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Come diagnosticare ecograficamente il tumore al pancreas

Il pancreas produce alcuni importanti ormoni tra i quali l’insulina e vari enzimi che consentono la funzione digestiva. Il tumore del pancreas si manifesta  quando alcune cellule si moltiplicano senza controllo. Questo tipo di tumore è normalmente asintomatico sino a quando non raggiunge dimensioni notevoli, per cui si rende necessaria un’indagine eco-grafica in presenza di una serie di sintomi.

In tutti i casi l’analisi sintomatologica appare importante com’anche un’accurata anamnesi personale e familiare.

PAROLE CHIAVI: pancreas; tumore; sintomatologia; diagnosi ecografica; anamnesi; neoplasie.

NUMERO DI PAGINE: 10

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Comment diagnostiquer le cancer du pancréas avec un examen échographique

Le pancréas produit plusieurs hormones importantes telles que l’insuline et diverses enzymes qui aident à la fonction digestive. Le cancer du pancréas se manifeste lorsque certaines cellules se multiplient sans contrôle. Ce type de tumeur est normalement asymptomatique jusqu’à ce qu’elle atteigne une taille considérable, de sorte qu’une enquête éco-graphique est nécessaire en présence d’une série de symptômes.

Dans tous les cas, l’analyse symptomatologique apparaît aussi importante qu’une anamnèse personnelle et familiale précise.

MOTS CLÉS : pancréas ; cancer ; symptômes ; diagnostic par ultrasons ; anamnèse ; néoplasmes.

NOMBRE DE PAGES : 10

Cette publication est actuellement disponible uniquement en italien.

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Medicina e Biologia

Il dolore oncologico: Una disamina della sintomatologia dolorosa dei tumori

Una disamina della sintomatologia dolorosa dei tumori, per aiutare il paziente nella comprensione del proprio stato di salute

In due precedenti articoli pubblicati sulla The Global Review, abbiamo iniziato una disamina dei casi più diffusi di malattie tumorali ponendo attenzione alla tipica sintomatologia dolorosa. Il nostro intento è quello di fornire al lettore alcune indicazioni che possano risultare utili, nei casi di necessità, per meglio comprendere la possibile natura e causa di eventuali dolori localizzati con particolare insistenza, al fine di agire per richiedere una tempestiva consulenza medica.

Nel primo articolo, abbiamo presentato i quattro sistemi che più di altri manifestano sintomatologie che possono essere ricondotte ad un sospetto tumore, quali dolore, nausea, vomito e vertigini:

  • Il sistema scheletrico,
  • Il sistema nervoso centrale (SNC),
  • Il sistema polmonare,
  • Il sistema epatico.

Del sistema scheletrico e di quello polmonare ci siamo già occupati, oggi tratteremmo degli altri sistemi evidenziando i sintomi più caratteristici ed indicando le possibili cause. Beninteso, come già detto in precedenza, non necessariamente talune sintomatologie debbono ricondurre all’unica causa della presenza di un’infezione tumorale, ma quel che interessa è che il paziente sia nella consapevolezza di avvertire un potenziale pericolo, per porvi rimedio tempestivamente.

Tumore al cervello (si veda Prodos et al., 1998).

Da tale specifica alterazione cellulare derivano una serie di conseguenze che producono una tipica sintomatologia. In particolare, si osserva:

  1. Aumento della pressione endocranica, con la conseguenza di
  2. Cefalea, specialmente retrorbitale,
  3. Nausea e vomito,
  4. Alterazioni visive (offuscamento, macchie scure, diplopia),
  5. Alterazioni dell’attività mentale, con conseguenti
  6. Difficoltà di concentrazione (ad esempio, lettura),
  7. Perdita della memoria,
  8. Modificazioni della personalità, con irritabilità,
  9. Aumento della sonnolenza,
  10. Crisi epilettiche (senza una storia pregressa),
  11. Alterazioni sensitive,
  12. Debolezza o emiparesi muscolari,
  13. Disfunzione vescicale,
  14. Aumento dei riflessi degli arti inferiori rispetto ai superiori,
  15. Diminuzione della coordinazione (atassia),
  16. Riflesso di Babinski positivo,
  17. Clono (caviglia o polsi).

I sintomi dei tumori cerebrali sono di solito generali o focali, a seconda della dimensione e della sede della lesione. Le manifestazioni cliniche più comuni di tumore al cervello sono due:

  • Cefalea,
  • Modificazioni della personalità, anche se in alcuni casi tale manifestazione viene attribuita a depressione, ritardando la diagnosi della presenza di una lesione tumorale.

Le cefalee si manifestano nel 30-50% dei soggetti colpiti da tumore cerebrale e sono bioccipitali o bi frontali. Nella norma, sono intermittenti e di durata progressivamente maggiore, e possono essere intensificate da una modificazione della postura o dallo sforzo. La sintomatologia dolorosa è più forte al risveglio, a causa della differenza di drenaggio del SNC poiché si muta la posizione da supina e prona ad eretta, e di solito scompare subito dopo che la persona inizia le proprie attività.

Il dolore (cefalea) può essere scatenato da ogni attività che aumenti la pressione endocranica, come lo sforzo durante l’evacuazione intestinale, il piegarsi o il sollevare oggetti pesanti, il tossire. Spesso il sintomo doloroso può essere attenuato con l’assunzione di aspirina o acetaminofene o altri antidolorifici moderati.

Il vomito, con o senza nausea, può manifestarsi in circa il 25-30% dei soggetti colpiti da tumore cerebrale, e spesso si accompagna alle cefalee, nei casi in cui si manifesti un aumento di pressione endocranica. Se il tumore invade le meningi, la cefalea è più grave.

Le alterazioni visive possono essere la conseguenza dell’edema del disco ottico, il quale spesso appare come il primo sintomo della presenza di tumore intracranico (è il caso del “vedere doppio”). L’esperienza dimostra che la natura dei sintomi è connessa con la sede tumorale.

  • Se il tumore si sta sviluppando nella regione corticale motoria, il paziente può sperimentare deficit isolati agli arti o emiparesi.
  • Se l’infezione tumorale ha sede nel cervelletto, può essere colpita la capacità di coordinare i movimenti.
  • Nel caso siano colpiti i lobi frontali si possono manifestare modificazioni della personalità.

Le crisi epilettiche presentano una frequenza di casi prossima al valore di un terzo della popolazione afflitta da metastasi cerebrale.

Dunque, come si evince dal contenuto della sintetica rappresentazione sopra effettuata, il tumore encefalico manifesta una serie di sintomatologie piuttosto peculiari e diffuse, che nella norma per la loro natura inducono il paziente ad assumere atteggiamenti di allarme, che lo consigliano per una tempestiva azione diagnostica. In ogni caso, è bene che il lettore conservi sempre equilibrio e lucidità, poiché l’esperienza dimostra che non sempre quello specifico sintomo trova origine in un’infezione tumorale.

Tumore del midollo spinale

I tumori spinali sono simili per natura e origine a quelli intracranici, ma si manifestano con una minore frequenza.

Sono più comuni nei giovani adulti e nei soggetti di mezza età, e si manifestano per lo più nella colonna toracica, a causa della sua lunghezza, della sua vicinanza al mediastino e per la possibilità di diretta invasione metastatica mediante i linfonodi da parte dei linfomi, del cancro mammario o polmonare.

Quali sono i segni ed i sintomi tipici del cancro al midollo spinale?

  • Dolore alla schiena,
  • Diminuzione della sensibilità,
  • Debolezza muscolare spastica,
  • Atrofia muscolare,
  • Paraplegia o tetraplegia,
  • Dolore toracico lombare,
  • Dolore alla gamba o all’inguine monolaterale,
  • Dolore a riposo e/o durante la notte (dolore notturno),
  • Disfunzione dell’intestino/vescica (reperto tardivo).

Il dolore alla schiena, in corrispondenza della lesione al midollo spinale, si manifesta in oltre l’80% dei casi, e può essere aggravato dalla posizione supina, dallo sforzo da carico, dallo starnutire e dal tossire.

Un’altra tipica manifestazione dolorosa è quella che colpisce l’area toracica lombare e arriva sino alla cintura.

La sintomatologia dolorosa può estendersi alla gamba sino all’inguine e può inoltre manifestarsi anche durante il riposo notturno, in tal caso per il paziente diviene difficile la prosecuzione del sonno.

