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Le Intuizioni parallele: Arte e Scienza, la Sindone nuova ipotesi

Il 6 aprile 2021, si è tenuto un meeting on-line (https://youtu.be/g2i-WlhponI) “Oltre l’apparenza, la Pittura Impercettibile visibile ed invisibile di Veronica Piraccini” a cura di B. Cerro, per cui ho avuto l’invito a discorrere della mia ricerca artistica in un’ excursus della Pittura attraverso l’idea del viaggio.

E’ poi emerso, uno stimolante dialogo tra i partecipanti, tra cui l’intervento dell’ing. M. Gnoffo, che ha esposto in anticipo una sua ipotesi scientifica nata dall’osservazione della Sindone (fig. 1).

Egli, ha individuato nei miei due dipinti “Dall’ impronta di Gesù” (fig. 2) e “Il mio Gesù” (fig. 3) una correlazione stretta tra queste opere Impercettibili visibili ed invisibili e la sua teoria nata da studi sulla Sindone. I due dipinti, sono nati per contatto dalla Sindone di Torino da foto a grandezza naturale, e li ho realizzati a Roma nel mio studio, a mano libera e ad occhio nudo con la speciale Pittura Impercettibile da me inventata.

Egli nel suo intervento, dichiarò che vide in una delle mie due opere, un’energia di luce azzurra sprigionarsi dalle ferite dipinte di blu nella flagellazione, mentre nell’altro “Il mio Gesù” è il corpo che si ricostituisce guarito reso dalle fitte pennellate, e ciò da “forma e corpo” alla sua teoria, verificata tramite misure sul concetto di guarigione in seno alla resurrezione.

Ma prima di addentrarci nella sua ipotesi teorica, che si realizza, anche visivamente nei miei due dipinti nati parallelamente alla sua tesi, senza sapere noi due l’uno dell’altro, si potrebbe riflettere, per un momento come l’arte occidentale senza dubbio, con la nascita di Cristo, abbia cambiato il suo corso, e di come poi l’arte sia stata pervasa da nuova luce, influenzando il pensiero culturale di tutto il mondo.

Infatti, se pur nei primi secoli dopo la morte di Gesù, fino all’editto di Costantino a Milano del 313 d.C., il Salvatore non poteva ancora essere rappresentato se non come Cristogramma quale segni, lettere, pesce, ancora o agnello,  a causa delle persecuzioni religiose che subivano i cristiani, con la sua liberalizzazione di culto, l’umanità trasformò nei due millenni il mondo, in opere d’arte straordinarie, e il Cristo si riverberò in tali e tante soluzioni estetiche, che si aprirono rivoluzionari scenari senza confine, portando il pensiero umano alle più incredibili visioni dell’inimmaginabile.

Se osserviamo il “corpo” nell’arte dei greci, che è nudo e perfetto prendere vita dalla loro sublime statuaria, che chiamerei pre-Cristo, quale dimensione di perfezione immortale, e di come gli Dei siano esseri supremi in corpi assoluti e perfetti quali ideali di bellezza, vediamo che dall’arte nasce un canone puro, carpito dalla ricerca di sintesi nella dimensione eterna della natura nella sua pura dimensione ciclica. Gli Dei creati dall’arte umana Greca sono entità perfette e devono essere presi a modello, studiati e ripetuti.

Successivamente, molto diverso è invece il “corpo nell’arte”, con l’avvento, di circa duemila anni fa del Verbo incarnato a partire dall’annuncio alla Vergine Maria e la nascita del figlio di Dio Gesù.

Qui si che tutto cambia, perché il corpo del figlio di Dio, nato incarnato per virtù di Spirito Santo nella Vergine, e poi morto, e poi ancora risorto glorioso e risplendente, ci indica la vittoria della vita sulla morte avendola, la nostra sorella morte, Egli stesso vissuta, e non, per come gli Dei greci, mai raggiunta.

Gesù infatti passa per la vera sofferenza e morte per il salvamento dell’umanità. L’arte occidentale dunque incarna l’apoteosi del trionfo del corpo. Gesù disse: <<…io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; >> (Gv 25-26).

E’ il nuovo corpo eterno e misterico in spirito e materia.

Fig. 4 RUBENS

Molti gli esempi nell’arte sul tema della resurrezione, come ad esempio il dipinto di Rubens (fig. 4) del Cristo che si erge risorto sollevando la Sindone ad uscire dal sepolcro, Giotto che lo dipinge nella  “Resurrezione e Noli me tangere” in tutta la sua piena fisicità,  Piero della Francesca che pone Gesù con il suo peso corporale uscire dal sepolcro, Beato Angelico nel Gesù contadino con addirittura in spalla la zappa ad indicare l’ortolano seppur in abiti puri e candidi, e  sempre ben evidenziato,  si vede nelle varie pitture dei secoli, come tutti i sepolcri sono spalancati, e dove dall’apertura è stata rimossa la ben evidente pietra ribaltata o ruotata.

L’arte è da sempre strumento di rivelazione dell’invisibile che genera visioni e spesso nasce dall’intuizione come la scienza per le sue scoperte o invenzioni.

