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Dentro questo occidente siamo irrimediabilmente condannati

Tutti, più o meno, siamo consapevoli dei drammi ideali, strategici, politici e sociali che, qui, in questo spazio ormai codificato tristemente occidente, ci affliggono.

  • Fine delle ideologie salvifiche e millenariste, sempre prodotte in Europa.
  • anarcoidismo di massa, per la definitiva reductio ad oeconomicum, contro ogni logica ideal-comunitarista;
  • mitologia dei diritti individuali e democrazia parolaia, impossibilitata ad invertire la tendenza all’aumento delle disuguaglianze;
  • fallimento in noi ed intorno a noi di tutti gli storici tentativi di conciliazione tra modernità e tradizione, costretti entro i parametri delle democrazie liberiste;
  • immigrazione incontrollata, perdita d’identità macrocomunitaria e riduzione a consumatori indifferenziati compulsivi nella società medicalizzata, resa maniacalmente letteralista, non nel controllo naturale ma nella deviazione sostitutoria;
  • finanziarismo predatorio neocapitalista, sprezzante di ogni differenza genetica ma potente generatore di quella virtualmente economica nello sfruttamento di ogni disordine, anche ambientale;
  • terminale dominio mondialista, paranoico ed incattivito e conseguenti folli dinamiche neoimperialiste unipolari (U.S.A.) , con rischio sempre più forte di definitivi sconvolgimenti globali (terza guerra mondiale).

A questi macrofenomeni altri non minori e non meno gravidi di conseguenze, ma più specifici sul livello territoriale, come quelli:

  • delle mafie,
  • della montante perdita di controllo statale sul territorio,
  • della fuga dalle civiche responsabilità sia individuali che dei gruppi dirigenti,
  • del generale degrado nella convivenza massiva dovuta ai fattori complessi
  • di perdita di dominio formale,
  • crescente nevrosi,
  • fuga nel particolare, terrore di esporsi, crollo dell’affidamento responsabile, abitudine progressiva all’abbrutimento di cose, ambienti e persone, etc…

Perfezionano un quadro sempre più difficilmente recuperabile, se non a fronte di una reazione di tale portata e di tale gravità, che si giudica, da coloro stessi che la auspicano o potrebbero sostenerla sia idealmente che praticamente, e – crediamo – persino in termini legalisti del tutto giustificabilmente, come una potenzialità in realtà se non remota, ancor più dolorosa (nell’immediato) – e quindi in fondo non augurabile ma forse solo patibile.

Ovvero è ben rischiosamente ipotizzabile, per la diffusa struttura antropologica venutasi a formare in questi ultimi decenni,

  • una reazione logicamente parametrata al dramma che stiamo complessivamente vivendo,
  • con una comprensibile e persino augurabile sospensione di ogni guarentigia formale e messa in discussione di ogni livello teorico e formale e
  • di poi quindi come azione concreta – (la dittatura di diritto romano) – con l’aggravante che ancora molti possono, utilizzando danaro e privilegi (non paradossalmente) montanti nel degrado, tentare di salvaguardarsi, immettendo ulteriormente nel corpo sociale un desiderio di fuga e di privatezza ancora superiore e del tutto negativamente attrattivo.

Ciò che intere sfrattate masse umane stanno già attuando verso di noi, sarà presto, con la pretesa favolistica d’accorciare lunghi percorsi storici, un fattore globalizzato a breve termine, se non interverranno accadimenti politici, sia nelle nazioni che nei continenti, ad invertire il processo.

Ma tali fattori sembrano ancora annunciarsi, al contrario, con la solita logica con la quale si sono quasi sempre manifestati nella storia.

Ricordiamo l’emblematica frase di Palmerston, 1840, ai Comuni: “La Gran Bretagna non ha alleati, amici o nemici eterni ma soltanto interessi permanenti, il perseguimento dei quali costituisce l’unico dovere imprescrittibile per ogni suddito di questa nazione”.

Su di un piano ormai veramente globale violenza, prepotenza, falsità e disinformazione avranno sicuramente agio, in quanto ben più strutturati e più potentemente orchestrati, dei flebili ben razionali richiami ad una ricostruibile verginità stoica ed idealista (equilibri dinamici o convivenze multipolari) e le cose si risolveranno molto probabilmente in una soluzione non indirizzata nel senso di una maggiore giustizia o verità delle cose, ma solo nella direzione programmata dai padroni attuali del mondo, ovvero i mondialisti del neocapitalismo apatride e gli avventurieri del neoimperialismo predatorio, comunque a matrice anglofona, di cui tutti noi siamo attualmente, consapevolmente od inconsapevolmente, volenti o nolenti, servi.

Per di più circuiti da burattinate classi dirigenti nazionali allevate nel distacco se non nell’odio di sé, nello scarto dai doveri, nel disprezzo malcelato dei sacrifici per il bene comune e nella rimozione della paideia del tragico dalla storia, per ben motivato terrore del confronto e dello scontro.

E d’altronde non ci si potrebbe augurare, con troppa disinvoltura, un ritorno al “tragico”, se non per forti élites maturate con ben altri ideali e pratiche di convivenza, quando si può constatare con estrema facilità quanto

  • il facilismo edonistico (che è cosa ben diversa da una sana abitudine al e per il piacere),
  • la diseducazione all’autosacrificio formativo, sia in alto come in basso, per paludati tranquillizzati e per straccioni verbalisti, sia sempre più foriera di una violenza spicciola spesso immediatamente abbietta e futilmente motivata, fuori da ogni (appunto tragica) valenza sistemica… Altri scenari, fuori dal nostro occidente, hanno, almeno, tale vera causale (non giustificazione)…

Dobbiamo quindi sperare nei nemici di costoro con tutto il cuore, ma con la mente priva d’illusione che ci possano sostituire

Perché qui da noi chi si ribella realmente e non solo sul piano astrattamente teorico, e chi dà ed in crescendo darà comunque segno di mettersi, con volontà ed intelligenza, contro questa malefica deriva, è silenziato od eliminato per via diretta od indiretta, senza alcuna pietà, e senza alcun lagno mediatico ed occorrerà un’autentica vis eroica – di cui si vedono purtroppo ben poche (spendibilisprecabili) equazioni personali e di gruppo – per opporsi in crescendo, dai piccoli gesti quotidiani fino ai grandi impegni civici, pur considerando empaticamente ciascuno di questi gesti, non solo sacrosanto ma del tutto ammirevole.

