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Politiche monetarie, efficienza del sistema bancario ed economia reale

Dalle osservazioni dei dati di mercato risulta un sostanziale disallineamento negli andamenti del TUR-BCE e delle principali categorie dei saggi attivi bancari sui tipici prestiti. Una ulteriore analisi qui condotta evidenzia una prevalenza delle variabili endogene alla gestione delle banche nella formazione dei prezzi. In particolare, per il periodo 2000-2015, si osserva un deterioramento del processo di formazione del reddito ed un sostanziale incremento della rischiosità complessiva delle produzioni condotte, non supportato da un rafforzamento sensibile delle dotazioni patrimoniali.
Dal che si generano rigidità strutturali crescenti che si oppongono ad un’agevole trasmissione all’economia reale degli impulsi di politica monetaria, inficiando le condizioni prospettiche di stabilità finanziario-patrimoniale.

PAROLE CHIAVE: TUR, TASSI BANCARI, RISCHIO, REDDITO, PATRIMONIO, CREDITO, STABILITA’, SVILUPPO

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Politiques monétaires, efficacité du système bancaire et économie réelle

Il existe selon les observations des données de marché, un décalage important entre les tendances TUR-ECB (taux de référence officiels pour la communauté européenne) et les catégories principales de taux débiteurs bancaires pour les prêts types. Une analyse plus approfondie effectuée ici montre la prévalence des variables endogènes dans la gestion des banques en ce qui concerne les taux. En particulier, on peut noter pour la période 2000-2015, une détérioration du processus de formation des revenus et une augmentation substantielle du risque global des productions engagées non soutenues par un renforcement significatif de la base de capital.
Une rigidité structurelle croissante est alors générée, s’opposant à une transmission sans heurt des impulsions de la politique monétaire à l’économie réelle, compromettant ainsi les conditions prospectives de la stabilité financière et du capital.

MOTS-CLÉS : TUR (TAUX D’INTÉRÊT OFFICIELS), TAUX D’INTÉRÊT BANCAIRE, RISQUE, REVENU, ACTIF, CRÉDIT, STABILITÉ, DÉVELOPPEMENT

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Politiche Monetarie ed Economia Reale. Il Caso Eurozona

L’economia dell’Eurozona soffre di un rallentamento della fase economica che si protrae da tempo. Le politiche economiche e monetarie, così come attualmente strutturate, sembrano non sortire gli effetti desiderati, per un incremento dei livelli produttivi verso traguardi di maggiore congruità per tutti i Paesi aderenti. Da parte dei Governi si insiste nel voler imputare l’origine della situazione alla rilevante consistenza del debito, e connesso deficit, di alcune nazioni, con i conseguenti squilibri in termini di flussi di “merce-capitale-lavoro” e dei livelli occupazionali e salariali. Ma parte della letteratura insiste nell’opinione che la sola politica monetaria, nei fatti, non si mostra capace di ricondurre ad equilibrio le sorti dello sviluppo economico. Nel presente lavoro abbiamo voluto offrire un contributo all’analisi teorica, indagando le dinamiche delle principali quantità monetarie ed economiche in rapporto al contenuto delle azioni della BCE a fini di controllo degli aggregati di credito e moneta e del rilancio dell’economia. Le principali conclusioni sottolineano la necessità di un affiancamento delle politiche monetarie con adeguate azioni economiche e fiscali (di bilancio), per la prevalenza in alcune circostanze di contesto dei fattori “reali”.

PAROLE CHIAVE:  TASSI E LIQUIDITA’, DOMANDA DI CAPITALI, CONSUMI ED INVESTIMENTI, SVILUPPO, INFLAZIONE, DEFLAZIONE

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Politiques monétaires et économie réelle : cas de la zone euro

