Le scuole europee come strumento di lotta alle intolleranze.

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Un efficace strumento per la lotta alla discriminazione di ogni sorta può essere rappresentato dalla sensibilizzazione dei futuri cittadini europei verso la tolleranza ed il rispetto delle culture diverse, senza, tuttavia, perdere di vista la propria identità.

Secondo la dottrina, a proposito del pluralismo nelle istituzioni scolastiche, vi sarebbe non soltanto un diritto individuale a ricevere un’istruzione pluralista, ma addirittura esiste un interesse generale che coinvolge tutta la società.

In sede comunitaria si è cercato di realizzare tale progetto ambizioso, mediante la realizzazione di una rete scolastica, le cosiddette Scuole europee, il cui piano di studi ha un duplice obiettivo:

  • da un lato, di privilegiare un approccio che faccia apprezzare l’importanza dell’eredità culturale comune all’Europa e,
  • dall’altro, di rafforzare valori universali come la tolleranza, la cooperazione, il dialogo, ed il rispetto dell’altro.

Le scuole europee sono costituite da una rete scolastica sorta dall’esperienza, avviata nel 1953 nel Granducato di Lussemburgo, da un gruppo di funzionari della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) di concerto con le istituzioni comunitarie. L’intento era quello di costituire una scuola riservata ai figli del personale CECA, con lo scopo di educare studenti di differenti culture ed etnie a valorizzare la cultura madre e nello stesso tempo essere aperti e tolleranti nei confronti delle diverse eredità culturali presenti nell’allora Comunità europea. L’esperimento delle scuole europee in Lussemburgo portò all’apertura di altri istituti scolastici.

Questa rete scolastica offre un ciclo di studi completo che inizia dalla scuola materna e si conclude con la scuola secondaria. Gli studenti di ciascuna classe hanno diversa nazionalità e ricevono un insegnamento multiculturale; fin dai primi anni vengono impartite lezioni di lingua straniera.

Per quanto riguarda l’aspetto religioso, tra i principi fondamentali di ogni scuola europea vi è il rispetto delle coscienze e delle convinzioni individuali: è previsto sia l’insegnamento della religione che quello della morale laica.

Tali materie non sono facoltative, e quindi poste in secondo piano, bensì integrano obbligatoriamente il corso di studio, alternativamente. Ogni alunno potrà scegliere, in base al proprio orientamento:

  • se ricevere un insegnamento che si fondi su precetti religiosi oppure
  • se partecipare a lezioni inerenti un approccio di vita ateo o agnostico (laico). Esiste accanto al docente di religione anche quello di “morale non confessionale”.

Il ruolo del docente non è quello dell’indottrinamento, bensì di provocare riflessioni interiori e stimolare delle regole per la propria vita personale, nel pieno rispetto del principio di autodeterminazione dell’individuo che riceve l’insegnamento.

L’alunno viene guidato alla conoscenza di sé, sia come individuo detentore di diritti e libertà, che come membro della società. Il corso poggia su valori universalmente condivisi ed implica la scoperta e il rispetto per l’altro, per il diverso.

Gli studenti vengono così a conoscenza dei dati che caratterizzano la propria e l’altrui personalità sociale e culturale:

  • le tradizioni,
  • le credenze,
  • le feste religiose o pagane,
  • le simbologie,
  • i riti religiosi.

Per quanto attiene al profilo strettamente confessionale, il corso prevede lo studio dei diversi sistemi religiosi e di pensiero, economici e politici, le derive totalitarie e le forme di xenofobia, razzismo ed il fenomeno delle sette.

Si dovrebbe acquisire in interiore “homine” un atteggiamento improntato alla tolleranza ed al rispetto reciproco, attraverso un confronto senza quegli “idola” che, secondo Bacone, ostacolerebbero il processo della scienza e dello sviluppo di una società civile.

Tanto si desume dal programma del corso di morale non confessionale nella scuola primaria:

  • [l’insegnante] «devient l’animateur qui provoque la discussion et la réflexion pour que chacun apprenne à choisir des attitudes et des règles personnelles de vie»

Attraverso tale approccio al sapere, l’Unione vuole formare un buon cittadino europeo. Gli studenti europei vengono:

«Educati fianco a fianco, liberati fin dalla più giovane età dai pregiudizi che generano divisioni, iniziati alla conoscenza della bellezza e dei valori delle diverse culture, crescendo prenderanno coscienza di doversi ispirare alla solidarietà. Senza smettere di guardare alle loro patrie con amore e orgoglio diventeranno, nello spirito, degli europei, ben preparati a completare e consolidare l’opera intrapresa dai loro padri per l’avvento di un’Europa unita e prospera».

