Categories
Recensioni dei Libri

“La moneta e il bene comune” – Andrei Krylienko

Nella prefazione al libro di Andrei Krylienko La moneta e il bene comune*, scriveva Giacinto Auriti:

  • Quando si considera con attenzione il fenomeno monetario ci si accorge che la scelta di fondo, prima che scientifica, è religiosa.
  • È con viva soddisfazione, quindi, che adempio il compito di presentare la versione italiana dei saggi di Andrei Krylienko, perché egli è un Combattente schierato dalla parte moralmente giusta.
  • Il credito è la moneta del mondo moderno. Questa incisiva affermazione fatta dall’Autore nella nota introduttiva, alla luce di questa premessa, illumina e condiziona tutti i successivi passaggi.
  • Non a caso credito e debito sono anche i termini usati […] nella fondamentale formula divina: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” […]. **

Come è evidente, egli dichiarava apertamente la sua posizione spirituale dalla quale, in modo del tutto naturale, nascevano la sua sete di giustizia e la sua teoria della moneta.

È doveroso sottolineare l’importanza delle basi religiose e morali nella visione di questo giurista prestato alla scienza monetaria. Proprio quelle basi lo contrapponevano sia alla falsa élite che tenta di guidare il mondo, sia ai gregari di quella, ignari del “grande gioco” in atto, ma ad esso spiritualmente proni. Auriti, in risposta soprattutto a questi ultimi, “utili idioti” che lo accusavano di utopismo, diceva che di utopie ce ne sono di due forme:

  • una che è tale perché contraria alla natura umana, e allora bisogna smascherarla e combatterla;
  • una seconda che è tale soltanto perché ancora pochi la sostengono: queste sono le utopie che possono cambiare la storia.

Il professor Giacinto Auriti aveva scritto volentieri la prefazione alla raccolta di piccoli studi pubblicata sotto il titolo La moneta e il bene comune. Le sue teorie erano in buona sintonia con quelle di Andrei Krylienko, specialmente in fatto di moneta.

Se Auriti si era occupato principalmente della natura e delle modalità di creazione della moneta “pubblica”, Krylienko aveva soprattutto focalizzato la sua attenzione sull’enorme potere che la casta bancaria consegue mediante la creazione, sostanzialmente senza costo e dichiaratamente a scopo di lucro, di moneta “privata”. Una moneta privata che di fatto è titolo di credito della banca e titolo di debito del prenditore; una moneta-debito che diviene il principale mezzo di scambio della comunità, con gravissime conseguenze:

  • Questa sostituzione del debito alle tradizionali forme di moneta […] ha in effetti trasferito la prerogativa dell’emissione […] dal potere esecutivo al settore finanziario. La prerogativa dell’emissione, ciò nonostante, è un attributo essenziale dell’Esecutivo e se questo, simile a un Sansone senza i suoi capelli, ne è privo, sarà impotente di fronte a chiunque emetta la moneta della comunità al suo posto (p. 43).

“La moneta e il bene comune” mirava dunque al cuore del problema:

  • l trasferimento della sovranità dalla funzione politica alla funzione bancaria, da quando quest’ultima aveva intercettato a proprio vantaggio il controllo della moneta, facendo saltare la storica relazione tra la sovranità politica e quella monetaria.

Non a caso Krylienko evidenzia – accanto all’esautorazione dell’Esecutivo – un altro frutto marcio dell’egemonia finanziaria:

  • il peso enorme del debito nella vita dei popoli moderni. La grande usura si è imposta ormai dappertutto e nessun uomo sarà mai libero se prima non riuscirà a sfilarsi da questo cappio che strangola individui e popoli.

Krylienko non muove alcuna obiezione al prestito di danaro per finanziare commercio ed industria, ma afferma perentoriamente che la creazione privata – dal nulla – dei mezzi di scambio (che sono prestati denominandoli in termini di monete nazionali) produce, oltre il debito, anche altri gravi svantaggi sia tecnici che sociali. Uno dei requisiti principali di una moneta sana è, infatti, la stabilità del suo valore, ma

  • il denaro creato dalle banche e messo in circolazione per pagare salari e altri costi di produzione, aumenta l’offerta di moneta alla comunità mesi o anni prima che i beni prodotti con esso siano fabbricati e collocati sul mercato (p. 24),

mentre invece

  • ogni volta che un prestito bancario è rimborsato il potere d’acquisto che esso rappresenta cessa di esistere (p. 44).