L’économie de la zone euro connaît un ralentissement économique qui dure déjà depuis un certain temps. Les politiques économiques et monétaires, telles qu’elles sont actuellement structurées, semblent ne pas produire les effets souhaités : une augmentation des niveaux de production vers des objectifs plus harmonieux pour tous les pays participants. Les gouvernements insistent pour essayer d’attribuer l’origine de la situation à la consistance significative de la dette, avec les déséquilibres qui en résultent en termes de flux de «marchandises-capital-travail» et de niveaux d’emploi et de salaires. Mais une partie de la littérature insiste sur le fait que la politique monétaire seule ne semble pas être en mesure de réaliser l’équilibre du développement économique. L’objectif de cet article est de contribuer à l’analyse théorique, en étudiant la dynamique des principales quantités monétaires et économiques par rapport au contenu des actions de la BCE pour le contrôle des agrégats de crédit et de monnaie et le redressement de l’économie. Les principales conclusions soulignent la nécessité d’une coordination de la politique monétaire avec des mesures économiques et budgétaires appropriées (budget) pour faire prévaloir certaines circonstances contextuelles de facteurs « réels ».

MOTS CLÉS : IMPÔTS ET LIQUIDITÉS, DEMANDE DE CAPITAL, CONSOMMATION ET INVESTISSEMENT, DÉVELOPPEMENT, INFLATION, DÉFLATION

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Le sfide finanziarie che le aziende devono affrontare oggi

Nelle moderne  Economie il ciclo del valore e della produzione del  reddito si determina in virtù dell’uso della moneta quale regolatore degli scambi, di natura economica(beni e servizi) e finanziaria(attivi e titoli).    I processi produttivi si caratterizzano per una marcata divisione del lavoro e per l’ampia offerta di beni di natura immateriale; ne deriva l’insopprimibile necessità di distribuire  la ricchezza incrementale per mezzo del denaro, unità di conto e misura del valore nonché mezzo di circolazione dello stesso. E’ chiaro quindi  che i processi di consumo per potersi realizzare necessitano della formazione di adeguati stock monetari  in rapporto al livello dei prezzi; così per le produzioni presso le imprese, che manifestano l’esigenza di anticipare i costi di acquisizione dei fattori della produzione(merci-lavoro-impianti-attrezzature e macchinari)  nonché quelli di conduzione ed organizzazione dei processi.  Nasce in tal modo  in  capo alle aziende di produzione un fabbisogno di capitali  che impone il suo anticipato pareggio, mediante l’apporto di risorse monetarie  a titolo di proprietà e di debito(vincolo finanziario).   Dunque,  nessun progetto d’impresa può realizzarsi  senza la preventiva soddisfazione del vincolo finanziario.

Il problema è molto sentito nell’ambito delle micro-imprese ed in genere delle aziende di piccole dimensioni;   i fatti si dispongono in guisa ostativa in ragione della situazione generale di penuria dei capitali in capo ad una larga quota della popolazione dei Paesi, anche di quelli ad Economia avanzata, per l’insufficiente dimensionamento dei redditi da lavoro mediamente conseguiti.  Per cui, gli accumuli di risparmio  si manifestano presso una quota ristretta di individui  i quali si trovano in una condizione di duplice privilegio:  da una parte, in ragione dell’alto tenore di vita e della ricchezza posseduta, dall’altra, per il vantaggio di poter avviare iniziative imprenditoriali  in connessione alla disponibilità delle risorse  necessarie.

In tali situazioni  di contesto,  assai diffuse, la “differenza” può derivare dall’attività delle banche commerciali, caratterizzate per la loro  ampia presenza  territoriale e per la raccolta del  micro-risparmio  nella forma dei depositi.  Nel senso che l’intermediario bancario, in ragione della tipicità del proprio profilo operativo, si pone nella condizione di poter mobilizzare una quota delle risorse nazionali, diversamente indisponibile per il finanziamento dello sviluppo del Prodotto, per via della scarsa consistenza dei singoli depositi e per l’avversione al rischio manifestata dai possessori.  I soggetti dotati  di talenti personali  e di capacità creativo-imprenditoriali possono  così  essere sostenuti  nell’avvio di micro-attività ma non per questo non produttrici di reddito, per il vantaggio degli individui che impiegano in tali iniziative la propria forza lavoro, con diffusione del benessere economico.  Ed invero, normalmente  i soggetti non appartenenti alle classi economicamente agiate  sono sprovvisti dei capitali sufficienti, determinandosi una penalizzazione dell’Economia nel suo complesso poiché i talenti e le risorse presenti nella società non vengono utilizzate ed adeguatamente valorizzate, con svantaggio della Nazione.  E’ altresì chiaro che risulta mortificato il tanto osannato  principio della democrazia economica, base della libera economia di mercato.