Di contro ogni fenomeno che permetterà alla falsa coscienza:

  • di guadagnare tempo,
  • di rimandare l’inevitabile,
  • di ritardare l’assunzione definitiva di responsabilità,
  • di sperare in improbabili salvezze, salvatori, fedi,
  • di garantirci comunque e purtuttavia una sopravvivenza sempre a rischio e degradata, sarà ancor più subdolamente eterodiretta ed avrà tutto il consenso, sia a livello individuale che di massa, che s’affida in genere, disperatamente, a tali illusioni.

Questo spiega il ricorso, qui da noi, ad una governance, di fatto funzionarista espropriatrice e quindi per nulla simpatetica con l’ormai risibile cantilena democratica…

Ma l’esito dello scontro, qualsiasi cosa noi, a livello individuale o di piccolo gruppo, pur eroicamente, si decidesse e si tentasse, come sarebbe d’altronde giusto, soprattutto se a livello razionale o di pratica di verità, per costoro si rappresenta come scontato, forti dell’inversione della dinamica, ormai persino dai più compresa: dall’oligarchia apatride antisovranista contro le popolazioni autoctone. …

Ancora altra considerazione per chi, come me, ha sempre operato nel campo culturale.

Al di là di ben prevedibili reazioni a questa visione, certo non tranquillizzante od aproblematica, a seconda delle rappresentazioni retorico-ideologiche, paurose o false, uno dei campi maggiormente disastrati dalla violenza dinamica dell’attuale deriva, è proprio quello ove opera il pensiero come dimensione strutturale.

Infatti alla più vagamente allenata capacità d’astrazione corrisponde purtroppo sovente una maggiore e più sofisticata deriva o fuga per la tangente, quasi paragonabile, all’altro estremo dell’arco, ma rapportabile in efficacia, a quella dei motilisti furbastri accaparratori, i senzascrupolo sistematici, i razza padrona… Il vero vulgo di oggi.

Nel guado restano tutti gli altri, l’ancora diffusa tormentata quantità, con l’aggravante della sempre maggiore usura – a fronte dell’informazione comunque confusamente affluente – di facili e patetici alibi. La marcatura intellettuale quindi non ci esime dalla responsabilità, ma ci carica d’ulteriore peso, proprio per la nostra potenzialità di decodifica.

In ogni caso la varietà di reazioni sarà ricca di sorprese e d’incongruenze, essendo la posta in gioco immensa e senza sconti, ed i tempi metteranno forse addirittura in campo progressivamente persino nuove tipologie di ominazione, come si può constatare ormai in molte fasce giovanili ed in tutte le mode falsoribelliste sapientemente manovrate dal mercato (e qui si aprono ancor più i baratri – non solo teorici – delle derive ultraumaniste, quindi non unicamente nel subìto ma anche nel tentato, non nel male ma anche nel bene), sia come processo inarrestabile che come pratica salvifica…

Avanza una speranza quia impossibile est, ovvero nella consumazione residuale definitiva delle partite storiche che altri, prima di noi, hanno giocato sperando di vincere credendo di essere alla fine del lungo ciclo della modernità ed invece hanno manifestamente perso contro la marea inarrestabile della pesanteur,

  • che ha dispiegato tutta la sua immane potenza tamasica,
  • ma che, ormai, proprio dall’indiscutibile imposizione delle verità portate in evidenza, a livello globalisticamente unificato come nell’infinitamente parcellizzato, nella medesima stabilizzazione distruttiva del materialismo realizzato, empiamente inaugura un proprio prossimo ciclo di lunga e dolorosa regressione.

Se ne vedono indiscutibilmente i segni, soprattutto in Europa, ove tutto è nato per la prima volta e tutto per la prima volta è finito e rinasce geneticamente ed ove i così tanto odiati e bistrattati populismi, ognuno con il proprio pesante sacco nero di rimosso, sollevano caoticamente e di necessità irrazionalmente, un carico altrimenti inaffrontabile…

A noi spetta quindi saper vedere e saper attendere, sapere riprendere e saper innovare, certi della nostra fragilità e della nostra immensa responsabilità, soprattutto verso l’“altrimenti inaffrontabile”… Questo vale sia sul piano nazionale che su quello internazionale.

“…credo quia absurdum…”, ma non nell’affidavit confessionale d’Agostino e Tertulliano, valido per l’autoillusione potente, ma in quello poeticamente perso e tragico di Pound, rivisitato con la giusta dose di coraggioso cinismo, dell’ormai poco o nulla da perdere, della bellissima e necessaria lettera agli italiani di Veneziani…

e sì, perché, tutto sommato e detratto, in questo occidente infine residua anche quest’ultima terra centrale, protesa in un grande lago di procurate disgrazie, “la fragile e deliziosa Italia ferita che non muore” e noi, ormai postumi, e quelli, comunque da noi amatissimi, che verranno ancora dopo e con i quali e per i quali converrà comunque ancora, con questa nostra dolente ma non rinunciataria consapevolezza, fino alla fine in piedi, saper vivere e morire…

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Nous sommes irrémédiablement condamnés dans cet occident

Nous sommes tous, plus ou moins, conscients des drames idéologiques, stratégiques, politiques et sociaux qui, dans cet espace désormais tristement codifié occident, nous affligent.

  • La fin des idéologies salvatrices et millénaires, toujours produites en Europe.
  • L’anarchisme de masse, pour une réduction définitive ad oeconomicum, contre toute logique idéalo-communautariste ;
  • La mythologie des droits individuels et de la démocratie en paroles, l’incapacité d’inverser la tendance à l’augmentation des inégalités ;
  • L’échec en nous et autour de nous de toutes les tentatives historiques de réconciliation entre modernité et tradition, contraintes des paramètres des démocraties libérales ;
  • L’immigration incontrôlée, la perte de l’identité macro-communautaire et la réduction à des consommateurs compulsifs indifférenciés dans une société médicalisée, rendue hystériquement littéraliste, non pas selon un contrôle naturel mais plutôt selon une déviation substitutive ;
  • Le financement prédateur néocapitaliste, méprisant toute différence génétique mais puissant générateur quasi-économique de l’exploitation de tout désordre, même environnemental ;
  • La domination finale globaliste, paranoïaque et aigrie et la dynamique folle néo-impérialiste unipolaire qui en découle (États-Unis), avec un risque toujours plus grand de bouleversements mondiaux définitifs (troisième guerre mondiale).