In altre parole, la circolazione monetaria non è in armonia con i cicli della produzione e della commercializzazione dei beni, poiché si crea «uno squilibrio permanente tra il potere d’acquisto della comunità e il volume del suo prodotto» (p. 46).

Come Giacinto Auriti, anche Andrei Krylienko va oltre la descrizione dei mali del sistema e propone quindi delle misure per una vera e coraggiosa riforma, prima fra tutte quella di separare il sistema monetario (che ha la funzione di creare ed emettere la moneta della comunità) dall’attività bancaria (che ha la funzione di raccogliere e prestare moneta); ciò comporta la restituzione del sistema monetario al potere esecutivo, e limita le banche alle operazioni di credito, da effettuarsi non con moneta da loro stesse creata, ma mediante denaro che possiedono effettivamente o gestiscono per conto dei loro clienti. Molto interessante è anche la sua proposta per la riduzione graduale del debito pubblico.

Risolvere il problema del sistema monetario è il principale e vero problema del nostro tempo. Un problema – osservava Auriti nella prefazione – di dimensioni colossali, dal momento che

  • Chi paga il pifferaio sceglie la musica, ricorda acutamente l’Autore. Ecco perché, non solo nessuna legge o tribunale o gruppo politico persegue la grande usura, ma questa è, addirittura, tutelata e ossequiata, malgrado la clamorosa iniquità del suo operato (p. 9).

La denuncia coraggiosa fatta da Andrei Krylienko, concludeva Auriti,

  • merita quindi la massima considerazione in quanto tocca aspetti essenziali per la stessa sopravvivenza della Civiltà Cristiana ed evidenzia la necessità di risolvere il maggior problema della nostra generazione: la riforma del sistema monetario. Dico maggior problema perché a monte di tutti gli altri. Carthago delenda est.

Posizioni, queste di Giacinto Auriti e Andrei Krylienko, che hanno una grande attualità. Occorre però una classe dirigente coraggiosa che sappia assumerne il peso. Ed è questa la cosa più difficile da trovare.

Dall’esito di questa “cerca” dipenderà, in gran parte, il nostro futuro.

* Andrei Krylienko: La moneta e il bene comune, Chieti, Marino Solfanelli Editore, 1988, 78 pp.

** Giacinto Auriti, “Prefazione”, in Andrei Krylienko, La moneta …, op. cit., p. 7.

Categories
Critiques de livres

« La monnaie et le bien commun » – Andrei Krylienko

Dans la préface du livre d’Andrei Krylienko, La monnaie et le bien commun*, Giacinto Auriti écrit :

  • Lorsqu’on examine attentivement le phénomène monétaire, on se rend compte que le choix fondamental est plutôt religieux que scientifique.
  • C’est donc avec une grande satisfaction que je pésente entre autres la version italienne des essais d’Andrei Krylienko, car il est un combattant engagé du côté juste moralement.
  • Le crédit est la monnaie du monde moderne. Cette déclaration incisive faite par l’auteur
  • dans la note introductive, à la lumière de cette prémisse, éclaire et conditionne tous les passages suivants.
  • Ce n’est pas un hasard si le crédit et la dette sont aussi les termes utilisés dans la formule divine fondamentale : « Pardonne-nous nos dettes comme nous pardonnons à nos débiteurs » (…). **

Comme il va sans dire, il déclarait sans ambages sa position spirituelle d’où, de manière tout à fait naturelle, est née sa soif de justice et sa théorie de la monnaie.

Il faut souligner l’importance des fondements religieux et moraux dans la vision de ce juriste prêté à la science monétaire. Ces bases mêmes le mettaient en contraste à la fois avec la fausse élite qui tente de diriger le monde et avec les grégaires de celui-ci, inconscients du « grand jeu » en cours, mais spirituellement enclins à le faire. Auriti, en réponse surtout à ces derniers, « idiots utiles » qui l’accusaient d’utopisme, disait qu’il y a deux formes d’utopisme :

  • l’une parce qu’elle est contraire à la nature humaine, et donc qu’il faut démasquer et combattre ; et
  • l’autre parce que peu le soutiennent, ce sont les utopies qui peuvent modifier l’histoire.

