Categories
Economia

La corretta educazione dell’uomo sconfigge l’aggressività, vero male della società moderna

L’obiettivo è trasmutare l’istinto aggressivo in solidale cooperazione tra simili.

La società contemporanea è afflitta da competizione esasperata che si trasforma in aggressività, vale a dire che nella norma gli individui si dividono in due gruppi: gli aggressori (vincenti) e gli aggrediti (soccombenti).

  • I primi manifestano il desiderio di primeggiare poiché ritengono in tal modo che sia più agevole la conquista di un proprio “spazio vitale”, per esprimere se stessi e le proprie prerogative; dimenticando però che l’ambito esistenziale caratterizzato dalla prevaricazione altrui non è la soluzione migliore per una vita realmente appagante: non vi può essere vero benessere personale in assenza di una reale pacificazione sociale.
  • I secondi, come vittime dell’aggressione, covano il più delle volte odio e desiderio di rivalsa, con la conseguenza che in altri ambiti essi stessi manifestano una medesima aggressività, non riuscendo a concepire altra soluzione per il recupero di un proprio spazio vitale in cui sviluppare le prerogative personali.

A ben vedere, nei casi più diffusi l’aggressività competitiva è figlia della “paura”: ovvero della sensazione della “solitudine” che attanaglia il cuore degli uomini; i quali avvertono un senso di “separazione” apparentemente insuperabile rispetto ai propri simili.

Il problema detto può essere efficacemente superato mediante lo sviluppo dell’empatia, qualità umana che connette la nostra interiorità con quella altrui; nel senso che si sviluppa  sensibilità verso le esigenze e prerogative dei propri simili, concependo una identità di qualità psico-emotive che rende possibile la percezione di sentimenti della medesima natura (si veda su The Global Review, Aronne D.).

Ciò pone le premesse per il superamento (almeno parziale) del senso di separazione, dal quale scaturisce il sentimento di solitudine, principale origine della “paura”: in quest’ultimo caso, il passo verso l’aggressività è breve.

Quindi, il vero problema è quello

  • di vincere la solitudine,
  • l’incapacità di concepire il vissuto emozionale di un altro individuo simile al proprio e, dunque,
  • di sapersi relazionare con maggiore senso di comprensione dei suoi comportamenti, sensibilità e prerogative.

In altri termini superare la paura con lo sviluppo dell’empatia.

In tal modo l’altro non viene qualificato come un potenziale nemico, competitore pericoloso, rispetto al quale la “legge” da applicare è quella del “prima per me e poi per lui”, o peggio ancora “ tutto per me e niente per lui”.

E’ l’applicazione non corretta della legge biblica che impone la difesa della propria vita, quando la norma consente l’aggressione anticipata se si è certi dell’altrui intenzione di nuocere. Non è sempre così nella vita quotidiana e, dunque, gli atteggiamenti aggressivi volti ad afferrare ciò che è disponibile “prima degli altri”, escludendo ogni senso di solidarietà e cooperazione, rigetta l’uomo nella condizione animale dalla quale proviene, annullando le proprie vere prerogative conquistate in eoni di tempo attraverso il processo evolutivo (si veda su The Global Review, Cohen S.M.).

La soluzione non può che essere di tipo educativo, nelle famiglie ancor prima che nella scuola e nell’età dell’infanzia piuttosto che in quella dell’adolescenza.

Il bimbo deve essere educato all’attenzione verso il proprio simile, vale a dire all’empatia; è del tutto necessario che l’infante comprenda a relazionarsi agli altri concependo le “differenze” come manifestazioni di sensibilità specifica e maturata in un contesto ambientale differente.

Ciò che l’umanità ignora nei casi più frequenti è il concetto evolutivo della “psiche” (anima, nella dizione religiosa); l’uomo è la sommatoria delle sue innumerevoli incarnazioni, manifeste in differenti situazioni del vissuto quotidiano (si veda su The Global Review, Cohen S.M.).

Pertanto, in considerazione della storia umana degli ultimi millenni è evidente ai più che il vissuto quotidiano della “psiche” si è esplicato in contesti nella norma caratterizzati da carenza di risorse per le masse (si veda su The Global Review, Yerushalmi D.) e, quindi, in condizioni esistenziali favorevoli allo sviluppo di atteggiamenti aggressivi, necessari per non essere soccombenti di fronte alle avversità e per riuscire ad assicurare la propria sopravvivenza (si veda su The Global Review, Aronne D.).

Il bimbo quindi “incarna” una realtà interiore che ha elaborato un concetto del vissuto quotidiano caratterizzato da aggressività ed accesa competitività, non i tutti i casi esaminabili ma comunque certamente prevalenti.

L’educatore dovrà sapersi rapportare a tale realtà interiore, nella norma già evidente sin dalla più tenera età, ed impegnarsi a correggere tali “naturali” attitudini propense all’aggressività, insegnando al piccolo uomo la necessità dello sviluppo dell’empatia e di un atteggiamento collaborativo con i propri simili, vera premessa per il conseguimento del benessere personale in un contesto collettivo pacificato.

Aggressività trasformata in spirito di collaborazione, competitività in solidarietà, non sono le utopie di un “sognatore” bensì gli unici ingredienti possibili per la base di una convivenza realmente civile e fondata sul benessere comune, non solo economico bensì frutto della pace e della serenità sociale.

Va detto che si può certamente essere solidali e collaborativi anche e ancor più in un contesto di grave carenza delle risorse, economiche ed intellettuali, com’è quello contemporaneo.

E’ il metodo vincente per rimuovere gli ostacoli verso una migliore distribuzione delle poche risorse rese disponibili da un potere dominante, che si pone lo scopo di rendere più agevole l’oppressione delle masse ponendole in condizioni di gravi disagi economici e sociali, con conseguenti conflitti relazionali crescenti ed apparentemente insanabili.

Come la storia insegna, il tiranno applica la legge del “divide et impera”. 

Ma una società realmente “empatica” fondata sullo spirito di collaborazione e di solidarietà, che sostituisce la competitività prevaricante con quella meritocratica e solidale (si veda su The Global Review, Pierangeli M.), non potrà che mostrarsi vincente sull’oppressore, poiché una collettività pacificata ancor che povera diventa un “nemico” invincibile per i potenti che si vedranno sottrarre, tempo per tempo, porzioni crescenti del proprio dominio, giacché gli oppressi si soccorrono l’un l’altro, superando in tal modo le gravi iniquità nella distribuzione delle risorse di base, fonte di scontro sociale e vera “sconfitta” per i popoli.

Uno degli strumenti per la vittoria finale è dunque quello educativo.

Si cominci quindi nell’ambiente domestico ad insegnare l’empatia, e gli educatori pubblici seguiranno nella “scia”, poiché muta radicalmente il clima nel nucleo di riferimento sociale: la famiglia!!!

By Ing. Joelle H Touitou

Computer Engineer and Business Woman with extensive experience in various fields within the Israeli and American Hi-Tech industries. Joelle has developed numerous algorithms in the field of medical engineering and has worked for many years in executive positions in business development, marketing, and sales. Today, she collaborates with several humanitarian organizations, and holds the position of Ambassador at the international economic organization OIDE.