À ces macro-phénomènes s’en ajoutent d’autres qui ne sont pas moindres et pas moins lourds de conséquences, mais plus spécifiques au niveau local, tels que ceux :

  • de la mafia,
  • de la perte croissante de contrôle de l’État sur le territoire,
  • du non-respect de toute responsabilité civique par les individus comme par les dirigeants,
  • de la détérioration générale de la coexistence massive due à des facteurs complexes comme :
  • la perte de l’autorité formelle,
  • l’augmentation des névroses,
  • la fuite individuelle, en particulier, la peur de s’exposer, l’effondrement de la responsabilité, l’habitude progressive à la dégradation des choses, des environnements et des personnes, etc…

Un cadre parfait de plus en plus difficilement récupérable, sinon par une réaction d’une telle ampleur et gravité, jugée par ceux qui la souhaitent ou pourraient la soutenir, à la fois, idéalement et pratiquement, – et nous pensons même en termes légalistes tout à fait justifiés – comme une réalité potentielle sinon éloignée, encore plus douloureuse (dans l’immédiat) et donc fondamentalement indésirable mais peut-être seulement compatible.

Autrement dit, il est assez risqué, en raison de la structure anthropologique généralisée qui s’est formée au cours des dernières décennies :

  • d’envisager une réaction logiquement paramétrée au drame que nous vivons,
  • avec une suspension compréhensible et même désirable de toute garantie absolue et de remise en question de chaque niveau théorique et formel,
  • pour ensuite agir concrètement – (dictature du droit romain) – avec la circonstance aggravante que beaucoup peuvent encore, en utilisant l’argent et des privilèges (pas paradoxalement) s’accumulant dans la dégradation, essayer de se protéger, en émettant davantage dans le corps social un désir de fuite et de confidentialité encore plus élevé, entièrement et négativement attrayant.

Ce que des masses humaines évincées ont déjà mis en œuvre, sera bientôt, sous le prétexte fictif de raccourcir les longs chemins historiques, un facteur global à court terme, voire assisté par des événements politiques, aussi bien pour les nations que pour les continents, pour inverser ce processus.

Mais ces facteurs semblent encore s’annoncer, au contraire, avec la logique habituelle avec laquelle ils se sont presque toujours manifestés dans l’histoire.

On se souvient de la phrase emblématique de Palmerston, 1840, à la Chambre des Communes : « La Grande-Bretagne n’a pas d’alliés, d’amis ou d’ennemis éternels mais seulement des intérêts permanents, dont la poursuite est le seul devoir inaliénable pour tous les sujets de cette nation ».

À un niveau désormais véritablement mondial, la violence, l’arrogance, la fausseté et la désinformation seront certainement facilitées, dans la mesure où elles sont beaucoup plus structurées et plus puissamment orchestrées, des faiblesses bien rationnelles qui rappellent une virginité reconstructible stoïque et idéaliste (équilibre dynamique ou coexistence multipolaire). En outre, les choses seront probablement résolues avec une solution qui n’a pas pour objectif une plus grande justice ou la vérité des choses, mais seulement dans la direction programmée par les maîtres actuels du monde, c’est-à-dire les mondialistes du néocapitalisme apatride et les aventuriers du néo-impérialisme prédateur dont nous sommes tous actuellement, consciemment ou inconsciemment, volontairement ou non, des serfs.

En outre, des classes dirigeantes nationales véritables marionnettes sont élevées dans le détachement sinon dans la haine de soi, en déviant de leurs devoirs, dans un mépris à peine dissimulé des sacrifices pour le bien commun et dans la suppression de la paideia (enseignement) des tragédies de l’histoire, par crainte bien motivée de confrontation et de conflit.

Et d’un autre côté, on ne peut pas souhaiter, avec trop de confiance, un retour aux « tragédies », sinon pour des élites fortes mûries avec d’autres idéaux et pratiques de coexistence, quand on peut facilement constater comment

  • le facilisme hédoniste (qui est ce qui est très différent d’une habitude saine sur et pour le plaisir),
  • la déséducation de l’abnégation aussi bien vers le haut que vers le bas pour les embusqués tranquillisés et pour les incapables verbalisateurs,

sont de plus en plus le signe avant-coureur d’une violence à petite échelle immédiatement abjecte et futile, hors de toute valeur systémique (précisément tragique) … D’autres scénarios, de notre occident ont, au moins, une véritable cause à effet (sans justification) …

Nous devons donc mettre de tout notre cœur nos espoirs parmi leurs ennemis, mais avec un esprit dépourvu d’illusion qu’ils peuvent les remplacer

Parce que ceux qui parmi nous se rebellent vraiment et pas seulement sur le plan abstrait théorique, et qui donnent et donneront dans une volonté grandissante un signe de volonté et d’intelligence contre cette dérive maléfique, sont réduits au silence ou éliminés directement ou indirectement, sans pitié, et sans aucune liaison médiatique. Il faudra un réel héroïsme – malheureusement, nous voyons très peu de d’énoncés (inutiles – superflus) personnels et de groupe – pour s’opposer de façon croissante, par des petits gestes quotidiens jusqu’aux grands engagements civiques, même en considérant avec empathie chacun de ces gestes, non seulement sacro-saint, mais tout à fait admirable.

Par contre, tout phénomène qui permettra à la fausse conscience :

  • de gagner du temps,
  • de repousser l’inévitable,
  • de retarder la prise en charge définitive de la responsabilité,
  • d’espérer des sauvetages improbables de sauveurs ou de croyances, et
  • de nous garantir malgré tout et toujours une survie de plus en plus risquée et dégradée,

sera encore plus subtilement directe et aura tout le consensus, à la fois au niveau individuel qu’à celui des masses, qui généralement désespérément font confiance à de telles illusions.

Ceci explique l’appel, ici, à une gouvernance, en fait à une autorité expropriante et donc pas du tout sympathique au chant démocratique désormais risible…

Mais le résultat de l’antagonisme, tout ce que nous, individuellement ou en petits groupes, même héroïquement, avons décidé et essayé, d’affronter justement, surtout si au niveau rationnel ou de la pratique de la vérité, ce résultat est perçu par eux comme une conclusion prévisible, forte de l’inversion de la dynamique, actuellement encore plus claire pour la majorité des gens : de l’oligarchie apatride anti souveraine contre les peuples autochtones…

Encore une autre considération pour ceux qui, comme moi, ont toujours travaillé dans le domaine culturel.
Au-delà des réactions prévisibles à cette vision, certes pas rassurante ou sans problèmes, selon les représentations rhétorico-idéologiques, craintives ou fausses, l’un des domaines les plus perturbés par la violence dynamique de la dérive actuelle, est précisément celui où la pensée opère comme dimension structurelle.

En fait, la capacité d’abstraction vaguement formée correspond malheureusement souvent à une dérive de plus en plus sophistiquée ou à une évasion vers une direction, presque semblable à l’autre extrémité de l’arc, mais comparable en efficacité, à celle des individus accapareurs, sans scrupules agissant systématiquement et considérée comme la classe dominante… la véritable réalité d’aujourd’hui.

