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Antropologia

Libertà ed egalitarismo si traduce in “pari opportunità”.

La società moderna è caratterizzata da forti asimmetrie che si manifestano in diseguaglianze e sperequazioni di ogni tipo:

dalla vita economica e politica al sistema educativo e scolastico, dalla diffusione delle informazioni al funzionamento dei mercati finanziari, dalla prestazione dei servizi della Pubblica amministrazione alle opportunità offerte dal mondo del lavoro.

Eppure la propaganda di Regime e la gran parte dell’opinione pubblica insistono in una direzione di marcia non corretta:

  • la prima propagandando un falso concetto di “libertà”,
  • la seconda facendo proprio un malcompreso senso di egalitarismo.

Nel senso che è falsa l’affermazione secondo la quale l’equità’ va ricercata nella uniformazione della vita degli individui così come non è corretta una concezione della “libertà”che pretende di travalicare ogni naturale limite al comportamento del singolo, dimenticando che lo spazio di azione personale trova un confine insuperabile nella libertà altrui :
“il capitalismo è un’ingiusta ripartizione della Ricchezza, il comunismo una giusta distribuzione della Miseria”(Winston Churchill).

 Il Regime dominante pretende di opprimere gli uomini oscurando la Verità, dalle fattispecie più banali sino ai fondamenti del Diritto naturale; la gran parte degli individui invece confondono il “merito” con il diritto di possedere “gratuitamente” il necessario, dimentichi che ogni bene posseduto non può che essere il prodotto del lavoro, svolto secondo le proprie capacità e senza prevalere sulle altrui prerogative.

D’altra parte, quest’ultima grave distorsione comportamentale è uno dei risultati principali della disinformazione, della propaganda di Regime e dell’occultamento della Verità.

In effetti, il Potere elabora attente politiche propagandistiche miranti a confondere nella maggioranza dei cittadini alcuni principali valori etico – morali, quali libertà-uguaglianza-diritto alla disponibilità di un sufficiente stock di risorse economiche- corretta educazione-efficace formazione.

Ed ecco apparire all’orizzonte della vita pubblica il “reddito di cittadinanza”, la diffusione dei beni acquisiti con contratti di leasing o in locazione, l’appiattimento dei metodi di valutazione scolastica con lo scopo di rendere tutti “titolati” senza averne il merito e offendendo coloro che, al contrario, lavorano con impegno e serietà per acquisire future capacità lavorative e profili comportamentali idonei per la costruzione di una società equa e solidale.

Nella stessa direzione si muove la normativa che vuole eliminare l’uso del contante nel regolamento delle transazioni commerciali, con l’intento di rendere il cittadino “schiavo” del sistema bancario in modo da porre le premesse per il controllo totale della sua vita, sino alla repressione più feroce della stessa mediante il “sequestro” delle proprie disponibilità in conto corrente bancario come accade in questi giorni nella “democratica” Nazione canadese.

Altro esempio del continuo tentativo del Potere di opprimere e tiranneggiare è l’imposizione dell’obbligo vaccinale con il conseguente “green pass”, sino al crimine di negare il diritto al lavoro alle classi meno agiate rappresentate dai lavoratori dipendenti.

Il fine è la “polverizzazione” della dignità umana mediante l’annientamento di ogni forma di autonomia, economica ed intellettuale, finanziaria e politica.

 L’umanità’ come Unità rappresenta un organismo vitale in evoluzione con l’obiettivo finale di manifestare l’”Uomo Intelligente”.

Costui è il risultato di una serie di incarnazioni in condizioni di vita dissimili le une dalle altre, conseguenza della Legge del “libero arbitrio” ovvero della prerogativa umana di scegliere in piena libertà la direzione di marcia, imprimendo alle azioni il “colore” della propria qualità:
“ La mente che riesce ad allargarsi non torna mai alla dimensione precedente” (Albert Einstein).

 La consapevolezza sulle conseguenze delle proprie scelte ed azioni deriva dalla presenza o meno nella percezione individuale della “coscienza” umana:
La “voce interiore” che suggerisce di operare senza trasgredire alle norme del Diritto naturale, le quali si possono riassumere in un’antico assioma sapienziale “… non fare agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te stesso …”.

Ma l’uomo che è la “maschera” di una giovane Anima, l’Uomo Interiore, il Maestro, non ha ancora sviluppato la capacità di discernere correttamente tra “ bene ed il male”, poiché è schiavo delle proprie passioni e della carnale sensualità; dalla qual cosa immancabilmente discendono conseguenze spiacevoli, il Karma, secondo il principio “ … ad ognuno il proprio salario …”.

Naturalmente, il comportamento umano non è solo il risultato delle esperienze accumulate bensì anche delle proprie inclinazioni, nel senso che “… vi sono gli scolari attenti ed operosi e quelli pigri ed oziosi …”.

Per cui nella società convivono individui con differenti livelli evolutivi e quindi si manifestano molteplici “intelligenze” e capacità di comprensione e discernimento della realtà nonché di relazione con i propri simili.

Da ciò discende che il concetto di “uguaglianza” va concepito per quello che vuole realmente rappresentare:
pari opportunità in partenza, pari opportunità nel mondo della scuola e dell’istruzione in genere, pari opportunità nel mondo del lavoro, pari opportunità nell’espressione del proprio pensiero.

Ne consegue una società “stratificata” in diverse classi di individui, differenziate in ragione della propria intelligenza e capacità di discernimento.

Da ciò non può e non dovrebbe derivare una disparita’ accentuata di disponibilità economiche, così come alcuna forma di esclusione dalla vita sociale e politica, dai processi educativi, dalla libera acquisizione delle informazioni senza sostenimento di costi onerosi.

Al contrario, appare necessario il primato della solidarietà, del mutuo soccorso, della cooperazione, del senso di appartenenza alla grande famiglia umana, senza divisioni e penalizzazioni, esclusioni e marginalizzazioni.

In tali ideali condizioni di funzionamento della società civile i concetti di “liberta” ed “egalitarismo” assumono e rappresentano il loro vero contenuto:
Egalità’ intesa come pari opportunità,
Libertà concepita come libera espressione delle proprie vocazioni e capacità, nel rispetto delle altrui prerogative.

Ne deriva un’umanità’ non “appiattita” sui modelli di espressione imposti dal Dominatore per i propri fini di prevalenza ed oppressione; una società che sa rispettare le differenze, quelle “vere” non dovute al “censo”, a fortunose circostanze di vantaggio o a comportamenti delittuosi volti a prevalere sulle altrui prerogative:
“La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici” (Epitteto).

 La consapevole certezza della presenza nel gruppo di dissimili livelli di sviluppo interiore pone le premesse per il superamento di una conflittualità irragionevole dovuta alla “gelosia” delle altrui prerogative.

Tale deleterio sentimento umano, uno dei principali responsabili dei comportamenti più violenti e criminali nella società moderna, può e deve essere soppiantato dalla consapevolezza di ogni singolo individuo di essere “egli stesso” il risultato di un lungo processo evolutivo, frutto della Legge del “libero arbitrio”, che l’uomo esercita nella vita di ogni giorno plasmando il proprio carattere ed il proprio futuro: “Come avrai seminato così raccoglierai” (Cicerone). 

Dunque, il problema è prima di ogni altro di tipo educativo e formativo.

