Riserve auree nel mondo

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A seguito della crisi finanziaria del 2008 molti Paesi emergenti hanno deciso di modificare la composizione delle proprie riserve, operando una ricomposizione dal “biglietto verde” ai “ metalli preziosi”. Il fenomeno è teso a garantire stabilità finanziaria poiché lo strapotere del dollaro e le sue frequenti oscillazioni hanno esposto ad enormi rischi la politica monetaria mondiale.

La Cina e la Russia ritengono che la detenzione di riserve in dollari può esporre a rischi sensibili.. Investire in metalli preziosi permette quindi di attenuare i rischi, e per tale motivo dal 2016 si è avviata una politica di massicci acquisti dell’oro giallo, come “presidio di valore” nei momenti di accentuata volatilità del dollaro. L’oro è da sempre considerato bene rifugio, e diversificare liberandosi dei titoli di Stato statunitensi potrebbe rivelarsi una strategia sensata, considerata l’instabilità monetaria dovuta in relazione alle “guerre commerciali” e alle nuove dinamiche geopolitiche.

L’oro sembra che sia stato coniato in moneta per la prima volta in Lidia nel 550 a.c. (secondo la versione storica ufficiale), fin dai tempi dell’antica Roma è stato considerato materiale ad alto valore perché:

  • non deperibile
  • raro
  • incorruttibile
  • simbolo di sacralità e ricchezza
  • universalmente accettato.

Tra i metalli l’oro è quello più importante poiché universalmente riconosciuto e accettato.

Oggi la gran parte delle riserve monetarie nazionali sono costituite dal metallo giallo. Coniato, può essere

  • trasformato in moneta ed acquisire un valore tangibile (anche se nel mondo odierno l’ipotesi è poco probabile, stante la prevalenza della moneta cartacea non convertibile), o
  • essere stoccato in lingotti nei caveau delle Banche Centrali come riserva aurea.

In un sistema monetario “aureo” come quello di Bretton Wood, la circolazione della “moneta carta” fonda sul rapporto di conversione con l’oro (convertibilità aurea). Ciò funge da principale regolatore degli scambi di merce ed altri valori tra Paesi diversi nella scacchiera internazionale; in qualche modo dunque le riserve auree rappresentavano la garanzia tangibile del valore delle banconote stampate da un Paese.

Questo sistema ha funzionato fino al 1971, quando il presidente americano Nixon, per ragioni di natura economica e monetaria anche connesse ad esigenze di sicurezza nazionale, dichiarò inconvertibile il “biglietto verde”, determinando nei fatti la fine del sistema monetario fondato sugli accordi di Bretton Wood. Da quel momento il “Dollaro” è divenuto il metro di scambio più comune a livello internazionale.

Nel 2001 si stimava che l’oro in circolazione nel mondo fosse all’incirca pari a 140.000 tonnellate, alla fine del 2015 si stima valutava stock di oro per 186.700 tonnellate.

L’oro detenuto dalle banche rappresenta il 17% dell’intera quantità presente nel mondo. Oggi la percentuale delle riserve bancarie detenute in oro è cresciuta per la quasi totalità degli Stati, a causa dell’aumento significativo del prezzo del metallo, ma la quantità di oro posseduta ha subito una drastica diminuzione fino a raggiungere nel 2015 la percentuale del 9,45% sul totale riserve detenute.

Nel XX secolo il maggiore produttore di oro è stato il Sudafrica che estraeva agli inizi degli anni 70 circa 1.000 tonnellate d’oro per anno, ricoprendo il 65-70% della produzione totale dell’epoca (dato World Gold Council) e che ha mantenuto il primato di produzione fino al 2012, quando la “Cina” in un solo decennio è riuscita a divenire il primo produttore mondiale di oro del pianeta, lasciando il Sudafrica in ottava posizione dopo Australia, Stati Uniti, Russia e recentemente Perù, Canada e Indonesia.

A livello di macroregioni produttive

    • l’Asia, la cui produzione ha un’incidenza del 28% sulla produzione mondiale, nel 2016 ha fatto registrare una flessione dell’1,5%, ma

 

  • la Cina comunque nel 2016 si è attestata primo produttore mondiale con 453,5 tonnellate, molto al di sopra dell’Australia e degli Stati Uniti rispettivamente con 290,5 e 236 tonnellate (dati da GFMS e Merril Lynch Global Research).

 

La Cina dal 2016 continua a guidare la classifica mondiale con 435,01 tonnellate, con un trend in aumento costante anche dopo la grande crescita del primo decennio degli anni duemila.