À gué restent tous les autres, la masse troublée encore largement répandue, la circonstance aggravante de l’usure croissante – face à l’information, si confusément riche – d’alibis faciles et pathétiques. Le marquage intellectuel ne nous dispense donc pas de toute responsabilité, mais elle nous impose un poids supplémentaire, précisément à cause de notre potentiel de décodage.

En tout cas, la variété des réactions sera pleine de surprises et d’incohérences, car les enjeux sont immenses et sans escomptes. De plus avec le temps, de nouveaux types d’hominisation vont peut-être même progressivement apparaître, comme on peut le constater maintenant dans de nombreux groupes de jeunes et dans toutes les modes faux rebelles habilement manipulées par le marché. (Dans ce cas avec souvent encore plus de gouffres – et pas uniquement théoriques – des dérives ultra humanistes, non seulement dans l’immédiat mais aussi dans la tentative, non seulement dans le mal mais aussi dans le bien), à la fois comme un processus imparable et comme une pratique de sauvegarde…

Il y a ici un espoir impossible, c’est-à-dire dans la consommation résiduelle finale des jeux historiques que d’autres, avant nous, ont espéré gagner croyant être à la fin du long cycle de la modernité et qui ont manifestement perdu contre la marée irrésistible du système :

  • qui a déployé tout son immense pouvoir tamasique, mais
  • qui maintenant, précisément par l’imposition incontestable des vérités mises en lumière à un niveau globalement unifié comme dans l’infiniment parcellisé, dans la même stabilisation destructrice du matérialisme réalisé, inaugure de manière perverse son prochain cycle de régression longue et douloureuse.

Les signes sont incontestablement visibles, surtout en Europe, où tout a commencé pour la première fois et tout se termine pour la première fois et renaît génétiquement et où les populismes tant détestés et maltraités, chacun avec son propre sac noir lourd de résidus, soulève de façon chaotique et irrationnelle une charge autrement insurmontable…

Il nous appartient donc de savoir voir, de savoir attendre, de savoir reprendre et de savoir innover, une partie de notre fragilité et de notre immense responsabilité, en particulier envers ce qui est « autrement insurmontable »… Ceci est valable aussi bien au niveau national qu’international.

« …credo quia absurdum… », mais pas l’affidavit confessionnel d’Augustin et de Tertullien, valable pour la puissante illusion de soi, mais le livre poétiquement perdu et tragique de Pond, revisité avec une bonne dose de cynisme courageux du peu ou rien à perdre maintenant, de la belle et nécessaire lettre aux Italiens de Veneziani…

et oui, parce que, tout compte fait, dans cet occident, cette dernière terre centrale infime résidu, gisant dans un grand lac de malheurs infligés, « la fragile et délicieuse Italie blessée qui ne meurt pas », et nous, maintenant à titre posthume, et ceux aimés par nous qui viendront plus tard et avec qui et pour lesquels nous contribuons encore, avec cette conscience douloureuse mais non défaitiste, jusqu’à la fin debout, sachant vivre et mourir…

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Una prima lettura a “Il Milite Ignoto illustrato al Popolo” di Karl Evver

“…Savinio  si diceva certo che le rovine di Troia fossero quelle scoperte da Schliemann,

per il fatto che durante la prima guerra mondiale il cacciatorpediniere inglese Agamennon

le aveva cannoneggiate.  Se l’ira non ancora sopita di Agamennone

non li avesse animati, perché mai quei cannoni

avrebbero sparato su delle rovine in una landa?

I nomi, nonché un destino, sono le cose stesse…”

Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana, 1975, Einaudi.

“La scoperta etimologica è una illuminazione.

La scoperta etimologica ci dà l’impressione (o l’illusione)

di toccare con mano la Verità. …

Spenta la curiosità di scoprire le radici,

una maggiore libertà ci rimane per scoperte più importanti” .

Alberto Savinio, Nuova Enciclopedia, 1977, Adelphi.

Credo sia non solo giusto ma anche utile che Carlo Fabrizio Carli nella sua “Un’appassionata scelta di pittura”, sincera introduzione all’aureo libretto  “Il Milite Ignoto illustrato al Popolo” di Karl Evver, insista sull’“austerità di linguaggio”– sia dell’-“elaborazione pittorica, che nella scelta dei temi e delle didascalie”.  Forse perché, oggi, nell’orgia dell’antiretorica paredro apparentemente insostituibile della precedente retorica storica, si spera possa tornar utile a legittimamente diradare la nuvolaglia ideologica e la cortina velenosa della dialettica coll’aprire la terra di mezzo tra i due fuochi (troppo spesso, proprio, terra di nessuno) ad un cielo meno plumbeo e mortifero. Ma – al di là della sempre più rara educazione dei rapporti – non credo questa sincerità possa servire a molto se non per spiriti che si siano già autonomamente liberati dall’iprite della fazione e della lettura strumentale (“…vincetossico è il viatico per entrare l’arcano”… diceva Pound, e già il moly – protezione contro la magia maligna di Circe è condizione necessaria ma non sufficiente).  Basterebbe sottoporre il complesso poetico di Evver (inventio e dispositio) a dei lettori meno provveduti d’efficienti maschere antigas e tutto ricadrebbe nell’intossicazione gravida di conseguenti spasimi.  

E questo lo credo non perché non veda quanto il lavoro di Evver sia realmente al di sopra delle miserie dicotomiche, quanto proprio perché non m’illudo che anche il più nobile lavoro non sottostia, volenti o nolenti, al giogo terrificante della pesanteur.  Tu potrai essere anche il più grande degli artisti (persino i sommi ne hanno dolorosamente sofferto) ma dovrai mercanteggiare alquanto – prima con te stesso e poi con altri – per cercare possibilmente d’evitare quei paesaggi di rovine e macerie. Umane od epocali che si rivelino, poi. Che tali restano, anche se tu – od altri –  comprensibilmente, abbiano sopra elevato monumenti. Leggeri o pesanti, archetipi o stereotipi, che siano. Persino il Vittoriano, tanto discusso in passato, oggi può essere riguardato con altri occhi, liberati dalle spesse lenti che coprivano (e proteggevano?)…

Per questo i furbi – coloro che sempre e comunque e dovunque arraffano (al modo de Montherlant) – si dilatano in astrattezze fascinose e si restringono in dialoghi ammiccanti, senza neanche far finta d’assumersi il carico di quel portato storico (ma eventualmente solo di beceri ed impegnati déjà-vu) leggeri come falsi angeli di plastica, come palloncini egoici gonfiati ad autostima.  Ed a mercanti. Perché è vero che Evver è realmente sopra quelle miserie dicotomiche, ma non fugge le rovine e le macerie. Lui le sorvola, le attraversa, le rilegge con la telecamera di un drone che tutto vede e nulla perde col suo occhio di falco.