Un giovane educato alla realtà della propria vita interiore ed ai principi del Diritto naturale, capace di concepire la società come la manifestazione di una Grande Entità, l’Umanità’ intera, con lo scopo ultimo di manifestare il Vero Uomo, mostrerà un carattere personale scevro dalle peggiori emozioni ed orientato alla solidarietà, accettazione del diverso e rispetto delle altrui prerogative, mutuo soccorso, sostegno ed aiuto dei più deboli:
“Se sei una persona di talento non significa che hai vinto qualcosa ma che hai qualcosa da offrire” (Carl Jung).

Il fatto è che il Regime di Potere dominante ostacola la manifestazione della “vera natura” umana, opprimendo, propagandando false informazioni ed occultando la Verità in ogni forma.

Inoltre nei tempi recenti si è arrivati alla repressione, palese od occulta, di coloro che manifestano una evidente resistenza all’abominio propagandato, per reprimere ogni possibilità di “risveglio” della coscienza delle masse: “…sii il cambiamento che vuoi essere nel mondo …” (Mahatma Gandhi).

 Ciò non ostante, l’autore è convinto del trionfo finale del Vero, manifestazione della Volontà del Creatore e delle onnipotenti Leggi dell’Equilibrio cosmico:
ed allora “ … meglio per loro se non fossero mai nati …”.

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Anthropologie

Liberté et égalitarisme” se traduisent par “égalité des chances

La société moderne se caractérise par de fortes asymétries qui se manifestent par des inégalités et des injustices de toutes sortes :
De la vie économique et politique au système éducatif et scolaire, de la diffusion de l’information au fonctionnement des marchés financiers, de la fourniture de services d’administration publique aux opportunités offertes par le monde du travail.

Pourtant, la propagande du régime et une grande partie de l’opinion publique insistent sur une mauvaise direction à prendre :
– le premier en propageant un faux concept de “liberté”,
– la seconde en embrassant un sens mal compris de l’égalitarisme.

Dans la mesure où l’affirmation selon laquelle l’équité doit être recherchée dans la normalisation de la vie des individus est fausse, tout comme est incorrecte une conception de la “liberté” qui prétend passer outre toute limite naturelle au comportement de l’individu, oubliant que l’espace d’action personnel trouve une limite insurmontable dans la liberté des autres :
“Le capitalisme est une distribution injuste de la richesse, le communisme une distribution juste de la misère” (Winston Churchill).

Le Régime en place prétend opprimer les personnes en occultant la Vérité, des faits les plus insignifiants aux fondements du Droit Naturel ; la majorité des individus, quant à elle, confond le “mérite” avec le droit de posséder “gratuitement” ce qui est nécessaire, oubliant que tout bien possédé ne peut être que le produit du travail, réalisé selon ses propres capacités et sans prévaloir sur les prérogatives d’autrui.

D’autre part, cette dernière distorsion comportementale grave est l’un des principaux résultats de la désinformation, de la propagande du régime et de la dissimulation de la Vérité.

En effet, le Pouvoir élabore des politiques de propagande minutieuses visant à confondre chez la majorité des citoyens certaines des principales valeurs éthico-morales, telles que la liberté – l’égalité – le droit à la disponibilité d’un stock suffisant de ressources économiques – l’éducation correcte – la formation efficace.

Et voilà que se profile à l’horizon de la vie publique le “revenu de citoyenneté”, la diffusion des biens acquis par des contrats de leasing ou de location, l’aplatissement des méthodes d’évaluation scolaire dans le but de rendre tout le monde “ayant droit” sans en avoir le mérite et en offensant ceux qui, au contraire, travaillent avec engagement et sérieux pour acquérir les futures compétences professionnelles et les profils comportementaux adaptés à la construction d’une société juste et solidaire.

La législation qui vise à éliminer l’utilisation de l’argent liquide dans le règlement des transactions commerciales va dans la même direction, avec l’intention de rendre le citoyen “esclave” du système bancaire afin de jeter les bases d’un contrôle total de sa vie, jusqu’à la répression la plus féroce de celle-ci au moyen de la “saisie” de ses avoirs bancaires, comme cela se passe actuellement dans la nation “démocratique” canadienne.

Un autre exemple de la tentative continue du Pouvoir d’opprimer et de tyranniser est l’imposition de la vaccination obligatoire et du “passeport vert” qui en découle, jusqu’au crime de refuser le droit au travail aux classes les moins aisées représentées par les employés.

L’objectif est la “pulvérisation” de la dignité humaine par l’anéantissement de toute forme d’autonomie, économique et intellectuelle, financière et politique.

L'”humanité”, en tant qu’unité, représente un organisme vital en évolution dont le but ultime est la manifestation de l'”homme intelligent”.

Il est le résultat d’une série d’incarnations dans des conditions de vie dissemblables les unes des autres, en conséquence de la loi du “libre arbitre” ou de la prérogative humaine de choisir librement la direction du voyage, imprimant aux actions la “couleur” de sa propre qualité :
“L’esprit qui réussit à s’étendre ne revient jamais à sa dimension précédente” (Albert Einstein).

La conscience des conséquences de ses choix et de ses actions découle de la présence ou de l’absence, dans la perception de l’individu, de la “conscience” humaine :
La “voix intérieure” qui suggère d’opérer sans transgresser les règles de la Loi naturelle, qui peut être résumée dans un ancien axiome sapientiel “… ne fais pas aux autres ce que tu ne veux pas qu’on te fasse à toi-même…”.

 Mais l’homme qui est le “masque” d’une jeune âme, l’Homme intérieur, le Maître, n’a pas encore développé la capacité de discerner correctement entre “le bien et le mal”, parce qu’il est esclave de ses propres passions et de la sensualité charnelle ; d’où découlent invariablement des conséquences désagréables, le Karma, selon le principe “… à chacun son salaire…”.

Bien sûr, le comportement humain n’est pas seulement le résultat de l’expérience accumulée mais aussi de ses propres inclinations, dans le sens où “… il y a les écoliers attentifs et laborieux et les paresseux et les oisifs…”.

Cela signifie que, dans la société, des individus ayant des niveaux d’évolution différents vivent ensemble et manifestent donc des “intelligences” et des capacités multiples pour comprendre et discerner la réalité, ainsi que pour établir des relations avec leurs pairs.

Par conséquent, le concept d'”égalité” doit être compris pour ce qu’il est réellement :
égalité des chances au départ, égalité des chances à l’école et dans l’éducation en général, égalité des chances dans le monde du travail, égalité des chances dans l’expression de sa pensée.

Le résultat est une société “stratifiée” en différentes classes d’individus, différenciées en fonction de leur intelligence et de leur capacité de discernement.

Cela ne peut et ne doit pas se traduire par une disparité marquée dans la disponibilité économique, ni par une quelconque forme d’exclusion de la vie sociale et politique, des processus éducatifs, de la libre acquisition d’informations sans encourir de coûts élevés.

Au contraire, la primauté de la solidarité, de l’entraide, de la coopération, du sentiment d’appartenance à la grande famille humaine, sans divisions et pénalisations, exclusions et marginalisations, apparaît nécessaire.

Dans ces conditions idéales de fonctionnement de la société civile, les concepts de “liberté” et d'”égalitarisme” assument et représentent leur véritable contenu :
L'”égalitarisme” est compris comme l’égalité des chances,
La liberté conçue comme la libre expression de ses propres vocations et capacités, dans le respect des prérogatives d’autrui.

Le résultat est une humanité qui n’est pas ” écrasée ” par les modèles d’expression imposés par le Dominateur à des fins de prédominance et d’oppression ; une société qui sait respecter les différences, les ” vraies ” qui ne sont pas dues à la ” richesse “, à des circonstances heureuses ou à des comportements criminels visant à s’emparer des prérogatives des autres :
“La vérité triomphe seule, le mensonge a toujours besoin de complices” (Épictète).