Le manifestazioni cliniche dei tumori vertebrali variano secondo la sede.

La compressione del midollo spinale è la più comune caratteristica patologica di tutti i tumori dell’interno della colonna vertebrale; i sintomi si manifestano nel corpo in corrispondenza della lesione tumorale.

Le caratteristiche principali appaiono essere:

  • Dolore,
  • Perdita sensitiva,
  • Debolezza muscolare,
  • Atrofia muscolare.

Le metastasi sono in genere locali nel 10% di questi tumori.

Conclusioni

In ognuna delle tipologie tumorali esaminate nei nostri articoli sono poste in evidenza alcune precipue sintomatologie, a volte comuni ed in altri casi più specifici.

Il lettore dovrà aver cura piuttosto che di memorizzare l’ampia casistica osservata dalla pratica medica di sviluppare in sé una certa sensibilità al problema della tempestiva necessità di una corretta diagnosi. Ciò richiede un’attenzione del paziente a quei sintomi che si presentano ripetitivi e duraturi, con frequenza in intervalli temporali non brevi, la cui intensità di manifestazione lascia presagire la presenza di una patologia importante e che merita una diagnosi corretta e tempestiva.

Solo in tal modo, la lettura e la riflessione sul contenuto delle analisi presentate nei nostri articoli dedicati al dolore oncologico appare utile per coloro che possiedono quella sensibilità necessaria per un’attenta prevenzione e cura del proprio corpo.

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Médecine et Biologie

La douleur cancéreuse: Une revue de la symptomatologie douloureuse des tumeurs

Une revue de la symptomatologie douloureuse des tumeurs pour aider le patient à comprendre son état de santé

Dans deux articles précédemment publiés dans The Global Review, nous avons commencé à examiner les cas les plus courants de maladies cancéreuses, en mettant l’accent sur les symptômes douloureux typiques. Notre intention est de fournir au lecteur quelques indications pouvant être utiles, en cas de besoin, pour mieux comprendre la nature et la cause possible de toute douleur localisée avec une insistance particulière, afin d’agir rapidement et de demander un avis médical.

Dans le premier article, nous avons présenté les quatre systèmes qui, plus que d’autres, présentent des symptômes tels que la douleur, la nausée, les vomissements et les étourdissements et qui peuvent être associés à une tumeur soupçonnée :

  • Le système squelettique,
  • Le système nerveux central (SNC)
  • Le système pulmonaire,
  • Le système hépatique.

Nous nous sommes déjà occupés des systèmes squelettiques et pulmonaires, nous nous occuperons maintenant des autres systèmes, en soulignant les symptômes les plus caractéristiques et en indiquant les causes possibles. Bien sûr, comme nous l’avons déjà mentionné, certains symptômes ne doivent pas nécessairement être liés à la seule cause de la présence d’une infection tumorale, mais d’un autre côté il est important que le patient soit conscient du danger potentiel afin d’y remédier rapidement.

Tumeur cérébrale (voir Prodos et al., 1998).

Cette altération cellulaire spécifique entraîne une série de conséquences qui produisent une symptomatologie typique. En particulier, on peut noter :

  1. Une augmentation de la pression endocrânienne, avec pour conséquence :
  2. Des maux de tête, surtout rétrorbitaux
  3. Des nausées / vomissements
  4. Des altérations visuelles (flou, taches sombres, diplopie)
  5. Des altérations de l’activité mentale, avec pour conséquence :
  6. Des difficultés de concentration (p. ex. lecture)
  7. Des pertes de mémoire
  8. Des changements de la personnalité avec de l’irritabilité
  9. Une augmentation de la somnolence,
  10. Des crises épileptiques (sans histoire antérieure)
  11. Des altérations de la sensibilité
  12. De la faiblesse musculaire ou hémiparésie
  13. Un dysfonctionnement de la vessie
  14. Une augmentation des réflexes des membres inférieurs par rapport aux membres supérieurs
  15. Une diminution de la coordination (ataxie)
  16. Un réflexe positif de Babinski
  17. Clonus (de la cheville ou du poignet)

Les symptômes des tumeurs cérébrales sont généralement généraux ou focaux, selon la taille et l’emplacement de la lésion.

Il existe deux manifestations cliniques courantes du cancer du cerveau :

  • Les céphalées
  • La modification de la personnalité, bien que dans certains cas cette manifestation soit attribuée à la dépression, retardant ainsi le diagnostic de la présence d’une lésion tumorale.

Les céphalées se produisent chez 30 à 50 % des personnes atteintes d’un cancer du cerveau et sont bi-occipitales ou bifrontales. En règle générale, elles sont intermittentes et de durée progressivement plus longue et peuvent être intensifiés par des changements de posture ou d’effort. La symptomatologie douloureuse est plus forte à l’éveil, en raison de la différence de drainage du SNC due au changement de position, passant de couchée et debout, et disparaît généralement immédiatement après le début des activités.

La douleur (céphalée) peut être déclenchée par n’importe quelle activité qui augmente la pression endocrânienne, telle que l’effort lors de l’évacuation intestinale, le fait de se plier, de soulever des objets lourds ou en cas de toux. Souvent, les symptômes douloureux peuvent être atténués par la prise d’aspirine, d’acétaminophène ou d’autres analgésiques modérés.

Les vomissements avec ou sans nausée, peuvent se produire chez environ 25 à 30 % des personnes atteintes d’un cancer du cerveau, et sont souvent accompagnés souvent de maux de tête, lorsque la pression endocrânienne augmente. Les maux de tête sont plus sévères lorsque la tumeur envahit les méninges.

Des altérations visuelles, peuvent être la conséquence de l’œdème du disque optique, qui apparaît souvent comme le premier symptôme de la présence d’un cancer intracrânien (c’est le cas lorsqu’on se met à « voir double »).

L’expérience indique que la nature des symptômes est liée au site tumoral.

  • Si la tumeur se développe dans la région corticale motrice, le patient peut présenter des déficiences des membres ou de l’hémiparésie.
  • Si l’infection tumorale est localisée dans le cervelet, la capacité de coordonner les mouvements peut être affectée.
  • Si les lobes frontaux sont affectés, des changements de personnalité peuvent se produire.

Des crises épileptiques sont présentes dans presque un tiers des cas des patients atteints de métastases cérébrales.

Par conséquent, comme on peut le voir dans la représentation synthétique ci-dessus, la tumeur encéphalique présente une série de symptômes assez particuliers et très répandus qui incitent généralement le patient à s’alarmer et donc à rechercher une action diagnostique opportune.

Quoi qu’il en soit, il est bon que le lecteur conserve toujours l’équilibre et la lucidité, car l’expérience démontre que ces symptômes spécifiques ne proviennent pas toujours d’une infection tumorale.

Tumeur de la moelle épinière

Les tumeurs de la colonne vertébrale sont de nature et d’origine semblables aux tumeurs intracrâniennes, mais elles sont moins fréquentes.

Elles sont plus fréquentes chez les jeunes adultes et les sujets d’âge moyen, et se manifestent surtout dans la colonne thoracique, en raison de sa longueur, de la proximité du médiastin et de la possibilité d’invasion métastatique directe des ganglions lymphatiques par les lymphomes, le cancer du sein ou le cancer du poumon.

Quels sont les signes et symptômes typiques du cancer de la moelle épinière ?

  • Maux de dos,
  • Diminution de la sensibilité,
  • Faiblesse musculaire spastique,
  • Atrophie musculaire,
  • Paraplégie ou quadriplégie,
  • Douleur thoracique lombaire,
  • Douleur unilatérale à la jambe ou à l’aine,
  • Douleur au repos et/ou la nuit (douleur nocturne),
  • Dysfonction intestinale / de la vessie (découverte tardive).

Les maux de dos, au niveau de la lésion de la moelle épinière, se manifestent dans plus de 80 % des cas et peuvent être exacerbés par la position couchée, le fait de se plier, d’éternuer ou en cas de toux.

Une autre manifestation douloureuse typique est celle qui touche la région lombaire thoracique et atteint la ceinture.

Les symptômes douloureux peuvent s’étendre à la jambe jusqu’à l’aine et peuvent également se manifester pendant le sommeil nocturne, auquel cas le patient a du mal à continuer à dormir.

Les manifestations cliniques des tumeurs vertébrales varient selon l’endroit.