Allora sarà già più facile intuire quanto il suo “minimalismo” (titolo oggi – in troppi contesti – ambiguo se non azzardato perché in genere privo dell’unico rivelante riscontro dialettico tra essenzialità ed impoverimento) sia una costante di penetrazione più che una via di fuga – sempre contrato poi da un discernimento poetico-filosofico allusivo e tangenziale ma profondamente significante –  e dia comunque, qui, il senso d’una compiutezza che il bianco di moda (il “minimizzato”), troppo spesso o quasi sempre, lascia sconsolatamente irrisolto, per difetto più di visione (di cuore, di sangue) che di stile di facciata (prevedibilmente racchio ed ancor più convintamente posatore).

Dobbiamo essere grati ad Evver per il suo coraggio, ch’è coraggio d’artista persino prima che coraggio d’uomo, per averci donato ancora un sogno lieve ma pervasivo d’una Patria perduta, ma, per noi che crediamo fermamente nel più d’uno, ancora vitale, qualsiasi siano i suoi futuri, temuti od auspicabili.

Egli, come un buon padre che tutto sacrifica al dovere di testimonianza, legato docilmente ai suoi parenti ma prodigo del seme senza iattanza e senza boria, ci tende la mano – un’ultima volta – dalla linea del fronte, per ricordarci ancora quanto si possa essere solidali, puliti, generosi.   E non arresi.

Il Milite Ignoto illustrato al Popolo.   

Un mito portato in pittura.

(La vita di un uomo dalla madre alla morte in 14 stazioni dipinte da Karl Evver)

testo critico di Carlo Fabrizio Carli, catalogo di mostra, edito da “la Casa del Calicanto”, 2018, Euro 12.

INDICE:

Un’appassionata scelta di pittura, di Carlo Fabrizio Carli.

Elenco delle stazioni.

Vox Populo.

Il Milite Ignoto illustrato al Popolo.

Perché.

Cenni biografici.

………

Karl Evver, Piacenza, debutta nel 1987 con una personale: Forme e reliquie dell’urlo. Nel 1999: Le Fenici Romane; nel 2004: Armani, la Morte, la Moda; nel 2006: Pan è vivo!; nel 2008, mostra fotografica: Vita di Euclide; nel 2012: Il lumen e i phantasmàta; nel 2014: Bacchus Bimater. Nella primavera del 2015 la Bocconi di Milano ospita quello che è a tutt’oggi il ciclo più radicale tra tutte le sperimentazioni fotografiche dell’artista: Diogenis Laertii Vitis ac Moribus Addenda. Ed a piccola consacrazione del suo lungo e difficoltosissimo percorso cognitivo e creativo, l’Accademia di Brera gli dedica, l’anno successivo una delle lezioni del seminario Voci del nostro tempo. Nel 2013 Evver ha fondato la rivista Eròtema, punto di riferimento non secondario per quella parte del pensiero contemporaneo che si ispira al cosiddetto Canone Occidentale. Recente la mostra “Il Milite Ignoto illustrato al popolo”.

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Art

Une première lecture à “Le Soldat inconnu illustré au public” de Karl Evver

Coming soon.

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« … la fragile et délicieuse Italie blessée qui ne meurt pas … »

Ce verset noble et douloureux contient beaucoup de notre histoire qui est encore plus valable dans l’actualité. Nous le savons que trop maintenant que la perte de la pertinence et de la décadence est plus qu’une vision sombre. C’est une très forte probabilité.

Quel que soit le paramètre qui nous guide dans l’enquête, quel que soit le théâtre de notre enquête spécifique, il y a maintenant une chute verticale de chaque facteur d’espoir et de remontée.

Les analystes les plus lucides prévoient un glissement progressif et fatal vers un modèle global de cohabitation à la mexicaine, irréversible et pulvérisé par deux dérives primaires, dans le domaine anthropologique et dans le domaine économique ……………

NOMBRE DE PAGES: 9

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“…la fragile e deliziosa Italia ferita che non muore…”

Questo Verso nobile e dolente racchiude tanta della nostra storia ma è ancor più valido nell’attualità. Sappiamo in troppi ormai che uno scivolamento nell’irrilevanza e nella decadenza è più di una fosca visione. E’ una fortissima probabilità.

Qualsiasi sia il parametro che ci guidi nell’indagine, qualsiasi sia il teatro della nostra inchiesta specifica s’evidenzia ormai una caduta verticale di ogni fattore di speranza e risalita.

I più lucidi analisti prevedono uno scivolamento progressivo e fatale verso un modello complessivo di convivenza alla messicana, irreversibile e crismato da due derive primarie, nel campo antropologico ed in quello economico……………

NUMERO DI PAGINE: 9

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Un inarrestabile impulso al suicidio

La crisi dello spirito europeo accelera in modo evidente.

Una gran parte della popolazione, lavorata da decenni di paideia sovversiva ha sostanzialmente accettato uno stile di vita convulso, rivoltato e sghembo, purché gli potesse apparire crescentemente comodo ed irresponsabile.

Persino in una situazione ormai per troppi di montante degrado di quell’ammiccante ed ipocrita modello si ascolta comprensibilmente ogni sirena divergente e si segue ogni illusione sostitutoria apparecchiata direttamente od indirettamente dal sistema, pur di non doversi trovare tragicamente con le spalle al muro e di fronte ad una scelta senza scampo.

Non stupisce certo che chi festeggia

  • la propria insignificanza,
  • la propria progressiva scomparizione,
  • la propria finale nullificazione,

accusi con ottusità ideologica chi cerca di rimetterlo sulla giusta via,

  • di reazionarismo,
  • di apocalitticità,
  • di complottismo,
  • di grezzo populismo,
  • di volgari istinti,
  • di fascismo, mali assoluti del mondo.

Non ci sarà mai un processo logico o sociale, per quanto veritiero od anche duramente pressante adatto a cambiare la sua ormai del tutto corrotta visione del mondo, se non un’autentica tragedia epocale, che vorremmo cordialmente augurargli, se non fosse che ne saremmo noi stessi disgraziatamente coinvolti.