La certitude consciente de la présence dans le groupe de niveaux dissemblables de développement intérieur jette les bases pour surmonter les conflits déraisonnables dus à la “jalousie” des prérogatives des autres.

Ce sentiment humain néfaste, l’un des principaux responsables des comportements les plus violents et criminels de la société moderne, peut et doit être supplanté par la conscience de chaque individu qu’il est “lui-même”, le résultat d’un long processus d’évolution, le fruit de la loi du “libre arbitre”, que l’homme exerce dans sa vie quotidienne, façonnant son propre caractère et son avenir : “Tu récolteras ce que tu as semé” (Cicéron).

Le problème est donc avant tout un problème d’éducation et de formation.

Un jeune éduqué à la réalité de sa propre vie intérieure et aux principes du Droit Naturel, capable de concevoir la société comme la manifestation d’une Grande Entité, l’ensemble de l’Humanité, dans le but ultime de manifester l’Homme Véritable, montrera un caractère personnel libre des pires émotions et orienté vers la solidarité, l’acceptation de la diversité et le respect des prérogatives des autres, l’entraide, le soutien et l’aide aux plus faibles :
“Si vous êtes une personne talentueuse, cela ne signifie pas que vous avez gagné quelque chose mais que vous avez quelque chose à offrir” (Carl Jung).

Le fait est que le régime de pouvoir en place fait obstacle à la manifestation de la “vraie nature” humaine en opprimant, en propageant de fausses informations et en dissimulant la vérité sous toutes ses formes.

En outre, ces derniers temps, on a assisté à une répression ouverte ou cachée de ceux qui manifestent une résistance évidente à l’abomination propagée, afin de supprimer toute possibilité de “réveiller” la conscience des masses : “…soyez le changement que vous voulez être dans le monde…” (Mahatma Gandhi).

Néanmoins, nous sommes convaincus du triomphe final du Vrai, manifestation de la volonté du Créateur et des lois toutes-puissantes de l’équilibre cosmique :
et donc ” … mieux vaut pour eux s’ils ne soient jamais nés… “.

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Economia

L’autonomia monetaria, atto di perversione dell’Ordine economico

 La moneta nasce sin dai tempi remoti come strumento di mobilizzazione (liquidazione) del Valore, inteso quest’ultimo come stock di beni e servizi di natura economica prodotti per soddisfare le necessità dell’uomo connesse alla propria esistenza fisica, nel privato e nel pubblico (Adam Smith, La Ricchezza delle nazioni, 1776).

Un’Economia fondata sul baratto ovvero sullo scambio di “bene contro bene o servizio” presenta una notevole rigidità nell’assolvere alla propria essenziale funzione: produrre e distribuire il Valore ai membri della collettività in guisa da assicurarne la sopravvivenza, meglio se in condizioni di equità e dignitosa esistenza di ogni individuo.

Da ciò, la definizione della moneta come “lubrificante dell’Economia”.

Nella storia economica dei popoli si sono alternati vari generi monetari, la cui essenziale differenza va ricercata nell’essere la banconota “bene” poiché dotata di valore intrinseco o “attivo finanziario”, in tal caso debito-credito (debito dell’emittente).

L’epoca moderna ha conosciuto infine due tipologie monetarie: quella metallica, in oro-argento o altro metallo; quella cartacea, in qualità di debito dell’emittente, “convertibile” in altro bene avente valore intrinseco, normalmente l’oro.

Sino al secolo XIX e parte del XX, il principale emittente della moneta era rappresentato dallo Stato sovrano ed in alcuni casi da altri Enti della pubblica amministrazione.

Il Principe provvedeva in tal modo ad “indebitarsi” per sostenere l’espansione della Spesa pubblica in occasione di guerre o per realizzare Opere pubbliche, il più delle volte strutturali allo sviluppo dell’Economia.

Le banconote erano a quel tempo di natura metallica, oro ed argento, ovvero cartacee ma convertibili a semplice richiesta in metallo prezioso secondo un “rapporto di cambio” definito all’atto dell’emissione.

Il biglietto legale assicurava l’acquisto di ogni bene e servizio prodotto e presente sul mercato così come il pagamento dei debiti di ogni natura, assumendo la moneta “potere liberatorio” per legge dello Stato di emissione (Galbraith J.K., Soldi, Rizzoli, 2013). E’ così ancora oggi.

Con il tempo ed in connessione all’enorme aumento dei biglietti legali in circolazione, per via dello sviluppo delle transazioni economiche e finanziarie in un sistema economico in continua espansione, o in conseguenza di una crescita esponenziale della Spesa pubblica in genere in ragione di conflitti bellici, le valute mondiali sono state dichiarate “inconvertibili” ovvero non più pagabili o rimborsabili con altro bene, normalmente l’oro.

Quale distinzione per l’utilizzatore tra la moneta convertibile e non?

La prima e’ portatrice di un duplice Valore: quello “intrinseco”, in ragione del rapporto di cambio con il metallo prezioso, e l’utilità’ economica che deriva dall’essere “bene universalmente fungibile” ovvero scambiabile con qualsiasi altro bene o valore finanziario.

Al contrario, per la moneta “non convertibile” non resta che il Valore in connessione alla propria fungibilità, che e’ connessa all’accettazione del pubblico ed al proprio corso legale dovuto a legge dello Stato (Eichengreen B., Golden Fetters, Oxford University Press, 2003).

Entrambi i generi monetari svolgono in verità la medesima ed insostituibile funzione:
rendere “liquido” ciò che per sua natura non e’ ovvero il Valore prodotto in Economia.

 Il lettore attento comprende che in un’Economia moderna e contemporanea non si può rinunciare all’uso della denaro, in ragione della forte divisione del lavoro in fabbrica e della natura immateriale di molti beni e servizi prodotti, per cui il lavoratore ed il partecipante in genere ai processi produttivi non può che appropriarsi della quota di Valore di competenza solo attraverso una sua “misurazione” secondo la valuta di riferimento e sua successiva “monetizzazione”:
il biglietto legale viene allora anche definito “unità di conto monetaria”.

Dal che, il Reddito prodotto e’ nella norma percepito in termini di salari-stipendi-interessi e profitti.

Va detto però che la moneta non convertibile in circolazione contiene in verità anch’essa un duplice Valore: per un verso, l’utilità’ connessa alla sua fungibilità; per altro, il Valore assorbito all’atto della sua accettazione come bene di scambio da parte degli operatori economici (si veda Yerushalmi D., su The Global Review, 2018).

Nel senso che al momento dell’emissione la moneta cartacea non contiene alcun Valore proprio, il quale “appare” all’atto della sua accettazione da parte del pubblico; in tal caso, colui che “scambia” un bene e servizio economico o un valore finanziario con tale “bene fungibile” (il biglietto legale in prima emissione) opera una “trasformazione” del Valore posseduto in termini “reali”, trasmutandolo in valore finanziario di natura monetaria: in tal modo il valore iniziale viene “trasfuso” nel biglietto-banconota.

Dunque, l’utilità’ economica contenuta nel bene diventa “liquida” in virtù dell’uso delle banconote;
da qui la definizione iniziale contenuta in questo breve lavoro: la moneta rende liquido il Valore prodotto.

La Ricchezza prodotta e detenuta dalla collettività assume allora due qualità essenziali:
la “reale”, in termini di stock di beni e servizi; la “monetario-finanziaria”, in qualità di disponibilità di contanti ovvero di crediti-titoli-azioni.