Dunque, le banche di deposito(commerciali)  dovrebbero assumere l’onere di  saper adeguatamente “valutare” la bontà dei progetti aziendali,  presentati al vaglio da individui che si propongono come piccoli imprenditori, pronti ad investire le risorse finanziarie accumulate ma insufficienti  per la risoluzione del vincolo finanziario.  Si tratterebbe altresì di fornire un supporto alla stessa attività creativa del potenziale imprenditore, a volte sprovvisto della preparazione professionale necessaria per lo sviluppo di un budget correttamente impostato  e  dal quale risulti un piano economico-finanziario credibile  e  che dimostri la fattibilità del progetto.  In tali circostanze  il rischio economico-generale, consistente nella probabilità che i costi anticipati non  trovino pareggio nel valore dei ricavi per vendita dei prodotti con evidenza di utili, assume un connotato di razionale ponderazione incoraggiando l’impiego del capitale poiché le possibilità di successo dell’iniziativa si mostrano  consistenti.   D’altra parte, in Economia non si rende possibile la produzione del valore e quindi  la crescita e  lo sviluppo senza l’assunzione di rischio nelle imprese, gli unici organismi capaci di generare  nuovo valore incrementale.

Diventa quindi essenziale porre le premesse nel sistema dell’intermediazione finanziaria  per  sostenere l’avvio delle micro-iniziative commerciali, rendendo disponibili  le risorse necessarie per il superamento del vincolo finanziario ed il conseguente pareggio del fabbisogno di capitale; e ciò è presupposto irrinunciabile per l’effettiva concretizzazione di una vera democrazia economica e di una libera economia di mercato. Tali  auspicabili situazioni di contesto  rendono onore al principio delle pari opportunità  per ogni cittadino, sulla base del criterio meritocratico e della valorizzazione dei talenti personali.

Ma le moderne banche tradiscono tali orientamenti democratici nell’organizzazione dei propri processi operativi, sempre più orientati verso attività di finanza  a fini speculativi sui mercati mobiliari, o alla vendita di prodotti e strumenti finanziari presso gli sportelli, spesso non confezionati  in casa, allo scopo di lucrare consistenti ricavi da commissioni  piuttosto che di aver cura di soddisfare le reali esigenze dei clienti. In verità, con il tempo, le strutture manageriali  delle banche hanno elaborato convincimenti gestionali che trascurano di considerare la centralità della tradizionale funzione creditizia, fondata principalmente sull’erogazione di prestiti alle imprese minori ed alle famiglie; si ritiene a torto che tale attività sia portatrice di rischi crescenti ed oneri di gestione considerevoli, mentre appare vantaggioso il lucro di utili derivanti dalle differenze di prezzo sui  titoli negoziati sui mercati ufficiali.  In realtà tale operatività incrementa la rischiosità complessiva della gestione, poiché le oscillazioni  dei corsi si mostrano accentuate nel breve periodo ed apparentemente non motivate da atteggiamenti di razionalità economica, piuttosto invece esse sono il risultato di azioni di tipo speculativo della concorrenza e degli operatori in posizioni di dominio; per cui ai profitti dell’oggi seguono le perdite del domani,  ed a volte in misura maggiore.  A tali deprecabili orientamenti  gestionali si aggiunge  la consuetudine della valutazione dei meriti creditizi dei richiedenti i prestiti per mezzo di tecniche di “scoring”, basate sull’utilizzo di dati quantitativi spesso soggetti a sensibili asimmetrie  informative svantaggiose per la banca, trascurando di valutare i cosiddetti fattori immateriali  causa del valore e riferibili principalmente ai talenti ed alle capacità delle risorse umane impiegate nei processi. Ne risultano  giudizi spesso non in linea con la reale natura e qualità delle produzioni  condotte presso le imprese, con duplice danno:  da una parte, per il rifiuto di concedere il prestito ad iniziative meritevoli;  dall’altra, per l’incremento dei rischi  mediamente assunti dall’intermediario,  finanziando soggetti non caratterizzati da adeguata capacità creditizia.  Tale deprecabile situazione si aggrava in ragione della prassi  consolidata  della richiesta di garanzie collaterali di tipo patrimoniale, che si accompagna  nella norma  all’esito di una istruttoria di fido;   con il risultato che anche le iniziative giudicate meritevoli  non trovano il necessario sostegno finanziario perché sprovviste di beni  da concedere in garanzia, nel chiaro dispregio del principio di democrazia economica e di ottima allocazione delle risorse nel sistema delle produzioni.  Ne risulta una grave penalizzazione  per l’Economia della Nazione e per la diffusione del benessere tra le classi della popolazione meno agiate.