Ciò che ci stupisce è vedere che troppi, che un volta si autodefinivano consapevoli di tale clinamen (comunque ben leggibile e da noi anticipato da decenni) e che si autorappresentavano come lottatori in controtendenza, siano ormai felicemente arresi, sia pur con mille sotterfugi, arzigogolii e presunzioni, alla corrente.

Avvicinandosi sempre più il redde rationem appaiono proprio risibili non tanto o non solo i moltiplicati a dismisura belati muschiosi del gregge della sinistra priva ormai di ogni ragione storica ed avvoltolata maggiormente nella falsa rappresentazione dei propri perlopiù deviati diritti, utili per i veri bassi ventri e per evitare sommamente l’ora inevitabile del declino, quanto molti ex-destri o peggio ex-fascisti, ormai incapaci di porsi chiaramente contro ogni rappresentazione ed ogni fantasma del sistema dominante.

Non ci sono più margini di mediazione.

Tutto è stato consumato oltre ogni speranza, misura ed opportunità. Rimane solo una contrapposizione totale, micidiale, senza alcuna aspettativa credibile se non oltre la rovina e la guerra ad eliminazione. Che essa comporti fasi e strumenti magari del tutto diversi dal passato non cambia affatto la diagnosi.Dobbiamo comprenderlo una volta per tutte.

Per fare ulteriore e definitiva chiarezza dobbiamo anche dire che ogni opportunità che in passato ci impediva di parlar totalmente con sincerità su una delle tabe maggiori della nostra modernità, ovvero la religione che è venuta untuosamente ad espressione compiuta sul nostro territorio patrio, ormai è del tutto consumata e irragionevole.

Il parossismo antinazionale ed antieuropeo dell’attuale predicazione cattolica e soprattutto italiana è ormai – qui da noi – insopportabile da chi non è aspirante suicida, od indifferente furbastro ammiccante ed operante dietro interessate quinte di sacrestia. Molto più onesto, in impossibilità assoluta d’altro, nutrire pulsioni omicidiarie.

Non ci sono più margini di mediazione. Lo ripetiamo convintamente sapendo anche che non possiamo farci illusioni di sorta sugli attori (interni ed esterni) del nostro dramma sociale, sapendo che sono tutti condizionati, chi più chi meno, da mille remore, dubbi, debolezze, sacchi neri e conseguenti ineliminabili confusioni ideali. Troppi ricattati o ricattabili.

Ma sappiamo anche che questo è ciò che ci offre il momento storico e stoicamente dobbiamo far fronte con le forze e le potenzialità in campo.

Non ci interessano quindi le discussioni puramente teoriche (molte – quelle giuste – pur sempre legittime) sui massimi sistemi ipotetici come se fossimo in una raggiungibile arcadia – il tempo è scaduto anche per gli utopismi da salotto, da biblioteca o da torre eburnea.

Le forze in campo sono vettori ideali, morali e materiali, brutalmente operanti, senza tregua e senza scampo per nessuno.

 La realtà ha superato, come spesso avviene nei momenti apicali, ogni fantasia filosofica, letteraria, creativa.

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Culture

Une impulsion irrésistible au suicide

La crise de l’esprit européen s’accélère nettement.

Une grande partie de la population, sur laquelle une paideia (culture) subversive a travaillé pendant des décennies, a fondamentalement accepté un mode de vie convulsif, révolté et tordu, à condition qu’il puisse lui paraître de plus en plus confortable et sans responsabilité.

Même dans une situation de dégradation de ce modèle séduisant et hypocrite, il est compréhensible qu’on écoute chaque sirène divergente et qu’on suive chaque illusion de substitution établie directement ou indirectement par le système, afin de ne pas avoir à se retrouver tragiquement le dos au mur et face à un choix sans échappatoire.

Il n’est donc pas surprenant que ceux qui célèbrent

  • leur propre insignifiance,
  • leur disparition progressive, et
  • leur nullification finale,

accusent avec une stupidité idéologique ceux qui tentent de les remettre sur la bonne voie

  • de réactionnalisme,
  • d’apocalypticité,
  • de conspiration,
  • de populisme brut,
  • d’instincts vulgaires,
  • de fascisme, mal absolu du monde.

Il n’y aura jamais un processus logique ou social, même s’il est véridique ou même durement pressant, capable de changer sa vision du monde maintenant totalement corrompue, sinon une authentique tragédie d’époque, que nous voudrions lui souhaiter cordialement, sauf que nous y serions malheureusement nous-mêmes impliqués.

Ce qui nous étonne est de voir que trop de gens, qui autrefois se définissaient eux-mêmes conscients d’un tel clinamen (bien compréhensible et anticipé par nous depuis des décennies) et qui se représentaient eux-mêmes comme des lutteurs contre-tendance, se sont maintenant rendus heureux, bien qu’avec mille subterfuges et présomptions.

S’approchant de plus en plus du redde rationem (jugement dernier), ils semblent tout simplement risibles, non seulement pour le bêlement multiplié et douloureusement démoralisé du troupeau de gauche maintenant privé de toute raison historique et enveloppé davantage dans la fausse représentation de leurs droits le plus souvent déviés, utiles pour les véritables bas-ventres et pour éviter l’heure inévitable du déclin, comme beaucoup d’ex-droitiers ou pire d’ex-fascistes, maintenant incapables de se tenir clairement en garde contre toute représentation et tout fantôme du système dominant.

Il n’y a plus de marges pour la médiation.

Tout a été consommé au-delà de l’espoir, de la mesure et de l’opportunité. Il ne reste qu’une opposition totale, mortelle, sans aucune attente crédible sinon au-delà de la ruine et de la guerre d’élimination. Le fait qu’il s’agisse de phases et d’instruments peut-être complètement différents de ceux du passé ne change rien au diagnostic. Nous devons le comprendre une fois pour toutes.

Pour plus de clarté, nous devons également dire que toutes les occasions qui, dans le passé, nous empêchaient de parler en toute sincérité de l’un des tabous majeurs de notre modernité, à savoir la religion qui est venue s’exprimer de façon onctueuse sur notre patrie, sont maintenant complètement consumées et déraisonnables.

Le paroxysme anti-national et anti-européen de l’actuelle prédication catholique et surtout italienne est maintenant – ici en Italie – insupportable pour ceux qui n’aspirent pas au suicide, avec des indifférents sournois opérant derrière les coulisses intéressées de la sacristie. D’autres beaucoup plus honnêtes, dans l’impossibilité absolue de toute autre alternative, nourrissent les impulsions homicides.

Il n’y a plus de marges pour la médiation. Nous répétons cette conviction sachant aussi que nous ne pouvons nous faire aucune illusion sur les acteurs (internes et externes) de notre drame social, puisqu’ils sont tous conditionnés, certains plus que d’autres, par mille remords, doutes, faiblesses, poches noires et confusion idéologique inéliminable qui en découlent. Trop d’exhortions ou de chantage.