Entrambi rappresentano due “specie” dello stesso genere, il Valore prodotto.

La specie Reale non si presenta facilmente trasferibile senza l’uso della Finanza (moneta e crediti-titoli-azioni) che si rende invece idonea per mobilizzare la Ricchezza della Nazione.

Appare evidente al lettore che la moneta assume quindi un forte connotato di pubblico interesse, nel senso che essa assume la natura di “bene pubblico”, mostrandosi essenziale la circolazione di uno stock di biglietti adeguato nella sua dimensione in rapporto al Valore prodotto in Economia, in guisa che esso possa convenientemente essere distribuito a tutti i partecipanti ai processi della produzione in modo equo, consentendo ad ogni soggetto economico l’acquisizione dei beni necessari ad assicurare la propria sopravvivenza economica.

Per alcuni versi si può affermare che per un lungo periodo di tempo il denaro e’ stato considerato nei fatti un bene dal forte connotato di “pubblico interesse”, giacché la sua emissione fu sempre nella potestà dello Stato che ne regolò la circolazione secondo le esigenze connesse all’andamento della propria Spesa ed a quelle dell’Economia nella sua interezza.

Ciò non ostante, anche in tali situazioni di contesto resta da risolvere il problema centrale di un’Economia produttiva moderna che per ragion d’essere assume la caratteristica di monetaria (Economia monetaria e creditizia), non potendosi rinunciare all’aspetto “mobilizzazione” del Valore:
ci riferiamo alla necessità che il livello monetario dei salari e stipendi si mostri adeguato e sufficiente per assicurare un livello di benessere economico al di sopra delle necessità di sopravvivenza delle classi lavoratrici ed in genere di quelle meno abbienti, tenuto conto del livello medio dei prezzi dei beni e servizi economici.

La questione rappresenta uno dei temi maggiormente dibattuti nella vita economica di tutti i popoli, la cui soluzione non si mostra agevole per via di una prevalenza nell’Economia e nella Politica delle classi benestanti e dei detentori del Capitale tecnico-produttivo e finanziario.

Ma un’Amnistrazione statale equilibrata e lungimirante possiede gli strumenti necessari per “governare” la massa monetaria in circolazione, in guisa da non determinare negativi effetti sui processi di produzione del Valore (Reddito) e di distribuzione equa della Ricchezza della Nazione;
ed in effetti, l’emissione del biglietto legale e’ in tali casi una prerogativa dello Stato.

 Con il tempo e con la crescita delle Economie nazionali e’ intervenuta nei meccanismi economici e politici una grave perversione, un vulnus di notevole gravità: gli Stati sovrani  hanno “trasferito” l’emissione del biglietto legale (reso tale per legge) ad istituzioni finanziarie nella forma di banche e quindi operanti nella sfera del Diritto privato.

L’atto politico e’ di inaudita violenza poiché il Legislatore si svuota di una propria prerogativa assolutamente essenziale per proteggere e tutelare la vita economica dei propri cittadini, trasferendone la potestà ad organismi privati che si pongono l’obiettivo primario del profitto:

dunque il bene principale delle Nazioni, la specie monetaria della Ricchezza, assume la funzione di strumento di oppressione ed impoverimento dei popoli, poiché la sua emissione non risponde essenzialmente a ragioni di pubblico interesse bensì al meschino tornaconto dei capitalisti finanziari e per essi delle classi benestanti della società (Krylienko Andrei, 1988).

In una fase iniziale di tale violento processo di trasformazione dell’Economia dei molti in “interesse economico privato” dei pochi resta ancora in essere una fiebile possibilità che un Governo legittimo e lungimirante possa riprendere il controllo della situazione, giacché la decisione di emettere i biglietti legali resta una prerogativa dell’Autorità’ pubblica che conserva il Potere del Governo economico e monetario della Nazione, almeno formalmente.

Ma in tempi ancora più recenti il “vulnus” iniziale si trasforma in “abominio” poiché si e’ affermata la perversa situazione politica della totale “autonomia” delle cosiddette “autorità monetarie” (istituzioni private nella forma di banche!!!) nel decidere la dimensione dello stock di moneta in circolazione e dunque le sorti economiche dei popoli delle Nazioni:

beninteso, di “autorità” in tali istituzioni non v’e’ traccia, a meno che non ci si voglia riferire al potere che esse hanno di derubare i popoli della Ricchezza prodotta.

Nel senso che un gruppo di Capitalisti e Finanzieri, dominati da cinismo e spietatata sete di potere e di ricchezza, hanno nelle proprie mani i destini delle Nazioni moderne, in ragione del “tradimento” perpetuato dalle classi politiche che hanno inteso spogliarsi della più importante e centrale prerogativa di un legittimo Governo: il controllo e l’emissione del genere monetario ed il governo dell’Economia.

Per meglio chiarire al lettore la situazione, brevemente, vogliamo ricordare la funzione “mobilitatrice” che la moneta assume rispetto al Valore prodotto ed alla Ricchezza nazionale, in virtù della quale essa (il biglietto) all’atto dell’emissione e’ ” vuota di valore” non essendo convertibile in altro bene con specifica utilità economica, com’e’ nel caso della conversione in metallo aureo.

Il Valore si include nella banconota al momento della sua accettazione e dello scambio con Ricchezza reale (beni e servizi) o finanziaria (crediti-titoli-azioni).

Dunque, la circolazione monetaria mobilita e trasferisce come funzione continua del tempo il Valore in Economia che assume al momento della propria emissione, in virtù di un atto economico del pubblico.

Ciò non ostante, qualora l’emittente decide in totale “autonomia” dal Governo politico del Paese di ridurre la quantità di moneta in circolazione per l’attuazione di una decisione di “Politica monetaria”, prescindendo dalla legittimità della stessa e dalla sua reale utilità per il benessere dell’Economia nazionale, si realizza un “furto” di Ricchezza collettiva, giacché la banconota ha assorbito parte del Valore prodotto al momento della sua emissione:

in altri termini, i proprietari legittimi dei biglietti, i lavoratori ed in genere i cittadini, si vedono espropriati coattivamente di un Valore prodotto e trasferito negli stock monetari sino ad allora posseduti.

E’ un’azione politica ed economica di inaudita violenza; gli effetti nefasti sono duplici:

  • per un verso, si determina un’espropriazione illegittima della Ricchezza collettiva posseduta e circolante in termini monetari;
  • per altro, si pongono le premesse per una fase recessiva dell’Economia in ragione della minore capacità di spesa del pubblico e quindi per contrazione della domanda interna; ne deriva inasprimento della povertà per via dell’aumento della disoccupazione ed in genere per una riduzione dei redditi delle masse.

Per buona sorte del Diritto naturale e dei principi di Giustizia eterna tale deprecabile situazione non e’ manifesta con la stessa violenza in ogni contesto economico e politico planetario, seppur essa e’ prevalente nei principali Paesi ad Economia sviluppata, in speciale modo in quelli della cosiddetta area occidentale.

Ai posteri l’ardua sentenza!!!

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Économie

L’autonomie monétaire, un acte de perversion de l’ordre économique.

La monnaie est utilisée depuis l’Antiquité comme un instrument de mobilisation ( liquidité ) de la Valeur, cette dernière étant entendue comme un stock de biens et de services de nature économique, produits pour satisfaire les besoins de l’homme liés à son existence physique, dans les domaines privés et publics (Adam Smith, La richesse des nations, 1776).