In Cina nel 2016 si è registrato un incremento di produzione del 2% nelle maggiori miniere (che rappresentano circa il 20% del totale dell’oro estratto), China National Gold e Shandong Gold, mentre ha estratto circa il 10% in meno di oro Zijin Mining’s, terzo produttore cinese (dati da “I Segreti per investire con l’Oro” di Carlo Alberto De Casa).

I Paesi con le maggiori riserve d’oro al mondo:

 

  • Stati Uniti, con 8.133 tonnellate (72% delle riserve monetarie) custodite per la maggior parte a Fort Knox, nel Kentucky, le restanti a Philadelphia, Denver, West Point e San Francisco. Gli Stati Uniti da una parte sono i maggiori detentori di riserve auree, dall’altra sono i maggiori emittenti di titoli di stato al mondo. I principali creditori sono la Cina e il Giappone, la Russia si colloca al 16° posto.

 

La Banche centrali detengono titoli del Tesoro statunitense per 6.3 trilioni di dollari.

La struttura delle riserve auree americane nell’ultimo decennio è cambiata radicalmente, poiché il valore dell’oro continua a crescere. Secondo le previsioni della Goldman Sachs nei prossimi anni i volumi di estrazione dell’oro subiranno una diminuzione ed entro il 2022, stima della Goldcorp una delle maggiori società estrattrici di oro, la produzione di questo metallo prezioso scenderà ai livelli di inizio XX secolo. La Società geologica statunitense prevede che le riserve auree nel sottosuolo si esauriranno entro il 2034 determinando una accelerazione dei prezzi dell’oro.

 

  • Germania, 3.384 tonnellate (68% delle riserve monetarie), la localizzazione delle riserve auree oggi è per il 50% presso i forzieri della Bundesbank, il 37% a New York e il 13% in Svizzera.

 

 

  • Fondo Monetario Internazionale (FMI), 2.814 tonnellate (% di riserva sconosciuta).

 

 

  • Italia, 2.451,80 tonnellate (67% delle riserve). Conservate dalla Banca d’Italia a Palazzo Koch 1.100 tonnellate (il 45% del totale), 1.062 tonnellate (il 43%) presso la Federal Reserve di New York, Stati Uniti, 149 tonnellate (il 6%) presso la Banca dei regolamenti Internazionali a Berna in Svizzera, e 141 tonnellate presso la Bank of England a Londra, Regno Unito.

 

Le prime riserve auree in Italia furono costituite nel 1893, quando dalla fusione di tre banche (la Banca Nazionale del Regno d’Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito) nacque la Banca d’Italia con una dotazione aurea di 78 tonnellate. Nel 1945 alla fine della seconda guerra mondiale, la Banca d’Italia disponeva di sole 22 tonnellate di oro. È durante la ricostruzione, negli anni 60, gli anni del “miracolo economico” che l’Italia divenne un paese esportatore e beneficiando di afflussi ingenti di moneta estera, soprattutto dollari, la Banca d’Italia poté usare quelle risorse per acquistare partite di oro.

  • Nel 1960 le riserve auree crebbero fino a 1.400 tonnellate.
  • Nel 1973, la Banca d’Italia deteneva 2.600 tonnellate di metallo giallo.
  • Nel 1998 furono conferite 141 tonnellate delle sue riserve alla neo costituita BCE, allo scopo di costituire la dotazione di riserve ufficiali di quest’ultima (dati da”Oro” di S.Rossi”).

L’attuale riserva aurea detenuta dalla Banca d’Italia ammonta a 2.452 tonnellate di oro in lingotti e monete. Il quantitativo di oro di cui la Banca d’Italia è ad oggi proprietaria le permette di essere uno dei maggiori detentori al mondo; essa rappresenta il quarto detentore di riserve auree al mondo.

 

  • Francia, 2.435 tonnellate (65% delle riserve), interamente conservate presso la Banque de France.

 

 

  • Russia, 1.900 tonnellate (16,5% di riserve auree). La percentuale detenuta pari al 24% prima dell’introduzione dell’euro è scesa fino al 2% prima della crisi del 2008; le autorità russe sono tornate ad acquistare oro in maniera importante solo successivamente, per ritornare ad una quota del 16,5% di riserve auree, detenute nella Banca centrale a Mosca in un’area di 17.000 metri quadrati.

 

La Banca centrale reintegra regolarmente le riserve auree, acquistando i lingotti sul mercato over the counter (OTC), al di fuori del circuito delle contrattazioni ufficiali, direttamente dai produttori nazionali. Soltanto dal novembre 2017 la Banca ha iniziato a partecipare alle aste della borsa di Mosca.