Mais nous savons aussi que c’est ce que le moment historique nous offre et, stoïquement, nous devons faire face aux forces et aux potentialités sur le terrain.

Nous ne nous intéressons donc pas aux discussions purement théoriques (nombreuses – justes – encore légitimes) sur les systèmes hypothétiques les plus élevés comme si nous étions dans une Arcadie accessible – le temps a aussi expiré pour les utopismes de salon, de bibliothèque ou de tour d’ivoire.

Les forces sur le terrain sont des vecteurs idéaux, moraux et matériels, opérant brutalement, sans répit et sans échappatoire pour qui que ce soit.

La réalité a dépassé, comme cela arrive souvent dans les meilleurs moments, chaque fantasme philosophique, littéraire et créatif.

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Cultura

Le ragioni del caos

Certo… le ragioni. Non si può credere, ragionevolmente, che non esistano ragioni per questo caos.

Immersi come siamo, probabilmente, nei prodromi della  terza guerra mondiale, su cui

  • molti operano consapevolmente per non renderci consapevoli,
  • anche per le inaudite forme di scontro che la caratterizzano

ove

  • la più smarcante è l’inganno informativo giunto ad un livello di totale ribaltamento dei dati di realtà, superando sovente – di necessità – i nostri precedenti schemi interpretativi,

subiamo una progressione inarrestabile che ci devasta.

Tutte le nostre capacità di decodifica devono sì far riferimento alla nostra formazione – è l’unica forma di ragionevolezza praticabile di cui noi possiamo servirci – ma sono continuamente messe in crisi dall’affastellarsi dei dati contradditori, in diretta corrispondenza con l’inganno informativo medesimo elevato a potenza dal sistema del dominio globalista.

Il tentativo di razionalizzazione che tendiamo disperatamente a reiterare per non perdere il filo aureo della comprensione si scontra pertanto con l’immensa influenza della pesanteur, ove irrazionalità e crisi profonda di leadership, marcano le azioni/reazioni geostrategiche e le più basali ondate del pensiero corrente.

A complicare ulteriormente il nostro sforzo di comprensione vi sono le derive specifiche che operano in ogni scenario regionale, ove i dati della differenza storica e culturale sono talmente dissonanti da mettere in crisi gli schemi di lettura unificanti, almeno al primo livello mediatico e psicosociale.

Prendiamo l’esempio della crisi ucraina o di quella siriana.

Esso può inglobare in sé molte delle costanti e delle varianti di cui sopra.

Si riconoscono:

  • certamente le costanti insopportabili di una pressione eversiva eterodiretta,
  • ma anche le varianti ineliminabili di una storia specifica che rendono precario un posizionamento veramente equilibrato di giudizio dall’esterno di quella medesima dinamica storica.

Il che non significa, ovviamente, che non si decida, alla fine, da quale parte porsi…

La stessa cosa però può valere per l’Italia.

Fino a che punto la nostra nazione è capace di riconoscersi in una storia allargata, di lungo periodo ed ora globalizzata (mediterranea, europea, occidentale, con le loro reciprocità, esclusioni e “correlativi oggettivi”), oltre l’ineliminabile sofferenza, concorde e discorde,  generata dal contesto sempre malamente integrato nell’ultimo secolo?

L’ombra devastante della colonia psicosociale incombe come una condanna karmica, sempre meno coperta dalle narrazioni tranquillizzanti, da tutte le posture disinformative, che vanno dal complottismo paranoide al professionismo del debunking, basta che siano segnate diabolicamente dalla tendenza all’estremo di cui sa parlarci  sapientemente Girard…

Se dovessimo occuparci (come è giusto che noi si faccia, lasciando ad altri, ben più idonei di noi, occuparsi dei quadri analitici) dell’immaginario collettivo che (qui, da noi) tende comunque a presiedere a tutto ed a tutti, dovremmo dire che l’icona del caos è sicuramente quella che significa a tutti i livelli.

“…non dice, non occulta, ma dà segno…”

Ora, in questa icona, si trovano innumerevoli ragioni che hanno fatto, in passato, anche la nostra grandezza…

La singolarità moltiplicata, il far parte per sé, il campanilismo a volte solare a volte notturno, la faziosità penetrante ed annebbiante, la rabbia smodata della satira e l’interessata iraconda pura coscienza e netta, l’ammiccante dandysmo di molti e la reale flânerie di pochi, la ricchezza insondabile del nostro secolare individualismo e la – altrettanto millenaria – povertà del nostro motore immobile comunitario, gli anarchismi diffusi e beffardi ma quasi mai assurti a livelli filosofici autentici, l’affidarsi totale al leaderismo carismatico come l’altrettanto complessiva totalizzante demonizzazione,  la stanchezza decrepita del modello classicista buono per ogni stagione e regime e la velleità disperata ed alcune volte meravigliosa dell’avanguardismo anch’esso declinabile secondo una deriva eminentemente autoctona, eppure così capaci – ambedue – di continua, ripetuta ed incredibile fascinazione universale… ebbene tutto questo è nel nostro impasto, nel nostro pentolone rimescolabile, nel nostro inimitabile piatto made in Italy

L’icona del caos, ovviamente, contiene al suo interno una serie di uova cosmiche, uova del drago… c’è l’incazzatura più o meno nordista, la rassegnazione più o meno centrale e il disincanto più o meno meridionale, e tutto il degrado, la stanchezza e la disperazione… sgangherate, ma anche l’orgoglio insopprimibile, la revenche ripullulante, il nuovo speranzoso microcomunitarismo ed i quasi patetici e disseminati volontarismi e l’immancabile sano desiderio di ricostruzione, tutti comprensibilmente autentici e tutti legittimamente praticabili ma tutti idonei a  rimettere in circolo sia l’inferno che il paradiso

A chi, come noi, da tempo, ha fatto una scelta sobria ma decisa in favore d’una assunzione di responsabilità di nuove sintesi, realmente al di là delle formule stantie e delle frasi fatte, compete a vari livelli e tramite le nostre, sia pur limitate, individualità – al di là della convinta fiducia nella buona scelta – di procedere sapendo che non potremo esorcizzare ogni spaurente fantasma o reale ostacolo solo con un movimento di pensiero, quale il nostro è, è stato nelle sue varie apparizioni o sarà ancora, né però sperare che da altri ci venga la soluzione salvifica…

Al di là, quindi, di geremiadi insopportabili, di progettualità edificanti e di proclami velleitari, sappiamo che, per quanto ci riguarda come italiani, dobbiamo comunque continuare a lavorare per il più ampio consenso verso la massima possibile sovranità e giustizia sociale, sapendo che con esse, indipendenza autentica e socialità partecipativa, utopie così tanto apparentemente irraggiungibili  come risolutamente necessarie e generosamente perseguibili, potremo uscire dall’abbraccio del caos…

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Culture

Les raisons du chaos

Bien sûr….les raisons. On ne peut raisonnablement pas croire qu’il n’y a pas de raisons à ce chaos.

