazione di grave sfruttamento delle masse;
  • il governo della Nazione con il fine principale di sostenere il raggiungimento degli obiettivi definiti dalla classe dominante, al pari di una classe di scolari che sviluppa il tema assegnato dall’insegnante ubbidendo con sacrale devozione.

By Prof. Moreno Pierangeli

alias Prof. Luigi Moreno Panzone.
Né à Cerratina di Pianella - Pescara - le 15.09.1957, de Cosetta Maria et Lelio Edmondo.
En 1979, il obtient le diplôme de Pianiste, sous la direction avisée de Maestro Luciano Cerroni.
En 1982, il obtient un diplôme en économie et commerce avec une note de 110 sur 110 avec mention.
En 1983, il rejoint l'Université G. D'Annunzio en tant que chercheur permanent.
En 1987, il rejoint la même université en tant que professeur titulaire du IIe niveau, dans le groupe de disciplines "techniques bancaires et professionnelles" en charge de la même chaire.
De 1988 à 2005, il occupe le poste de directeur général de plusieurs grandes institutions financières et bancaires.
De 1990 à 2000, il occupe le poste de contrôleur légal des comptes dans divers établissements bancaires.
Il est l'auteur de plusieurs publications dans les domaines de l'économie des intermédiaires financiers et de la finance d'entreprise et de marché.
En 2017, il co-fonde la revue scientifique The Global Review, dans laquelle il signe sous le pseudonyme de Moreno Pierangeli, en honneur et en mémoire de sa mère qui est décédée subitement à la même période.
Il occupe actuellement le poste de vice-président de l'OIDE - Organisation internationale des investissements économiques, dotée de la personnalité juridique internationale.