Detto ciò, per entrare nel fulcro delle “intuizioni parallele” scaturite autonomamente in seno all’arte e alla scienza, citerò l’ ipotesi teorica esposta da Gnoffo, titolata “Una nuova ipotesi di formazione dell’immagine sindonica per emissione di onde radio e campi elettromagnetici statici:… esperimenti condotti  da alcuni scienziati dimostrano che irraggiando campioni di lino asciutto con onde elettromagnetiche si può ottenere una colorazione simil-sindonica, poiché l’energia di questa luce è sufficiente a modificare la struttura molecolare della cellulosa componente la parte superficiale delle fibrille costituenti l’orditura del tessuto bombardato. Questo il pregevole e notevole risultato. Tuttavia, se andiamo oltre questi esperimenti e questi risultati, si ha evidenza scientifica e matematica che questi sono incompatibili con l’esistenza stessa del telo sindonico, e che il reale fenomeno fisico all’origine dell’immagine sindonica è di tutt’altra natura, soprattutto con certezza non può essere un fenomeno impulsivo e istantaneo. Non alte energie impulsate in un tempo brevissimo, bensì deve essere un fenomeno continuo per un certo tempo finito e a bassissime energie nel campo delle LWF (low waves frequency), onde a bassa frequenza”. Infatti l’autore dice che: “c’è una incompatibilità negli esperimenti degli stessi scienziati con l’esistenza della reliquia, quando questi si collegano al concetto di smaterializzazione promulgato da alcuni divulgatori” e ancora scrive: “I dati estrapolati dalle pubblicazioni dei ricercatori nel 2011, in base ai quali è stata ottenuta sui campioni un’immagine simil-sindonica sono:

– lunghezza d’onda λ = 0,193 μm 

          – intensità totale It ≈ (2000– 4000) MW/cm2

Se con questo identico fenomeno si volesse produrre l’intera immagine simil-sindonica in proporzioni coincidenti con la reale immagine sindonica, considerando una superficie totale approssimativa pari a 1,92 m2, ossia 19.200 cm2, e moltiplicando, otterremmo un’energia pari a 76.800 x 109 J, vale a dire:

– Et = 76,8 TJ al secondo (o comunque per la durata del colpo)

Ricordiamo che abbiamo trasformato la potenza in W, l’energia in J, o meglio, la fluenza in energia totale.

Ora, se ammettiamo la scomparsa (smaterializzazione) di un corpo avente massa di 80 kg in quiete e che questa scomparsa sia la trasformazione nell’energia corrispondente in base alla formula di Einstein, E=mc2, otteniamo un’energia pari a:

– E0 = 7.200.000 TJ

Compatibile con la Et appena determinata solo e soltanto se moltiplichiamo Et per 93.750 secondi (26 ore).

Il fenomeno fisico riprodotto dai ricercatori è dunque incompatibile con l’esistenza della reliquia, in quanto a queste energie e per questa durata temporale, il tessuto si distrugge. Il fenomeno non è pertanto adatto a descrivere, ipotizzare o teorizzare la formazione dell’immagine sindonica… la nuova teoria è semplice; essa si basa sull’ipotesi che la formazione dell’immagine sindonica sia stato un risultato legato a un processo complesso e plurifenomenologico”. L’autore ipotizza, mi sembra di capire, una guarigione di natura diversa da quella di Lazzaro: “non è istantanea, ma si esplica nell’arco di 36/40 ore… la fibrinolisi è un processo che riguarda in modo assoluto un organismo vivente” per questo sul Telo: “appaiono perfetti decalchi dai contorni regolari…”. La trattazione, analizza altri elementi di studio riguardanti tematiche speculative: “L’afflosciamento del lenzuolo sindonico è escluso… Infine non si può addurre a ulteriore conferma della ipotesi radiativa impulsata la sperimentazione sulla bilirubina, poiché le lunghezze d’onda della radiazione ultravioletta non sono uguali, né paragonabili”. A questo punto egli si spinge ad interrogarsi in ambito teologico: “La resurrezione con Corpo Glorioso, perché dovrebbe aver bisogno di una pietra sepolcrale rotolata? … Al mattino della resurrezione Gesù esce dal sepolcro in carne e ossa”.

Nella parte conclusiva della sua disamina scientifica, si approfondisce il parallelismo intuitivo con l’arte:

“Un aspetto particolarmente interessante della teoria è riscontrabile anche nell’arte pittorica. Dal casuale incontro con la Prof.ssa Veronica Piraccini, con la sua arte e con la sua innovativa tecnica, ho potuto notare, da alcuni suoi dipinti, che esiste uno straordinario rapporto tra le nuove ipotesi e le intuizioni inconsce di un artista geniale. Guardando le due opere sulla Sindone più importanti dell’artista, mi colpì subito l’energia che si irradiava, grazie al colore e alla luce UV, da quei segni impressi nella tela. Ma era un’energia di due tipi: luce azzurra e luce rossa, concentrate unicamente nelle ferite e nel sangue, e da queste due energie, si percepiva chiaramente l’origine celata di un’unica grande energia comune che genera dal singolo segno una corporeità. Una corporeità non continua, ma quantizzata e data dai segni (fig. 2). Un secondo dipinto invece, riporta una corporeità e un’energia differente in superfice, ma del tutto identica in profondità. L’artista immagina e intuisce di dare una corporeità infittendo fino allo spasimo le pennellate di colore luminoso. Il quantizzato diviene continuo alla percezione. L’analogia con la teoria della guarigione è immediata: l’energia si è maggiormente irradiata e concentrata in corrispondenza delle innumerevoli ferite, dando l’effetto di delineare una corporeità (fig. 3). Il corpo doveva guarire in fretta, il corpo doveva risorgere all’alba del terzo giorno”.