La compression de la moelle épinière est la caractéristique pathologique la plus commune de toutes les tumeurs à l’intérieur de la colonne vertébrale, les symptômes se manifestant en rapport à la lésion tumorale.

Les principales caractéristiques semblent être :

  • Douleur
  • Perte de sensibilité
  • Faiblesse musculaire
  • Atrophie musculaire

Les métastases sont généralement localisées dans 10 % de ces tumeurs.

Conclusion

Dans chacun des types de tumeurs examinés dans nos articles, certains des principaux symptômes, parfois communs et dans d’autres cas plus spécifiques, sont mis en évidence.

Plutôt que de se souvenir du large éventail de cas observés par la pratique médicale, le lecteur devra développer une certaine sensibilité à la nécessité opportune d’un diagnostic correct, et être attentif aux symptômes répétitifs, durables et fréquents dans des intervalles de temps courts, dont l’intensité suggère la présence d’une pathologie importante et qui mérite un diagnostic correct et rapide.

C’est seulement de cette manière que la lecture et la réflexion sur les analyses présentées dans nos articles consacrés à la douleur cancéreuse peuvent être utiles à ceux qui possèdent la sensibilité nécessaire à la prévention et au soin de leur corps.

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Medicina e Biologia

Il dolore oncologico. La collaborazione tra medico, ecografista e neuro fisiatra, nell’analisi della sintomatologia

In un precedente articolo abbiamo  introdotto l’argomento sull’analisi della sintomatologia dolorosa della struttura scheletrico-muscolare, al fine di una possibile diagnosi della presenza di una sospetta malattia tumorale. In tali casi, il fisioterapista (o il neuro fisiatra) può giocare un ruolo rilevante, in collaborazione con l’ecografista ed il medico,nell’individuazione di un sospetto cancro.

Abbiamo già  detto che vi sono quattro sistemi colpiti nella norma da sintomi quali, dolore, nausea, vomito e vertigini; essi sono:

  • Il sistema scheletrico,
  • Il sistema nervoso centrale,
  • Il sistema polmonare,
  • Il sistema epatico.

Nel precedente lavoro ci siamo occupati di analizzare il sistema scheletrico; oggi ci occupiamo  di quello polmonare

I dolori di natura polmonare  sono di solito localizzati in sede sottosternale oppure nella regione toracica corrispondente ai campi polmonari  interessati, e può essere inclusa anche la porzione del torace anteriore, la tiroide o la schiena.

  • Il dolore polmonare può irradiarsi al collo, alla porzione superiore del muscolo trapezio, ai margini costali, al rachide toracico, alle scapole o alla spalla.
  • Il dolore alla spalla causato da interessamento polmonare può irradiarsi lungo la porzione mediale del braccio.
  • La sintomatologia dolorosa polmonare sovente aumenta con i movimenti ispiratori come ridere, tossire, starnutire o respirare profondamente.
  • Il dolore che si riduce sdraiandosi sul lato interessato (auto-immobilizzazione) può indicare un origine polmonare dei sintomi.
  • La sintomatologia dolorosa alla spalla aggravata dalla posizione supina (braccio/gomito sostenuti) può anch’essa essere l’indizio di un’origine polmonare dei sintomi.

Il fisioterapista, in tutte le occasioni in cui  incontra un paziente affetto da sintomi di  coinvolgimento polmonare, deve analizzare la storia medica, pregressa, ricercando l’eventuale presenza di infezioni delle vie respiratorie o polmonari; tale precauzione è  utile in quei soggetti che non hanno subito traumi.

In ogni caso, in tali circostanze, devono essere attenzionati  i sintomi del SNC (sistema nervoso centrale):

  • Debolezza muscolare,
  • Atrofia muscolare,
  • Cefalea,
  • Perdita di sensibilità negli arti inferiori alla schiena, radicolare o localizzato.

Tali sintomi si possono associare al cancro polmonare

  • Un qualsiasi sintomo che interessa il sistema SNC può rappresentare una presentazione silente di tumore al polmone.
  • Il dolore postoperatorio localizzato alla gamba o al braccio da trombo; in tal caso non va iniziato il trattamento fisioterapico.
  • L’emottisi o la dispnea da sforzo o a riposo, sia essa inspiegabile o sproporzionata alla situazione, sono segni di allarme che consigliano l’intervento del medico.
  • Qualsiasi soggetto interessato da dolore toracico dovrebbe essere valutato da un fisioterapista.
  • Per i pazienti che accusano i sintomi tipici di una cervicalgia, dolore alla spalla o  alla schiena, dovrà  essere presa in considerazione l’ipotesi di una possibile causa polmonare con richiesta di una consulenza medica.

Le tipologie di dolore polmonare

  1. Il dolore tracheobronchiale  viene riferito al collo o alla porzione anteriore del torace. La sintomatologia dolorosa in questa sede normalmente si aggrava ed è lancinante e localizzata. L’afflizione si verifica poichè  viene coinvolta la pleura viscerale; è anche possibile che una malattia della parte periferica del polmone  si sviluppi e si estenda fino al coinvolgimento  della pleura parietale. Tale tipo d’irritazione causa quindi un dolore lancinante e localizzato, che si aggrava con qualsiasi movimento respiratorio.

I pazienti normalmente rilevano che il dolore viene alleviato sdraiandosi sopra il lato affetto; questa posizione  di riposo diminuisce infatti il movimento toracico in quella parte (auto-immobilizzazione).

Non si conosce la causa del dolore: sembra che esso sia generato dallo spasmo muscolare intercostale o dallo stiramento della pleura parietale.

  1. Il dolore pleurico è presente nei processi patologici polmonari, includendo i casi di pleurite, polmonite, infarto polmonare (quando si estende alla superficie pleurica, causando la pleurite); diversamente l’origine è quella tumorale (quando invade la pleura parietale).

Il tumore, specialmente il carcinoma broncogeno, può essere accompagnato da dolore severo e continuo quando il tessuto tumorale, che si stende alla pleura parietale attraverso il polmone, irrita costantemente le terminazioni nervose dolorose nella pleura stessa.

  1. La pleura diaframmatica riceve due innervazioni: il frenico e quello intercostale. Il danno al nervo frenico produce la paralisi della corrispondente metà del diaframma.

Qualche precisazione

  • La cavità toracica è rivestita dalla pleura, detta anche membrana sierosa.
  • Una superficie della pleura riveste la parte interna della gabbia toracica (pleura parietale), mentre l’altra riveste la superficie dei polmoni (pleura  viscerale).
  • La stimolazione delle porzioni periferiche della pleura diaframmatica produce un dolore lancinante che viene percepito lungo i margini delle coste, e che può essere riferito  alla regione lombare attraverso i nervi somatici  toracici inferiori.
  • La stimolazione della porzione centrale della pleura diaframmatica causa un dolore lancinante riferito al muscolo trapezio superiore, alla spalla  dello stesso lato della stimolazione.
  • Il dolore da pleurite diaframmatica, conseguente alla polmonite causa un dolore lancinante lungo i margini delle coste o al trapezio superiore, che si aggrava con qualsiasi movimento diaframmatico come tossire, ridere o respirare profondamente.

La sintomatologia da tumore polmonare

  • Qualsiasi modificazione nei modelli respiratori,
  • Polmoniti o bronchiti ricorrenti,
  • Emottisi,
  • Tosse persistente,
  • Modificazione della tosse o sviluppo dell’emottisi in un fumatore cronico,
  • Raucedine o disfagia,
  • Escreato striato di sangue,
  • Dispnea (fiato corto),
  • Dolore pleurico lancinante, aggravato dall’ispirazione,
  • Calo ponderale  inspiegabile ed improvviso,
  • Dolore al petto, spalla e braccio,
  • Atrofia e debolezza dei muscoli delle braccia e delle mani.

Conclusioni

Dunque le cose dette, se ben recepite, possono rappresentare un’efficace informazione per il pubblico, poiché consentono di comprendere quei casi di dolori sospetti che possono richiedere un’immediata consulenza medica, giacché associati a possibili malattie tumorali.

 Naturalmente, le sintomatologie dolorose descritte non i tutti i casi testimoniano la presenza di una possibile degenerazione cancerosa; ciò non ostante,un’efficace azione preventiva e diagnostica può scongiurare la degenerazione della malattia qualora presente,aumentando le probabilità  di guarigione nei casi di effettiva presenza del male sospettato.

