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Attualità

Appare urgente una rinascita sociale, umana ed economica.

Il periodo storico che stiamo vivendo sarà certamente  ricordato dai posteri non solo come il tempo del Covid, della grande pandemia, ma anche il tempo della  crisi  a tutto tondo: umana, economica e sociale.

La precarietà e l’incertezza  di questi tempi vedono coinvolte in primis la classe generazionale dominante,  intrappolata  ancora nel procinto del pensionamento, tra incertezze di quota 100 e ora quota 102, annullamenti delle disposizioni vigenti in materia di lavoro,  e  di conseguenza anche  le giovani generazioni, sospese tra un “limbo” di ingresso al  mondo lavorativo ed esigenze di realizzazione e stabilizzazione del precariato.

Molte  ragazze e ragazzi in questo  periodo direttamente ed indirettamente, non solo nel nostro Paese ma in tutto il mondo,  hanno esternato il clima di disagio sociale imperante , ad esempio sul tema dell’emergenza sanitaria.

La gestione della situazione Covid e le continue dinamiche relative al green pass e ai divieti di manifestazione hanno certamente acuito la già difficile e calda situazione di dialogo anche con alcune frange sociali come il  gruppo NO VAX ad esempio.

Sono presenti ed assai tangibili forti tensioni sociali nel Paese, che hanno preso piede anche nell’occasione delle recenti elezioni  amministrative e regionali in diversi comuni italiani. 

Al mondo associativo ed in particolare agli enti del terzo settore, troppo spesso dimenticati, corre l’obbligo morale, sociale e giuridico di farsi portavoce delle istanze del momento, specie quelle più sentite come cogenti ed improcrastinabili dalla società odierna.

Sono sotto gli occhi di tutti le continue emigrazioni  giovanili, specie lavorative,  di quelle ragazze e quei ragazzi  che lasciano la propria terra in cerca di una realizzazione professionale  lontano dal paese di residenza: America, Europa, Asia oppure  nord Italia.

Non si arresta quella triste dinamica che vede famiglie, affetti, generazioni dividersi  nell’inevitabile trade off : ubicazione lavorativa  o  continuità della unione familiare?

Sono tempi ardui soprattutto per le giovani generazioni che faticano  a trovare “figure guida” nella società. Cio’ si mostra fondamentale oggi più che mai

Fondamentale in questo contesto è anche  l’apporto e la capacita’ d’incidere della Chiesa, dalla quale, come autorità morale e sociale, ci si aspetta  una sempre  maggiore lotta per l’affermazione dell’uguaglianza dei diritti e della pari dignità delle persone, soprattutto dei più svantaggiati!

E’ fondamentale che i grandi temi come  l’immigrazione vengano affrontati in modo costruttivo  e che lascino, soprattutto,  risultati tangibili  e di lunga durata.

Si sente molto parlare delle problematiche lavorative, ma scarseggiano i risultati nell’interlocuzione sindacale dove troppo spesso  vengono trattati e ripetuti i già noti problemi insoluti di matrice ultratrentennale.   Ai sindacati domandiamo di farsi sentire  con maggior vigore e fare la propria parte in modo sempre più convinto!

Occorre come in passato pensare e proporre alla politica centrale  una nuova legge che miri alla piena occupazione seppur con le dovute modifiche  e necessità dei tempi correnti .

Le giovani generazioni appaiono sempre più frastornate dai messaggi social che impongono  modelli  di successo  che contrastano con realtà locali sempre più arretrare dai punti vista economico e sociale nonche dello sviluppo turistico-territoriale e dei collegamenti. Gli adolescenti vivono oggi una super velocità di contatti social di tipo virtuale con la indesiderabile conseguenza che si stanno sempre più emarginando nell’”io della coscienza”: c’è il rischio che in futuro lo spirito critico verso ciò che accade  sparisca completamente, per lasciare spazio ad una perenne rassegnazione od ancora peggio ad uno stravolgimento dei valori e principi comuni; ricordiamo  in proposito quanto evidenziato nel  Romanzo 1984 di George Orwell.

E’ oramai improcrastinabile attuare un reinserimento sociale e lavorativo delle fasce sociali più deboli,  fiaccate dalla crisi economico-sociale  del 2007, ed oggi dall’emergenza sanitaria  pandemica e dalla conseguente crisi e dall’arresto del processo economico che cerca lentamente  di ripartire.

A proposito di collegamenti tra regioni e comuni italiani del Sud:  nei primi anni 2000 era possibile viaggiare in treno diretto dalla Calabria ionica fino al nord del Paese mentre ora è solo un triste ricordo, legato ad un passato  lontano.

Ogni istituzione dovrà fare la propria parte altrimenti  non saremo capaci di invertire questo ciclo di decrescita economica e di lacerazione sociale oramai in atto da termpo, ahinoi,  con la manifestazione  di  una società sempre più povera!

I cittadini  si mostrano sfiduciati  verso le istituzioni ed i palazzi della politica, per uno sviluppo vanamente atteso e ad oggi solo agognato.

Ebbene oggi si riscontra un generale atteggiamento,  specialmente  nei giovanissimi,  di cieca rassegnazione verso ciò che accade, mista ad un distacco quasi uno “straniamento” di manzoniana memoria; dispiace e colpisce profondamente constatare che spesso  l’approccio superficial-goliardico si estende indistintamente sui molti  senza diversificare sentimenti, sensibilità e garbo in base ai cointesti di riferimento. La sfiducia  porta sempre più ad una vera  e propria crisi di valori che dovrebbero,invece, rappresentare il legame spirituale di continuità tra vecchie  e nuove generazioni.

Se mancano quindi irruenza ed entusiasmo giovanili che, nella storia hanno sempre sdoganato il senso della misura  e talvolta  l’inerzia delle vecchie generazioni  riluttanti al passaggio del testimone generazionale, come potranno oggi i giovanissimi incidere nella società, nelle scelte  pubbliche o dire la loro con un peso specifico?

Saranno quindi costretti a subire come degli spettatori, i cd. “forestieri della vita” di Pirandello, le dinamiche sociali determinate o  imposte da altri?

Forse è in atto  un’ eccessiva ed inarrestabile  “full immersion” nel mondo dei social, che  spinge oggi  i giovanissimi, i “ millennials”,  ad essere scollati dalla realtà vera, non  rappresentata  dai selfie e dalle foto ritoccate per attirare like ma dal vivere quotidiano, dai problemi veri e dalle complessità che stiamo vivendo tutti .

Per far risorgere il nostro Paese  e lo spirito critico e di partecipazione  di tutta la società  urge,  in buona sostanza,  una forte e convinta presenza  di figure guida   di alta caratura  che   insieme risveglino le coscienze sopite ed  attuino definitivamente la rinascita territoriale e generazionale  a tutti i livelli: è un dovere di ognuno di noi occuparsi della res publica e dei suoi problemi;

lo dobbiamo tutti alla nostra comunità e al nostro Paese!

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Actualités

Une renaissance sociale, humaine et économique est nécessaire de toute urgence.

La période historique que nous vivons sera certainement retenue par la postérité non seulement comme le temps du Covid, de la grande pandémie, mais aussi comme le temps de la crise généralisée : humaine, économique et sociale.

La précarité et l’incertitude de cette époque concernent en premier lieu la classe générationnelle dominante, toujours coincée au bord de la retraite, entre les incertitudes du quota 100 et maintenant du quota 102, et l’annulation des dispositions existantes en matière de travail, et par conséquent aussi les jeunes générations, suspendues entre les “limbes” de l’entrée dans le monde du travail et le besoin d’accomplissement et de stabilisation de la précarité.

Au cours de cette période, de nombreux garçons et filles ont exprimé directement et indirectement, non seulement dans notre pays mais dans le monde entier, le climat de malaise social qui prévaut, par exemple sur la question de l’urgence sanitaire.

La gestion de la situation Covid et la dynamique continue relative au passeport vert et aux interdictions de manifester ont certainement exacerbé la situation déjà difficile et houleuse du dialogue avec certaines franges sociales, comme le groupe NO VAX.

De fortes tensions sociales sont présentes et très tangibles dans le pays, se sont également manifestées lors des récentes élections locales et régionales dans plusieurs municipalités italiennes. 

Le monde associatif, et en particulier les organisations du troisième secteur, trop souvent oubliées, ont l’obligation morale, sociale et juridique d’être les porte-paroles des demandes du moment, surtout celles qui sont ressenties comme urgentes et pressantes par la société actuelle.