Le professeur Giacinto Auriti avait rédigé avec empressement la préface de la collection de petites études publiées sous le titre La monnaie et le bien commun. Ses théories étaient en accord avec celles d’Andrei Krylienko, surtout en ce qui concerne la monnaie.

Alors qu’Auriti s’intéressait principalement à la nature et aux méthodes de création de la monnaie « publique », Krylienko avait surtout concentré son attention sur l’énorme pouvoir que la caste bancaire obtient par la création, essentiellement gratuite et ouvertement lucrative de monnaie « privée ». Une monnaie privée qui est en fait un titre de crédit de la banque et un titre de dette de l’emprunteur, une monnaie de dette qui devient le principal moyen d’échange de la communauté, avec des conséquences très graves :

  • Cette substitution de la dette aux formes traditionnelles de monnaie (…) a en fait transféré la prérogative d’émission (…) du pouvoir exécutif au secteur financier. La prérogative de l’émission, néanmoins, est un attribut essentiel de l’Exécutif et si celui-ci, à l’instar d’un Samson sans cheveux, en est dépourvu, il sera impuissant devant celui qui émet la monnaie de la Comunauté à sa place (p.43).

« La monnaie et le bien commun » visait donc le cœur du problème :

  • le transfert de souveraineté de la fonction politique à la fonction bancaire, cette dernière ayant intercepté pour son propre compte le contrôle de la monnaie, faisant sauter la relation historique entre la souveraineté politique et la souveraineté monétaire.

Ce n’est pas un hasard si Krylienko souligne – outre la destitution du pouvoir exécutif – un autre fruit corrompu de l’hégémonie financière :

  • l’énorme fardeau de la dette dans la vie des peuples modernes. Une grande usure s’est maintenant imposée partout et aucun homme ne sera jamais libre s’il ne parvient pas d’abord à se sortir de cette corde qui étrangle les individus et les peuples.

Krylienko ne soulève aucune objection au prêt d’argent pour financer le commerce et l’industrie, mais il affirme catégoriquement que la création privée – à partir de rien – des moyens de change (qui sont des prêts appelés monnaie nationale) entraîne, outre la dette, de graves désavantages techniques et sociaux. L’une des principales exigences d’une monnaie saine est, en fait, la stabilité de sa valeur, mais

  • l’argent créé par les banques et mis en circulation pour payer les salaires et autres coûts de production augmente l’offre de monnaie à la communauté des mois ou des années avant que les biens produits avec cet argent soient fabriqués et mis sur le marché (p. 24),

alors que

  • chaque fois qu’un emprunt bancaire est remboursé, le pouvoir d’achat qu’il représente cesse d’exister (p. 44).

En d’autres termes, la circulation monétaire n’est pas en harmonie avec les cycles de production et de commercialisation des biens, car elle crée ” un déséquilibre permanent entre le pouvoir d’achat de la collectivité et le volume de son produit ” (p. 46).

Comme Giacinto Auriti, Andrei Krylienko va au-delà de la description des maux du système et propose donc des mesures pour une réforme réelle et courageuse, tout d’abord celle de séparer le système monétaire (qui a pour fonction de créer et d’émettre la monnaie communautaire) de l’activité bancaire (qui a pour fonction de collecter et prêter l’argent) ; cela implique le retour du système monétaire au pouvoir exécutif, et limite les banques aux operations de crédit à réaliser non pas avec de l’argent créé par eux-mêmes, mais avec de l’argent qu’ils possèdent ou gèrent réellement pour le compte de leurs clients. Sa proposition de réduction progressive de la dette publique est également très intéressante.