Pensate, questa idea di luce azzurra e fredda, collimerebbe sia con il mistero del “Fuoco Sacro”, che avviene nelle mani del Patriarca greco-ortodosso il Sabato Santo al Santo Sepolcro in Gerusalemme (per auto combustione si accendono le candele che, per i primi 33 minuti, non bruciano i corpi e le cose), come anche similmente abbiamo quello che è emerso da una scoperta scientifica, che ha rilevato il “Lampo di Luce” verificatosi durante il concepimento.

Un team di ricercatori della Northwestern University di Chicago nel 2016, ha catturato immagini sensazionali, relative a veri e propri “fuochi d’artificio” che si verificano quando uno spermatozoo entra nella cellula uovo, vale a dire nel momento preciso in cui inizia una nuova vita umana. Una curiosa luce quindi è generata, dalle cellule che costruiscono il corpo nel buio profondo e viscerale dell’organismo femminile, nasce una luce innocua ma vitale per la donna: la scintilla di vita.

E dunque, riflettendo, se fosse vero che il Cristo, quando è risorto si sia smaterializzato in luce trapassando la stoffa della Sindone verso l’esterno, così da apparire “afflosciata” (parola mai emersa dai Vangeli, ma indicata da alcuni teologi e studiosi), perché il Cristo avrebbe dovuto aprire il sepolcro, se poteva tranquillamente passarci attraverso? Anzi potremmo anche dire che la pietra spostata sarebbe stato un chiaro indizio di trafugamento del corpo, cosa che infatti avvilì molto i discepoli accusati di questo.

 “O luce eterna, che sola in te sidi,\ Sola t’intendi, e da te intelletta\ Ed intendente te ami ed arridi!” (Dante, Paradiso XXXIII) e noi, poveri e miseri umani, che ci ostiniamo a voler trovare Dio con la scienza a tutti i costi, cercando di spiegare l’inspiegabile… potremo, certo, noi tutti non testimoni dell’evento, domandarci, se l’ipotesi qui descritta possa tentare d’ indicare una nuova direzione verso le tante verità che la Sindone ci segnala? e questa intuizione scientifica, può essere destinata a far discutere, o a destare illuminazione fra gli appassionati e studiosi della Sindone di Torino?

Per come io d’artista vedo, l’impronta di Cristo è d’energia, luce, corpo, sangue e d’infinito amore eterno.

Roma 4-5-2021

By Prof. Veronica Piraccini

Bolognaise de naissance, elle est diplômée de l'école des beaux-arts et de l'Académie des beaux-arts de Rome ; artiste, interprète et maître de peinture, elle est titulaire de la chaire de peinture de l'Académie des beaux-arts de Rome. Elle a commencé son expérience dans l'atelier du restaurateur Pico Cellini en collaborant à la restauration d'œuvres d'excellents artistes comme le Caravage, Dosso Dossi, Titien, Polidoro da Caravaggio, l'ancienne Madone de Santa Francesca Romana au Colisée, ainsi que des œuvres d'art contemporain de De Pisis, Degas, Antoni Tàpies, pour n'en citer que quelques-uns.
À l'âge de 23 ans, elle assume la chaire de peinture à l'Académie des Beaux-Arts de Milan, appelée Brera, puis Palerme, et à ce jour à Rome, d'abord comme chef de l'école de peinture et ensuite comme coordinateur du département des arts visuels, elle est également professeur de peinture, de techniques et technologies de la peinture et de phénoménologie du sacré.
Ses œuvres sont présentes dans d'importantes collections d'art de musées nationaux et internationaux et elle a reçu de nombreux prix. Elle a participé à des expositions nationales et internationales.
Elle a fondé la revue "Tutto da capo" avec F. Leonetti, E. Fiorani, A. Pomodoro et Dadamaino, et est active dans un courant de l'art contemporain à la fois historique et actuel où elle argumente un nouvel imaginaire défini "Antirepresentation" et a théorisé la Peinture Nouvelle Méthode de Recherche.
Elle écrit sur divers magazines : Aboutartonline, Vacanzattiva Journal, Storie in rete, Fenix. Elle collabore avec l'ENEA (Agence nationale pour les nouvelles technologies, l'énergie et le développement économique durable) pour l'étude des pigments liés à l'œuvre d'art, et réalise des projets expérimentaux de couleur avec l'Université de Sapienza dans les départements de physique et de chimie.