L’apogeo della « società liquida »

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L’apogeo della “società liquida” assume la veste di una Repubblica “deparlamentarizzata”.

Il processo di mortificazione delle prerogative parlamentari, unica “voce” della società civile in un contesto politico di stampo democratico, è in atto da alcuni decenni.

Il primo strumento artefice dello svuotamento della capacità di rappresentanza degli “eletti del popolo” è quello mediatico- propagandistico, messo in atto da ogni Regime politico arrogante e centrato sugli interessi delle élite. 

La stampa ufficiale ed i media sono totalmente asserviti agli scopi del Potere, indossando le vesta di diffusori di menzogna e di tenaci “ladri di verità”.

Ed ecco apparire sulla scena culturale, si fa per dire, il “politicamente corretto”, vale a dire un dizionario di etica e  morale messo a punto e diffuso con maniacale attenzione dalla propaganda di regime, nel violento tentativo di influenzare la formazione della pubblica opinione, sino al punto di trasferire ai “margini” del collettivo quelli che la “pensano in modo differente”.

Gli esempi sono molteplici:

  • L’anticonformismo additato come “fascismo”,
  • Una politica attenta ai desiderata della società definita con fare spregiativo “populismo”,
  • La difesa dei confini della nazione dall’immigrazione illegale definita “razzismo”.

E’ un tentativo, in parte riuscito, di trasformare il “male in bene” e viceversa, con lo scopo di abbattere i valori tradizionali e fondanti di una società solidale e cooperante, nella quale:

  • il bene pubblico precede quello privato,
  • la famiglia ne rappresenta il centro ed il pilastro fondamentale,
  • il sistema educativo e scolastico si pone lo scopo principale di aiutare l’individuo a sviluppare i propri naturali talenti,
  • il lavoro è tutelato e l’egemonia del capitale ostacolata,
  • il “welfare state” rafforzato e sempre più diffuso.

La classe politica è complice del disegno in atto, fatte salve poche eccezioni, sino ad arrivare a concepire leggi e normative come quella del “genitore uno e genitore due” in luogo della definizione di padre-madre; in tal modo si legittima il matrimonio omosessuale e l’adozione dei figli da parte delle coppie gay: il “gender” primeggia. Il tentativo di varare una legge contro la cosiddetta “omofobia” è l’apogeo di tale politica.

Senonché negli anni, una parte non trascurabile della società ha sviluppato un’inattesa capacità di “autonomo” giudizio, mettendo in difficoltà il sistema di prevaricazione in atto.

Il Regime ha allora elaborato specifiche strategie per rendere inefficace la “resistenza passiva” di una parte dei cittadini con lo scopo principale di “svuotare” di rappresentanza il Parlamento nazionale, al fine di rendere la classe degli “eletti” sempre più distante dalle reali esigenze del popolo e quindi “sorda” ai suoi desiderata e conseguenti legittime richieste.

La cancellazione del voto di “preferenza” è l’inizio di questa nuova fase, trasformando i parlamentari da “eletti del popolo” in “nominati” dei partiti politici, moderna classe di tecnocrati aventi il solo scopo del potere fino a se stesso”.

La strategia del continuo ricorso al “voto di fiducia” in ambito parlamentare ne rappresenta un altro aspetto non che sintomo del male incurabile che ha colpito la giovane democrazia italiana.

La vetta di tale percorso di trasformazione della Democrazia parlamentare in Repubblica teocratica è l’apparizione sulla scena di partiti nella forma di “movimenti”, in cui gli eleggibili sono scelti in un finto processo democratico realizzato sul web mediante l’espressione del voto on line da parte della “’base”, sino alla definizione delle principali scelte politiche del vertice: naturalmente, non v’è una concreta possibilità di controllo della trasparenza e legittimità delle procedure di “voto” né della qualità dei partecipanti.

Ne deriva una classe politico-parlamentare senza profili professionali né specifiche competenze avente il solo fine di un congruo reddito per “sbarcare il lunario”, totalmente succube dei vertici del partito che agita lo spettro della non rieleggibilità e quindi il ritorno alla situazione di “nullità” dalla quale i neo eletti provengono.

In tali scenari nessuna reale “rappresentatività” dell’elettorato attivo trova attuazione, con uno scollamento sempre più ampio ed incolmabile tra Paese reale e classe dirigente; la quale non rappresenta l’interesse di soddisfare le legittime attese della collettiva bensi’ i desiderata delle élite, che detengono il potere mediante il totale controllo della Finanza e dell’Economia non che della stampa e dei mass media.

E’ quella stessa classe di Dominatori che sviluppa idee e conseguenti strategie come la formula  del “partito movimento”, scegliendone i leaders ancor prima che gli emblemi, dirigenti che prima fra tutte dimostrano di possedere la qualità del “guitto di avan spettacolo”; un’efficace soluzione per sterilizzare le aspirazioni della società civile rendendo inefficace l’espressione del voto popolare: unica residua “forza” delle masse per esercitare un minimo controllo sull’arrogante potere delle élite.

Il tentativo ultimo, in ordine di tempo, per rendere sempre più incolmabile la distanza tra società civile e classe dirigente  é  la paventata riforma parlamentare circa il numero degli eletti: la propaganda vuole che un numero inferiore di parlamentari faccia “giustizia” del principio della riduzione degli sprechi nell’ambito della Pubblica Amministrazione e nel rendere più  efficiente il  Parlamento.

Senonché  si perde di vista, nel “rumore” della propaganda politica, il fatto che una riduzione degli “eleggibili dal popolo” compromette ulteriormente la capacità di rappresentanza delle Camere e della classe politica al potere, “silenziando” maggiormente la voce della società civile in ambito legislativo e di governo del Paese.

L’incapacità dei partiti e dei suoi rappresentanti di condurre le sorti della Nazione secondo i primari interessi dei cittadini non trova soluzione per tale via:  il nodo fondamentale è al contrario il rafforzamento della libertà di scelta degli eletti da parte dell’elettorato attivo, diffondendo un’informazione corretta e veritiera, ripristinando il voto di preferenza, abbattendo i “partiti-movimento” per disinteresse della base elettorale e ponendo le premesse per l’elezione dei competenti e degli onesti, unica via per il ripristino di reali condizioni democratiche.

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