Résoudre le problème du système monétaire est le problème principal et réel de notre époque. Un problème – a observé Auriti dans la préface – de dimensions colossales, puisque :

  • Celui qui paie le joueur de cornemuse choisit la musique, rappelle justement l’auteur. Voilà pourquoi, non seulement aucune loi, aucun tribunal ou groupe politique ne poursuit la grande usure, mais celle-ci est même protégée et respectée, malgré l’iniquité criarde de son œuvre (p. 9).

La dénonciation courageuse faite par Andrei Krylienko, a conclu Auriti,

  • mérite donc la plus grande attention car elle touche à des aspects essentiels à la survie même de la civilisation chrétienne et souligne la nécessité de résoudre le plus grand problème de notre génération : la réforme du système monétaire. J’en parle comme le plus gros problème parce qu’en amont de tous les autres. Carthago delenda est, (“Carthage doit être détruite”) est une célèbre phrase latine prononcée par Marco Porcio Catone, qui est entré dans l’histoire comme “Cato the Censor”.

Ces positions de Giacinto Auriti et Andrei Krylienko sont des plus actuelles. Mais nous avons besoin d’une classe dirigeante courageuse qui puisse assumer le fardeau. Et c’est la chose la plus difficile à trouver.

Le résultat de cette « recherche » déterminera en grande partie notre avenir.

Andrei Krylienko: La moneta e il bene comune, Chieti, Marino Solfanelli Editore, 1988, 78 pp.

Giacinto Auriti, “Préface”, dans Andrei Krylienko, La moneta …, op. cit. p. 7.

Categories
Recensioni dei Libri

La moneta: da dove viene e dove va – John Kenneth Galbraith

John Kenneth Galbraith BookEconomista statunitense John Kenneth  Galbraith (1908-2006), studioso di fama mondiale, docente presso le Università  di Princeton,Cambridge ed Harvard.  L’ opera oggetto della nostra attenzione è pubblicata nella collana BUR Saggi nell’aprile del 2013, con il titolo  “La moneta: da dove viene e dove va”;  la sua prima edizione statunitense risale al 1975, riedita nel  1995.

Il lavoro di Galbraith si mostra assai attuale per le  tematiche trattate, poiché si pone lo  scopo di aiutare  a  comprendere in che modo  le dinamiche  della moneta hanno caratterizzato  la storia  economica degli Stati Uniti d’America e dunque il  ruolo  svolto nelle Economie moderne dalle politiche monetarie.  E’ un tema quanto mai attuale e non solo con riferimento alla situazione europea e dei Paesi ad  Economia più avanzata bensì  dell’intero contesto planetario, oggi caratterizzato da un processo di globalizzazione molto discusso per i suoi effetti non sempre positivi sullo standard  di vita  delle popolazioni .

L’Autore ci racconta la nascita della moderna moneta, inizialmente battuta in metallo prezioso e con varie forgiature per lo più connesse alla disponibilità dell’oro,argento ed anche rame; singolare risulterà al lettore un’esperienza tutta americana dei secoli XVII-XVIII-XIX, che ci dice dell’uso del tabacco e del bourbon(bevanda alcolica) in qualità di moneta  in alcuni Stati con forte prevalenza dell’Economia agricola.

L’aspetto da porre in risalto è quello  di un genero monetario dotato di “valore intrinseco”, poiché rappresentato da un bene economico con specifiche utilità, alle quali si aggiunge quella indifferenziata di  essere  universalmente fungibile negli scambi.  Dalla lettura del testo  risulta con chiarezza  che la circolazione monetaria è connessa, da una  parte, alla formazione dei deficit di cassa ( entrate < uscite) delle pubbliche amministrazioni statali, dall’altra, allo sviluppo degli affari economici nella collettività e quindi  alla crescita dell’Economia.  La moneta assume anche un ruolo di rilievo nel finanziamento delle spese di guerra,  diventando un  fattore critico di successo in presenza di una sua sufficiente disponibilità.  Di poi, con lo sviluppo economico, assume sempre maggior rilievo ed influenza la circolazione della moneta bancaria, chiamata dall’Autore “banconota” per distinguerla dai biglietti legali e da quella metallica. Entra quindi in gioco il genere monetario cartaceo, ma convertibile in metallo prezioso in un determinato rapporto.