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Économie

Les défis de financement auxquels les entreprises sont confrontées aujourd’hui

Dans les économies modernes, le cycle de la valeur et de la production du revenu est déterminé par l’utilisation de la monnaie comme régulateur des échanges de nature économique (biens et services) et financière (actifs et titres). Les processus de production se caractérisent par une division marquée du travail et par la grande diversité d’actifs intangibles d’où la nécessité inexorable de répartir la richesse supplémentaire par le biais de la monnaie comme unité de compte et de mesure de la valeur ainsi que comme moyen de sa circulation.

Il est donc clair que les processus de consommation, pour être réalisables, nécessitent la constitution de stocks monétaires adéquats au niveau des prix. C’est le cas pour les productions des entreprises qui ont la nécessité d’anticiper les coûts d’acquisition (marchandises, main d’œuvre, installations, équipements et machines) ainsi que ceux de la gestion et de l’organisation des processus.

Un besoin de capital est ainsi créé pour les sociétés de production les obligeant pour atteindre un seuil initial d’équilibre à un apport de ressources monétaires sous forme d’investissement et de dette (contrainte financière). Aucun projet d’entreprise ne peut donc être réalisé sans la satisfaction préalable de la contrainte financière.

Ce problème est particulièrement ressenti dans les micro-entreprises et, d’une manière générale, dans les petites entreprises.

Cette condition regrettable est due à la situation générale de pénurie de capital d’une grande partie de la population des pays, même de ceux ayant des économies avancées, en raison de la taille insuffisante du revenu moyen du travail. C’est la raison pour laquelle l’accumulation de l’épargne n’existe que pour un quota limité d’individus qui se trouvent dans une situation de double privilège : d’une part, en raison du niveau de vie élevé et de la richesse qu’ils possèdent, d’autre part, pour la possibilité de pouvoir lancer des initiatives entrepreneuriales en rapport avec la disponibilité des ressources nécessaires.

Dans de telles situations particulièrement répandues, la « différence » peut provenir des activités des banques commerciales, caractérisées par leur large présence territoriale et par la collecte de la micro-épargne sous forme de dépôts. L’intermédiaire bancaire, de part la nature typique de son profil opérationnel, est donc en mesure de mobiliser une partie des ressources nationales, autrement indisponibles pour financer le développement du produit, en raison de la faible taille des dépôts individuels et de l’aversion au risque manifestée par les propriétaires.

Les personnes dotées de talents personnels et de compétences créatives et entrepreneuriales peuvent donc ainsi être soutenues dans le démarrage de micro-activités, sans qu’elles soient pour autant des activités non génératrices de revenus, au bénéfice des personnes qui utilisent leur propre travail dans de telles initiatives avec pour résultat la diffusion du bien-être économique.

Et en effet, normalement, les sujets n’appartenant pas aux classes économiquement aisées ne disposent pas d’un capital suffisant, d’où une pénalisation de l’économie dans son ensemble parce que les talents et les ressources présents dans la société ne sont pas, au détriment de la Nation, utilisés et correctement valorisés.