Tous sont conscients de l’émigration continue des jeunes, en particulier des travailleurs, de ces filles et de ces garçons qui quittent leur patrie à la recherche d’une carrière professionnelle loin de leur pays de résidence : Amérique, Europe, Asie ou Italie du Nord.

On n’en finit plus avec cette triste dynamique qui voit des familles, des affections et des générations se diviser dans l’inévitable compromis : le lieu de travail ou la continuité de l’union familiale ?

Les temps sont durs, surtout pour les jeunes générations qui ont du mal à trouver des “figures de référence” dans la société. C’est plus fondamental aujourd’hui que jamais

Dans ce contexte, la contribution et la capacité d’influence de l’Église sont également fondamentales. En effet, en tant qu’autorité morale et sociale, on attend d’elle qu’elle lutte toujours plus pour l’affirmation de l’égalité des droits et de l’égale dignité des personnes, en particulier des plus défavorisées !

Il est essentiel que des questions majeures telles que l’immigration soient abordées de manière constructive et qu’elles laissent, avant tout, des résultats tangibles et durables.

Nous entendons beaucoup parler des questions liées au travail, mais il y a peu de résultats dans le dialogue syndical, où trop souvent les problèmes non résolus connus depuis plus de trente ans sont traités et répétés.   Nous demandons aux syndicats de se faire entendre avec plus de vigueur et de jouer leur rôle avec plus de conviction !

Comme par le passé, il est nécessaire de réfléchir et de proposer à la politique centrale une nouvelle loi visant le plein emploi, mais avec les changements nécessaires et les exigences de l’époque actuelle.

Les jeunes générations semblent de plus en plus abasourdies par des messages sociaux qui imposent des modèles de réussite qui contrastent avec des réalités locales de plus en plus rétrogrades du point de vue économique et social, ainsi que du développement et des connexions touristiques-territoriales. Les adolescents vivent aujourd’hui à la vitesse grand V des contacts sociaux virtuels, avec la conséquence indésirable qu’ils sont de plus en plus marginalisés dans le “Moi de la conscience” : il y a un risque qu’à l’avenir l’esprit critique envers ce qui se passe disparaisse complètement, pour laisser place à une résignation permanente ou pire encore à une distorsion des valeurs et des principes communs ; nous rappelons à cet égard ce qui a été mis en évidence dans le roman 1984 de George Orwell.

Il est aujourd’hui urgent de mettre en œuvre une réinsertion sociale et professionnelle des groupes sociaux les plus faibles, fragilisés par la crise économique et sociale de 2007, et aujourd’hui par l’urgence sanitaire pandémique et la crise qui en découle et l’arrêt du processus économique qui tente lentement de redémarrer.

Au sujet des liaisons entre les régions italiennes et les municipalités du sud : au début des années 2000, il était possible de voyager en train direct de la Calabre ionienne vers le nord du pays, mais ce n’est plus qu’un triste souvenir, lié à un passé lointain.

Chaque institution devra jouer son rôle, sinon nous ne pourrons pas inverser ce cycle de déclin économique et de déchirement social qui dure depuis longtemps, avec hélas, la manifestation d’une société de plus en plus pauvre !

Les citoyens montrent leur manque de confiance dans les institutions et les palais politiques, pour une évolution vainement attendue et jusqu’ici seulement espérée.

Or, de nos jours, il y a une attitude générale, surtout chez les très jeunes, de résignation aveugle face à ce qui se passe, mêlée à un détachement, presque un “éloignement” de la mémoire manzonienne; il est regrettable et profondément choquant de constater que souvent l’approche superficielle-goliardiste s’étend indistinctement à beaucoup sans diversifier les sentiments, la sensibilité et la courtoisie selon les contextes de référence. Le manque de confiance conduit de plus en plus à une véritable crise des valeurs, qui devraient au contraire représenter le lien spirituel de continuité entre les anciennes et les nouvelles générations.

Dès lors, si l’impétuosité et l’enthousiasme de la jeunesse, qui dans l’histoire ont toujours ouvert la voie au sens de la mesure et parfois à l’inertie des générations plus âgées réticentes à passer le relais générationnel, font défaut, comment les très jeunes pourront-ils aujourd’hui influencer la société, dans les choix publics ou avoir leur mot à dire avec un poids spécifique ?

Seront-ils donc contraints d’être des spectateurs, les “étrangers à la vie” de Pirandello, des dynamiques sociales déterminées ou imposées par les autres ?

Peut-être y a-t-il une “immersion totale” excessive et imparable dans le monde des médias sociaux, qui pousse aujourd’hui les très jeunes, les ” milléniaux “, à être déconnectés du monde réel, non pas représenté par des selfies et des photos retouchées pour attirer les likes, mais de la vie quotidienne, des problèmes réels et des complexités que nous connaissons tous.

Pour ressusciter notre pays ainsi que l’esprit critique et la participation de la société dans son ensemble, il est urgent d’avoir une présence forte et convaincue de leaders de haut niveau qui, ensemble, puissent réveiller les consciences endormies et mettre définitivement en œuvre la renaissance territoriale et générationnelle à tous les niveaux : il est du devoir de chacun d’entre nous de s’occuper des Administrations publiques et de ses problèmes ;

Nous le devons tous à notre communauté et à notre pays !

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Politica e Diplomazia

Microstati e Micronazioni nel panorama internazionale

Le micronazioni costituiscono nel panorama internazionale un vero e proprio  fenomeno sociale e anche di tipo  mediatico dal richiamo assai rilevante, anche per lo sviluppo delle nuove tecnologie di comunicazione.

Si tratta in realtà di “iniziative” assolutamente estranee al  diritto internazionale , e dunque non beneficiarie  di alcun tipo di  riconoscimento da parte dei membri della comunità internazionale: Stati e Organizzazioni internazionali.

Tra le più note si annoverano  Christiania, fondata nel 1971 nel Distretto di Copenaghen, con leggi particolari inerenti l’uso delle droghe; ancora il Regno di Talossa, fondato dal quattordicenne statunitense  Robert Ben Madison nel 1979, a causa di una disputa sulla “politica interna” e sull’immigrazione. Nel 1996, il “fondatore” creò un sito internet mediante il quale  chiunque poteva richiedere la “cittadinanza” del Regno, indipendentemente dai suoi legami con la comunità territoriale.

Le  micronazioni  hanno come unico fine, apparente, quello di affermarsi come veri e propri Stati sovrani:  alcuni “paesi” sono frutto  di anomalie storiche o ancora di eccentriche  interpretazioni normative. Si tratta di  piccoli Stati ubicati  in territori spesso contesi o con ristrettissima estensione territoriale; tali realtà vengono ignorate o a volte tollerate  dai membri  effettivi della comunità internazionale, poiché il riconoscimento potrebbe condurre al fenomeno della secessione: si pensi ad esempio alla Catalogna.

Tra gli aspiranti Stati figurano: il Comune-Principato di Seborga, in base alla presunta non annessione con documenti ufficiali. Il Comune di Seborga, in Italia, è ritenuto da alcuni suoi abitanti un principato indipendente, in base a notizie risalenti al Medioevo ed all’Età Moderna. Rispetta in ogni caso tutte le leggi italiane, ivi compreso il pagamento delle imposte e tasse, non che la partecipazione al voto.
Ancora, il Regno di Redonda
, un’isola disabitata di circa 3 km² del gruppo delle Leeward nelle Indie Occidentali, fu per breve tempo indipendente. Oggi l’isola appartiene allo stato di Antigua e Barbuda.

Il Regno di Tavolara: isola della costa nord-est della Sardegna, che nel 1836 sarebbe stato riconosciuto come Regno autonomo dal re  Carlo Alberto di Savoia; “di fatto” fu incluso nel territorio del Regno d’Italia, all’atto della proclamazione di quest’ultimo, il 17 marzo 1861.

Categoria diversa è quella dei  microstati, ovvero  di quei  soggetti giuridici (personalità giuridiche) del diritto internazionale caratterizzati da un’ esigua estensione territoriale, e conseguentemente da uno sparuto numero  di abitanti.

Al momento, sono annoverati tra i microstati  ben venticinque realtà territoriali con estensione inferiore ai  2.000 km² . Tra questi ricordiamo le  Seychelles, San Marino, lo  Stato della Città del   Vaticano, il Principato del  Liechtenstein, o ancora São Tomé e Príncipe,   Antigua e Barbuda, le Isole Marshall,  Saint Kitts e Nevis, solo per citarne alcuni dai nomi curiosi ed esotici.

