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Economia

Fattori di “esogeneità” dell’Economia.

Una Letteratura recente ha fornito un’interessante definizione dei sistemi economici moderni, precisando che a livello planetario s’impone un’Economia di tipo “esogeno”, contrapponendosi all’ordine naturale che si caratterizza al contraro per un sistema della produzione di tipo “endogeno” (Pierangeli M., 2019, su The Global Review).

La sostanziale differenza va ricercata nel fatto che il Prodotto e’ oggi il risultato dell’accumulo del capitale (tecnico) e della crescita conseguente della quota Valore assorbita dai profitti (Economia esogena) anziche’ di un aumento dei consumi (Economia endogena).

Ed in verita’ le masse languono in sostanziale condizione di poverta’, poiche’ i livelli salariali sono nella norma insufficienti per assicurare dignitosi standard di vita economica e per misurare un diffuso risparmio in formazione:  essenziale caratteristica di una vera democrazia economica.

Se la domanda deriva dalla struttura dell’offerta, vale a dire che i consumatori acquistano ciò che è deciso in autonomia dai produttori, l’Economia assume allora il connotato di “esogena”, ovvero esterna alla società delle masse per la soddisfazione dei cui bisogni il sistema della produzione sorge originariamente (Pierangeli M.,2019, su The Global Review).

Un vero e proprio atto di perversione contro l’ordine naturale delle cose.

 Il  fatto e’ che l’offerta, vale a dire la quantita’ di Prodotto, non e’ il risultato di una spontanea domanda di beni proveniente dai cittadini (consumatori finali), bensi’ la concretizzazione di autonomi piani di convenienza economica dei produttori-capitalisti, in ragione dei propri obiettivi di profitto e di accrescimento del Potere di mercato.

 In simili contesti la Teoria della domanda per consumi, fondata sull’utilità marginale dei beni economici, perde la propria efficacia principalmente in ragione della circostanza che gli incrementi di produzione non trovano impulso dalle esigenze dei consumatori   bensì  da autonome iniziative delle imprese, che agiscono in modo da stimolare la ”formazione” di bisogni non  conosciuti dai potenziali acquirenti; i quali sono indotti ad acquistare beni fino ad allora estranei al loro piano di spesa e quindi alla struttura delle preferenze reali effettivamente percepite in termini di utilità (si veda tra gli altri Galbraith J.K., 1952; 1958).

Prodotti che nella norma non sono realmente incidenti sullo standard di vita dell’acquirente e che il più delle volte rappresentano una mera sostituzione di un bene in utilizzo e non ancora obsoleto o tecnicamente logoro.

Pertanto, come affermato  da un’autorevole dottrina “… l’utilità marginale dell’incremento  di prodotto è nulla …”(Galbraith J.K.,1958).

L’Economia assume così un connotato massimamente “esogeno”, poiché totalmente estranea alle reali esigenze dei consumatori.

 La struttura dell’offerta domina allora il sistema economico in modo assoluto e le imprese s’impegnano a “generare” (stimolare) la formazione di bisogni sempre nuovi ma nella norma non essenziali, mediante efficaci campagne pubblicitarie e di marketing, in guisa che esse anticipino nella norma gli investimenti “tecnici” necessari per la produzione dei beni propangandati.

E’ chiaro che viene “ribaltato” il funzionamento del circuito economico originario poiche’ l’uomo non e’ il fine dell’Economia che persegue al contrario un solo principale obiettivo: accrescere la Ricchezza dei detentori del capitale mediante l’accumulo dei profitti.

Il sistema produttivo, in tal modo, si “auto-determina” al solo fine dell’accumulo del Reddito prodotto, assumendo un connotato “esterno” ai reali bisogni della societa’ (Economia esogena). 

In nessun caso o condizione di sistema si potranno porre le basi per una più equa distribuzione della Ricchezza sino a che tali perversi fattori di “esogeneità” non saranno radicalmente rimossi, pervenendo ad una società realmente democratica e fondata sull’equità e la verità. 