Une économie basée sur le troc, ou sur l’échange de “biens contre des biens ou des services”, présente une rigidité considérable dans l’accomplissement de sa fonction essentielle : produire et distribuer de la valeur aux membres de la communauté de manière à assurer leur survie, de préférence dans des conditions d’équité et d’existence digne de chaque individu.

D’où la définition de la monnaie comme “lubrifiant de l’économie“.

Dans l’histoire économique des peuples, différents types monétaires ont alterné, la différence essentielle étant que la monnaie est soit un “actif” car elle a une valeur intrinsèque, soit un “actif financier”, auquel cas il s’agit d’une dette-crédit (dette de l’émetteur).

Enfin, à l’époque moderne, il existait deux types de monnaie : la monnaie métallique, en or-argent ou autre métal ; et le papier-monnaie, en tant que dette de l’émetteur, “convertible” en un autre actif ayant une valeur intrinsèque, généralement l’or.

Jusqu’au XIXe siècle et une partie du XXe siècle, le principal émetteur de monnaie était l’État souverain et, dans certains cas, d’autres organes de l’administration publique.

Le prince a ainsi “emprunté” pour soutenir l’expansion des dépenses publiques pendant les guerres ou pour réaliser des travaux publics, le plus souvent structurants pour le développement de l’économie.

À cette époque, les pièces étaient de nature métallique, or et argent, ou en papier mais convertibles sur simple demande en métal précieux selon un “rapport d’échange” défini au moment de l’émission.

La monnaie légale assurait l’achat de tout bien et service produit et présent sur le marché ainsi que le paiement des dettes de toute nature, la monnaie assumant un ” pouvoir libérateur ” par la loi de l’État émetteur (Galbraith J.K., Soldi, Rizzoli, 2013). C’est encore le cas aujourd’hui.

Avec le temps et en relation avec l’énorme augmentation de la monnaie légale en circulation, due au développement des transactions économiques et financières dans un système économique en expansion continue, ou comme conséquence d’une croissance exponentielle des dépenses publiques en général en raison des conflits de guerre, les monnaies mondiales ont été déclarées “inconvertibles”, c’est-à-dire qu’elles ne sont plus payables ou remboursables par un autre actif, normalement l’or.

Quelle est la distinction pour l’utilisateur entre une monnaie convertible et une monnaie non convertible ?

La première a une double valeur : la valeur ” intrinsèque “, due au taux d’échange avec le métal précieux, et l’utilité économique qui découle du fait qu’elle est un ” actif universellement fongible “, c’est-à-dire échangeable avec tout autre actif ou valeur financière.

Au contraire, pour la monnaie “non convertible”, il n’y a que la valeur liée à sa fongibilité, qui est liée à l’acceptation publique et à son cours légal en raison de la loi de l’État (Eichengreen B., Golden Fetters, Oxford University Press, 2003). 

En réalité, les deux types de monnaie remplissent la même fonction irremplaçable :
 rendre “liquide” ce qui, par nature, ne l’est pas, c’est-à-dire la valeur produite en économie.

 Le lecteur avisé comprend que, dans une économie moderne et contemporaine, il n’est pas possible de renoncer à l’utilisation de l’argent, en raison de la forte division du travail dans les usines et de la nature immatérielle de nombreux biens et services produits, de sorte que le travailleur et le participant en général aux processus de production ne peuvent que s’approprier la part de la valeur qui n’existe que par sa “mesure” selon la monnaie de référence et sa “monétisation” ultérieure :
La monnaie légale est alors également définie comme “unité de compte monétaire”.

Ainsi, le revenu produit est normalement perçu en termes de salaires, intérêts et bénéfices.

 Il faut dire, cependant, que la monnaie non convertible en circulation contient aussi en vérité une double Valeur : d’une part, l’utilité liée à sa fongibilité ; d’autre part, la Valeur absorbée au moment de son acceptation comme bien d’échange par les opérateurs économiques (voir Yerushalmi D., in The Global Review, 2018).

En ce sens qu’au moment de l’émission, le papier-monnaie ne contient aucune valeur propre, qui “apparaît” au moment de son acceptation par le public ; dans ce cas, la personne qui “échange” un bien et un service économique ou une valeur financière avec un tel “bien fongible” (la monnaie légale de première émission) opère une “transformation” de la valeur possédée en termes “réels”, en la transmuant en valeur financière de nature monétaire : de cette façon, la valeur initiale est “transfusée” dans le billet de banque.

Par conséquent, l’utilité économique contenue dans le bien devient “liquide” en vertu de l’utilisation de la monnaie ; d’où la définition initiale contenue dans ce bref ouvrage : la monnaie rend liquide la valeur produite.

 La richesse produite et détenue par la communauté revêt alors deux qualités essentielles :
“réelle”, en termes de stock de biens et de services ; “monétaire-financière”, en tant que disponibilité de liquidités ou de crédits-titres-actions.

Toutes deux représentent deux “espèces” de la même sorte, la valeur produite.

Les espèces réelles ne sont pas facilement transférables sans l’utilisation de la Finance (monnaie et titres de crédit-actions) qui est au contraire adaptée à la mobilisation de la Richesse de la Nation.

Il semble évident pour le lecteur que la monnaie assume donc une forte connotation d’intérêt public, dans le sens où elle assume la nature d’un “bien public”, la circulation d’un stock de billets de banque adéquat dans sa taille par rapport à la valeur produite dans l’économie étant essentielle, afin qu’il puisse être commodément distribué à tous les participants aux processus de production de manière équitable, permettant à chaque sujet économique l’acquisition des biens nécessaires pour assurer sa propre survie économique.

D’une certaine manière, on peut affirmer que, pendant une longue période, l’argent était en fait considéré comme un bien à forte connotation d'”intérêt public”, puisque son émission était toujours du ressort de l’État qui en régulait la circulation en fonction des besoins liés à l’évolution de ses propres dépenses et à celles de l’économie dans son ensemble.

Malgré cela, même dans ces situations contextuelles, le problème central d’une économie productive moderne, qui pour sa raison d’être assume la caractéristique d’une économie monétaire (économie monétaire et de crédit) reste à résoudre, puisqu’il n’est pas possible de renoncer à l’aspect “mobilisation” de la Valeur :
nous faisons référence à la nécessité que le niveau monétaire des salaires et des traitements s’avère adéquat et suffisant pour assurer un niveau de bien-être économique supérieur aux besoins de survie des classes laborieuses et en général des moins bien lotis, en tenant compte du niveau moyen des prix des biens et services économiques.

 La question représente l’un des problèmes les plus débattus dans la vie économique de tous les peuples, dont la solution n’est pas facile en raison de la prédominance dans l’économie et la politique des classes aisées et des détenteurs du capital technique-productif et financier.

Mais une administration étatique équilibrée et clairvoyante possède les instruments nécessaires pour “gouverner” la masse monétaire en circulation de manière à ne pas déterminer d’effets négatifs sur les processus de production de valeur (revenu) et de distribution égale de la richesse de la nation ;
et en fait, l’émission de la monnaie légale est dans ce cas une prérogative de l’État.

Au fil du temps et de la croissance des économies nationales, une grave perversion s’est produite dans les mécanismes économiques et politiques, une lésion  très grave : les États souverains ont “transféré” l’émission de la monnaie légale (rendue telle par la loi) à des institutions financières sous forme de banques et opérant donc dans la sphère du droit privé.