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Médecine et Biologie

La douleur cancéreuse. La collaboration entre le médecin, l’échographiste et le neurophysiatre, dans l’analyse de la symptomatologie

Nous avons introduit dans un article précédent l’analyse des symptômes douloureux de la structure musculaire squelettique afin de diagnostiquer la présence d’une tumeur suspecte.

Dans de tels cas, le physiothérapeute (ou le neurophysiatre) peut jouer un rôle important, en collaboration avec l’échographiste et le médecin, dans la détection d’un cancer présumé.

Nous avons déjà indiqué les quatre systèmes habituellement affectés par des symptômes tels que la douleur, la nausée, les vomissements et les étourdissements :

  • Système squelettique,
  • SNC (Système Nerveux Central)
  • Système pulmonaire,
  • Système hépatique.

Les travaux précédents concernaient le système squelettique, aujourd’hui nous traiterons le système pulmonaire

Les douleurs de nature pulmonaire sont habituellement localisées dans la région sous-sternale ou dans la région thoracique correspondant aux champs pulmonaires affectés, de plus, la partie du thorax antérieur, de la thyroïde ou du dos peut également être incluse.

  • La douleur pulmonaire peut irradier vers le cou, la partie supérieure du muscle trapèze, les bords des côtes, la colonne thoracique, les omoplates ou les épaules.
  • La douleur à l’épaule causée par une atteinte pulmonaire peut irradier le long de la partie médiale du bras.
  • Les symptômes pulmonaires douloureux augmentent souvent avec des mouvements inspirants comme le rire, la toux, un éternuement ou une respiration profonde.
  • Une douleur atténuée en s’allongeant sur le côté affecté (auto-immobilisation) peut indiquer une origine pulmonaire des symptômes.
  • Une douleur douloureuse à l’épaule exacerbée par la position couchée sur le dos (bras / coude soutenu) peut également indiquer une origine pulmonaire des symptômes.

Le physiothérapeute doit toujours analyser les antécédents médicaux d’un patient souffrant de symptômes pulmonaires en recherchant la présence d’infections respiratoires ou pulmonaires, cette précaution étant utile chez les sujets qui n’ont pas subi de traumatisme.

Quoi qu’il en soit, dans de telles circonstances, les symptômes du SNC (système nerveux central) doivent être considérés avec attention, ces symptômes pouvant être associés au cancer du poumon :

  • Faiblesse musculaire
  • Atrophie musculaire,
  • Céphalée
  • Perte de sensibilité des parties inférieures du dos, radiale ou localisée.

 Tous les symptômes qui affectent le SNC peuvent être une indication silencieuse du cancer du poumon.

  • Douleur postopératoire localisée dans le bras de la jambe ou du thrombus, auquel cas aucun traitement physiothérapeutique ne doit être initié.
  • L’hémoptysie ou dyspnée d’effort ou au repos, qu’elle soit inexplicable ou disproportionné par rapport à la situation, est un signe avant-coureur qui recommande une intervention médicale.
  • Toute personne souffrant de douleur thoracique doit être évaluée par un physiothérapeute.
  • Dans le cas de patient souffrant d’une cervicalgie, de douleurs d’épaule ou de maux de dos typiques, l’hypothèse d’une cause pulmonaire possible devrait être considérée.

Types de douleurs pulmonaires

  1. La douleur trachéobronchique se réfère au cou ou à la partie antérieure de la poitrine.

La symptomatologie douloureuse, dans ce cas s’aggrave, est lancinante et localisée et se produit parce que la plèvre viscérale est impliquée.

Il est également possible qu’une maladie de la partie périphérique du poumon se développe et s’étend jusqu’à l’atteinte de la plèvre pariétale. Ce type d’irritation provoque donc des douleurs localisées et lancinantes, exacerbées par tout mouvement respiratoire.

Les patients détectent normalement un soulagement de la douleur en s’allongeant sur le côté affecté, cette position de repos diminuant le mouvement de la poitrine dans cette partie (auto-immobilisation).

La cause de la douleur est inconnue, elle semble être générée par un spasme musculaire intercostal ou par l’étirement de la plèvre pariétale.

  1. La douleur pleurale est présente dans les processus pathologiques pulmonaires, et notamment dans les cas de pleurésie, de pneumonie, d’infarctus pulmonaire (lorsqu’elle s’étend jusqu’à la surface pleurale, causant une pleurésie), sinon, l’origine est une tumeur (lorsqu’elle envahit la plèvre pariétale).

La tumeur, en particulier le carcinome bronchogène, peut s’accompagner d’une douleur sévère et continue lorsque le tissu tumoral, qui se propage à la plèvre pariétale à travers le poumon, irrite constamment les terminaisons nerveuses douloureuses dans la plèvre elle-même.

  1. La plèvre diaphragmatique reçoit deux innervations, phrénique et intercostale. L’atteinte nerveuse du nerf frénétique entraîne la paralysie de la moitié correspondante du diaphragme. Les dommages au nerf phrénique produisent une paralysie de la moitié correspondante du diaphragme.

Quelques éclaircissements

  • La cavité thoracique est couverte par la plèvre, aussi appelée membrane séreuse.
  • Une surface de la plèvre recouvre la partie interne de la cage thoracique (plèvre pariétale), tandis que l’autre recouvre la surface des poumons (plèvre viscérale).
  • La stimulation des parties périphériques de la plèvre du diaphragme produit une douleur lancinante perçue le long des côtes et qui peut être transmise à la région lombaire par les nerfs somatiques de la partie inférieure de la poitrine.
  • La stimulation de la partie centrale de la plèvre diaphragmatique provoque une douleur lancinante liée au trapèze supérieur, à l’épaule du même côté de la stimulation.
  • La douleur de la pleurésie diaphragmatique, due à une pneumonie, provoque une douleur lancinante sur les bords des côtes ou au trapèze supérieur, qui est aggravée par un mouvement diaphragmatique comme la toux, le rire ou la respiration profonde.

Les symptômes du cancer du poumon

  • Tout changement dans les habitudes respiratoires,
  • Pneumonie ou bronchite récurrente,
  • Hémoptysie,
  • Toux persistante,
  • Modification de la toux ou développement de l’hémoptysie chez un fumeur chronique,
  • Enrouement ou dysphagie,
  • Expectoration striée de sang,
  • Dyspnée (essoufflement),
  • Douleur pleurale lancinante, aggravée par l’inspiration,
  • Perte de poids inexplicable et soudaine,
  • Douleurs à la poitrine, aux épaules et aux bras,
  • Atrophie et faiblesse des muscles des bras et des mains.

Conclusions

Par conséquent, ces signes et ces  symptômes s’ils sont bien compris, peuvent représenter une information efficace pour le public, puisqu’ils permettent de comprendre dans quels cas ces douleurs sont suspectes et peuvent nécessiter des conseils médicaux immédiats, puisqu’elles sont associées à d’éventuelles maladies cancéreuses.

 Naturellement, les symptômes de douleur décrits ne témoignent pas toujours de la présence d’une éventuelle dégénérescence cancéreuse, néanmoins, une action préventive et diagnostique efficace peut prévenir la dégénérescence de la maladie si elle est présente, augmentant ainsi les chances de guérison en cas de présence effective du mal suspecté.

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Medicina e Biologia

Il dolore oncologico. Come diagnosticare il tumore attraverso l’osservazione del dolore

La pratica medica ha sviluppato una significativa esperienza nell’osservazione del dolore connesso alla malattia tumorale, tant’è che si è arrivati al punto in cui l’analisi del sintomo in relazione alla sua localizzazione diventa un serio indizio della presenza di possibili metastasi.

La prima cosa da fare prima di una qualsiasi terapia scheletrico-muscolare è quella di considerare la possibile causa del dolore evidenziato; in genere localizzato nella spalla, gomito, mano, colonna vertebrale in toto, fino al coccige, e poi al bacino, anca, ginocchio, caviglia e piede.

In genere, la localizzazione tumorale da dolore alla colonna è più frequente nel tratto lombare che in quello cervicale e di solito è da “metastasi”, conseguenza della migrazione cellulare tramite il flusso ematico in altri organi e sedi; tale diffusione si può determinare anche per via linfatica o mediante un meccanismo di invasione locale e di infiltrazione nei tessuti circostanti (si veda, Medical-surgical nursing: concepts and clinical practice, ed.4, St. Louis, 1991, Mosby, modificato da Phipps J.S. & al.).