A ben considerare i livelli di sviluppo del Valore in formazione conseguiti nell’intera area planetaria, l’uomo ha  già  prodotto ciò che è sufficiente per un’esistenza al di là di ogni precarietà per ciascun individuo, con possibilità di ampia diffusione del risparmio ma soprattutto di una sensibile riduzione delle ore lavoro dedicate alla produzione dei  beni economici, con aumento del “tempo libero” ovvero di risorse da destinare allo studio, all’arte, allo sviluppo della conoscenza in genere e della cultura.

Da tali condizioni nasce una nuova società non più caratterizzata dalla prevalenza ed oppressione  delle altrui prerogative, tipica di una fase di sviluppo primitiva ed ancestrale, nella quale non vi è la supremazia di alcun gruppo sociale poiché fondata sull’equa partecipazione di ogni persona alla vita collettiva in ragione dei propri talenti e capacità.

L’accumulazione d’ingenti risorse in capo a pochi soggetti, di dimensioni tali da non poter essere agelvolmente riutilizzate in nuovi processi di produzione, a fronte d’indicibili condizioni di povertà, di precarietà e miseria umana di miliardi d’individui sull’intera area planetaria, rappresenta un crimine contro l’umanità ed un delitto di portata cosmica che urla vendetta!!!. 

La situazione può essere vinta riconducendo i meccanismi del sistema economico a quelli originali, tipicamente “endogeni” (interni alla società) ovvero producendo cio’ che e’ necessario per la sopravvivenza della razza, secondo l’universale principio dell’equa ripartizione del Prodotto.

E’ tale un’Economia che produce ciò che è realmente necessario per il migliore standard di vita delle popolazioni,  in presenza di un’equa distribuzione delle risorse.

Ciò postula che la struttura dell’offerta è il risultato “spontaneo” di quella della domanda, vale a dire dei  reali bisogni che promanano dalla società civile, come espressione della propria cultura e delle proprie concezioni esistenziali.

La crescita del Prodotto è allora il solo risultato dello sviluppo demografico, del maggiore benessere economico, dell’innovazione tecnologica e del progresso culturale.

Su tale via la produzione  si espanderà senza soluzione di continuità, poichè il fine non è il Prodotto e per il suo tramite il profitto bensì la sopravvivenza della razza secondo ideali condizioni di esistenza, funzione del progresso scientifico, della maggiore  conoscenza e della crescita culturale (Economia endogena).

Dunque, l’intera Economia delle Nazioni esige una rifondazione affinchè il sistema delle produzioni riassuma il suo ruolo e la sua originale caratteristica, quella di essere “interno” (endogeno) alla società umana, poiché l’uomo intelligente si mostra capace di produrre i beni necessari per la sopravvivenza della specie.

Il lavoro economico trova limiti  naturali di applicazione poiché è un mezzo che deve porsi  il solo  fine dell’esistenza  fisica in condizioni di dignità ed equilibrio, nonche’ di assicurare adeguate situazioni igieniche e di salute, di istruzione, di giustizia e difesa, di amministrazione dei beni pubblici.

Al contrario, nell’attuale stato di perversione dell’ordine naturale, il sistema delle produzioni rappresenta un solo fine: quello dell’arricchimento senza limiti della classe dominante.

Lo  sviluppo  tecnologico e scientifico, conseguenza del procedere della conoscenza verso nuovi traguardi, deve avere lo scopo di una liberazione graduale dell’umanità dall’esigenza del lavoro fisico-economico, ampliando  l’area del tempo libero e consentendo agli individui di potersi dedicare allo studio, all’arte, allo sviluppo della cultura e della conoscenza in genere, vere caratteristiche che distinguono la società umana da quella animale.