Nell’ambito delle soggettività di diritto internazionale, fenomeno giuridicamente  e storicamente interessante, è  certamente  il  Sovrano Militare Ordine di Malta ( SMOM ),  Ordine di natura cavalleresco-religiosa,  canonicamente dipendente dalla Santa Sede, con finalità  di assistenza e missioni di carattere umanitario a livello internazionale.

Parte della dottrina e della giurisprudenza italiana ed anche la quasi totalità  della Comunità internazionale attribuisce allo SMOM natura di  soggetto di diritto internazionale, pur essendo ormai privo della territorialità. Originariamente, era conosciuto come Ordine dei Cavalieri Ospitalieri, fondato intorno al  1048 e reso sovrano il 15 febbraio 1113 da Papa Pasquale II. Dal 1834  la  sede dell’Ordine è a  Roma.

L’Ordine costituisce  un ente sovrano e, in base al riconoscimento dello Stato Italiano, ha  sede  nel  Palazzo Magistrale  e  nella villa di Santa Maria del Priorato, sull’Aventino,  che godono del cd. status  di extraterritorialità”. Al Gran Maestro, capo dell’Ordine sovrano spetta il titolo di Altezza Eminentissima mentre  la Chiesa Cattolica gli attribuisce il rango di Cardinale.

Nel panorama internazionale esiste anche una singolare forma di governo rappresentata dalla    necrocrazia,  dal greco antico necro (νεκρός) = morto e kratos (κράτος) letteralmente “forza”, per estinzione del  “governo”. La necrocrazia è un regime politico, un governo, che opera ancora secondo le regole di un ex leader morto.

Ne è un  esempio la Repubblica Popolare Democratica Coreana, comunemente nota come  “Corea del Nord”, che rappresenta l’unico caso di necrocrazia, poiché è governata dalla costituzione scritta dal defunto  leader,  Kim Il Sung, riconosciuto  come Presidente Eterno,  e dunque formalmente ancora Capo dello Stato;  il figlio  Kim Jong-Il, succedutogli fino alla morte, era solo “Caro Leader”, infine  l’attuale capo supremo della Corea del Nord attualmente in carica,  Kim Jong Un, riveste oggi il ruolo di Guida Suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea .

Tra le forme giuridiche singolari nel diritto internazionale non possiamo tralasciare la celebre   City of London, universalmente nota come la City per eccellenza: il borgo di Londra che occupa la porzione più antica dell’agglomerato urbano.  La Corporation è caratterizzata da un  sistema di governo particolare: nelle elezioni municipali della Corporation vige ancora – e rappresenta una parte sempre maggiore dell’elettorato – il  voto non residenziale (non-residential vote), che nel resto del paese è stato abolito nel 1969: si tratta del diritto di voto riconosciuto, oltre che alle persone fisiche residenti, a chi esercita un’attività commerciale nella City, ivi comprese le organizzazioni come gli istituti bancari e le  società finanziarie; tali società  “esprimono” il loro diritto di voto attraverso persone fisiche designate in base alla quantità di lavoratori impiegati.

Nel continente  europeo, vi sono inoltre delle peculiari forme di governo che hanno resistito nei secoli fino ai nostri giorni: i Baliati

Tali istituzioni sopravvivono ancora oggi dal   XII secolo. Ricordiamo il  Baliato di Jersey , Bailiwick of Jersey, composto  geograficamente dall’isola di Jersey e dai gruppi di isole Minquiers e Écréhous. Altro “baliato” è quello di   Guernsey, che comprende le isole di GuernseySarkAlderneyBrecqhouHermJethou e Lihou. Ciascun Baliato dell’arcipelago è guidato da un Balivo. Questi territori sono legati da rapporto di  dipendenza alla Corona britannica, pur non essendo appartenenti al territorio del  Regno Unito. Entrambi i baliati riconoscono come Capo di  Stato  de iure  il sovrano del Regno Unito, attraverso un proprio  delegato.

Concludiamo questo breve excursus internazionale con una considerazione finale che viene   spesso sottaciuta e che  caratterizza il nostro Paese  rispetto a tutti gli altri membri della comunità internazionale:  l’Italia è l’unico paese al mondo che contiene tre  Stati enclavi sovrani : la Santa Sede, la Repubblica di San Marino ed il Sovrano Militare Ordine di Malta.

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Politique et Diplomatie

Micro-états et micro-nations sur la scène internationale

Les micronisations constituent dans le panorama international un véritable phénomène social et médiatique avec un attrait très pertinent, également pour le développement des nouvelles technologies de communication.

En réalité, ces “initiatives” sont absolument étrangères au droit international et ne bénéficient donc d’aucune reconnaissance de la part des membres de la communauté internationale : États et organisations internationales.

Parmi les plus connus, citons Christiania, fondée en 1971 dans le district de Copenhague, avec des lois spéciales concernant la consommation de drogues ; ou encore le royaume de Talossa, fondé en 1979 par l’Américain Robert Ben Madison, âgé de quatorze ans, en raison d’un différend sur la “politique intérieure” et l’immigration. En 1996, le “fondateur” a créé un site web par lequel toute personne pouvait demander la “citoyenneté” du Royaume, indépendamment de ses liens avec la communauté territoriale.

Les micronations ont pour seul but apparent de s’imposer comme de véritables États souverains : certains “pays” sont le résultat d’anomalies historiques ou même d’interprétations réglementaires excentriques. Il s’agit de petits États situés dans des territoires souvent contestés ou dont l’extension territoriale est très limitée ; ces réalités sont ignorées ou parfois tolérées par les membres actuels de la communauté internationale, car la reconnaissance pourrait conduire au phénomène de sécession : pensez, par exemple, à la Catalogne.

Parmi les États candidats figurent la principauté de Seborga, fondée sur la présomption de non-annexion avec des documents officiels. La municipalité de Seborga, en Italie, est considérée par certains de ses habitants comme une principauté indépendante, selon des informations remontant au Moyen-âge et à l’époque moderne. En tout état de cause, elle respecte toutes les lois italiennes, y compris le paiement des taxes et des droits, ainsi que la participation au vote […

De plus, le royaume de Redonda, une île inhabitée d’environ 3 km² du groupe Leeward dans les Antilles, a été pendant une courte période indépendant. Aujourd’hui, l’île appartient à l’État d’Antigua-et-Barbuda.

Le Royaume de Tavolara : île située sur la côte nord-est de la Sardaigne, qui en 1836 sera reconnue comme un royaume autonome par le roi Charles-Albert de Savoie ; ” En fait ” elle a été incluse dans le territoire du Royaume d’Italie, lors de la proclamation de ce dernier, le 17 mars 1861.

Une autre catégorie est celle des micro-États, c’est-à-dire des entités juridiques (personnalités juridiques) de droit international caractérisées par une faible extension territoriale, et par conséquent par un petit nombre d’habitants.

Actuellement, pas moins de vingt-cinq réalités territoriales ayant une extension de moins de 2 000 km² sont comptées parmi les micro-États. Parmi celles-ci, on trouve les Seychelles, Saint-Marin, l’État de la Cité du Vatican, la Principauté du Liechtenstein, ou encore São Tomé-et-Principe, Antigua-et-Barbuda, les îles Marshall, Saint-Christophe-et-Nevis, pour ne citer que quelques noms curieux et exotiques.

Dans la subjectivité du droit international, un phénomène juridiquement et historiquement intéressant, il s’agit certainement de l’Ordre Souverain Militaire de Malte ( SMOM ), un Ordre de nature chevaleresque et religieuse, dépendant canoniquement du Saint-Siège, dans le but de fournir une assistance et des missions de nature humanitaire au niveau international.

Une partie de la doctrine et de la jurisprudence italiennes, mais aussi la quasi-totalité de la communauté internationale, attribuent au SMOM le caractère de sujet de droit international, même s’il est désormais dépourvu de territorialité. À l’origine, il était connu sous le nom d’Ordre des chevaliers hospitaliers, fondé vers 1048 et rendu souverain le 15 février 1113 par le pape Pascal II. Depuis 1834, le siège de l’Ordre se trouve à Rome.

L’Ordre constitue un organisme souverain et, selon la reconnaissance de l’État italien, a son siège dans le Palais Magistral et dans la villa de Santa Maria del Priorato, sur l’Aventin, qui jouissent du statut dit “d’extraterritorialité“. Le Grand Maître, chef de l’Ordre Souverain, a le titre d’Altesse Éminente, tandis que l’Église catholique lui donne le rang de Cardinal.

Sur la scène internationale, il existe également une forme unique de gouvernement représentée par la nécrocratie, la nécro grecque antique (νεκρός) = mort et kratos (κράτος) littéralement “force”, pour l’extinction du “gouvernement”. La nécrocratie est un régime politique, un gouvernement, qui fonctionne toujours selon les règles d’un ancien leader mort.