Nel corso della trattazione  Galbraith pone in luce i  vantaggi e gli svantaggi della circolazione di una moneta convertibile e quindi quantitativamente connessa alla disponibilità di oro ed argento, con effetti a volte depressivi sull’andamento  degli affari economici e sui prezzi  e, viceversa, inflattivi  e di sostegno alla crescita del reddito; singolari appaiono  i numerosi esempi storici,  anche recenti, della sospensione della “convertibilità” in ragione di una sensibile espansione della quantità di biglietti e banconote circolanti, generalmente in connessione a situazioni  di  guerra ed alle ingenti spese del conflitto.

In un’inedita interpretazione della realtà economico-monetaria dei moderni sistemi  produttivi, Galbraith  riferisce l’origine  dell’inflazione, in alcune situazioni di contesto,  al potere di mercato dei produttori, che li pone nella condizione di incrementare i prezzi a scopo di espansione dei profitti, anche  in presenza di una domanda che flette per un generale rallentamento dell’Economia.  A tal fine, riporta l’esperienza statunitense del secondo conflitto mondiale e della  guerra di Corea, nelle cui circostanze il Governo attuò  una politica di prezzi controllati che produsse il risultato di un arresto dell’inflazione contestuale alla crescita del reddito, trainata dalle spese belliche e dall’industria degli armamenti.

L’Autore trae spunto da queste esperienze per sottolineare l’inefficacia delle politiche monetarie nel contenimento delle variazioni  in  aumento  dei prezzi, in alcuni contesi produttivi e di mercato.  Altro aspetto interessante della trattazione sviluppata  in tale opera,  dal gusto prevalentemente storico, è quello del ruolo della banche nelle moderne Economie e della lunga storia americana caratterizzata  da estesi fallimenti bancari, con gravi danni per il pubblico per la perdita dei risparmi  e conseguenti  effetti depressivi sui consumi ed investimenti;  è curioso ma anche istruttivo comprendere l’atteggiamento umano nei riguardi delle vicende storiche: sembra  in effetti che l’uomo abbia la memoria “corta”, poiché a distanza di meno che di qualche decennio si rideterminano crisi finanziarie della medesima  intensità e per le stesse  cause;  vale a  dire, un’irresponsabile conduzione degli affari da parte delle banche, con assunzione di rischi oltre il dovuto e conseguente evidenza di consistenti perdite in bilancio nelle fasi di rallentamento della crescita economica.

A  dire il vero la storia è simile alla situazione odierna, ma con la differenza che i fallimenti vengono nella norma evitati per il massiccio intervento delle Banche Centrali e dei Governi, che nei fatti si accollano le perdite degli istituti  bancari;  in tal modo i banchieri, responsabili di  imprudenti politiche nella  conduzione  degli affari e di atteggiamenti gestionali tipici del “moral  hazard”,  non assumono gli oneri dei propri errori e le conseguenze  di  gravi  omissioni comportamentali, manifestando il noto e detestabile fenomeno della “privatizzazione” dei profitti  a fronte di una ”socializzazione” delle  perdite.

Categories
Critiques de livres

L’Argent – John Kenneth Galbraith

John Kenneth Galbraith BookL’économiste américain John Kenneth Galbraith (1908-2006), un universitaire de renommée mondiale, professeur à l’Université de Princeton, Cambridge et Harvard  été publié dans la série BUR Saggi Milan, en avril 2013, sous le titre « L’Argent ». Sa première édition américaine remonte à 1975 puis elle a été rééditée en 1995. Les sujets abordés y sont particulièrement actuels, ce livre ayant pour objectif d’aider à comprendre comment la dynamique de l’argent a caractérisé l’histoire économique des États-Unis d’Amérique et par conséquent le rôle joué par les politiques monétaires des économies modernes.

Ce sujet particulièrement actuel ne l’est pas seulement en référence à la situation européenne et aux économies les plus avancées, mais concerne également tout le contexte planétaire qui est caractérisé aujourd’hui par un processus de mondialisation très discuté, ses effets n’étant pas toujours positifs sur le niveau de vie des populations.