Il est également clair que le principe tant vanté de la démocratie économique, fondement de l’économie libre du marché a été « humilié ». Par conséquent, les banques dépositaires (commerciales) devraient assumer le fardeau de savoir comment « évaluer » correctement la validité des projets d’entreprise présentés par des individus qui se proposent comme de petits entrepreneurs, prêts à investir leurs ressources financières accumulées mais insuffisantes pour résoudre les contraintes financières.

Il s’agirait également de soutenir la même activité créative que l’entrepreneur potentiel qui est parfois sans la formation professionnelle nécessaire à l’élaboration d’un budget correctement conçu dont découle un plan économico-financier crédible et qui démontre la faisabilité du projet.

Dans de telles circonstances, le risque économique général, qui consiste en la probabilité que les coûts prévus ne puissent pas être équilibrés avec la valeur des profits provenant de la vente de produits, assume un facteur de pondération rationnel encourageant l’utilisation du capital puisque les chances de succès de l’initiative sont cohérentes.

D’autre part, en économie, il n’est pas possible de produire de la valeur et donc de la croissance et du développement sans prendre de risques avec des entreprises, les seuls organismes capables de générer une nouvelle valeur ajoutée.

Il est donc essentiel de jeter les bases de soutien du démarrage de micro-initiatives commerciales dans le système d’intermédiation financière, en mettant à disposition les ressources nécessaires pour surmonter la contrainte financière et l’équilibre des besoins en capitaux qui en résulte, condition indispensable à la mise en œuvre effective d’une véritable démocratie économique et d’une économie de marché libre.

Ces situations contextuelles souhaitables font honneur au principe de l’égalité des chances pour tous les citoyens, sur la base du critère méritocratique et de la valorisation des talents personnels.

Pourtant les banques modernes trahissent ces orientations démocratiques dans l’organisation de leurs processus opérationnels de plus en plus orientés vers des activités financières à des fins spéculatives sur les marchés de titres, ou la vente de produits et d’instruments financiers dans des succursales souvent non préparées, afin de tirer des revenus substantiels des commissions plutôt que de s’occuper de satisfaire les besoins réels des clients.

En effet, avec le temps, les structures de gestion des banques ont élaboré des convictions managériales qui négligent de prendre en compte la centralité de la fonction de crédit traditionnelle, basée principalement sur l’octroi de prêts aux petites entreprises et aux familles.

Il est supposé à tort que cette activité comporte des risques croissants et des coûts de gestion considérables, tandis que la réalisation de bénéfices à partir des différences de prix sur les titres négociés sur les marchés officiels semble être rentable.

En réalité, ce type d’opération augmente le risque global de gestion, les fluctuations de prix étant accentuées à court terme et apparemment non motivées par des attitudes de rationalité économique, mais plutôt par le résultat d’actions spéculatives de concurrents et d’opérateurs en position dominante. Les profits d’aujourd’hui sont donc suivis par les pertes de demain qui sont parfois plus importantes.

À ces directives de gestion déplorables s’ajoute la coutume d’évaluer la solvabilité des demandeurs de prêts au moyen de techniques de « scoring », basées sur l’utilisation de données quantitatives souvent sujettes à des informations asymétriques désavantageuses pour la banque, négligeant d’évaluer les soi-disant facteurs intangibles qui sont à l’origine de la valeur et qui se réfèrent principalement aux talents et aux compétences des ressources humaines employées dans les processus.

Il en résulte des jugements souvent non conformes à la nature et à la qualité réelles des productions réalisées dans les entreprises, avec un double préjudice : d’une part, en raison du refus d’accorder le prêt dans le cas d’initiatives valables ; et d’autre part, en raison de l’augmentation du risque moyen assumé par les intermédiaires, des organismes de financement non caractérisés par une capacité de crédit adéquate.

Cette situation regrettable est aggravée par la pratique établie de la demande de garantie collatérale de type patrimonial, accompagnée en général du résultat d’une enquête préliminaire, de sorte que même les initiatives jugées méritantes ne trouvent pas le soutien financier nécessaire car elles manquent d’atouts à accorder en garantie et ce au mépris du principe de démocratie économique et d’une allocation optimale des ressources dans le système de production.

L’économie de la Nation et la diffusion du bien-être parmi les classes les moins aisées de la population en sont en conséquence gravement pénalisées.