Meritocrazia

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Il “pour parler” quotidiano si riempie la bocca del termine “meritocrazia”, abusato concetto sulle labbra degli stolti.

Gli “intellettualoni” del momento, i politici senza mestiere, gli imprenditori avidi di sfruttare la classe lavoratrice e, dulcis in fundo, la cosiddetta classe degli accademici e ricercatori di ogni “partito” fanno un grande dire e commentare, nei loro discorsi ed in ogni occasione di “comizio”, che la crescita economica, lo sviluppo sociale e dei saperi fonda nelle Nazioni sul principio meritocratico.

Un bel parlare fatto di “niente”, senza fondo di verità e di analisi reale ed obiettiva.

A sentir “lor signori”, la crisi delle società moderne si risolverebbe sostenendo il principio “meritocratico” e dunque spronando gli individui ad una continua ricerca e sviluppo del meglio in se stessi; in tal modo, colui che si trova in una chiara ed insuperabile condizione di svantaggio socio-economico dovrebbe puntare sulla crescita delle proprie competenze per vincere la situazione di indigenza esistenziale, ricorrendo alla formazione scolastica o a quella professionale (post-scolastica).

Il “ritornello” è antico:

  • i disoccupati hanno la “colpa” dell’assenza di lavoro,
  • i precari della mancanza di stabilità,
  • i percettori di salari di paghe al di sotto del livello di sussistenza,
  • i giovani studenti dell’inadeguatezza del sistema dell’istruzione pubblica e della “vacuità” (per non dire inutilità) della formazione universitaria.

Ne è un “illuminante” esempio

  • l’assenza di qualsiasi capacità professionale e di competenza tecnica nella classe politica;
  • la sostanziale inadeguatezza della nostra classe imprenditoriale, principalmente quella di seconda e successive generazioni, che si trova in una condizione troppo spesso di “rendita” parassitaria, mostrandosi nei fatti incapace di un’efficace gestione dell’impresa ereditata;
  • i burocrati di ogni estrazione e ruolo, i quali in casi troppo frequenti devono la loro condizione di “parassiti economici” ai corrotti politici del momento;
  • la classe degli accademici e ricercatori universitari, frutto il più delle volte di una scellerata politica di “nepotismo” sfrenato, giacchè i vincitori di concorso “per idoneità” devono la loro fortuna alla condiscendenza dei “commissari” costituenti il collegio giudicante, gli “amici degli amici”.

E’ noto che

  • l’istruzione pubblica di base è caratterizzata da un programma formativo del tutto inadeguato per assicurare una corretta preparazione dei giovani, che va intesa principalmente nel senso civile e morale;
  • la formazione universitaria si mostra sostanzialmente incapace di connettere la qualità della preparazione professionale con le reali esigenze delle imprese, ad eccezione di alcune scuole private che spesso presentano una maggiore aderenza dei propri programmi formativi con la struttura della domanda di lavoro; la cui frequenza comporta però il sostenimento di costi ben al di là delle possibilità economiche del cittadino medio, per via dei bassi livelli di reddito disponibili per la gran parte della popolazione.

Si aggiunga alle brevi considerazioni dette che la libera iniziativa economica (micro e piccole imprese nello specifico) è gravemente ostacolata da barriere crescenti nell’accesso al credito bancario, sempre più fondato su metodi di valutazione dei meriti creditizi “avulsi” dalla realtà (scoring-rating) e basati sulla concessione di garanzie reali, condizionati nei fatti dagli atteggiamenti di una “vigilanza” (banca centrale) cieca e sorda alle reali necessità della vita economica (ma non alle esigenze di “potere” dei grandi gruppi bancari); inoltre, la cultura del management finanziario ha nel tempo elaborato un profilo di attività incline all’operatività sui mercati mobiliari (finanza speculativa),  piuttosto che allo svolgimento della tradizionale funzione creditizia.

Per cui, iniziative meritevoli di sostegno finanziario per le attese di futuri redditi stentano a decollare (nelle ipotesi migliori) mentre troppo spesso sono costrette a rinunciare all’avvio dell’attività: con quanti danni per la collettività?

E’ evidente ai più che tale situazione si oppone al fondamentale principio di democrazia economica, poiché le attività imprenditoriali non fondano sui reali meriti dei conduttori bensì sulla presenza di posizioni di vantaggio in termini di disponibilità di capitali, di situazioni “nepotistiche” o di favoritismi in genere.

Nel settore delle professioni, la tutela  di tipo “medioevale” degli ordini professionali si oppone ad una reale diffusione della competenza tecnica tra i giovani professionisti, imponendo nei fatti un mercato caratterizzato da privilegi e nepotismo, non certo adatto per esprimere la prestazione di servizi alla collettività caratterizzati da adeguati rapporti prezzo-qualità, capaci di realmente supportare le attività economiche di ogni tipo.

Ed allora di quale “meritocrazia” si discute?

La verità è che siamo oppressi dal “merito fondato sul privilegio”, nepotismo, favoritismo e corruttele di ogni genere.

A ben vedere, è il frutto di un sistema educativo privo

    • dell’insegnamento dei fondamentali principi etici e morali,
    • di una corretta visione della vita civile,
    • di una reale comprensione del concetto di bene collettivo e, soprattutto,

 

  • della consapevolezza negli individui che il vivere comune fonda sul rispetto delle altrui prerogative e che la competitività non segue la “legge del più forte”, semmai quella del merito personale solidale con le difficoltà altrui.

 

Dunque, nessuna speranza di vivere in una società migliore e caratterizzata da un diffuso benessere se l’attuale distorto principio meritocratico anzi che fondare sulla prevaricazione dei propri simili, attuata con l’illegalità, i favoritismi, le corruttele e le “furbizie” di ogni tipo, non trovi il proprio equilibrio in un sistema educativo che valorizzi i talenti personali dopo aver preparato il giovane ad una vera convivenza “civile”, nella quale i “migliori” non sono coloro che possiedono una maggiore quantità di beni bensì i più preparati e solidali verso le altrui prerogative e necessità.

Con l’attuale sistema di potere basato sull’oppressione delle masse il nostro annuncio resta utopia.

Ma solo sino al momento in cui la consapevolezza di un numero sufficiente d’individui non ribalti l’assetto mentale della società: la forza delle idee ha da sempre cambiato il mondo!!!

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