L’acte politique est d’une violence inouïe, puisque le législateur s’est vidé d’une de ses propres prérogatives, absolument indispensable pour protéger et sauvegarder la vie économique des citoyens, en transférant le pouvoir à des organismes privés dont l’objectif premier est le profit :

Ainsi le principal actif des nations, l’espèce monétaire de la richesse, prend la fonction d’un instrument d’oppression et d’appauvrissement des peuples, puisque son émission ne répond pas essentiellement à des raisons d’intérêt public mais au petit profit des capitalistes financiers et à travers eux des classes aisées de la société (Krylienko Andrei, 1988).

À un stade précoce de ce violent processus de transformation de l’économie du plus grand nombre en “intérêt économique privé” de quelques-uns, il existe encore une faible possibilité qu’un gouvernement légitime et clairvoyant puisse reprendre le contrôle de la situation, puisque la décision d’émettre des billets de banque légaux reste la prérogative de l’autorité publique qui conserve le pouvoir de gouvernement économique et monétaire de la nation, du moins formellement.

Mais à une époque encore plus récente, la “lésion” initiale s’est transformée en “abomination“, car la situation politique perverse de l'”autonomie” totale des soi-disant “autorités monétaires” (des institutions privées sous forme de banques !!!) s’est affirmée pour décider de la taille de la masse monétaire en circulation et donc du sort économique des peuples des Nations :
Bien sûr, il n’y a aucune trace d'”autorité” dans de telles institutions, sauf si l’on veut se référer au pouvoir qu’elles ont de dépouiller  les peuples de la richesse produite.

En effet, un groupe de capitalistes et de financiers, dominés par le cynisme et une soif impitoyable de pouvoir et de richesse, ont le destin des nations modernes entre leurs mains, en raison de la “trahison” perpétuée par les classes politiques qui se sont dépouillées de la prérogative la plus importante et la plus centrale d’un gouvernement légitime : le contrôle et l’émission de la monnaie et le gouvernement de l’économie.

Afin de mieux clarifier la situation pour le lecteur, nous voudrions rappeler brièvement la fonction “mobilisatrice” que la monnaie assume par rapport à la Valeur produite et à la Richesse nationale, en vertu de laquelle elle (le billet de banque) au moment de l’émission est “vide de valeur” n’étant pas convertible en un autre bien ayant une utilité économique spécifique, comme c’est le cas de la conversion en or métallique.

La valeur est incluse dans le billet de banque au moment de son acceptation et de son échange avec la richesse réelle (biens et services) ou la richesse financière (crédits-titres-actions).

Par conséquent, la circulation monétaire mobilise et transfère en fonction continue du temps la valeur dans l’économie qu’elle prend au moment de son émission, en vertu d’un acte économique du public.

Néanmoins, si l’émetteur décide, en totale “autonomie” par rapport au gouvernement politique du pays, de réduire la quantité de monnaie en circulation pour mettre en œuvre une décision de “politique monétaire”, indépendamment de la légitimité de cette dernière et de son utilité réelle pour le bien-être de l’économie nationale, un “vol” de la richesse collective a lieu, puisque la monnaie a absorbé une partie de la valeur produite au moment de son émission :
en d’autres termes, les propriétaires légitimes des billets de banque, les travailleurs et en général les citoyens, sont expropriés de force d’une valeur produite et transférée dans les stocks monétaires possédés jusqu’alors.

Il s’agit d’une action politique et économique d’une violence sans précédent, dont les effets néfastes sont doubles :

  • d’une part, elle détermine une expropriation illégitime de la richesse collective possédée et circulant en termes monétaires ;
  • d’autre part, les prémisses sont posées pour une phase de récession de l’économie en raison de la réduction de la capacité de dépense du public et donc d’une contraction de la demande interne ; le résultat est une exacerbation de la pauvreté en raison de l’augmentation du chômage et en général une réduction des revenus des masses.

Par la chance du droit naturel et des principes de justice éternelle, cette situation déplorable ne se manifeste pas avec la même violence dans tous les contextes économiques et politiques de la planète, même si elle prévaut dans les principaux pays à économie développée, notamment dans ceux de la zone dite occidentale.

La postérité en sera juge !!!

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Antropologia

Dal Caos deriva l’Ordine.

L’umanità’ si dibatte nell’agonia dello Spirito.

Ovunque disordine, confusione, annientamento della dignità dell’uomo, affermazione violenta del Male come Bene e del Bene come Male, perdita di ogni consapevolezza identitaria base della convivenza civile tra il “diverso”, caratteristica essenziale e principale della Creazione ed espressione dell’Uno che si fa nei Molti.

L’uomo è colpito da un’irrimediabile cecità, non osserva la Natura che dispiega le sue Leggi con regolarità ed evidenza assoluta, con ritmi certi ed immutabili, i cui cicli caratterizzano e vivificano il movimento della Vita in ogni Regno naturale.

Egli è concentrato sulle proprie passioni e sul desiderio di lussuria e come un folle “uccide” ogni giorno la Vita che è in lui, con perversioni di ogni genere che non possono che essere follia, follia ed ancora follia!!!!

E’ certo che gli animali, e non solo i primati, manifestano un’intelligenza interiore superiore giacché non osano offendere e colpire la Vita e la Regola se non per supreme necessità di sopravvivenza, regolando la propria esistenza in ragione dei ritmi di natura.

Al contrario, l’uomo professa come massima espressione di libertà il non rispetto di qualsia Regola o Legge, divenendo il propugnatore di una “cultura della morte”, quella propria e delle altre creature di natura.

Ma a dispetto di tale catastrofico scenario tipico di una fase “apocalittica” recita il Salmo:

“… Si, IO (il Signore) fisserò un termine in cui farò un giudizio retto. Vacilli pure la Terra con tutti i suoi abitanti, ci sono IO a rafforzarne le colonne …” (Asaf, Salmo 75).

Di recente ho avuto modo di leggere su questa rivista The Global Review un articolo del Dott. Avraham Levi, del tutto condiviso nel proprio contenuto, che analizza con logica esegetica e teosofica il dilagante fenomeno a livello mondiale dell’antisemitismo, affermando che esso è il male di ogni tempo dalla comparsa sulla scena del “popolo eletto”.

Il fatto è che il Mondo e tutto ciò che esso contiene non è “il risultato del caso”, come afferma una scienza farlocchia e totalmente cieca; il Creato altro non è che l’aspetto immanente dell’Uno ed Eterno, dell’Alfa ed Omega, del Sommo Architetto che tutto progetta, manifesta, governa e dirige verso la perfezione finale.

Tale processo si dispiega in fasi alterne e successive, lungo una spirale “ascendente” che necessariamente comporta distruzione di ciò che non è più utile e che altro non è se non “fase intermedia” verso la perfezione finale, che immancabilmente si manifesterà, l’uomo volente o no.

Ma la creatura umana, vittima della propria follia e totalmente cieca ed ignorante, tralascia di studiare i Sacri Testi ricchi di saggezza ed antica sapienza, illudendosi che la Realtà è quella percepita attraverso i propri (illusori) sensi e contraddicendo se stessa poiché la scienza ufficiale afferma che la “parte più consistente della materia costitutiva dell’Universo è invisibile e non percettibile” e dunque inconoscibile.

Persino coloro che si professano “fedeli” di una religione e quindi sensibili alla realtà interiore della vita ed al trascendente contraddicono se stessi nei comportamenti quotidiani, normalmente ispirati da un cieco egoismo e totale scollegamento dall’armonia di natura, che niente è se non espressione delle Leggi del Creato.

Pure un antico maestro ebbe ad insegnare ad una parte consistente dei cosiddetti “popoli ricchi” che “… il regno di Dio è come un campo di grano … arriva il momento del raccolto … la zizzania viene separata dal grano … la prima è bruciata nel fuoco mentre il grano viene riposto nei granai …” (il Cristo, Vangeli).

