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Economia

Il potere della Moneta

Le moderne Economie sono definite “monetarie e creditizie” per la prevalenza del fenomeno monetario e finanziario, connesso a quello dell’”illusione monetaria” (Shiller R.J.,1997), rispetto ai processi di produzione del Valore (Reddito); ovvero  la percezione della ricchezza da parte delle masse avviene specialmente in termini di stock finanziari.

La circostanza va in primis riferita alla “distanza” tra produttore e prodotto, dovuta alla forte divisione del lavoro nei processi produttivi condotti presso le imprese di ogni ordine e grado, oltreche’ alla produzione  di beni economici in gran parte di natura immateriale.

Tale fenomeno costringe il sistema a “valorizzare” in termini monetari il prodotto, procedendo alla sua ripartizione in termini di salari, interessi e profitti. 

La moneta assume così il primato nell’Economia poiché nei fatti, prescindendo dalla consapevolezza degli individui circa la nozione di Valore, non si rende possibile lo svolgimento di un processo di consumo presso le famiglie senza  disporre  di uno stock di credito e moneta, in via generale e senza considerare il  livello dei prezzi dei beni: nel senso che, a parità di reddito monetario, prezzi maggiori riducono le capacità di spesa.

Non in modo dissimile si caratterizza  la situazione in capo alle imprese: il lavoro in fabbrica postula la disponibilità di uno stock di capitale finanziario per l’acquisizione dei fattori produttivi, al fine di un efficiente organizzazione degli stessi  finalizzati allo svolgimento di processi (operazioni in corso d’esercizio); cio’ comporta in effetti la necessita’ di anticipare il sostenimento dei costi, dai quali possono derivare output (beni economici)  che, se venduti a prezzi remunerativi, determineranno la formazione di un Valore, in forma di surplus di utilità economiche(utile-reddito).

Allora,  a ben osservare la realtà dei fatti economici,  traspare con chiarezza che la necessità insostituibile dell’uso della moneta piuttosto che dare origine ad un fenomeno d’ “illusione” genera una “dipendenza” del pubblico dalla detenzione di stock di valori  finanziari,  al fine di poter avviare  un processo di consumo o di produzione.

Tali stock  sempre più di frequente assumono la forma di disponibilità di credito.

Il produttore diviene così “prigioniero” dei debiti  per conseguire i propri obiettivi di profitto; le famiglie del salario e del suo livello, in rapporto alla variazione dei prezzi, per realizzare i processi di consumo ed in alcune circostanze anche della disponibilità di credito. Al  riguardo, va detto che nelle Nazioni caratterizzate da un maggiore sviluppo economico l’indebitamento delle famiglie di sovente eccede la consistenza del patrimonio, per l’insufficienza dei redditi percepiti in relazione ai piani di spesa realizzati.

S’impone quindi nelle moderne Economie monetarie e creditizie il “Potere della moneta”: vale a dire che la sorte delle produzioni, della ricchezza delle Nazioni e del benessere delle popolazioni planetarie, è nelle mani di una élite (la classe dei capitalisti-finanziari e per essi delle Banche Centrali)  che persegue l’unico scopo di accrescere la propria  supremazia e le proprie dotazioni patrimoniali ( Auriti G., 1979;1981; 1988; Krylienco A., 1988; Copertino L., aprile 2018, luglio 2018 su The Global Review).

Ed invero, la necessità di disporre di adeguati stock  di risorse finanziarie da parte di ogni soggetto economico risulta “incomprimibile”, per  la natura stessa dell’Economia monetaria;  per cui, ogni  qualvolta si determina una “pilotata” riduzione delle risorse monetario- finanziarie  disponibili per i produttori ed i consumatori gli effetti sull’andamento delle produzioni- del reddito  e dell’occupazione sono inevitabili, con rallentamenti della crescita sino a situazioni di vera recessione; in altri termini, politiche monetarie di tipo restrittivo si ripercuotono direttamente sui livelli produttivi manifestando una forte connessione con il tasso di disoccupazione (si veda la vasta opera di J.K. Galbraith).