In tali casi, le cellule maligne continuano a riprodursi anche nelle sedi secondarie dando origine a nuove lesioni o tumori.

È necessario precisare che il 30% dei pazienti affetti da cancro appena diagnosticato presentano metastasi clinicamente distinguibili; almeno il 30-40% dei restanti pazienti clinicamente liberi da metastasi “covano” lesioni occulte; solo un terzo degli individui con diagnosi recente del cancro potranno essere curati con modalità terapeutiche locali, e tale percentuale può anche risultare ottimistica.

Numerosi soggetti sviluppano la malattia metastatica in molte sedi a causa della potenziale diffusione della patologia. Una “colonia metastatica” è il risultato finale di una serie complessa d’interazioni “tumore-ospite” che viene chiamato “processo metastatico a cascata”.

Una volta che il tumore primario ha esordito e inizia a muoversi per invasione locale, si manifesta l’angiogenesi (i vasi sanguigni del tessuto circostante crescono all’interno del tumore solido). Le cellule tumorali invadono quindi i vasi ospiti e vengono liberate nel sistema di drenaggio venoso. La tipica modalità di diffusione e la sede finale delle metastasi varia con il tipo di tumore e dei tessuti dai quali ha esordio. Le caratteristiche del flusso ematico, del drenaggio venoso e dei canali linfatici determinano il tipo di distribuzione delle metastasi.

A titolo di esempio, i tumori prostatici (carcinoma) si diffondono alle ossa della pelvi ed alle vertebre attraverso il sistema linfatico, e talvolta esordiscono come lombalgia e/o dolore pelvico che si irradia lungo le gambe. I tumori primitivi delle ossa, come il Sarcoma osteogenico, metastatizzano inizialmente nei polmoni. L’alta proporzione di metastasi ossee nel cancro del seno, della prostata e dei polmoni è un esempio della selezione di un organo specifico da parte delle cellule tumorali (si veda, Woodhouse et al.,1997).

Per alcuni tumori, come il Melanoma maligno, non si ravvisa la presenza di un modello tipico di manifestazione con possibilità di diffusione in ogni parte del corpo. Per tale motivo è necessario attenzionare eventuali “nei” presenti nel corpo.

Le sedi più frequenti per le localizzazioni metastatiche sono quindi da riferire alle:

  1. Ossa,
  2. Linfonodi,
  3. Polmoni,
  4. Fegato,
  5. Cervello

Qual’è dunque il ruolo del fisioterapista? La figura professionale del fisioterapista (o del neuro fisiatra) presenta le qualità adatte per poter osservare i sintomi che colpiscono uno dei quattro sistemi sotto specificati, mediante una valutazione effettuata sulla presenza di dolore, nausea, vomito e vertigini:

  • Sistema scheletrico,
  • Sistema nervoso centrale (SNC),
  • Sistema polmonare,
  • Sistema epatico.

Sistema scheletrico

La compressione del midollo spinale da metastasi può manifestarsi come dolore alla schiena, debolezza agli arti inferiori e sintomi intestinali/vescicali. Il 50% dei pazienti con dolore di schiena provocato da tumore maligno lamenta un trauma o una lesione precedenti, che giustifica la presenza della sintomatologia dolorosa. Il fisioterapista si trova di fronte alla necessità di valutare il tipo di dolore e la specifica sintomatologia:

  • Dolore miofasciale,
  • Dolore articolare,
  • Dolore radicolare,
  • Dolore arterioso, pleurico, trachea,
  • Dolore gastrointestinale,
  • Dolore a riposo,
  • Dolore con l’attività,
  • Dolore diffuso,
  • Dolore cronico.

Analizzarne le caratteristiche:

    • Sede e tipologia d’insorgenza,
    • Descrizione,
    • Intensità,
    • Durata,
    • Frequenza

Va inoltre definita la tipologia dolorifica:

  • Vascolare,
  • Neurogeno,
  • Muscolo scheletrico,
  • Viscerale,
  • Emozionale;

non che l’origine:

  • Cutaneo,
  • Somatico profondo,
  • Riferito,
  • Viscerale

Il medico o il fisioterapeuta devono considerare che i pazienti spesso attribuiscono i sintomi ad un particolare evento. Il mal di schiena può precedere l’insorgenza dei sintomi neurologici negli individui affetti da cancro (tumore), sia nel caso di dolore di origine metastatica che in quello di origine primitiva.

I segni di compressione della radice nervosa possono essere il primo indizio della presenza del cancro, in particolare del linfoma, del Mieloma multiplo o del Cancro polmonare, del seno, della prostata o renale.

Lo scheletro è l’organo che viene più comunemente colpito dalle metastasi e da tumori che insorgono dal seno, prostata, tiroide, polmoni, reni, in quanto tali patologie mostrano di possedere una propensione per la diffusione ossea (si veda, Coleman, 1997). Il dolore osseo è la più comune complicanza della malattia ossea metastatica, ed è correlato al danno strutturale, al tasso di riassorbimento ed all’intrappolamento nervoso. Nel caso in cui le cellule tumorali si siano insediate nello scheletro non si mostra efficace alcuna terapia e può essere somministrata una cura di tipo palliativo. Occorre quindi prevenire tale circostanza.

Dolore osseo

Le cellule tumorali comunemente metastatizzano nelle zone più vascolarizzate dello scheletro, in particolare del midollo osseo dello scheletro assiale e nella parte terminale prossimale delle ossa lunghe (omero e femore), nella colonna vertebrale, nella pelvi e nelle coste.

La sintomatologia dolorosa è nella norma profonda, intrattabile e scarsamente localizzata, tal volta descritta come urente, o sorda ed incessante, e si accompagna a episodi trafittivi.

Il dolore peggiora con l’attività, specialmente nei casi di sforzi da carico. Si accentua sovente nelle fasi notturne, e non si ottiene sollievo attraverso il sonno né conservando la posizione sdraiata. La sintomatologia può manifestarsi intorno alle articolazioni a causa di modificazioni meccaniche, cliniche o ossee; sembra che il dolore ed il tasso di riassorbimento osseo siano tra loro collegati.

Spesso è interessato il periosto, che è molto innervato, il quale conferisce al dolore le sue qualità neurogeniche, in particolare la sua implacabilità e la sua intrattabilità.

E’ importante considerare che l’ipercalcemia (eccesso di calcio nel sangue) si manifesta frequentemente nei pazienti con malattia ossea metastatica e che presentano lesioni osteolitiche. E’ molto comune nei casi di tumore al Seno e di Mieloma, principalmente a causa del riassorbimento osseo, causato a sua volta dalla produzione di agenti ossei attivi da parte delle cellule tumorali, che stimolano il riassorbimento osteoclastico. L’ipercalcemia è caratterizzata da sintomi neurologici centrali, muscolo scheletrici.

Il dolore a riposo

Il dolore a riposo, conseguente a neoplasia, si manifesta solitamente nel corso della notte. Sebbene le neoplasie siano molto vascolarizzate (processo detto angiogenesi), la vascolarizzazione e i nutrienti dell’organo ospite possono essere compromessi simultaneamente,causando ischemie dei tessuti locali. Il dolore risveglia il paziente ed impedisce un riposo tranquillo.

Il soggetto può accusare una sintomatologia che si manifesta con lo sforzo da carico, o un lieve dolore osseo intermittente negli stadi iniziali,ma che diventa progressivamente più grave e costante. La sintomatologia dolorosa a riposo può insorgere per l’ischemia di un’ampia varietà di tessuti (ad esempio, malattia vascolare o crescita tumorale).

L’insorgenza acuta di un grave interessamento unilaterale di un arto, parestesia e paralisi segnalano la presenza di un’occlusione arteriosa acuta (malattia vascolare periferica: MVP).

Il dolore in tale situazione è descritto dal paziente come urente o lancinante e può essere accompagnato a parestesia. La sintomatologia dolorosa correlata all’ischemia dei tessuti cutanei e sottocutanei viene definita dalle persone colpite come urente e perforante.

Tutte queste cause occlusive di dolore nella norma peggiorano durante il sonno notturno e possono essere alleviate moderatamente lasciando penzolare dal letto la gamba interessata e da massaggi frequenti dell’arto.

Lo stesso dolore diventa cronico quando viene oltrepassato il tempo fisiologico per la guarigione; può persistere per un periodo da uno a sei mesi.