Ciò non ostante l’umanità’ procede spedita verso l’Abisso.

“Allegrezza ubriaca, nella quale questo mondo obliò Te suo Creatore, e in cambio di Te amò la creatura, sopraffatto dal vino invisibile di sua prava volontà, inchinata alla fecce” (S. Agostino, Le Confessioni, Libro Secondo, Cap III, pag. 31).

La verità è che la semplicità delle Sacre Scritture, che tanto potrebbero insegnare all’umanità’, offende l’uomo pravo.

“Anche quelli studi che hanno il nome di onesti, miravano ad educarmi alle contese del foro, perch’io ci divenissi egregio, con tanta più lode, quanto meglio sapessi ingarbugliare. Si, è cieco l’uomo da menar vampo della sua stessa cecità” (S. Agostino, Le Confessioni, Libro Secondo, Cap. III, pag.31).

Ed ancora, “Pertanto disposi d’applicarmi alle Sante Scritture … la quale ne’ si fa intendere a superbi ne’ aperta è a fanciulli; cosa al muover bassa, e al riuscimento sublime e velata di misteri; ed io non ero tale che potessi entrarvi o che sapessi piegare il collo al suo andamento … il mio orgoglio fastidiva la semplicità dello stile, e la mia vista non ne penetrava il fondo … ell’era quella Scrittura che vuol crescere co’ parvoli: ma io m’indispettivo ad essere parvolo, e per essere gonfiato di vento, mi davo a credere d’essere vano grande” (S. Agostino, Le Confessioni, Libro Terzo, Cap V, pag.47).

L’orgoglio e la superbia il più grande errore dell’uomo moderno.

E’ anche il risultato di quel movimento di pensiero che va sotto il nome di “illuminismo” e che anziché illuminare ha gettato l’umanità’ nell’abisso della più fosca ignoranza, vera tenebra.

L’individuo si è fatto Dio, gonfio di vanità si crede il dominatore della propria vita e del Pianeta, obbediente ad una sola Legge: il tornaconto personale che è ricerca smodata del piacere e del possesso dei beni materiali, anche al prezzo di ogni delitto e crimine contro i propri simili ed il Creato.

“… (oh!) Verità, in cui non è mutamento ne’ ombra … (invece) mi cibavano di splendide fantasie … quelle menzogne che per gli occhi fanno gabbo alla mente … Il mangiare in sonno somiglia assaissimo il mangiare sveglio, ma chi dorme non si leva la fame, perché dorme” (S. Agostino, Le Confessioni, Libro Terzo, Cap.VI,pag.48).

Ma dal Caos e dalla perversione risulterà l’Ordine e l’Armonia, l’uomo volente o non.

L’evoluzione ed il cammino verso la meta finale comporta il dispiegarsi di interminabili eoni di tempo, del tutto “impercettibili” dalla creatura umana e difficilmente comprensibili nella propria mente (almeno di quella dell’uomo comune), un Progetto attentamente elaborato dal Grande Architetto, il quale con infinita pazienza e saggezza dirige il corso della Vita, correggendo e mutando la rotta ogni qual volta che l’umanità’ nelle prerogative del proprio “libero arbitrio” si avvince in un movimento a spirale che esclude ogni possibilità di progresso.

Il Caos e’ parte del Progetto, Fase necessaria per “setacciare” gli elementi che ne fanno parte, così com’e’ per una “nebulosa” cosmica, madre di una galassia, di una costellazione o di un sistema solare.

“Io parlai … col Santo e Grande che uscirà dalla Sua Sede … Di colà Egli andrà sul Monte Sinai ed apparirà nel Suo Tabernacolo, nella possanza della Sua Forza, dal Cielo. E tutti temeranno … e li prenderà spavento e grande terrore, fino ai confini della Terra” (Libro di Enoc, Parte I, Cap.1, punto 3-4-5). Ed ancora, “E il Signore disse a Michele: … <Disperdi, dalla faccia della Terra, tutta la violenza e finisca ogni cattiva azione ed appaia la pianta della giustizia e della rettitudine …” … “E la Terra sarà monda da ogni impurità, peccato, flagello, tormento e non si ripeterà che IO debba mandare su di essa un diluvio nei secoli>…” (Libro di Enoc,Parte II, Cap.X,Punto 16-22).

Dunque, il lettore attento comprende che il dono delle Tavole della Legge sul Monte Sinai al Legislatore di Dio, Mose’, e dei libri costituenti parte essenziale dell’Antico Testamento, pone uno spartiacque tra la Fase evolutiva precedente e quella successiva:

l’uomo riceve i “dieci comandamenti” che rappresentano il “Faro di Luce” che gli consente di non perdere se stesso attraverso l’esercizio del libero arbitrio; e’ il “filo di Arianna” che conduce Teseo al di fuori del Labirinto della vita materiale e buia.

Certamente il “popolo eletto” se fedele interprete di quella “guida” rappresenta “la Nazione Santa (di Dio Padre Onnipotente) ed un popolo di sacerdoti”. Ma e’ altresì certo che ogni razza, gruppo e popolo che voglia spontaneamente aderire alla Legge godrà dei benefici che derivano dal possesso del “Filo di Arianna”.

Appare in tal modo “la pianta della giustizia e della rettitudine”.

Il Caos allora necessariamente avrà fine poiché arriva il tempo del “raccolto” e della separazione della “zizzania dal grano”; ne’ potrebbe essere diversamente giacché alcuna Forza planetaria e cosmica potrà opporsi alla Volontà del Grande Architetto, piaccia o no agli uomini perversi e di Potere sulla tenebra.

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Anthropologie

Du Chaos vient l’Ordre

L’humanité se débat dans l’agonie de l’Esprit.

Partout le désordre, la confusion, l’anéantissement de la dignité de l’homme, l’affirmation violente du Mal comme Bien et du Bien comme Mal, la perte de toute conscience de l’identité, base de la coexistence civile entre les “différents”, caractéristique essentielle et principale de la Création et expression de l’Un qui se fait dans le Multiple.

L’homme est frappé d’un aveuglement irrémédiable, il n’observe pas la Nature qui déroule ses Lois avec une régularité et une évidence absolues, avec des rythmes certains et immuables, dont les cycles caractérisent et animent le mouvement de la Vie dans chaque Royaume naturel.

Il est focalisé sur ses passions et son désir de luxure et, comme un fou, il “tue” chaque jour la Vie qui est en lui, avec des perversions de toutes sortes qui ne peuvent être que folie, folie et encore folie !!!!.

Il est certain que les animaux, et pas seulement les primates, manifestent une intelligence intérieure supérieure puisqu’ils n’osent offenser et frapper la Vie et la Règle si ce n’est pour la nécessité suprême de survivre, en réglant leur propre existence selon les rythmes de la nature.

Au contraire, l’homme professe comme la plus haute expression de la liberté le non-respect de toute règle ou loi, devenant le promoteur d’une “culture de la mort”, la sienne et celle des autres créatures de la nature.

Mais en dépit de ce scénario catastrophique, typique d’une phase “apocalyptique”, on peut lire dans le psaume :

“… Oui, Je (le Seigneur) fixerai un temps où je rendrai un jugement juste. Que la terre et tous ses habitants chancellent, Je suis là pour renforcer ses piliers…”. (Asaf, Psaume 75).

Récemment, j’ai eu l’occasion de lire dans ce magazine The Global Review un article du Dr. Avraham Levi, entièrement partagé dans son contenu, qui analyse avec une logique exégétique et théosophique le phénomène mondial rampant de l’antisémitisme, affirmant qu’il s’agit du mal de tous les temps depuis l’apparition sur la scène du “peuple élu”.