L’auteur nous parle de la naissance de la pièce de monnaie moderne, initialement battue en métal précieux et avec divers alliages, principalement liés à la disponibilité de l’or, de l’argent et même du cuivre. Il y présente de même une singulière expérience américaine des XVIIe et XVIIIe siècles, durant lesquels le tabac et le bourbon (boisson alcoolisée) ont été utilisés comme monnaie dans certains États avec une économie à forte prédominance agricole.

L’aspect à souligner est celui d’un type monétaire doté d’une « valeur intrinsèque », puisque représenté par un bien économique avec une utilité spécifique, auquel est ajouté la caractéristique d’être universellement fongible. Il ressort clairement de la lecture de ce texte que la circulation monétaire est liée, d’une part, à la formation du déficit de trésorerie (recettes < dépenses) des administrations publiques, et d’autre part, au développement des affaires économiques dans la communauté et par conséquent à la croissance de l’économie. La monnaie joue également un rôle important dans le financement des dépenses de guerre, devenant un facteur critique de succès en présence de disponibilité suffisante. Avec le développement économique, elle a ensuite pris plus d’importance et influe sur la circulation de la monnaie bancaire, appelée par l’auteur « billet de banque » pour la distinguer des billets légaux et de la monnaie métallique. Le type de papier-monnaie, convertible en métal précieux à un taux donné, est apparu ensuite.

Au cours cet exposé, Galbraith met en évidence les avantages et les inconvénients de la circulation d’une monnaie convertible et donc quantitativement liée à la disponibilité de l’or et de l’argent, avec parfois des effets négatifs sur les performances économiques et inversement, inflationnistes et favorables à la croissance des revenus. Il existe à ce sujet de nombreux exemples historiques, même récents, de la suspension de la « convertibilité » due à une augmentation significative de la quantité de billets et de billets de banque en circulation, généralement en rapport avec les situations de guerre et les énormes dépenses dues au conflit.

Dans une interprétation sans précédent de la réalité économique et monétaire des systèmes de production modernes, Galbraith rapporte l’origine de l’inflation dans certaines situations contextuelles au pouvoir commercial des producteurs, leur permettant ainsi d’augmenter les prix à des fins d’accroissement des profits, et ce même en présence d’une demande dont la tendance est un ralentissement général de l’économie. À cette fin, il rapporte l’expérience américaine de la Seconde Guerre mondiale et de la guerre de Corée, pendant lesquelles le gouvernement avait mis en œuvre une politique de prix contrôlés entraînant l’arrêt de l’inflation contextuelle à la croissance des revenus causée par les dépenses de guerre et l’industrie de l’armement. L’auteur s’inspire de ces expériences pour souligner l’inefficacité des politiques monétaires dans la lutte contre la hausse des prix dans certains contextes de production et de marché.

Un autre aspect intéressant développé dans ce travail et au ton particulièrement historique est celle du rôle des banques dans les économies modernes et la longue histoire américaine caractérisée par de grandes faillites bancaires, avec des dommages graves au public en raison de la perte de l’épargne et avec pour conséquence des effets négatifs sur la consommation et les investissements. Il est curieux, mais aussi instructif de comprendre l’attitude humaine envers les événements historiques. L’humanité semble en fait avoir la mémoire « courte », car à une distance inférieure à quelques décennies se re-détermine une crise financière de même intensité et avec des causes identiques, à savoir, une conduite irresponsable des banques dans la gestion de leurs activités avec une prise de risque au-delà des échéances et par conséquent avec des pertes budgétaires substantielles dans les phases de ralentissement de la croissance économique.

En fait, cette situation est similaire à celle actuelle, mais avec la différence que les faillites sont en général évitées grâce à l’intervention massive des banques centrales et des gouvernements, qui en fait, assument la responsabilité des pertes des institutions bancaires.

Ainsi, les banquiers, responsables de politiques imprudentes dans la conduite des affaires et d’attitudes managériales typiques de « hasard moral », n’assument pas le poids de leurs erreurs et les conséquences d’omissions comportementales graves, manifestant le phénomène connu et détestable de « privatisation » des profits face à une « socialisation » des pertes.