Conclusioni

Appare dunque necessario che il paziente presti attenzione alla propria sintomatologia dolorosa, cercando di localizzarla con precisione e di descriverne con chiarezza le modalità di manifestazione e i tempi ciclici della stessa, nel caso siano presenti.

La formazione di tale preliminare consapevolezza risulterà determinante nel guidare l’operatore sanitario nel processo di anamnesi, finalizzato all’individuazione della causa dello stato doloroso, che come abbiamo in precedenza descritto, può avere un’origine tumorale.

E’ certo che l’attenzione e la tempestività della reazione del paziente ai sintomi del dolore può concorrere ad un’efficace diagnosi preliminare sulla presenza di una lesione cancerosa, con maggiori probabilità di un contrasto efficace della malattia, con guarigione finale.

L’autore si riserva di continuare nella trattazione della tematica in un prossimo articolo, al fine di non rendere faticosa la lettura ed agevolare la comprensione dell’argomento, ritenuto di rilevante interesse per il pubblico per la possibilità di assumere una certa consapevolezza in tema di prevenzione delle malattie tumorali, per il tramite dell’analisi della sintomatologia dolorosa.

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La douleur cancéreuse. Comment diagnostiquer une tumeur par l’observation de la douleur

La pratique médicale a développé une expérience significative dans l’observation de la douleur liée à la maladie tumorale, si bien que nous en sommes arrivés au point où l’analyse du symptôme et de sa localisation devient une indication sérieuse de la présence de métastases possibles.

La première chose à faire avant toute thérapie squelettique-musculaire est de considérer la cause possible de la douleur, habituellement située dans l’épaule, le coude, la main, dans toute la colonne vertébrale jusqu’au coccyx, puis le bassin, la hanche, le genou, la cheville et le pied.

Typiquement, la localisation tumorale dans le cas d’une douleur de la colonne vertébrale est plus fréquente dans le tractus lombaire que dans le tractus cervical et est généralement due à des « métastases », conséquence de la migration des cellules à travers la circulation sanguine vers d’autres organes et emplacements. Cette diffusion peut également avoir lieu par voie lymphatique ou au moyen d’un mécanisme d’invasion locale et d’infiltration dans les tissus environnants (voir, Medical-surgical nursing : concepts and clinical practice, ed.4, St. Louis, 1991, Mosby, modifié par Phipps J. S. et al.).

Dans de tels cas, les cellules malignes continuent à se reproduire même à des endroits secondaires, ce qui entraîne de nouvelles lésions ou tumeurs.

Il convient de souligner que :

  • 30 % des nouveaux cas de cancer diagnostiqués présentent des métastases cliniquement identifiables ;
  • au moins 30 à 40 % des patients restants cliniquement libres de métastases « couvent » des lésions occultes ;
  • seul un tiers des nouveaux cas de cancer diagnostiqués peut être traité selon des modalités thérapeutiques locales, et ce pourcentage peut également être optimiste.

De nombreux patients développent une maladie métastatique à de nombreux endroits en raison de la propagation potentielle de la maladie.

Une « colonie métastatique » est le résultat final d’une série complexe d’interactions « tumeur-hôte », appelée « processus de cascade métastatique ».

Une fois que la tumeur primaire a débuté, et commence à se déplacer par invasion locale, l’angiogenèse se produit (les vaisseaux sanguins des tissus environnants se développant à l’intérieur de la tumeur solide).

Les cellules cancéreuses envahissent alors les vaisseaux hôtes et sont libérées dans le système de drainage veineux. La modalité typique de diffusion et l’emplacement final des métastases varient selon le type de tumeur et les tissus d’où elle provient.

Les caractéristiques du flux sanguin, du drainage veineux et des canaux lymphatiques déterminent la distribution des métastases.

Par exemple, les tumeurs de la prostate (carcinomes) se propagent au niveau des os pelviens et des vertèbres à travers le système lymphatique, et commencent parfois par des lombalgies et/ou des douleurs pelviennes qui rayonnent le long des jambes.

Les tumeurs osseuses primaires, telles que le sarcome ostéogénique, se métastasent initialement dans les poumons.

La forte proportion de métastases osseuses dans le cas des cancers du sein, de la prostate et du poumon est un exemple de sélection d’un organe spécifique par les cellules tumorales (voir Woodhouse et al., 1997).

Pour certaines tumeurs, telles que le mélanome malin, la présence d’un modèle typique de manifestation avec la possibilité de diffusion dans chaque partie du corps n’est pas connue, pour cette raison, il est nécessaire de prêter attention à toutes les « naevus dermiques » présents.

Les emplacements les plus fréquents pour les localisations métastatiques sont donc les suivants :

  1. Os
  2. Ganglion lymphatique
  3. Poumons
  4. Foie
  5. Cerveau

Quel est donc le rôle du physiothérapeute ?

Le physiothérapeute (ou neuro-physiatre) possède les qualités appropriées pour pouvoir observer les symptômes qui affectent l’un des quatre systèmes spécifiés ci-dessous, à travers une évaluation réalisée sur la présence de douleurs, de nausées, de vomissements et d’étourdissements :

  • Système squelettique,
  • SNC (Système Nerveux Central)
  • Système pulmonaire,
  • Système hépatique.

Système squelettique

La compression de la moelle épinière par les métastases peut se manifester sous forme de maux de dos, de faiblesse des membres inférieurs et de symptômes intestinaux / de la vessie.

50 % des patients souffrant de maux de dos causés par une tumeur maligne se plaignent d’un traumatisme ou d’une blessure antérieure, ce qui justifie la présence de symptômes douloureux.

Le physiothérapeute est donc confronté à la nécessité d’évaluer le type de douleur et les symptômes spécifiques :

  • Douleur myofasciale,
  • Douleur articulaire
  • Douleur radiale
  • Douleur artérielle, pleurale, au niveau de la trachée
  • Douleur gastro-intestinale
  • Douleur au repos
  • Douleur avec l’activité,
  • Douleur diffuse,
  • Douleur chronique

Analyse de ses caractéristiques :

  • Emplacement et type d’apparition
  • Description
  • Intensité
  • Durée
  • Fréquence

Le type de douleur doit également être défini :

  • Vasculaire
  • Neurogène
  • Musculaire squelettique
  • Viscéral
  • Émotionnel

Ainsi que son origine :

  • Cutanée
  • Somatique profonde
  • Référée
  • Viscérale

Le médecin ou le physiothérapeute doit tenir compte du fait que les patients attribuent souvent les symptômes à un événement particulier. Les douleurs dorsales peuvent précéder l’apparition de symptômes neurologiques chez les personnes atteintes d’un cancer, qu’il s’agisse de douleurs d’origine métastatique ou primitive.

Les signes de compression des racines nerveuses peuvent être la première indication d’un cancer, en particulier le lymphome, le myélome multiple ou le cancer du poumon, du sein, de la prostate ou des reins.

Le squelette est l’organe le plus fréquemment affecté par les métastases et les tumeurs provenant du sein, de la prostate, de la thyroïde, du poumon et des reins, car ces maladies montrent une propension à la dissémination osseuse (voir, Coleman, 1997). La douleur osseuse est la complication la plus fréquente de la maladie osseuse métastatique et est liée aux lésions structurales, au taux de résorption et au piégeage nerveux. Si les cellules tumorales se sont installées dans le squelette, aucune thérapie n’est efficace et seul un traitement palliatif peut être administré. Il convient donc d’éviter cette circonstance.

Douleurs osseuses

Les cellules tumorales se métastatisent généralement dans les zones les plus vascularisées du squelette, en particulier la moelle osseuse du squelette axial et dans la partie terminale proximale des os longs (humérus et fémur), dans la colonne vertébrale, dans le bassin et sur les côtes.

La symptomatologie douloureuse est dans la norme profonde, intraitable et mal localisée, parfois décrite comme brûlante, ou sourde et incessante, et s’accompagne d’épisodes aigus.

La douleur s’aggrave avec l’activité, surtout en cas d’efforts. Elle est souvent accentuée pendant les phases nocturnes, en outre, le sommeil ou la position couchée n’y apportent aucun soulagement.

La symptomatologie peut se produire autour des articulations en raison de changements mécaniques, cliniques ou osseux. Il semblerait que la douleur et les taux de résorption osseuse soient liés. Le périoste une zone très innervée est souvent affectée, donnant ainsi à la douleur ses qualités neurogéniques, en particulier sa gravité et son intraitabilité.