Un exemple en est la République populaire démocratique de Corée, communément appelée “Corée du Nord“, qui représente le seul cas de nécrocratie, puisqu’elle est régie par la constitution écrite par le défunt leader, Kim Il Sung, reconnu comme le Président éternel, et donc toujours officiellement chef d’État ; son fils Kim Jong-Il, qui lui a succédé jusqu’à sa mort, n’était que “Cher leader”, et enfin l’actuel leader suprême de la Corée du Nord, Kim Jong Un, est maintenant le leader suprême de la République populaire démocratique de Corée.

Parmi les formes juridiques singulières du droit international, nous ne pouvons pas omettre la célèbre City de Londres, universellement connue comme la City par excellence : le village de Londres qui occupe la partie la plus ancienne de l’agglomération urbaine.  La Corporation se caractérise par un système de gouvernement particulier : lors des élections municipales de la Corporation, existe encore – et cela représente une part croissante de l’électorat – le vote non résidentiel, qui dans le reste du pays a été aboli en 1969 : c’est le droit de vote reconnu, outre aux personnes physiques résidentes, à ceux qui exercent une activité commerciale dans la City, y compris les organisations telles que les banques et les sociétés financières ; ces sociétés “expriment” leur droit de vote par le biais de personnes physiques désignées en fonction du nombre de travailleurs employés.

Sur le continent européen, il existe également des formes particulières de gouvernement qui ont perduré à travers les siècles jusqu’à nos jours : les Bailliages.

Ces institutions ont survécu depuis le XIIe siècle. On se souvient du Bailliage de Jersey, Bailiwick of Jersey, géographiquement composé de l’île de Jersey et des groupes d’îles Minquiers et Écréhous. Un autre “Bailliage” est celui de Guernesey, qui comprend les îles de Guernesey, Sercq, Aurigny, Brecqhou, Herm, Jethou et Lihou. Chaque Baillage de l’archipel est dirigé par un Bailli. Ces territoires dépendent de la Couronne britannique, bien qu’ils n’appartiennent pas au territoire du Royaume-Uni. Les deux huissiers reconnaissent comme chef d’État de droit le souverain du Royaume-Uni, par l’intermédiaire d’un délégué de leur choix.

Nous concluons ce bref excursus international par une dernière considération, souvent négligée, qui caractérise notre pays par rapport à tous les autres membres de la communauté internationale : l’Italie est le seul pays au monde qui compte trois États souverains enclavés : le Saint-Siège, la République de Saint-Marin et l’Ordre souverain militaire de Malte.

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Politica e Diplomazia

Le peculiarità giuridiche della Santa Sede : tra Stato-fine e monarchia elettiva

Lo Stato della Città del Vaticano è sorto giuridicamente con l’art. 3 del Trattato dei Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929.

Secondo la dottrina prevalente, la Santa Sede possiede la cd. soggettività di diritto internazionale, con  autorità  autonoma, poiché non subordinata ad altri ordinamenti.

Peculiare è certamente il fine di questo Stato: non il soddisfacimento dei bisogni del cittadino, bensì finalità di ampio respiro, per assicurare l’assoluta indipendenza della Santa Sede per quanto riguarda il governo pastorale della Chiesa universale. Pertanto la dottrina suole qualificare lo Stato della Città del Vaticano come appartenente alla categoria di “Stato-fine”.

Per quanto concerne l’elemento del “popolo”(cittadini), uno degli elementi costitutivi per attribuire la sovranità statale secondo la legislazione vigente sulla cittadinanza è costituito,

  • per coloro che risiedono stabilmente in Vaticano, da ragioni di dignità, carica, ufficio oppure d’impiego, allorché tale residenza venga prevista per legge oppure venga autorizzata dal Santo Padre;
  • dal coniuge, compresi i figli, gli ascendenti e discendenti di cittadini vaticani, conviventi e soggetti autorizzati a risiedere nel territorio dello Stato;
  • dulcis in fundo dai Cardinali, questi ultimi anche se non residenti effettivamente nella Città del Vaticano.

Pertanto è possibile affermare che la cittadinanza è legata al rapporto lavorativo o alla permanenza autorizzata nei confini dello Stato.

Non valgono, nel caso della Santa Sede, i normali criteri di attribuzione della nazionalità :

  • lo ius soli e dunque la nascita nel territorio statale,
  • lo ius sanguinis, quindi la nascita da genitori con cittadinanza, e infine
  • lo ius coniugi, il matrimonio con un soggetto già cittadino.

Infine occorre evidenziare che l’acquisto della cittadinanza non avviene in modo automatico ma è basato sulla concorde volontà della Santa Sede e dell’interessato richiedente.

Dal punto di vista strutturale e della forma di governo, lo Stato del Vaticano secondo la dottrina dominante è da considerarsi l’unico caso di Monarchia elettiva assoluta al mondo, con a capo il Sommo Pontefice ; assoluta, poiché il Papa ha la “pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario”, ex art. 1 Legge fondamentale dello Stato Vaticano. Secondo altra parte della dottrina, il Governo della Chiesa Cattolica Universale sarebbe, invece, caratterizzato dalla comunione gerarchica tra il Santo Padre ed il Collegio Episcopale, che comprende tutti i vescovi del mondo, come suprema e piena potestà.

Per completezza espositiva, occorre mettere in evidenza che, durante il periodo in cui il Pontefice per qualunque motivo è impossibilitato ad esercitare le proprie funzioni, i suoi poteri vengono esercitati dal Collegio dei Cardinali.

Il potere legislativo, quando non é esercitato direttamente dal Papa viene da questi delegato al Governatore dello Stato oppure alla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.

Per quanto riguarda le fonti del diritto d’oltre Tevere ricordiamo il Codex Iuris Canonici, le Costituzioni Apostoliche e Leggi, emanate dal Sommo Pontefice o dagli organi da questi delegati, nonché i Regolamenti in ambito amministrativo.
Peculiare è il meccanismo giuridico che regola le relazioni tra Santa Sede e Repubblica Italiana, in merito alle legislazioni nazionali: dal 1° gennaio 2009, nello Stato della Città del Vaticano, è entrata in vigore la “ legge sulle fonti del diritto”, per cui l’ordinamento canonico è divenuto fonte normativa primaria e preminente criterio di riferimento per l’interpretazione, mentre le normative italiane non hanno più un recepimento automatico.

Aspetto importante e peculiare è che, nelle materie non disciplinate dalle Leggi Vaticane, vigono in via suppletiva le norme giuridiche dello Stato italiano, purché esse non siano contrarie ai principi del Diritto divino o Canonico o ai PattiLateranensi.

Le norme emanate dal Pontefice  Benedetto XVI nel 2008 intendono sostituire la  legislazione del 1929, per attuare una revisione normativa  in merito alle fonti del diritto vaticano.

Dalla citata normativa del 2008 si evince quindi, apertis verbis, una posizione giuridicamente preferenziale per il diritto del cd. Corpus Vaticanum in rapporto agli altri ordinamenti esterni, riconoscendo al diritto canonico una sua genuinità autonoma mentre la normativa della Repubblica Italiana è divenuta vera e propria fonte di tipo suppletivo.

Occorre evidenziare, inoltre, che l’attuale normativa introduce un cambiamento assai significativo sul piano giuridico, poiché sancisce il passaggio da una sorta di recezione automatica, precedente al 2008, per ius non scriptum, e solo eccezionalmente rifiutata per gravi ed evidenti incompatibilità di principi tra le norme italiane e quelle vaticane, ad un filtro preventivo sul recepimento normativo da parte della competente autorità vaticana.

L’atteggiamento cautelativo “trans Tiberim” introdotto per recepire la legislazione italiana è spiegabile attraverso due fattori:

  • in primis, dalla circostanza per cui le norme nell’ordinamento italiano hanno raggiunto ormai una mole esorbitante di interventi normativi, tanto è vero che da anni si parla in dottrina del fenomeno del “nichilismo giuridico” – uno per tutti Natalino Irti;

in secondi, dal carattere assai mutevole delle normative civilistiche italiane, che nel tempo ha portato alcuni contrasti, a volte anche frequenti, tra leggi italiane ed i principi non negoziabili da parte della Chiesa Cattolica, quali ad esempio le cd. unioni civili o alcuni ambiti inerenti la bioetica.

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Politique et Diplomatie

Les particularités juridiques du Saint-Siège : entre L’État pontifical et la monarchie élective

L’État de la Cité du Vatican a été légalement créé par l’article 3 du Traité de Latran du 11 février 1929.