Un’Economia fondata sul reale benessere economico di ogni individuo, senza alcuna forma di sperequazione nella distribuzione della Ricchezza e di prevalenza di un uomo sull’altro, che determina le condizioni per la presenza di pari opportunità e vera libertà di poter sviluppare le  personali naturali attitudini e capacità, pone a base della propria crescita :

  • da una parte, l’espansione dei consumi privati, avendo cura che le risorse siano impiegate in processi di produzione efficaci ed efficienti, al fine di ottenere i beni di prima necessità e gli altri prodotti e servizi utili per un’esistenza umana qualitativamente elevata;
  • dall’altra, l’adeguata soddisfazione dei bisogni collettivi, quali la corretta ed equa amministrazione dello Stato, l’ordine-la sicurezza e la giustizia, la difesa, l’istruzione, l’igiene e la salute, la prevenzione sociale e l’assistenza agli anziani ed in genere ad ogni persona colpita da handicap o malattie disabilanti.

Nelle attuali società, ben lungi dall’essere organizzate secondo le caratteristiche del modello sinteticamente rappresentato, si mostra gravemente carente il profilo  culturale e della conoscenza.  Domina una prevaricante ignoranza, incoraggiata dalle politiche dei  Governi e dalla propaganda di regime.

La maggioranza degli uomini di ogni razza e ceto sociale manca di cogliere gli aspetti salienti dell’esistenza, gli scopi della vita  ed i traguardi che si pongono come sfide dell’umanità.

Essi sono prigionieri della quotidianità e del ”materiale” (del contigente ed immanente), totalmente inconsapevoli degli attributi interiori dell’essere umano, delle sue qualità e del potenziale in termini d’intelligenza inespressa ( fatta eccezione di una esigua minoranza ma che da sola non è ancora nella condizione di ribaltare le sorti della società).

Pertanto, lo scopo è il possesso dei beni a fini di piacere- lussuria nonché  la soddisfazione smodata degli istinti animali e delle ambizioni mondane, che a ben vedere non si discostano di molto dai desideri di un “animale-primate”( si veda su http://theglobal.review/it/  Davide Aronne).

D’altra parte, non vi e’ alcun interesse dei dominatori ad accrescere il Reddito delle masse, potendo in tal modo piu’ agelvolmente persistere nella propria condizione di supremazia  e di controllo delle Nazioni.

I principali fattori alla base di tale deprecabile ed indesiderabile situazione, diffusa su ogni contesto economico del Pianeta, possono essere qui di seguito brevemente sintetizzati:

  • la prevalenza dell’approccio “liberista” nella governance economica delle Nazioni fondato sull’efficienza dei mercati, che postula il non intervento dello Stato in Economia;
  • la persistenza di politiche dello sviluppo centrate sull’accumulo del capitale e quindi dell’input tecnico, dalle quali deriva una crescita della produttivita’ del lavoro e conseguente riduzione della forza lavoro occupata per quote crescenti del Prodotto;
  • la prevalenza delle politiche monetarie che si pongono l’obiettivo dell’”inflation targeting” anziche’ del corretto dimensionamento dei processi di produzione e della crescita del Reddito. Cio’ comporta la conseguenza di un contenimento del processo d’incremento dei prezzi mediante un aumento della disoccupazione e contestuale riduzione dei Redditi delle masse (si veda su The Global Review Moreno Pierangeli e David Yerushalmi).

La crescita economica non e’ allora il risultato di un’espansione del benessere dei popoli bensi’ della necessita’ di accrescere la Richezza dei capitalisti.

In altri termini, l’Economia non e’ trainata da un aumento dei consumi (Economia endogena) ma dall’accumulo del risparmio nelle mani di pochi (Economia esogena) e dal conseguene incremento dell’input di fattore tecnico.

 “Spezzare un atomo e’ piu’ facile che spezzare un pregiudizio”(Albert Einstein).

By Mr. David Yerushalmi

David Yerushalmi is a long-time scholar of anthropology and models for the development of human societies. For this reason he has dedicated an important part of his research to economic science, in the awareness that the availability of resources useful for the survival of the race sets the conditions for the moral, civil and technological progress of Humanity. He currently studies and works in Israel.