Il est important de tenir compte du fait que l’hypercalcémie (calcium excessif dans le sang) est fréquente chez les patients atteints de maladie osseuse métastatique et de lésions ostéolytiques. Elle est très fréquente dans les cas de cancer du sein et de myélome, principalement due à la résorption osseuse, provoquée à son tour par la production d’agents osseux actifs par les cellules cancéreuses, qui stimulent la résorption ostéoclastique. L’hypercalcémie est caractérisée par des symptômes neurologiques centraux musculaires squelettiques.

Douleur au repos

La douleur au repos, qui résulte d’une néoplasie, survient habituellement pendant la nuit. Bien que les néoplasmes soient très vascularisés (processus appelé angiogenèse), le système vasculaire et les nutriments de l’organe hôte peuvent être simultanément compromis, provoquant une ischémie locale des tissus.

La douleur réveille le patient et l’empêche de se reposer tranquillement. Il peut éprouver une symptomatologie qui se manifeste par un stress de charge ou une légère douleur osseuse intermittente aux premiers stades, mais qui devient progressivement plus sévère et constante.

Des symptômes de repos douloureux peuvent survenir en raison de l’ischémie d’une grande variété de tissus (par exemple, maladie vasculaire ou croissance tumorale).

L’apparition aiguë d’une grave atteinte unilatérale d’un membre, d’une paresthésie et d’une paralysie indique la présence d’une occlusion artérielle aiguë (maladie vasculaire périphérique : MVP). La douleur dans cette situation est décrite par le patient comme une sensation lancinante ou de brûlure et peut être accompagnée d’engourdissement.

Les symptômes douloureux liés à l’ischémie des tissus cutanés et sous-cutanés sont définis par les personnes affectées comme une sensation perçante ou de brûlure.

Toutes ces causes occlusives de la douleur s’aggravent en général pendant le sommeil nocturne et peuvent être atténuées modérément en laissant la jambe affectée pendre du lit et en massant fréquemment les membres.

La même douleur devient chronique lorsque le temps de cicatrisation physiologique est dépassé, elle peut persister pendant une période de un à six mois.

Conclusions

Il est donc nécessaire pour le patient de prêter attention à ses symptômes douloureux, en essayant de les localiser avec précision et de décrire clairement les modes de manifestation et les temps cycliques de ceux-ci, le cas échéant.

La formation de cette prise de conscience préliminaire sera décisive pour guider le professionnel de la santé dans le processus d’anamnèse, visant à identifier la cause de l’état douloureux qui, comme nous l’avons déjà décrit, peut avoir une origine tumorale.

Il est certain que l’attention et la promptitude de la réaction du patient aux symptômes de la douleur peuvent contribuer à un diagnostic préalable efficace sur la présence d’une lésion cancéreuse, avec une plus grande probabilité de traiter efficacement la maladie et de la guérir définitivement.

L’auteur se réserve le droit de poursuivre la discussion de ce sujet dans un futur article, afin de ne pas le rendre difficile à lire et de faciliter la compréhension du sujet, considéré d’intérêt public pour la possibilité d’assumer une certaine prise de conscience en termes de prévention des maladies cancéreuses, par l’analyse de la symptomatologie douloureuse.

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Prévenir le cancer grâce au traitement thérapeutique des lésions cervicales

La science médicale a classé les lésions cervicales d’où la dégénérescence néoplasique peut se produire en trois catégories : CN1, CN2 et CN3, qui sont différenciées par la gravité de la lésion.

Dans la pratique, au niveau international, les lésions de type CN1 ne sont normalement pas traitées thérapeutiquement parce que l’expérience démontre que la régression est normalement spontanée.

Néanmoins, l’auteur a acquis une expérience thérapeutique grâce à une étude de cas cliniques qui recommande le traitement de CN1 et de CN2, le résultat optimal étant lié à l’expérience du médecin et à la méthode utilisée par l’opérateur (gynécologue).

Les techniques de traitement sont les suivantes :

  • Cryothérapie,
  • Thermo-coagulation (coagulation à froid),
  • Méthode électrodiothermique,
  • Lasers CO2.

Outre la technique spécifique utilisée, la thermo-coagulation étant celle que l’auteur soutient être particulièrement efficace, il est important d’éradiquer la lésion déjà visible et présente sur le col de l’utérus en prenant soin de traiter également les cryptes glandulaires, atteignant ainsi une profondeur de 6-7 mm. En fait, l’extension de la CIN (néoplasie cervicale intraépithéliale) dans les cryptes endocervicales est fréquente. La profondeur moyenne de l’implication des structures glandulaires varie de 1,24 mm à un maximum de 5,22 mm. (Auteurs de recherche, Boonstra et autres).

Cela présuppose que toute thérapie, telle que la thermo-coagulation, non seulement produit des effets curatifs immédiats pour la régression de la lésion CN1, mais empêche son accroissement à une amplitude et une gravité plus importantes du type CN2 et CN3, pouvant entraîner ensuite une dégénérescence tumorale.

Dans la pratique médicale dominante, il existe deux options principales pour le traitement des lésions CN1 :

  • L’abstention de traitement thérapeutique et l’observation cytologique, avec ou sans colposcopie. Toute éventuelle progression de la lésion vers le type CN2 devra donc être vérifiée immédiatement, afin de planifier le traitement le plus approprié.
  • Un traitement thérapeutique immédiat pour les raisons suivantes :
  • Le risque de résultats erronés suite à un dépistage effectué, ou qui ne sont pas équivalents lorsqu’ils proviennent de centres de diagnostic différents ;
  • La probabilité d’un échec des tests analysés par un microprocesseur (ordinateur), en l’absence de contrôle direct par l’œil humain. Et en fait, il existe des cas, où la présence de cellules altérées est signalée chez des femmes ayant subi une hystérectomie ;
  • Le défaut « d’origine » du test, puisque les échantillons sont normalement prélevés en présence d’infections fongiques et bactériennes, avec en conséquence des effets « d’altération » des résultats ayant mis erronément en évidence la détection de la présence du virus HPV.

Il serait donc préférable avant d’effectuer ce test de vérifier et de traiter l’éventuelle infection mycotique ou bactérienne au moyen d’un prélèvement immédiat sur la patiente et d’une lecture microscopique afin de déterminer le traitement le plus approprié.

En outre, Il faut indiquer que le test mycotico-bactérien-viral du frottis est également effectué sur des sujets prenant la « pilule » contraceptive ce qui produit une altération connue de la situation cytologique de la zone, avec une éventuelle altération des résultats.

En général, le fait de vérifier au préalable la présence d’infections mycotiques et/ou bactériennes avant de procéder au test, n’est pas pratiquée.

Les conséquences peuvent être particulièrement nuisibles puisque le résultat du test pourrait indiquer de façon erronée la présence du virus HPV, ce qui à son tour pourrait provoquer une tendance à pratiquer la vaccination avec Gardasil, considéré par l’auteur comme dangereux ainsi que cela a été amplement démontré dans notre précédent article paru dans The Global Review.

Il existe cependant quelques contre-indications qui excluent la thérapie immédiate dans le cas de lésions de type CN1 :

  • la première est celle d’éventuels effets psychologiques négatifs sur les patients, dus au stress résultant de l’attente des résultats de l’examen cytologique, avec même des conséquences indésirables sur la stabilité de la relation conjugale ;
  • la seconde est liée aux coûts importants normalement supportés par le service de santé publique, en raison du nombre élevé de tests ultérieurs à effectuer en cas de résultats négatifs ou incertains.

La technique de traitement par thermo-coagulation a été introduite dans la pratique gynécologique en 1966 (auteurs : Gordon et Duncan, 1991 ; Loobuyck et Duncan, 1993) en tant qu’outils peu coûteux, largement utilisés en Europe et en Grande-Bretagne, mais pas en Italie.

Malgré cela, la longue expérience de l’auteur dans l’utilisation de cette technique thérapeutique a produit des résultats satisfaisants :

  • les résultats du traitement sur la lésion de type CN1 montrent une guérison parfaite, avec disparition totale de la lésion ;
  • il n’y a pas eu de « rechute » de la pathologie pour une période allant jusqu’à 20 ans après le premier traitement.

Il faut également indiquer que les patients traités par la technique de thermo-coagulation présentaient des lésions CN1 et CN2, et dans les deux cas, les résultats sont identiques : guérison totale.

