Ma quale salute pubblica?

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La spesa sanitaria è una delle principali voci del bilancio pubblico di uno Stato moderno ed economicamente sviluppato.

Ciò non ostante, le condizioni di salute delle popolazioni sono precarie per due principali motivi:

  • L’assenza di una vera azione preventiva;
  • L’inefficienza delle strutture sanitarie pubbliche ed il tentativo indesiderabile di trasferire le competenze scientifiche più qualificate presso strutture ospedaliere e centri clinici privati.

Sul fronte della prevenzione si registrano gravi carenze nell’organizzazione sanitaria dei Paesi, per l’assenza di una vera politica fondata sulla diagnostica precoce delle malattie, non solo di quelle più gravi e diffuse.

Ma il problema si accentua per la presenza di abitudini alimentari nocive e la diffusa insalubrità degli ambienti, da quelli di lavoro e scolastici sino alle stesse abitazioni residenziali.

In quest’ultimo caso manca un’adeguata attenzione delle autorità pubbliche ed una consapevolezza e presa di coscienza della dimensione del problema da parte delle forze politiche e burocratiche dei Paesi.

Si assiste così alla diffusione di malattie, anche epidemiche, contratte principalmente negli ambienti del contatto sociale per poi trasferirsi nei contesti di vita privata.

Manca  un’educazione di base che pone le premesse persino di una carenza nelle condizioni  igieniche personali.

La scienza medica ha  compreso che l’alimentazione assume un aspetto essenziale e del tutto fondamentale nelle politiche di prevenzione sanitaria; molti lettori sono sensibili a queste tematiche e prestano attenzione alla struttura della propria dieta personale ed a quella del contesto familiare di riferimento.

Manca però in molti casi una specifica formazione anche per carenza d’istruzione scolastica e di diffusione nel sociale di un’adeguata informazione  da parte della stampa ufficiale.

L’aspetto maggiormente indesiderabile di tale stato dei fatti è che la stessa pubblica amministrazione assume atteggiamenti “delittuosi” nei confronti della salute pubblica; è il caso

  • dell’uso diffuso ed indiscriminato del tabacco da fumo, così  come delle bevande alcoliche, non che
  • di un’insufficiente contrasto all’utilizzo di droghe di ogni genere, specialmente tra la popolazione più giovane.

Le stesse politiche sanitarie pubbliche, fondate sull’uso pronunciato di farmaci di origine chimica e sulla marcata disattenzione verso qualsiasi forma di medicina naturale,  pongono le condizioni per una tendenza alla debilitazione fisica della popolazione, per via dei pronunciati effetti collaterali e nocivi di molte cure farmacologiche, in alcuni casi più dannose dello stesso rimedio che vorrebbero apportare.

La verità è che lo Stato non si occupa come dovrebbe della salute dei propri cittadini, per via dell’assenza di forti ed efficaci politiche  rivolte al sostegno di una vita sociale sana e non disabilitante, realmente orientata verso le reali esigenze dell’uomo, che sono quelle

  • di un alimentazione sana,
  • della presenza di  ambienti sani e
  • di politiche sanitarie non dominate dall’industria dei farmaci.

Il sospetto legittimo (che diventa in molti casi certezza) che vi siano in gioco enormi interessi economici, che una classe politica corrotta e traditrice delle vere esigenze di una popolazione oppressa si renda disponibile a “servire”, per il solo tornaconto personale.

Manca però anche l’intelligenza e la volontà nelle leadership dei Paesi di educare e rimuovere gli ostacoli culturali,  verso uno stile di vita più conforme alla natura umana e ad una vera convivenza civile.

Ne è  esempio  l’atteggiamento immorale di una pubblica amministrazione che non ostacola efficacemente la diffusione del gioco d’azzardo, per i propri interessi connessi alle esigenze di prelievo fiscale e per il gioco delle lobbies di turno;  e ciò genera profonde lesioni nel tessuto sociale, opponendosi ad un’equilibrata e pacifica convivenza.

Inoltre, si constata la sostanziale inefficienza della sanità pubblica, troppo gravata di incompetenze per il solito gioco dei “nepotisti” e dei politici di turno, che intendono premiare “gli amici degli amici” piuttosto che i meritevoli e preparati.  In tal modo, le migliori competenze nella norma si trasferiscono nel settore della sanità privata, delle cui prestazioni possono servirsi le classi abbienti e non certo la gran parte dei cittadini medi, per via degli alti costi in rapporto al reddito medio disponibile.

La salute  diventa allora un “affare economico” e da pubblica diviene privata, rendendo la possibilità di ricevere adeguate cure un privilegio dei soliti ricchi.

Lo Stato nelle proprie omissioni aggrava la situazione di generale debilitazione fisica dei cittadini, determinando un odioso ed indesiderabile circolo vizioso:  

condizioni  di vita igienico-alimentare delle popolazioni  inadeguate

  • diffusione del fumo, alcool e delle droghe in genere
  • uso scorretto e spropositato del farmaco nella cura delle patologie più diffuse
  • aumento delle malattie
  • incremento dei ricoveri
  • crescita delle patologie sociali
  • incremento dei costi in bilancio, per via della maggiore spesa sanitaria e previdenziale
  • carenza crescente delle risorse disponibili.  

Ed allora di quale salute pubblica si parla?

Piuttosto che di salute bisogna argomentare di  sistematica diffusione delle debilitazioni fisiche tra i popoli, anche nelle cosiddette società opulente, con la grave responsabilità dei Governi e della classe politica, sia per le pronunciate ed evidenti incompetenze che per l’azione delittuosa di essere compiacenti con le classi dominanti per i propri personali tornaconti.

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