Categories
Recensioni dei Libri

Un mondo senza povertà – Muhammand Yunus

Muhammand Yunus BookPremio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, dal  titolo originale  “Vers un monde sans  pauvreté”, edito da Jean-Claude Lattès nel 1977; nella edizione italiana “Il banchiere dei poveri”, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, XV° ediz. ottobre 2013.

Il Prof. Yunus ha insegnato nell’Università  di Boulder, Colorado, ed alla Vanderbit  University di Nashville. Il libro racconta l’esperienza pluriennale della concessione di micro-prestiti  ai poveri diseredati dei Paesi in via  di sviluppo, iniziando dal  Bangladesch,  per mezzo di un’istituzione bancaria appositamente costituita ed oggi apprezzata in un gran numero di Paesi,  conosciuta con il nome di  Grameen  Bank.

Il lettore conosce bene l’esperienza europea e degli altri Paesi ad Economia avanzata che va sotto il termine  di  “credito al consumo” o “personale”;  tali forme di prestiti sono in genere suffragate  da garanzie di ogni tipo, personali e patrimoniali, fino al pignoramento di una quota del salario;  sono inoltre accompagnate  da una contrattualistica complessa e per il medio cittadino, il più delle volte incomprensibile nel  proprio reale contenuto;  in genere, il fine è quello del lucro di una serie di altri ricavi diversi dagli interessi per il Prestatore, che diventano costi esosi e non trasparenti per il Mutuatario.

Nella norma la percentuale delle insolvenze( i mancati rimborsi) è consistente, nell’ordine del 20% ed in genere  oscillante poichè connessa all’andamento dell’Economia nel suo complesso; ne risente il livello dei tassi di interesse pagati dai clienti, che subiscono un incremento in relazione al rischio di mancato rimborso.

Con tali modalità operative, per i poveri ed in  genere i  meno abbienti,  non si presentano  circostanze concrete  per poter usufruire di un prestito  personale, in molti casi del tutto necessario per il  superamento di gravi difficoltà nell’economia  della famiglia richiedente: il problema  è che i moderni sistemi creditizi fondano il rapporto con il pubblico sull’elemento “diffidenza” e sull’egoismo contrattuale, caratterizzato da clausole  economiche vessatorie.

La novità assoluta dei prestiti personali  erogati dalla Grameen Bank  è che gli stessi sono rivolti ai più poveri della società, facendo forza  sull’elemento “fiducia”, in totale assenza di contrattualistica  e di altre formalità.   La banca eroga i prestiti sulla  base di un rapporto “personale” con il cliente che si impegna  al rispetto di una serie di atteggiamenti  etico-morali  nell’intrattenimento del rapporto ;  è  esclusa  qualsiasi azione legale per il recupero delle somme non rimborsate, che nell’esperienza consolidata degli anni non superano  la soglia del  1-2% dell’erogato !!!

Il “segreto” del successo va ricercato nella  caratteristica di tipo “psicologico” del rapporto prestatore-mutuatario, che pone l’accento sulla onestà e reciproca correttezza e sulla dignità della persona, assumendo una funzione  educativo-sociale  in aree culturalmente arretrate e prive di ogni forma di scolarizzazione sufficiente per una comprensione dei meccanismi  di funzionamento della società e dello Stato.

L’altra novità di rilievo è  che, nella norma, i mutuatari sono di sesso femminile nel tentativo di riassegnare alla donna  quella originaria dignità perduta e quotidianamente offesa.   L’esperienza  della  Grameen Bank, fondata dal Prof. Muhammad Yunus,  ribalta i  termini del moderno problema economico-finanziario, fondato sull’egoismo e sulla prevalenza dei forti sui deboli a fini di sfruttamento;  dimostrando che un’Economia  etica e morale è possibile, contribuendo  al superamento dei gravi squilibri nella distribuzione della ricchezza a livello planetario con evidenza di costi pressoché nulli, poiché il circuito del capitale non si mostra alterato e corrotto dalla manifestazione di  accentuati oneri  ed alte sofferenze.

Il lettore potrà inoltre soddisfare la curiosità di conoscere l’origine dell’ispirazione  di  Yunus  e comprendere la realtà e le dinamiche economiche di società poverissime ed assolutamente distanti dal nostro vivere quotidiano, dalla nostra cultura  e dalle nostre esperienze e sensibilità.