In tali scenari, la grande impresa espressione del potere del capitale  finanziario non subisce le conseguenze  della contrazione dei prestiti bancari, potendo incettare le risorse sui mercati  quotati ed essendo in posizione di privilegio nei rapporti con le banche ( si veda l’ampia produzione di Stiglitz J.E.).

Pertanto, le negative conseguenze si manifestano a danno delle imprese minori e dei lavoratori, con contrazione dei redditi disponibili per tali classi sociali (media e lavoratrice) a vantaggio di una maggiore quota della ricchezza complessiva nelle mani dei capitalisti, incremento dei disagi sociali ed indebolimento dello Stato sociale (Stiglitz J.E.,2012).

Dunque, l’adozione di politiche monetarie restrittive genera  effetti depressivi sull’”Economia delle masse”, mentre successive espansioni degli stock di credito e moneta non sempre pongono le condizioni per una ripresa dello  sviluppo, a ragione di una serie di circostanze conseguenti alla fase di crisi precedente, quali:

  • distruzione di ampie quote del tessuto produttivo delle Nazioni, per la restrizione subita dal credito bancario che non consente la ricostituzione dei processi produttivi conclusi nelle dinamiche tipiche delle operazioni in corso delle imprese, con contrazione dei rispettivi livelli, non che per l’impossibilita’ di poterne finanziare un’economica e conveniente espansione;
  • dunque, alta mortalità di PMI (piccole e medie imprese) e conseguente crescita della disoccupazione;
  • per cui, la successiva relativa disponibilità di credito puo’ non sortire gli effetti desiderati sulla ripresa, poiché manca una qualificata e sufficiente domanda di prestiti dalla quale puo’ scaturire un flusso incrementale d’investimenti e consumi; tale esecrabile situazione trova accentuazione dalla  presenza di sensibili e crescenti barriere per l’accesso ai finanziamenti bancari, in  ragione dei vincoli derivanti dai noti accordi di Basilea in termini di coefficienti patrimoniali delle banche in relazione ai “rischi” assunti (Stiglitz J.E.,2003; 2010; Greenwald B.C.-Stiglitz J.E.,2003). Il fenomeno è definito in letteratura  “austerità privata”(si veda  Kay J.,2015; Turner A., 2015); per cui, nella norma, nei periodi post crisi le aziende di credito manifestano un’accresciuta avversione ad assumere alee di gestione crescenti, atteggiamento non sempre giustificato dalla reale qualita’ della domanda di credito che promana dall’Economia.
  • l’ampia disponibilità di mano d’opera pone le condizioni per l’instaurarsi di politiche di bassi salari, con  riduzione dei redditi e quindi dei consumi per le classi meno abbienti:
  • in tali casi la “liquidità” del sistema può manifestarsi  come “bolla creditizia”, vale a dire che le banche alimentano il flusso dei capitali speculativi sui mercati finanziari, ponendo le premesse per successive “crisi” dei prezzi in quotazione, i cui effetti indesiderati  si ripercuoteranno  sull’Economia reale con falcidia dei piccoli risparmi privati e depressione ulteriore dei consumi

( Shiller R.,1999; Stiglitz J.E., 2010, 2012; Galbraith J.K., 2012).

E’ la situazione recente nei Paesi dell’Eurozona ma anche  negli Stati Uniti d’America.

Da cio’ deriva che le classi in posizione di supremazia fondano il loro dominio su di un sagace esercizio del “Potere della Moneta”. Per cui, le politiche monetarie, rese “autonome” dal  controllo dei legittimi Governi nazionali, unica espressione seppur  imperfetta del volere delle genti, sono nel potere di istituzioni “tecnocratiche” senza alcuna responsabilità politica e dunque totalmente al di là della possibilità dell’esercizio  di qualsiasi forma di controllo sul proprio operato (Cukierman A.,1992; Furman J.- Gregory M.,1997; Tinbergen J.,1998; Applebaum B.-McGinty J.C.,2011).

Tali organismi  operano in condizioni di arbitrio assoluto, decidendo le sorti delle Economie planetarie nell’interesse della classe dominante, facente capo al grande capitale finanziario ed economico (Stiglitz J.E., 1998);  i cui obiettivi  possono essere facilmente ricondotti ai seguenti:

  • l’incremento della propria ricchezza e rafforzamento del dominio sulle masse, attraverso una diffusione perniciosa e cronica della povertà economica ed intellettuale, mediante l’instaurazione di perversi processi di distribuzione della ricchezza e di annichilimento della Verità attraverso una sistematica diffusione della menzogna (Galbraith J.K.,1952; 1958; Bagdikian B.H.,2004; McChesney R.W.,2008; Schiffrin A.,2006; 2010).