Selon la doctrine dominante, le Saint-Siège possède la soi-disant subjectivité du droit international, avec une autorité autonome, puisqu’il n’est pas subordonné à d’autres organismes.

L’objectif de cet État est certainement particulier : non pas la satisfaction des besoins du citoyen, mais plutôt un but de grande envergure, celui d’assurer l’indépendance absolue du Saint-Siège par rapport au gouvernement pastoral de l’Église universelle. Par conséquent, la doctrine qualifie généralement l’État de la Cité du Vatican comme appartenant à la catégorie des ” Stato-fine (État créé pour remplir un objectif)“.

En ce qui concerne l’élément de “peuple” (citoyens), l’un des éléments constitutifs pour l’attribution de la souveraineté de l’État selon la législation actuelle sur la citoyenneté est ainsi défini :

  • ceux qui résident de façon permanente au Vatican, pour des raisons de dignité, de fonction, de charge ou d’emploi, lorsque cette résidence est prévue par la loi ou autorisée par le Saint-Père ;
  • par le conjoint, y compris les enfants, les ascendants et les descendants des citoyens du Vatican, les cohabitants et les personnes autorisées à résider sur le territoire de l’État ;
  • enfin et surtout les cardinaux, ces derniers même s’ils ne résident pas effectivement dans la Cité du Vatican.

Il est donc possible d’affirmer que la citoyenneté est liée à la relation de travail ou au séjour autorisé à l’intérieur des frontières de l’État.

Dans le cas du Saint-Siège, les critères normaux d’attribution de la nationalité ne s’appliquent pas :

  • lo ius soli et donc la naissance sur le territoire de l’État,
  • lo ius sanguinis, donc la naissance de parents ayant la citoyenneté, et enfin
  • lo ius coniugi, le mariage avec un sujet déjà citoyen.

Enfin, il convient de souligner que l’acquisition de la nationalité n’a pas lieu automatiquement mais qu’elle est basée sur la volonté unanime du Saint-Siège et de l’intéressé qui la demande.

Du point de vue de la structure et de la forme de gouvernement, l’État du Vatican, selon la doctrine dominante, doit être considéré comme le seul cas de monarchie élective absolue au monde, dirigée par le Souverain Pontife ; absolue, puisque le Pape dispose de la “plénitude des pouvoirs législatif, exécutif et judiciaire”, cf. l’article 1 de la Loi fondamentale de l’État du Vatican. Selon une autre partie de la doctrine, le gouvernement de l’Église catholique universelle serait plutôt caractérisé par la communion hiérarchique entre le Saint-Père et le Collège des évêques, qui comprend tous les évêques du monde, en tant que pouvoir suprême et plein.

Dans un souci d’exhaustivité, il convient de préciser que, pendant la période où le Souverain Pontife, pour quelque raison que ce soit, n’est pas en mesure d’exercer ses fonctions, ses pouvoirs sont exercés par le Collège des Cardinaux.

Le pouvoir législatif, lorsqu’il n’est pas exercé directement par le Pape, est délégué par celui-ci au gouverneur de l’État ou à la Commission pontificale pour l’État de la Cité du Vatican.

En ce qui concerne les sources du droit au-delà du Tibre, nous rappelons le Codex Iuris Canonici, les Constitutions et les lois apostoliques, édictées par le Souverain Pontife ou par les organismes délégués par ce dernier, ainsi que les règlements dans le domaine administratif.

Le mécanisme juridique qui régit les relations entre le Saint-Siège et la République italienne est particulier, en ce qui concerne la législation nationale : depuis le 1er janvier 2009, dans l’État de la Cité du Vatican, la “loi sur les sources du droit” est entrée en vigueur, de sorte que l’ordre canonique est devenu la source normative principale et le critère de référence prééminent pour l’interprétation, tandis que les règlements italiens ne font plus l’objet d’une transposition automatique.

Un aspect important et particulier est que, dans les matières non réglementées par les lois du Vatican, les normes juridiques de l’État italien s’appliquent de manière complémentaire, à condition qu’elles ne soient pas contraires aux principes du droit divin ou canonique ou aux PattiLateranensi.

Les normes émises par le pape Benoît XVI en 2008 visent à remplacer la législation de 1929, afin de mettre en œuvre une révision réglementaire concernant les sources du droit du Vatican.

De la loi de 2008 mentionnée ci-dessus, on peut donc déduire, apertis verbis, une position juridiquement préférentielle pour la loi du cd. Corpus Vaticanum par rapport aux autres systèmes juridiques externes, en reconnaissant que le droit canonique a sa propre authenticité, tandis que la législation de la République italienne est devenue une véritable source de droit complémentaire.

Il convient en outre de noter que la législation actuelle introduit un changement très important d’un point de vue juridique, puisqu’elle sanctionne le passage d’une sorte de transposition automatique, avant 2008, par ius non scriptum, et qui est seulement exceptionnellement refusée pour cause d’incompatibilité de principe grave et évidente entre les règles italiennes et celles du Vatican, filtre préventif sur la transposition normative par l’autorité compétente du Vatican.

L’attitude de précaution “trans Tiberim” introduite pour transposer la législation italienne peut s’expliquer par deux facteurs :

  • Premièrement, la circonstance que les réglementations du système juridique italien ont maintenant atteint un nombre exorbitant d’interventions réglementaires, à tel point que depuis des années on parle en doctrine du phénomène du “nihilisme juridique– un pour tous Natalino Irti ;

Deuxièmement, en raison du caractère très changeant du droit civil italien, qui a entraîné au fil du temps certains contrastes, parfois même fréquents, entre les lois italiennes et les principes non négociables de l’Église catholique, tels que les unions dites civiles ou certains domaines liés à la bioéthique.

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Legge e Giustizia

La violenza di genere: usanze e tradizioni socio – giuridiche nell’esperienza internazionale

Marzo è il mese della donna!  Questo periodo ci induce a riflettere se le donne, ancora oggi, debbano subire condotte violente o discriminatorie, oppure se, il gentil sesso ha trovato una piena realizzazione  professionale  e sociale al pari dell’uomo.

Purtroppo, l’esperienza giuridica internazionale  ci offre numerosi esempi  in diversi Paesi del mondo, in cui  ancora oggi le donne sono spesso vittime di soprusi, ammantati dalla doverosità dell’ “osservanza “, in quanto tradizioni o usanze tollerate nel corso del tempo e dunque pienamente lecite.

Tra i tanti casi giurisprudenziali, è importante porre in evidenza le vicende legate alle mutilazioni genitali femminili (o, nel caso dei bambini, circoncisioni rituali maschili), per ragioni culturali o religiose che spesso provocano gravi problemi alla salute, ed hanno un  tasso di  mortalità assai  importante. Oltretutto si qualificano come vere e proprie lesioni all’integrità umana fisica e  psichica.

La domanda peculiare è in questi casi “borderline”: può un individuo commettere vere e proprie violazioni dei diritti, quindi reati, invocando il proprio codice etico-culturale di origine?

Le fattispecie penali  che riguardano questi fenomeni sono legate spesso a  rituali culturali o religiosi, talvolta  all’uso di stupefacenti, o ancora a vicende di violenza sessuale intra–coniugale, come omicidi per riappropriazione dell’onore del tradito, ed  altre violenze contro l’integrità fisica, al mero fine di rispettare usanze del gruppo di appartenenza.

Alla base  dei “reati”  che la giurisprudenza oggi classifica come “culturalmente orientati o motivati” dalla tradizione  vi è  un vero e proprio conflitto culturale tra soggetti che, pur avendo diverse provenienze  geografiche ed appartenendo  a diverse gruppi etnici,  coabitano lo stesso territorio: a tal proposito si pensi ai soggetti di cultura mediorientale che vivono nei Paesi occidentali.

Tra i casi noti e relativi al noto fenomeno dell’infibulazione  non si può dimenticare quello di Adama Barry, bambina della Guinea di 3 anni, per la quale si è agitata  una campagna di sensibilizzazione internazionale al fine di sottrarla a questa pratica pericolosa. Altri casi noti riguardano l’incivile costume di “sfigurare” l’ex fidanzato o marito con l’uso dell’acido: tali atti sono esempi di violenza premeditata che, a causa del fenomeno migratorio, si sono diffusi negli anni recenti anche nel nostro Paese.

