La violenza di genere: usanze e tradizioni socio – giuridiche nell’esperienza internazionale

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Marzo è il mese della donna!  Questo periodo ci induce a riflettere se le donne, ancora oggi, debbano subire condotte violente o discriminatorie, oppure se, il gentil sesso ha trovato una piena realizzazione  professionale  e sociale al pari dell’uomo.

Purtroppo, l’esperienza giuridica internazionale  ci offre numerosi esempi  in diversi Paesi del mondo, in cui  ancora oggi le donne sono spesso vittime di soprusi, ammantati dalla doverosità dell’ “osservanza “, in quanto tradizioni o usanze tollerate nel corso del tempo e dunque pienamente lecite.

Tra i tanti casi giurisprudenziali, è importante porre in evidenza le vicende legate alle mutilazioni genitali femminili (o, nel caso dei bambini, circoncisioni rituali maschili), per ragioni culturali o religiose che spesso provocano gravi problemi alla salute, ed hanno un  tasso di  mortalità assai  importante. Oltretutto si qualificano come vere e proprie lesioni all’integrità umana fisica e  psichica.

La domanda peculiare è in questi casi “borderline”: può un individuo commettere vere e proprie violazioni dei diritti, quindi reati, invocando il proprio codice etico-culturale di origine?

Le fattispecie penali  che riguardano questi fenomeni sono legate spesso a  rituali culturali o religiosi, talvolta  all’uso di stupefacenti, o ancora a vicende di violenza sessuale intra–coniugale, come omicidi per riappropriazione dell’onore del tradito, ed  altre violenze contro l’integrità fisica, al mero fine di rispettare usanze del gruppo di appartenenza.

Alla base  dei “reati”  che la giurisprudenza oggi classifica come “culturalmente orientati o motivati” dalla tradizione  vi è  un vero e proprio conflitto culturale tra soggetti che, pur avendo diverse provenienze  geografiche ed appartenendo  a diverse gruppi etnici,  coabitano lo stesso territorio: a tal proposito si pensi ai soggetti di cultura mediorientale che vivono nei Paesi occidentali.

Tra i casi noti e relativi al noto fenomeno dell’infibulazione  non si può dimenticare quello di Adama Barry, bambina della Guinea di 3 anni, per la quale si è agitata  una campagna di sensibilizzazione internazionale al fine di sottrarla a questa pratica pericolosa. Altri casi noti riguardano l’incivile costume di “sfigurare” l’ex fidanzato o marito con l’uso dell’acido: tali atti sono esempi di violenza premeditata che, a causa del fenomeno migratorio, si sono diffusi negli anni recenti anche nel nostro Paese.

Il fenomeno dei reati culturalmente motivati non riguarda soltanto l’Italia ma l’intera Comunità internazionale ed è sensibilmente avvertito negli Usa, società caratterizzata dal multiculturalismo. Nella prospettiva internazionale si rilevano in tal senso anche due esperienze culturalmente emblematiche in relazione alla condizione femminile. Nel Regno dello Swaziland esiste un’antica tradizione nota come “ballo delle canne”, per la quale annualmente ogni sovrano sceglie una nuova moglie per il proprio harem; per tale motivo durante il periodo estivo vengono radunate centinaia di bambine e ragazze dagli 8 ai 22 anni che devono esibirsi in danze rituali,a dir poco succinte,  per attrarre l’attenzione del monarca.

In proposito, da anni il movimento femminista si batte affinché questa consuetudine, che viola la dignità della donna e la espone a rischi di violenze e stupri, possa finalmente cessare.

Merita una seria ed attenta riflessione anche il  fenomeno delle spose bambine, nei paesi del Sud
Est Asiatico ed in diverse aree dell’Africa, dal quale si evince in realtà una compravendita di esseri umani. Al riguardo, le stime ufficiali  riportano che circa 22 milioni di bambine  sono attualmente “sposate” e convivono con uomini molto più anziani.

Se fin dall’antica Roma  la compravendita detta “l’emptio-venditio” era stata ideata per gli oggetti, dobbiamo purtroppo constatare che oggi, a distanza di millenni, la  compravendita di persone è una realtà.

Di matrice opposta alcune  altre esperienze che  vedono le donne come soggetti protagonisti, ad esempio nelle società a  carattere matriarcale.

Il saggio “Il matriarcato” del 1861, opera di Jakob Bachofen, ci ricorda che tale costume culturale (il matriarcato) fu l’organizzazione sociale di alcune antiche tradizioni umane, che solo in tempi piu’ vicini venne sostituito dal cosiddetto “patriarcato”. Oggi esistono circa 100 società matriarcali nel mondo: principalmente situate in Indonesia, Messico, Cina ma anche in Malesia occidentale, Canada ed Isole Comore. La donna è, in queste organizzazioni sociali, il centro della vita socio-economica, può rivendicare un titolo di proprietà (case, terreni, beni immobili) e la figura femminile più anziana attribuisce il nome all’intera famiglia.

Per quanto riguarda le reazioni giurisprudenziali  ai casi di  violazioni dei diritti umani fondamentali, quali l’uxoricidio e le mutilazioni di diversa natura,  occorre rilevare che nel nostro paese è noto l’indirizzo giurisprudenziale della Suprema Corte di Cassazione  cd. “teoria dello sbarramento invalicabile”, per cui  c’è  un’impossibilità teorica di tollerare qualsiasi  offesa/lesione dei diritti e delle libertà fondamentali, seppur motivata da condotte religiosamente o culturalmente motivate. Occorre ovviamente tener presente che, nel “civil law” di matrice europea continentale (a differenza del diritto anglosassone) non vale il principio della “vincolatività” del precedente giurisprudenziale, per cui ogni giudice, caso per caso, potrebbe disattendere l’indirizzo “nomofilattico” della Suprema Corte e dunque adottare decisioni contrastanti, seppur nel rispetto dei diritti umani assoluti.

E’chiaro, quindi, che per una risposta sanzionatoria e risolutiva alle vicende penali  sinora analizzate non vi è una soluzione univoca;  il problema per la giurisprudenza è da risolvere caso per caso.  Si tratta dunque di capire entro quali limiti il “diritto” di aderire alle proprie consuetudini culturali e tradizioni  rimane lecito e quando, invece,  il medesimo diventa reato poiché lede il diritto inalienabile all’integrità fisica  o alle proprie libertà degli individui.

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avvocato che esercita la professione forense a Roma, ha conseguito anche la laurea in Scienze Politiche ed un Master in Studi Diplomatici. Già relatore in alcuni convegni è studioso del Diritto Comunitario.

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