 L’esercizio del “Potere della Moneta” diventa dunque il principale strumento di perversione dell’Ordine Naturale delle cose economiche; com’anche il controllo dei mass-media (Della Vigna S.-Kaplan E.,2007) e della cultura scientifica  ed universitaria che diventa essenziale per il trionfo della menzogna e l’annichilimento della “vera conoscenza”.

La prevalenza delle politiche monetarie nella governance economica delle Nazioni rappresenta  la “punta dell’iceberg” del sistema di potere dominante, celando tale verità dietro la “falsa” affermazione teorica  dell’”indifferenza monetaria”, vale a dire della irrilevanza dello stock di credito nel decidere le sorti dello sviluppo e dell’Economia in genere, nonché della diretta relazione ipotizzata (falsamente) tra variazioni nella consistenza della circolazione di moneta ed il  tasso di inflazione; l’unica vera connessione causale è tra la politica monetaria  e l’andamento dell’occupazione (si veda al riguardo l’ampia opera di Galbraith J.K e di Stiglitz J.E.).

Ed in effetti, azioni restrittive dello stock di credito e moneta comporteranno inevitabilmente una flessione dei livelli produttivi, in special modo nelle piccole e medie imprese, e quindi un aumento del tasso di disoccupazione.

Non può dirsi con certezza  di un effetto contrario in caso di ampliamento della liquidità del sistema e di riduzione dei tassi, che in alcune  situazioni di contesto può registrare segnali di crescita del prodotto ma non dell’occupazione (Stiglitz J.E.,2012a): nel senso che i produttori, incentivati  dai  bassi  costi del capitale, seguono la via dell’incremento  del  fattore tecnico (investimenti) anziche’ l’aumento della  forza lavoro occupata, collocando  il maggior prodotto sui  mercati sovranazionali per via della ridotta consistenza della domanda interna.

Allora, l’esigenza di incidere sugli stock di moneta e credito  ha il solo scopo di rallentare lo sviluppo dell’”Economia delle Masse”, fondata sul benessere delle piccole e medie imprese e delle famiglie, al fine di  promuovere un accrescimento continuo della quota di ricchezza delle  Nazioni nel possesso del grande capitale, mediante un meccanismo di “spirale”  dal basso verso  l’alto in termini di redistribuzione della ricchezza (Stiglitz J.E.,2012),  e per rafforzare il dominio mediante un processo di diffusione della povertà che fiacca i popoli  riducendo le possibilità di un sovvertimento dell’ordine costituito.

Ne è una conferma indiretta la consolidata “abitudine” delle Banche Centrali di promuovere un restringimento dello stock di credito e moneta nelle fasi di riavvio dello sviluppo, in totale autonomia dai Governi nazionali, nell’intento dichiarato di prevenire l’instaurarsi di un indesiderato processo inflattivo (tale fenomeno è definito da una parte della letteratura “effetto arpione”, si veda l’ampia produzione di Stiglitz J.E.).

Ma noi sappiamo che la consistenza dei prezzi e le loro variazioni dipendono da autonome decisioni delle imprese, che perseguono incessantemente l’obiettivo del profitto,  non necessariamente connesso ai contenuti della politica monetaria (si veda Yerushalmi D.,Teoria del Valore e della Moneta, su The Global Review, 2018).

Al contrario, si può essere certi  dell’effetto depressivo generato sullo sviluppo del reddito disponibile per i popoli delle Nazioni  in caso di restrizioni dello stock di moneta e credito e di incremento dei tassi d’interesse.

By Mr. David Yerushalmi

David Yerushalmi is a long-time scholar of anthropology and models for the development of human societies. For this reason he has dedicated an important part of his research to economic science, in the awareness that the availability of resources useful for the survival of the race sets the conditions for the moral, civil and technological progress of Humanity. He currently studies and works in Israel.