Il fenomeno dei reati culturalmente motivati non riguarda soltanto l’Italia ma l’intera Comunità internazionale ed è sensibilmente avvertito negli Usa, società caratterizzata dal multiculturalismo. Nella prospettiva internazionale si rilevano in tal senso anche due esperienze culturalmente emblematiche in relazione alla condizione femminile. Nel Regno dello Swaziland esiste un’antica tradizione nota come “ballo delle canne”, per la quale annualmente ogni sovrano sceglie una nuova moglie per il proprio harem; per tale motivo durante il periodo estivo vengono radunate centinaia di bambine e ragazze dagli 8 ai 22 anni che devono esibirsi in danze rituali,a dir poco succinte,  per attrarre l’attenzione del monarca.

In proposito, da anni il movimento femminista si batte affinché questa consuetudine, che viola la dignità della donna e la espone a rischi di violenze e stupri, possa finalmente cessare.

Merita una seria ed attenta riflessione anche il  fenomeno delle spose bambine, nei paesi del Sud
Est Asiatico ed in diverse aree dell’Africa, dal quale si evince in realtà una compravendita di esseri umani. Al riguardo, le stime ufficiali  riportano che circa 22 milioni di bambine  sono attualmente “sposate” e convivono con uomini molto più anziani.

Se fin dall’antica Roma  la compravendita detta “l’emptio-venditio” era stata ideata per gli oggetti, dobbiamo purtroppo constatare che oggi, a distanza di millenni, la  compravendita di persone è una realtà.

Di matrice opposta alcune  altre esperienze che  vedono le donne come soggetti protagonisti, ad esempio nelle società a  carattere matriarcale.

Il saggio “Il matriarcato” del 1861, opera di Jakob Bachofen, ci ricorda che tale costume culturale (il matriarcato) fu l’organizzazione sociale di alcune antiche tradizioni umane, che solo in tempi piu’ vicini venne sostituito dal cosiddetto “patriarcato”. Oggi esistono circa 100 società matriarcali nel mondo: principalmente situate in Indonesia, Messico, Cina ma anche in Malesia occidentale, Canada ed Isole Comore. La donna è, in queste organizzazioni sociali, il centro della vita socio-economica, può rivendicare un titolo di proprietà (case, terreni, beni immobili) e la figura femminile più anziana attribuisce il nome all’intera famiglia.

Per quanto riguarda le reazioni giurisprudenziali  ai casi di  violazioni dei diritti umani fondamentali, quali l’uxoricidio e le mutilazioni di diversa natura,  occorre rilevare che nel nostro paese è noto l’indirizzo giurisprudenziale della Suprema Corte di Cassazione  cd. “teoria dello sbarramento invalicabile”, per cui  c’è  un’impossibilità teorica di tollerare qualsiasi  offesa/lesione dei diritti e delle libertà fondamentali, seppur motivata da condotte religiosamente o culturalmente motivate. Occorre ovviamente tener presente che, nel “civil law” di matrice europea continentale (a differenza del diritto anglosassone) non vale il principio della “vincolatività” del precedente giurisprudenziale, per cui ogni giudice, caso per caso, potrebbe disattendere l’indirizzo “nomofilattico” della Suprema Corte e dunque adottare decisioni contrastanti, seppur nel rispetto dei diritti umani assoluti.

E’chiaro, quindi, che per una risposta sanzionatoria e risolutiva alle vicende penali  sinora analizzate non vi è una soluzione univoca;  il problema per la giurisprudenza è da risolvere caso per caso.  Si tratta dunque di capire entro quali limiti il “diritto” di aderire alle proprie consuetudini culturali e tradizioni  rimane lecito e quando, invece,  il medesimo diventa reato poiché lede il diritto inalienabile all’integrità fisica  o alle proprie libertà degli individui.

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Droit et Justice

Violence sexiste : coutumes et traditions socio-juridiques selon l’expérience internationale

Mars est le mois de la femme !  Cette période nous amène à nous demander si les femmes, même aujourd’hui, sont encore soumises à des comportements violents ou discriminatoires, ou si le sexe faible a trouvé un plein épanouissement professionnel et social au même titre que les hommes.

Malheureusement, l’expérience juridique internationale nous offre de nombreux exemples dans différents pays du monde, où les femmes sont encore souvent victimes d’abus de pouvoir, sous couvert du devoir d'”observance”, des traditions ou des coutumes tolérées au fil du temps et donc pleinement légales.

Parmi les nombreux cas, il est important de souligner les événements liés aux mutilations génitales féminines (ou dans le cas des circoncisions rituelles masculines), pour des raisons culturelles ou religieuses qui causent souvent de graves problèmes de santé et ont un taux de mortalité très élevé. De plus, ils sont considérés comme de véritables atteintes à l’intégrité physique et mentale de l’être humain.

La question particulière est dans ces cas ” borderline ” : un individu peut-il commettre de réelles violations des droits, donc des crimes, en invoquant son propre code éthico-culturel d’origine ? Les affaires pénales concernant ces phénomènes sont souvent liées à des rituels culturels ou religieux, parfois à l’usage de stupéfiants, ou à des faits de violence sexuelle intraconjugale, tels que les meurtres pour la réappropriation de l’honneur de la personne trahie, et autres violences contre l’intégrité physique, afin de respecter les coutumes du groupe auquel ils appartiennent.

À la base des ” délits ” que la jurisprudence qualifie aujourd’hui de ” culturellement orientés ou motivés ” par la tradition, il existe un véritable conflit culturel entre des sujets qui, bien qu’ayant des origines géographiques différentes et appartenant à des groupes ethniques différents, vivent sur le même territoire : à cet égard, pensez aux sujets de la culture du Moyen-Orient qui vivent dans les pays occidentaux.

Parmi les cas connus liés au phénomène bien connu de l’infibulation, on ne peut oublier celui d’Adama Barry, une fillette de 3 ans originaire de Guinée, pour laquelle une campagne internationale de sensibilisation a été lancée afin de lui permettre d’échapper à cette pratique dangereuse. D’autres cas connus concernent la coutume non civilisée qui consiste à “défigurer” l’ex petit ami ou le mari avec de l’acide : de tels actes sont des exemples de violence préméditée qui, en raison du phénomène migratoire, se sont répandus ces dernières années également dans notre pays.

Le phénomène des crimes à motivation culturelle ne concerne pas seulement l’Italie mais la communauté internationale tout entière et se fait sentir de façon notable aux États-Unis, une société caractérisée par le multiculturalisme. Dans la perspective internationale, on observe également deux expériences culturellement emblématiques en ce qui concerne la condition des femmes. Au royaume du Swaziland, il existe une tradition ancienne connue sous le nom de “danse de la canne“, pour laquelle chaque souverain choisit chaque année une nouvelle épouse pour son harem ; c’est pourquoi, pendant l’été, des centaines de filles de 8 à 22 ans sont réunies pour exécuter des danses rituelles, dont le moins qu’on puisse dire est qu’elles attirent l’attention du monarque.

À cet égard, le mouvement féministe se bat depuis des années pour que cette coutume, qui porte atteinte à la dignité des femmes et les expose au risque de violence et de viol, puisse enfin cesser.

Le phénomène des enfants mariés, dans les pays du Sud, mérite également une réflexion sérieuse et approfondie.

En Asie de l’Est et dans différentes régions d’Afrique, d’où l’on peut acheter et vendre des êtres humains.

À cet égard, les estimations officielles rapportent qu’environ 22 millions de filles sont actuellement “mariées” et vivent avec des hommes beaucoup plus âgés.

Si depuis la Rome antique, la vente et l’achat dits “emptio-venditio” étaient conçus pour des objets, nous devons malheureusement constater qu’aujourd’hui, des milliers d’années plus tard, l’achat et la vente de personnes est une réalité.

Certaines autres expériences qui voient les femmes comme des protagonistes, par exemple dans les sociétés matriarcales sont de nature inverse.

L’essai “Le matriarcat” de 1861, de Jakob Bachofen, nous rappelle que cette coutume culturelle (le matriarcat) était l’organisation sociale de certaines anciennes traditions humaines, qui n’a été remplacée que plus tard par le dénommé “patriarcat”. Il existe aujourd’hui une centaine de sociétés matriarcales dans le monde : principalement situées en Indonésie, au Mexique, en Chine mais aussi en Malaisie occidentale, au Canada et aux Comores. La femme est, dans ces organisations sociales, le centre de la vie socio-économique, peut revendiquer un titre de propriété (maisons, terrains, biens immobiliers) et la figure féminine la plus âgée donne le nom à toute la famille.