Nelle scuole europee sono vietate le forme d’indottrinamento dogmatico che coartano le volontà dei giovani allievi. Se le scuole prevedessero l’insegnamento esclusivo di una religione e non anche della filosofia di vita laica, vi sarebbe una gravissima violazione di tutti i principi democratici, garanti delle libertà individuali, stabilite nei trattati.

  • Sarebbe violato l’articolo 19 TFUE, poiché discriminerebbe i non credenti e li influenzerebbe ad avvicinarsi alla fede.
  • Si violerebbe inoltre anche l’articolo 6 TUE, dal momento che l’Unione si fonda sui principi di democrazia e libertà e non rispetterebbe i diritti stabiliti dalla CEDU. Non vi sarebbe alcuna garanzia di pluralismo religioso e alcun rispetto per tutte le culture presenti all’interno dell’Unione europea.

Rimane da chiedersi: per quale ragione l’elemento religioso è presente nelle scuole, come fattore fondamentale della vita culturale dei futuri cittadini europei?

È evidente che esiste la consapevolezza di quanto l’identità religiosa integri inscindibilmente la storia e la cultura di un Paese e di un popolo. Un sapere che prescindesse dallo studio del fenomeno religioso o anche di una filosofia non confessionale sarebbe monco, incompleto, poiché ignorerebbe realtà fondamentali della vita umana e sociale.

Non si può ignorare che la religione interseca la vita scolastica anche sotto un altro ambito che riguarda da vicino gli allievi: il calendario delle lezioni.

Nelle scuole europee sono considerati giorni festivi in comune: il Natale, la Pasqua, Lunedì di Pentecoste, il giorno di Ognissanti; per le scuole con sezioni greche: la Pasqua ortodossa, il Lunedì dell’Angelo.

Tutte le sedi delle scuole europee prevedono l’insegnamento religioso e offrono una vasta offerta formativa di 14 opzioni.

Originariamente era previsto soltanto l’insegnamento del rito cattolico e protestante. In seguito all’ingresso di paesi aventi prevalentemente tradizione religiosa ortodossa ed alla diffusione in Europa dell’ebraismo, dell’Islam, sono stati attivati corsi di religioni non cristiane, in base alle richieste di genitori ed alunni. In una scuola di Lussemburgo si tiene un corso di religione anglicana, mentre a Bruxelles è stato attivato l’insegnamento del Buddismo.

Il corso, inerente una specifica religione, viene attivato su richiesta degli iscritti, tenendo conto del numero delle richieste. Bisogna evidenziare che nell’attività di docenza, l‘insegnante informa gli allievi anche sulle altre esperienze di fede, quali quelle orientali, i nuovi movimenti religiosi (sette), promuovendo un approccio critico.

Rimane da capire chi controlla la qualità dell’insegnamento impartito agli allievi. Il controllo della didattica e la verifica dei risultati conseguiti è ripartito tra l’autorità scolastica (Consiglio superiore delle scuole europee) e l’autorità religiosa (che fornisce la lista dei docenti candidati a tenere le lezioni).

Le confessioni religiose oltre ad essere consultate ed informate circa la valutazione finale sull’insegnante, che viene effettuata dagli organi scolastici, possono inviare durante le lezioni e previo accordo con la scuola degli osservatori, affinché verifichino la coerenza degli insegnamenti con i principi della fede religiosa.

Si evince che l’identità religiosa, a fianco delle filosofie di vita a-confessionali, viene ritenuta elemento indispensabile per la formazione culturale dei giovani cittadini europei e non può essere trascurata in alcun modo.

Nell’ambito dell’istruzione europea, occorre evidenziare che le Chiese sono direttamente coinvolte, dal momento che scelgono i docenti e vengono successivamente messe in condizione di controllare se i loro principi vengono insegnati correttamente o meno.

L’Unione, attraverso le scuole europee, ha cercato e cerca di prevenire le discriminazioni, insegnando ai giovani il rispetto delle idee altrui, per essere ciò che si è.

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avvocato che esercita la professione forense a Roma, ha conseguito anche la laurea in Scienze Politiche ed un Master in Studi Diplomatici. Già relatore in alcuni convegni è studioso del Diritto Comunitario.

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