Immergés comme nous sommes, probablement, dans les préludes de la Troisième Guerre mondiale, sur lesquels

  • beaucoup travaillent consciemment pour ne pas nous en faire prendre conscience,
  • même en ce qui concerne les formes inhabituelles de conflit qui le caractérisent

et où

  • la plus accablante est la tromperie informative arrivée à un niveau de renversement total des données de la réalité, surmontant souvent – par nécessité – nos schémas interprétatifs précédents,

nous souffrons d’une progression imparable qui nous dévaste.

Toutes nos capacités de décodage doivent se référer à notre formation – c’est la seule forme de raisonnabilité réalisable que nous pouvons utiliser – mais elles sont continuellement remises en question par l’accumulation de données contradictoires, en correspondance directe avec la même tromperie informative qui est puissamment élevée par un système de domination mondialiste.

La tentative de rationalisation que nous avons désespérément tendance à réitérer pour ne pas perdre le fil d’or de la compréhension se heurte donc à l’immense influence de la pesanteur où l’irrationalité et la crise profonde du leadership, marquent les actions / réactions géostratégiques et les vagues les plus fondamentales de la pensée actuelle.

Pour compliquer davantage notre compréhension, il y a des dérives spécifiques qui opèrent dans chaque scénario régional, où les données de la différence historique et culturelle sont si dissonantes qu’elles sapent les modèles de lecture unificateurs, au moins au premier niveau médiatique et psychosocial.

Prenons l’exemple de la crise ukrainienne ou de la crise syrienne. 

Elle peut incorporer plusieurs des constantes et des variations mentionnées ci-dessus.

On reconnaît :

  • certes les constantes insupportables d’une pression subversive peu orthodoxe,
  • mais aussi les variantes incontournables d’une histoire spécifique qui font de la précarité un positionnement vraiment équilibré du jugement de l’extérieur de cette même dynamique historique.

Ce qui ne veut pas dire, bien sûr, que nous ne décidons pas, en fin de compte, de quel côté nous placer…

La même chose peut toutefois s’appliquer à l’Italie.

Dans quelle mesure notre nation est-elle capable de se reconnaître dans une histoire élargie, à long terme et maintenant mondialisée (méditerranéenne, européenne, occidentale, avec leur réciprocité, exclusions et « corrélatifs avec des objectifs »), au-delà de l’inéliminable supplément, de la concorde et du désaccord,  générés par le contexte toujours mal intégré du siècle dernier  ?

 

L’ombre dévastatrice de la colonie psychosociale apparaît comme une condamnation karmique, de moins en moins couverte par des récits apaisants, par toutes les postures de disinformatiion, allant de la conspiration paranoïaque au professionnalisme de la démystification,  diaboliquement marquées par la tendance à l’extrême dont Girard peut parler de manière experte…

Si nous devions prendre soin (comme il est juste que nous le fassions, en laissant aux autres, beaucoup plus appropriés que nous, de s’occuper des cadres analytiques) de l’imagination collective qui tend encore à présider sur tout et tout le monde, nous devrions dire que l’icône du chaos est définitivement celle qui signifie à tous les niveaux.

« -.. il ne dit pas, il ne se cache pas, mais il donne des signes… »

Dans cette icône , nous trouvons maintenant d’innombrables raisons qui ont fait, dans le passé, même notre grandeur…

La singularité multipliée, faisant partie elle-même, l’esprit de clocher parfois solaire et parfois nocturne, la factité pénétrante et brumeuse, la colère immodérée de la satire et l’indignation intéressée de la conscience pure  et nette, le dandysme clignotant  de beaucoup et la réelle flânerie  de quelques-uns,  la richesse insondable de notre individualisme séculier et la pauvreté – tout aussi millénaire – de notre moteur immobile communautaire, les anarchismes généralisés et les moqueries, mais qui n’ont presque jamais atteint des niveaux philosophiques authentiques, la dépendance totale sur le leadership charismatique comme la diabolisation totale tout aussi complète, la fatigue décrépie du modèle classiciste bon pour chaque saison et régime et le désir désespéré et parfois merveilleux de l’avant-garde lui aussi déclinable selon une dérive éminemment autochtone, et pourtant si capable – les deux – d’une fascination continue, répétée et universelle incroyable…. et bien tout cela est dans notre pâte, dans notre pot, dans notre plat inimitable fabriqué en Italie…

L’icône du chaos, bien sûr, contient en s on sein une série d’œufs cosmiques, des œufs de dragon… il y a l’incitation plus ou moins septentrionale, la résignation plus ou moins centrale et le désenchantement plus ou moins méridional, et toute la dégradation, la fatigue et le désespoir… mais aussi l’orgueil irrépressible, la vengeance tournante, le nouveau microcommunautarisme plein d’espoir et le volontarisme presque pathétique et disséminé et l’inévitable désir sain de reconstruction, tout naturellement authentique et légitimement praticable mais tout adapté pour remettre en circulation à la fois l’enfer et le paradis

Celui qui, comme nous, depuis un certain temps, a fait un choix sobre mais décisif en faveur de la prise de responsabilité de nouvelles synthèses, bien au-delà des formules et des phrases périmées, rivalise à différents niveaux et à travers notre propre, quoique limité, individualité – au-delà de la confiance convaincue du bon choix – de procéder en sachant que nous ne pourrons pas exorciser chaque fantôme terrifiant ou obstacle réel uniquement avec un mouvement de pensée, comme le nôtre, a été dans ses divers apparences ou il sera à nouveau, ni cependant d’espérer que la solution salvatrice nous vient d’autrui…

Au-delà, donc, des jérémiades insupportables, des projets édifiants et des proclamations irréalistes, nous savons que, en tant qu’Italiens, nous devons continuer à travailler pour le consensus le plus large vers la souveraineté et la justice sociale la plus élevée possible, sachant qu’avec eux, l’indépendance authentique et la socialité participative, utopies apparemment si inaccessibles comme résolument nécessaires et généreusement, nous pouvons émerger de l’étreinte du chaos…

Concept of career and freedom with a bright open door