En ce qui concerne les réactions jurisprudentielles aux cas de violation des droits fondamentaux de la personne humaine, tels que l’homicide de la femme et les mutilations de diverses sortes, il convient de noter que dans notre pays, la direction jurisprudentielle de la Cour suprême de cassation appelée “théorie de la barrière infranchissable” est bien connue. Il est donc théoriquement impossible de tolérer une quelconque infraction/violation des droits et libertés fondamentaux, même si elle est motivée par un comportement religieux ou culturel.

Il faut évidemment garder à l’esprit que, dans le “droit civil” d’Europe continentale (contrairement au droit anglo-saxon), le principe  ” contraignant ” du précédent jurisprudentiel ne s’applique pas, de sorte que chaque juge, au cas par cas, pourrait faire abstraction de l’approche “nomophylactique” de la Cour suprême et donc prendre des décisions contradictoires, bien que dans le respect des droits de l’homme absolus.

Il est donc clair que pour une réponse punitive et résolutoire aux événements criminels analysés jusqu’à présent, il n’existe pas de solution univoque ; le problème de la jurisprudence doit être résolu au cas par cas.  Il s’agit donc de comprendre dans quelles limites le “droit” d’adhérer à ses coutumes et traditions culturelles reste licite et quand, en revanche, il devient un délit parce qu’il porte atteinte au droit inaliénable à l’intégrité physique ou à la liberté des personnes.

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Legge e Giustizia

Zaleuco e la limitazione della “vendetta privata”: una missione compiuta?

Fin dall’antichità la città di Locri ( Reggio Calabria) è ricordata e citata dai pensatori per la rilevante attività legislativa  di Zaleuco, fautore del primo codice europeo e dunque  primo legislatore del mondo occidentale.

La leggenda narra che Zaleuco apparteneva ad un condizione servile e che  in sogno  gli apparve Atena,  che gli avrebbe suggerito alcune giuste leggi, tanto da farlo affrancare.

Cicerone, nel De Legibus, sostiene che   Zaleuco insieme a Caronda avevano redatto le leggi non già per un mero esercizio scolastico o per passatempo, bensì allo scopo di realizzare il bene del loro Stato. La legge permise per la prima volta  di convincere della “giustezza delle cose” non con forza,  violenza o   clandestinità – “nec vi, nec clam”- bensì con adesione  convinta all’idea.

La valenza della  suddetta codificazione  scritta delle norme viene lodata e ricordata da autori di primo piano quali Strabone, che nella Geografia VI sostiene che  i Locresi sarebbero stati i primi a far uso di leggi scritte;  ancora Platone, nelle Lettere ad Attico, considera Locri fiore dell’Italia per nobiltà, ricchezza e gloria delle sue genti.

La  storiografia  e la legenda  riportano che la  sua sia stata la prima legislazione cittadina, legata alla comunità di riferimento di  Locri Epizefiri nel VII secolo a.C.

Eusebio lo colloca nel secondo anno del XXIX Olimpiade, mentre lo storico Strabone definì le Leggi di Zaleuco come le prime leggi scritte dei Greci, e dunque non solo nella Magna Grecia ma anche negli altri territori greci.

Per completezza espositiva è bene evidenziare che di Zaleuco di Locri esistono fonti frammentarie ed aneddoti, nonostante il glorioso titolo di primo legislatore della storia occidentale riconosciutogli.

Di lui è nota, ad esempio, la proverbiale severità ( secondo quanto riferito da Zenobio) e che  il suo rigore è testimoniato dalla peculiarità delle sue leggi, dedite ad  introdurre  pene uniformi per l’infrazione delle varie leggi, il cui controllo sulla effettiva osservanza  era fino a quel momento stato demandato alla mera  discrezionalità dei tribunali.

E’ importante evidenziare che uno degli scopi della legislazione di Zaleuco era  quello di limitare il diritto alla vendetta privata , trasferendo l’amministrazione della giustizia dalla mano privata  a quella pubblica, ovvero lo Stato.

Come si ricorda, anche in tempi più vicini, nell’ambito del diritto civile la proprietà della terra è stata sempre difesa conformemente alle idee dell’aristocrazia agraria dell’epoca.

Più nel dettaglio, la vendetta privata  nel passato   era una vera e propria  istituzione giuridica, si pensi alla cd. “ faida”  all’epoca dei  Comuni dell’Italia medievale:  alcuni esempi di siffatte “prassi giuridiche” sono ancora oggi riscontrabili nelle celebri  opere di William Shakespeare oppure  nel  XIV canto del Paradiso dantesco, dove venne descritto il clima d’odio e le guerre intestine  che potevano intercorrere tra famiglie  nemiche rappresentate esemplarmente dagli indimenticabili Montecchi e Capuleti .

La caratteristica maggiormente  nota della faida è legata alla sua dimensione di vendetta che vede, da un lato, i parenti della persona offesa  intenti a riparare  il torto subito mediante una ritorsione violenta mentre, dall’altra, la famiglia del colpevole è  occupata a fortificarsi per poter  rispondere a “tono”  ad ogni attacco inferto dal nemico.

In realtà la faida fu un vero  istituto giuridico assai  complesso:  esso non contemplava necessariamente uno stato di guerra generalizzato, infatti in alcuni casi  si mostrava uno strumento utile  ad evitare o circoscrivere i conflitti armati.

L’origine della faida, come noto, è da rintracciare nel diritto consuetudinario  di  matrice germanica: una pratica  strettamente legata all’ordalia , nota anche con l’appellativo  di “giudizio di Dio” .

L’ordalia rappresentava un privilegio di cui potenzialmente potevano godere  tutti coloro che facevano parte della società, ad esclusione dei nullatenenti e dei forestieri.

Nell’esperienza cittadina italiana, fin  dall’XI secolo, l’amministrazione del diritto privato da parte del potere pubblico  lasciava molta libertà- discrezionalità  ai singoli poiché, in caso di crimini contro la persona o contro i suoi beni, la vittima e la sua famiglia godevano della possibilità di compiere vendetta motu proprio, e dunque senza richiedere il coinvolgimento dei poteri pubblici.

Pur avendo carattere  privato la vendetta non va  comunque considerata  una pratica anarchica sic et simpliciter, in quanto si inscriveva in un  panorama ben più complesso.

All’interno della faida, la vendetta era una pratica che richiedeva l’osservazione di una certa ritualità e  prevedeva la possibilità di una mediazione, da parte di  elementi esterni ed interni a quelle  famiglie, a cui  veniva demandato il compito di fungere da mediatori e pacieri, con lo scopo di tentare  un accordo pacifico tra le controparti.

Nonostante siano passati numerosi secoli dai tempi della legislazione attribuita a Zaleuco, ancora oggi si sente parlare di casi di vendetta privata legalizzata o comunque tollerata in alcuni contesti o paesi.

Un esempio in tal senso è rappresentato dall’Albania dove  la  vendetta,  il  KanunKanuni , è oggi conosciuta anche con l’appellativo di “canone di Lekë Dukagjini”, dal nome  del  condottiero albanese che combatté contro l’Impero Ottomano e fondo’ questo antico sistema  normativo. Esso  rappresenta  il più importante codice di diritto consuetudinario albanese, tra le numerose “norme di fatto”  venutesi a creare nelle zone montane dell’Albania settentrionale  nel corso degli ultimi  secoli.

Questo codex costituisce  parte integrante del patrimonio culturale albanese, ed in quanto tale non si differenzia affatto  dalle altre quattro matrici identitarie religiose – culturali, tradizionalmente presenti nel Paese: il Cattolicesimo, l’Ortodossia, il Sunnismo ed il  Bektashismo.

A tal proposito occorre evidenziare che attraverso il Kanun viene regolato anche il cd. “sistema delle vendette di sangue”; viene così  stabilita  la doverosità dell’osservanza di vendicare l’uccisione del proprio consanguineo, colpendo l’assassino o i suoi parenti maschi fino al terzo grado di parentela.

L’adempimento della vendetta costituisce  un vero  e proprio obbligo,  alla stregua di ciò che un giurista  della più attenta tradizione romanistica civilista  definirebbe, ai sensi dell’art 1176 e ss , quale adempimento della prestazione come normale causa estintiva di un tipico  rapporto obbligazionale.

Pena  della mancata vendetta è la perdita dello nder  ovvero la  “rispettabilità della famiglia” oltre all’ostilità generale della comunità.   La famiglia stessa del “codardo” provvede a ostracizzarlo, tramite gesti altamente simbolici come il caffè sotto il ginocchio (quando la famiglia avesse bevuto il caffè insieme, al colpevole la tazzina sarebbe stata consegnata non sul tavolo ma per terra, accanto al piede).