Categories
Critiques de livres

Vers un monde sans pauvreté – Muhammad Yunus

Muhammand Yunus BookLauréat du prix Nobel de la paix Muhammad Yunus, avec le titre original « Vers un monde sans pauvreté », publié par Jean-Claude Lattès en 1977, et en édition italienne « Le banquier des pauvres », Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milan, XV° ed. Octobre 2013.

Le professeur Yunus a enseigné à l’Université de Boulder, au Colorado, et à l’Université Vanderbit de Nashville. Ce livre retrace l’expérience pluriannuelle de l’octroi de microcrédits aux populations démunies des pays en développement , commençant avec le Bangladesh, à travers une institution bancaire spécifiquement établie et aujourd’hui estimée dans un grand nombre de pays, connue sous le nom de la Grameen Bank.

Le lecteur est bien conscient, se basant sur l’expérience européenne et d’autres pays en économie avancée, de la signification du terme « crédit au consommateur » ou « personnel ». Ces types de prêts sont généralement soutenus de garanties de tous types, personnelles et immobilières, jusqu’à la saisie d’une partie du salaire. Ils sont également accompagnés de contrats complexes et pour le citoyen moyen, le plus souvent incompréhensibles. En général, l’objectif est le profit d’une série d’autres revenus autres que l’intérêt pour le prêteur, et qui deviennent des coûts excessifs et non transparents pour l’emprunteur. Dans la norme, le pourcentage d’insolvabilités (les non-remboursements) est constant, de l’ordre de 20 % et oscille généralement en fonction de la performance de l’économie dans son ensemble. Le niveau des taux d’intérêt payés par les clients en est affecté, ceux-ci étant alors augmentés en raison du risque de non-remboursement.

Avec ces modes de fonctionnement, les pauvres et généralement les plus démunis, n’ont pas concrètement la possibilité de pouvoir bénéficier d’un prêt personnel, souvent nécessaire pour surmonter les graves difficultés économiques de la famille requérante.

Le problème est que les systèmes de crédit modernes fondent la relation avec le public sur la « méfiance » et sur l’égoïsme contractuel, caractérisé par des clauses économiques abusives. La nouveauté absolue des prêts personnels accordés par la Grameen Bank est qu’ils s’adressent aux plus pauvres de la société, en renforçant l’élément de « confiance », sans aucun contrat et sans aucune autre formalité. La banque accorde des prêts sur la base d’une relation « personnelle » avec le client qui s’engage à respecter une série d’attitudes éthiques et morales dans la conduite de cette relation. Toute action en justice est exclue pour le recouvrement des sommes non remboursées, ce qui dans l’expérience consolidée des années ne dépasse pas le seuil de 1-2 % !!!

Le « secret » de la réussite de cette relation prêteur-emprunteur se trouve dans la caractéristique « psychologique », qui met l’accent sur l’honnêteté, l’équité mutuelle et la dignité humaine, en prenant une fonction socio-éducative dans les zones culturellement arriérées et privées de toute forme de scolarité suffisante pour comprendre les mécanismes de fonctionnement de la société et de l’État.

L’autre point novateur important est qu’en règle générale, les emprunteurs sont des femmes dans une tentative de leur redonner cette dignité originelle perdue et offensée quotidiennement. L’expérience de la Grameen Bank, fondée par le Prof. Muhammad Yunus, renverse les termes du problème économique et financier moderne, fondé sur l’égoïsme et sur la prédominance du fort sur le faible à des fins d’exploitation. Elle démontre qu’une économie éthique et morale est possible, qu’elle contribue à surmonter les sérieux déséquilibres dans la répartition des richesses au niveau planétaire avec des coûts presque nuls, puisque le circuit capital ne se montre pas altéré et corrompu par la manifestation de charges accentuées et de souffrances élevées.

Le lecteur pourra également satisfaire sa curiosité et connaître l’origine de l’inspiration de Yunus ainsi que comprendre la réalité et la dynamique économique des sociétés très pauvres, absolument éloignées de notre quotidien, de notre culture et de nos expériences et sensibilités.