Le fait est que le Monde et tout ce qu’il contient n’est pas “le fruit du hasard”, comme l’affirme une science bidon et totalement aveugle ; la Création n’est rien d’autre que l’aspect immanent de l’Unique et de l’Éternel, l’Alpha et l’Oméga de l’Architecte Suprême qui conçoit, manifeste, gouverne et dirige tout vers la perfection finale.

Ce processus se déroule en phases alternées et successives, selon une spirale “ascendante” qui entraîne nécessairement la destruction de ce qui n’est plus utile et qui n’est rien d’autre qu’une “phase intermédiaire” vers la perfection finale, qui se manifestera inévitablement, que l’homme le veuille ou non.

Mais la créature humaine, victime de sa propre folie, totalement aveugle et ignorante, néglige d’étudier les textes sacrés riches en sagesse et en connaissances anciennes, s’illusionnant sur le fait que la Réalité est celle perçue par ses propres sens (illusoires) et en se contredisant elle-même puisque la science officielle affirme que “la partie la plus consistante de la matière constitutive de l’Univers est invisible et non perceptible” et donc inconnaissable.

Même ceux qui se disent “fidèles” à une religion et donc sensibles à la réalité intérieure de la vie et au transcendant se contredisent dans leur comportement quotidien, normalement inspiré par un égoïsme aveugle et une déconnexion totale de l’harmonie de la nature, qui n’est rien d’autre que l’expression des lois de la création.

 Même un ancien Maître a enseigné à une partie importante des soi-disant “peuples riches” que “… le royaume de Dieu est comme un champ de blé… le temps de la moisson arrive… l’ivraie est séparée du blé… l’ivraie est brûlée dans le feu tandis que le blé est mis dans les granges…”. (Christ, Évangiles).

Néanmoins, l’humanité avance à grands pas vers l’abîme.

“L’ivresse de la gaieté, dans laquelle ce monde a oublié Son Créateur, et en échange de Toi a aimé la créature, submergée par le vin invisible de sa propre volonté pieuse, courbée jusqu’à la lie” (Saint Augustin, Les Confessions, livre deux, chapitre III, p. 31).

La vérité est que la simplicité des Saintes Écritures, qui pourraient enseigner tant de choses à l’humanité, offense l’homme pratiquant.

” Même ces études qui ont le nom d’honnêteté, avaient pour but de m’instruire dans les disputes du forum, afin que j’y devienne plus flagrant, avec d’autant plus d’éloges, que je savais mieux m’empêtrer. Oui, un homme est aveugle au point de vouloir son propre aveuglement” (Saint Augustin, Les Confessions, livre deux, chapitre III, p. 31).

Et encore : ” C’est pourquoi j’ai décidé de m’appliquer à l’Écriture Sainte… qui n’est pas comprise par les orgueilleux, ni ouverte aux enfants ; une chose qui se meut à bas bruit, et qui est sublime et voilée de mystères ; et je n’étais pas tel que je puisse y entrer ou que je sache plier le cou à son cours… mon orgueil contrariait la simplicité du style, et ma vue ne pénétrait pas ses profondeurs… c’est cette Écriture qui veut croître avec les paraboles : Mais j’étais indisposé à être une parabole, et à être gonflé de vent, je me suis donné à croire que j’étais vainement grand” (S. Augustin, Les Confessions, Livre Trois, Chapitre V, p.47 ).

L’orgueil et la fierté sont la plus grande erreur de l’homme moderne.

C’est aussi le résultat de ce mouvement de pensée qui porte le nom d'”illumination” et qui, au lieu d’éclairer, a jeté l’humanité dans l’abîme de l’ignorance la plus noire, de la véritable obscurité.

L’individu s’est fait Dieu, gonflé de vanité il se croit le maître de sa propre vie et de la planète, obéissant à une seule loi : le gain personnel, c’est-à-dire la recherche immodérée du plaisir et la possession de biens matériels, même au prix de tous les crimes et délits contre ses semblables et contre la Création.

“… (oh !) la Vérité, dans laquelle il n’y a ni changement ni ombre… (au lieu de cela) je me suis nourri de splendides fantaisies… ces mensonges qui pour les yeux font cage pour l’esprit… Manger dans le sommeil ressemble à manger éveillé, mais celui qui dort n’enlève pas sa faim, parce qu’il dort ” (Saint Augustin, Les Confessions, livre trois, chapitre VI, page 48).

Mais du Chaos et de la perversion naîtront l’Ordre et l’Harmonie, que l’homme le veuille ou non.

L’évolution et le chemin vers le but final impliquent le déroulement d’interminables éons de temps, complètement “imperceptibles” par la créature humaine et difficilement compréhensibles dans son propre esprit (du moins celui de l’homme ordinaire), un Projet soigneusement élaboré par le Grand Architecte, qui avec une patience et une sagesse infinies dirige le cours de la Vie, corrigeant et changeant le cours chaque fois que l’humanité’ dans les prérogatives de son propre “libre arbitre” se laisse prendre dans un mouvement en spirale qui exclut toute possibilité de progrès.

Le chaos fait partie du Projet, une phase nécessaire pour “tamiser” les éléments qui en font partie, comme c’est le cas pour une “nébuleuse” cosmique, mère d’une galaxie, d’une constellation ou d’un système solaire.

” J’ai parlé… avec le Saint et le Grand qui sortira de son Siège… De là, Il ira au Mont Sinaï et apparaîtra dans Son Tabernacle, dans la puissance de Sa Force, depuis le Ciel “. Et tous craindront… et la crainte et une grande terreur s’empareront d’eux, jusqu’aux extrémités de la terre” (Libro di Enoc, première partie, chapitre 1, points 3-4-5). Et encore : ” Et le Seigneur dit à Michel : … <Disperse, de la surface de la Terre, toute violence et toute mauvaise action et que la plante de la justice et de la droiture apparaisse…. … “Et la Terre sera purifiée de toute impureté, de tout péché, de tout fléau et de tout tourment, et il ne se répétera pas que je doive y envoyer un déluge pour les siècles des siècles” …” (Libro di Enoc, partie II, chapitre X, point 16-22).

Le lecteur attentif comprend donc que le don des Tables de la Loi sur le mont Sinaï au Législateur de Dieu, Moïse, et des livres qui constituent une partie essentielle de l’Ancien Testament, marque un tournant entre les phases évolutives précédentes et suivantes :

l’homme reçoit les “dix commandements” qui représentent le “phare” qui lui permet de ne pas se perdre par l’exercice du libre arbitre ; c’est le “fil d’Ariane” qui conduit Thésée hors du labyrinthe de la vie matérielle et obscure.

Il est certain que le “peuple élu”, s’il interprète fidèlement ce “guide”, représente “la nation sainte (de Dieu le Père tout-puissant) et un peuple de prêtres”. Mais il est également certain que toute race, tout groupe et tout peuple qui souhaite spontanément adhérer à la Loi bénéficiera des avantages de la possession du “Fil d’Ariane”.

Ainsi apparaît “la plante de la justice et de la droiture”.

Le Chaos prendra alors nécessairement fin car le temps de la “récolte” et de la séparation de “l’ivraie du blé” est arrivé ; il ne pourrait en être autrement car aucune Force planétaire et cosmique ne pourra s’opposer à la Volonté du Grand Architecte, que les hommes pervers du Pouvoir sur les Ténèbres le veuillent ou non.