Il perdono da parte dei parenti offesi è previsto e regolato da uno specifico rituale, ed è mediato dai sacerdoti anche di fedi diverse quando più di una sia presente nella comunità, oltre che dai notabili della stessa.

Il perdono nella cultura albanese viene considerato “saggio” di pari all’omicidio e poteva essere applicato su ogni familiare, discrezionalmente  dalla parte lesa.

Il fenomeno delle vendette di sangue è purtroppo una realtà ancora tangibile e significativa in alcune aree  albanesi.

Per evitare che accadano casi di uccisone vendicativa  e  per fare in modo che gli Stati europei  si impegnino fattivamente per la repressione ed il monitoraggio del fenomeno  è stata presentata una petizione   al Parlamento dell’Unione Europea, nella quale  in riferimento ai casi  di  “vendetta di sangue”  si chiede che l’Albania non venga più considerato come paese d’origine “sicuro” nella valutazione delle richieste di asilo.

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Droit et Justice

Zaleuco et la limitation de la « vengeance privée » : une mission accomplie ?

Depuis l’Antiquité, la ville de Locri ( Région de Calabre) est connue et citée par les penseurs pour la pertinence de l’activité législative de Zaleuco, promoteur du premier code européen et donc premier législateur du monde occidental.

La légende veut que Zaleuco ait appartenu à une condition servile et que dans un rêve, Athéna lui soit apparue et lui aurait suggéré quelques lois équitables, à tel point qu’il a été affranchi.

Cicéron, dans De Legibus, affirme que Zaleucus avec Caronda avaient rédigé les lois non seulement pour un simple exercice scolaire ou un passe-temps, mais dans le but de réaliser le bien de leur État. La loi a en effet a permis pour la première fois de convaincre de la « justesse des choses » non pas par la force, la violence ou la clandestinité – « nec vi, nec clam » – mais par une adhésion convaincante à l’idée.

La valeur de la codification écrite des normes mentionnée ci-dessus est louée et rappelée par des auteurs de premier plan tels que Strabon, qui dans la Géographie VI soutient que les Locriens auraient été les premiers à utiliser les lois écrites ; de même, Platon, dans Lettere ad Attico, considère Locri comme la fleur de l’Italie pour la noblesse, la richesse et la gloire de son peuple.

L’historiographie et la légende rapportent qu’il s’agissait de la première législation citadine, liée à la communauté de référence de Locri Epizefiri au VIIe siècle avant J.-C.

Eusèbe la situe dans la deuxième année des XXIXe Jeux olympiques, tandis que l’historien Strabon définit les lois de Zaleucus comme les premières lois écrites des Grecs, et donc non seulement dans la Grande-Grèce mais aussi dans les autres territoires grecs.

Par souci d’exhaustivité, il convient de souligner qu’il existe des sources et des anecdotes incomplètes sur Zaleucus de Locri, malgré le titre glorieux de premier législateur de l’histoire occidentale qui lui est reconnu.

On lui reconnaît, par exemple, une sévérité proverbiale (comme le rapporte Zenobio) et cette sévérité est attestée par la particularité de ses lois, destinées à introduire des sanctions uniformes pour la violation des différentes lois, dont le contrôle du maintien effectif avait été jusqu’alors laissé à la seule discrétion des tribunaux.

Il est important de souligner que l’un des objectifs de la législation de Zaleuco était de limiter le droit à la vengeance privée en transférant l’administration de la justice de la main du particulier à la main du public, autrement dit l’État.

Comme nous le rappelons, même à une époque plus récente, dans le domaine du droit civil, la propriété foncière a toujours été défendue conformément aux idées de l’aristocratie agraire de l’époque.

Plus en détail, la vengeance privée était autrefois une véritable institution juridique, pensez à la dite « faida » à l’époque des Communes de l’Italie médiévale : quelques exemples de ces « pratiques juridiques » se trouvent encore dans les célèbres œuvres de William Shakespeare ou dans le XIVe chant du Paradis de Dante, où sont décrits le climat de haine et les guerres internes qui pouvaient se produire entre les familles ennemies représentées par les inoubliables Montecchi et Capulets.

La caractéristique la plus connue de la faida est liée à sa dimension de vengeance qui voit, d’une part, les proches de l’offensé s’employer à réparer les torts subis par des représailles violentes tandis que, d’autre part, la famille du coupable s’emploie à se fortifier afin de pouvoir répondre de façon appropriée à toute attaque infligée par l’ennemi.

En réalité, la faida était une institution juridique très complexe : elle ne prévoyait pas nécessairement un état de guerre généralisé, en fait dans certains cas, elle s’est révélée être un outil utile pour éviter ou circonscrire les conflits armés.

L’origine de la faida, bien connue, se trouve dans le droit coutumier allemand : une pratique étroitement liée à lépreuve, également appelée « jugement de Dieu ».

Cette épreuve représentait un privilège dont pouvaient bénéficier tous ceux qui faisaient partie de la société, à l’exception des indigents et des étrangers.

Selon l’expérience des citoyens italiens, depuis le XIe siècle, l’administration du droit privé par les autorités publiques a laissé beaucoup de liberté et de discrétion aux individus car, en cas de crimes contre la personne ou contre ses biens, la victime et sa famille jouissaient de la possibilité de se venger motu proprio, et donc sans exiger l’intervention des autorités publiques.

Bien que de caractère privé, la vengeance ne doit pas être considérée comme une pratique simple et anarchique en soi, car elle s’inscrit dans un panorama beaucoup plus complexe.

Au sein de la faida, la vengeance était une pratique qui nécessitait l’observation d’une certaine ritualité et la possibilité d’une médiation, par des éléments externes et internes à ces familles, qui se voyaient confier la tâche d’agir en tant que médiateurs et artisans de la paix, dans le but de tenter un accord pacifique entre les parties.

Bien que de nombreux siècles se soient écoulés depuis l’époque de la législation attribuée à Zaleuco, nous entendons encore parler de cas de vengeance privée légalisée ou autrement tolérée dans certains contextes ou pays.

Un exemple dans ce sens est représenté par l’Albanie où la vengeance, le Kanun ou Kanuni, est aujourd’hui également connue sous le nom de « canon de Lekë Dukagjini », du nom du dirigeant albanais qui a lutté contre l’Empire ottoman et a fondé cet ancien système normatif. Il représente le plus important code du droit coutumier albanais, parmi les nombreuses « normes de facto » créées dans les régions montagneuses du nord de l’Albanie au cours des derniers siècles.

Ce codex fait partie intégrante du patrimoine culturel albanais et, à ce titre, il ne diffère en rien des quatre autres matrices d’identité religieuse et culturelle traditionnellement présentes dans le pays : le catholicisme, l’orthodoxie, le sunnisme et le bektashisme.

À cet égard, il convient de souligner que le Kanun réglemente également ce qu’on appelle le « système de vengeance par le sang » ; il établit ainsi le devoir d’observance consistant à venger le meurtre de son propre parent de sang, en frappant le tueur ou ses parents masculins jusqu’au troisième degré de parenté.

L’accomplissement de la vengeance constitue une véritable obligation, au même titre que ce qu’un juriste de la plus prudente tradition civiliste romane définirait, selon les art. 1176 et suivants, comme l’accomplissement de la prestation comme cause normale d’extinction d’une typique relation obligataire.

La sanction pour le manque de vengeance est la perte de nder ou de la « respectabilité de la famille » ainsi que l’hostilité générale de la communauté.   La famille elle-même du « lâche » prévoit de l’ostraciser, par des gestes hautement symboliques comme le café sous le genou (lorsque la famille avait bu le café ensemble, la tasse était servie au coupable  non pas sur la table mais sur le sol, à côté du pied).

Le pardon des parents offensés est prévu et réglementé par un rituel spécifique, et est médiatisé par les prêtres de différentes confessions lorsque plusieurs sont présents au sein de la communauté, ainsi que par les notables de celle-ci.

Dans la culture albanaise, le pardon est considéré comme « méthode » au même titre que le meurtre et pourrait être appliqué à chaque membre de la famille, à la discrétion de la partie lésée.

Le phénomène de la vengeance par le sang est malheureusement encore une réalité tangible et significative dans certaines régions albanaises.

 Afin de prévenir l’apparition de cas d’assassinats vindicatifs et de garantir que les États européens s’engagent activement dans la répression et le suivi du phénomène, une pétition a été présentée au Parlement de l’Union européenne, dans laquelle, en référence à des cas de « vengeance par le sang », il est demandé que l’Albanie ne soit plus considérée comme un pays d’origine « sûr » dans l’évaluation des demandes d’asile.