À cet égard, les auteurs susmentionnés suggèrent une technique d’observation (coloscopie) associée à un traitement par thermo-coagulation au cours de la même séance, avec l’avantage d’accélérer le temps et l’efficacité de l’intervention médicale. Il est clair qu’un coloscopiste aux qualités professionnelles indéniables est nécessaire, ce qui n’est pas toujours courant.

Dans le cas de l’examen cytologique par biopsie des tissus, l’insertion dans le matériel utérin et cervical se fait normalement selon quatre positions différentes : en position 12 heures, en position 3 heures, en position six heures et en position 9 heures.

Cela semble à l’auteur complètement arbitraire et en l’absence d’une véritable logique de la recherche scientifique. D’où la question : Pourquoi ne pas faire de prélèvements dans d’autres positions ?

La rigueur du médecin qui effectue l’analyse, d’autre part, exige une observation attentive de la zone atteinte, afin d’être sûr de pouvoir effectuer des tests cytologiques sur les tissus réellement affectés par la pathologie.

Conclusion

Les lésions CN1, CN2 et CN3 des tissus du col de l’utérus devraient être traitées avec une plus grande attention par les prestataires de soins de santé en procédant de manière à éviter de faux résultats de test. Ceux-ci en plus d’être la cause de coûts élevés pour le système de santé national ont également des effets négatifs sur les patients affectés par la maladie qui, en plus de subir les effets psychologiques du traitement médical, prennent le risque d’un diagnostic erroné avec toutes les conséquences graves qui en découlent.

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Il trattamento terapeutico delle lesioni alla cervice uterina, a fini di prevenzione del tumore

La scienza medica ha classificato le lesioni al collo dell’utero dalle quali può scaturire la degenerazione neoplastica in tre categorie: dette CN1, CN2 e CN3, differenziate per la gravità della lesione.

Nella prassi presso che internazionale, la lesione del tipo CN1 non è normalmente trattata terapeuticamente poiché l’esperienza dimostra che la regressione nella norma è spontanea.

Ciò non ostante, l’autore ha maturato un’esperienza terapeutica con una casistica clinica che consiglia il trattamento della CN1 e CN2; il risultato ottimale è funzione dell’esperienza del medico e del metodo utilizzato dall’operatore (ginecologo).

Le tecniche destruenti vengono evidenziate di seguito:

  • Crioterapia,
  • Termocoagulazione (Cold-coagulation ),
  • Elettrodiotermia,
  • Laser CO2.

Prescindendo dalla specifica tecnica utilizzata, per la quale l’autore ritiene molto efficace la termocoagulazione, si mostra importante una eradicazione della lesione già manifesta e presente sul collo dell’utero, avendo cura di trattare anche le cripte ghiandolari, giungendo in tal modo ad una profondità di 6-7 mm. In effetti, l’estensione della CIN (neoplasia intra-epiteliale) nelle cripte endocervicali è un evento frequente. La profondità media del coinvolgimento ghiandolare va da 1,24 mm. ad un massimo di 5.22 mm. (autori della ricerca, Boonstra ed altri).

Ciò presuppone che un’eventuale terapia, come la termocoagulazione, non solo produce effetti curativi immediati per la regressione della lesione CN1 ma impedisce l’allargamento della stessa verso una maggiore ampiezza e gravità quale il tipo CN2 e CN3, per poi sfociare nella degenerazione tumorale.

Nella prassi sanitaria prevalente, esistono due principali opzioni programmatiche nella gestione delle lesioni del tipo CN1:

  • L’astensione dal trattamento terapeutico e l’osservazione citologica, con o senza colposcopia. L’eventuale progressione della lesione verso il tipo CN2 dovrebbe essere in tal modo verificata con immediatezza, in modo tale da programmare la terapia più opportuna.
  • Un immediato trattamento terapeutico per i seguenti motivi:
  • Il rischio di falsi risultati conseguenti allo screening effettuato, o non equivalenti quando provengono da centri di diagnostica differenti;
  • La probabilità di una fallibilità dei test analizzati da un micro-processore (computer), in assenza di un controllo diretto da parte dell’occhio umano; ed in effetti, si conoscono casi di evidenza della presenza di cellule alterate in donne che hanno subito la esportazione dell’utero;
  • Il difetto di “origine” del test, poiché i prelievi vengono nella norma effettuati in presenza di infezioni micotiche e batteriche, con effetti di “falsificazione” dei risultati evidenziati che rilevano la presenza del virus HPV nei fatti non realmente presente.

Sarebbe preferibile curare anticipatamente all’effettuazione del test la eventuale infezione micotica o batterica, mediante un prelievo immediato sulla paziente e procedendo ad una lettura al microscopio. I risultati del test consiglieranno la terapia più indicata. Va detto che l’assunzione di materiale ai fini del test micotico-batterico-virale viene effettuato anche su soggetti assuntori della “pillola” contraccettiva, che produce notoriamente un’alterazione della situazione citologica dell’area, con possibile falsificazione dei risultati .

Nella norma, la procedura di verificare anticipatamente la presenza di infezioni micotiche e/o batteriche, ispirata a motivi di prudenza, non viene praticata, con la conseguenza che dal test può risultare una falsa indicazione della presenza del virus HPV, dalla quale potrebbe derivare un orientamento a praticare la vaccinazione con Gardasil, dall’autore ritenuta pericolosa come ampiamente dimostrato su un nostro precedente articolo pubblicato sulla The Global Review.

Esistono alcune controindicazioni per la procedura programmatica che esclude un’immediata terapia nel caso delle lesioni del tipo CN1:

  • la prima, è quella di eventuali negativi effetti psicologici sulle pazienti, dovute allo stress-ansiotico derivante dall’attesa dei risultati dell’esame citologico, anche con indesiderabili conseguenze per la stabilità del rapporto coniugale;
  • la seconda, è connessa ai consistenti costi normalmente a carico del servizio sanitario pubblico, per l’elevato numero dei test successivi da doversi effettuare in caso di risultati negativi o poco chiari.

La tecnica termocoagulatoria è stata introdotta nella pratica ginecologica nel 1966 (autori, Gordon e Duncan,1991; e Loobuyck e Duncan,1993) come uno strumento dal costo contenuto, che ha avuto un ampia diffusione in Europa e Gran Bretagna ma non in Italia.

Ciò non ostante, la lunga esperienza dell’autore nell’uso di questa tecnica terapeutica ha maturato una soddisfacente casistica:

  • i risultati del trattamento sulla lesione del tipo CN1 dimostrano una guarigione perfetta, con totale scomparsa della lesione;
  • inoltre non si sono registrati “recidive” della patologia fino a 20 anni successivi al primo trattamento.

Va detto che le pazienti trattate con la tecnica della termocoagulazione presentavano lesioni sia da CN1 che da CN2, ed in entrambi i casi i risultati sono identici: guarigione totale.

Al riguardo, gli Autori sopra citati suggeriscono una tecnica di osservazione (coloscopia) unitamente al trattamento termocoagulatorio nella medesima seduta, con il vantaggio di velocizzare i tempi e l’efficacia dell’intervento medico. E’ chiaro che si mostra necessario la presenza di un coloscopista dalle indubbie qualità professionali, la qual cosa non è comune.

Nel caso si ricorra all’esame citologico mediante prelievo di tessuto con biopsia, gli inserimenti nel materiale uterino-cervicale vengono nella norma effettuati in quattro diverse posizioni: alle ore 12, 3, 6, 9, rispetto alla misurazione dell’ora solare.

E ciò all’autore sembra del tutto arbitrario ed in assenza di una vera logica di indagine scientifica; ed infatti, perché non fare prelievi in altre posizioni?

Il rigore del medico che effettua l’analisi impone invece un’attenta visione della parte lesa, per poter essere certi di effettuare i test citologici sul tessuto realmente affetto da patologia.

Conclusioni

Le lesioni da CN1, CN2 e CN3 del tessuto della cervice uterina dovrebbero essere affrontate con una maggiore attenzione da parte dei sanitari, procedendo in maniera da evitare falsi risultati nei test, evidenza di costi elevati a carico del sistema sanitario nazionale e soprattutto negativi effetti sulle pazienti affette dalla patologia; le quali oltre a subire gli effetti psicologici del decorso sanitario possono assumere i rischi di una diagnosi non corretta, con tutte le gravi conseguenze del caso.