Secondo i dati della Banca Centrale le riserve auree ricoprono il 17,6% del totale, la maggior parte dei risparmi statali è investita in titoli, contanti e depositi, ma la politica attuale è quella di ridurre il volume degli investimenti in strumenti di debito statunitensi soggetti a crescenti rischi ; ” è vero i dollari e i Treasuries vengono ritenuti più liquidi e i più affidabili al mondo, ma l’emissione incontrollata di denaro, di cui peccano oltre agli USA anche altre banche centrali, potrebbe portare ad un futuro crollo”

(Sputnik 27.07.2018- Lingotti al posto di dollari) “… quindi destinare questi fondi ad altre attività come l’acquisto di oro, metallo prezioso definito “apolitico” è in una certa misura sempre richiesto”.

 

  • Cina, 1808 tonnellate (1% delle riserve). Le riserve detenute da Pechino sono ancora lontane da quelle dei Paesi occidentali. Se il ritmo degli acquisti restasse inalterato, secondo un’analisi di Market Watch, Pechino impiegherebbe circa sei anni per raggiungere le consistenze auree detenute dall’Italia e dalla Francia. Ma in realtà il ritmo degli acquisti da parte di Pechino da sei anni a questa parte è massiccio e la Banca Centrale, nota Thompson Reuters, sta riempiendo i suoi forzieri, attestandosi l’acquirente più attivo a livello internazionale.

 

La Cina è il maggiore detentore del debito americano, essa detiene titoli americani per 1.2 trilioni di dollari.

Diversificazione e copertura non faranno che mettere al riparo da certi possibili rischi. “Nel mondo, sono stati emessi troppi debiti non garantiti, oggi il debito mondiale è pari a 247 trilioni di dollari, ovvero il 318% del PIL mondiale. In tali condizioni le riserve auree rappresentano una base solida perché non si deprezzano facilmente a differenza dei Treasuries” (Sputnik 27.07.2018 – Lingotti al posto di dollari).

 

  • Svizzera, 1040 tonnellate (8% delle riserve) conservate nella Swiss National Bank.

 

 

  • Giappone, 765,2 tonnellate (3% delle riserve) detenute dalla Bank of Japan (BOJ).

 

 

  • Paesi Bassi, 612,5 tonnellate (54% delle riserve).

 

Le Banche Centrali di tutto il mondo detengono in totale circa 32.500 tonnellate di Oro.

Nella classifica dei maggiori detentori di oro figurano soltanto i quantitativi ufficiali detenuti dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) 2.814 tonnellate (% di riserva sconosciuta), ma non anche quelli della Banca dei regolamenti internazionali (BRI), che insieme all’FMI detiene in totale 32.397 tonnellate di oro (dati World Gold Council- settembre 2015), ai quali devono aggiungersi i quantitativi di oro posseduti dallo Stato del Vaticano che ammontano a 60.350 tonnellate.

La Chiesa Cattolica Romana detiene due volte la quantità di tutto l’oro ufficiale dichiarato nel mondo, il 30,2% di tutto l’oro mai estratto.

L’oro viene utilizzato in moltissimi campi, oltre all’oreficeria e al mondo degli investimenti è un materiale molto richiesto anche nell’industria chimica, medica, elettronica, spaziale, militare, come nel campo alimentare, artistico e decorativo. La domanda che riguarda la gioielleria e gli investimenti assume un ruolo centrale.

L’oro nei momenti di crisi finanziaria è divenuto il termometro dell’economia, nonché il bene rifugio per eccellenza. La crescita del reddito medio pro capite e il fatto che circa la metà della popolazione mondiale risiede in Asia fa si che la Cina e i Paesi asiatici siano quelli che hanno maggiore potenziale di sviluppo e quindi i Paesi dove maggiore sarà la richiesta di oro.

I quantitativi di oro detenuti dal Dragone per ora non sono superiori a quelli detenuti dall’Italia e dalla Francia e va inoltre sottolineato che il Governatore della Banca Centrale Cinese Yi Gang, nel marzo del 2013, ha affermato che le riserve di oro in Cina non avrebbero superato il 2% del totale, probabilmente per non determinare una rapida salita del prezzo dell’oro fisico, danneggiando i consumatori cinesi (il sole 24 ore- finanza e mercato- 13.03.2013).

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Esperta in campo economico, amministrativo e in analisi dei mercati, scrive di economia, finanza, e cultura per le riviste “Cina in Italia” e “ Travel Retail” e per il giornale on-line “Futuro Quotidiano”.Ha pubblicato “Parliamone francamente” (2015), “Toglietemi tutto ma non le vacanze. I russi scelgono l’Italia”(2016), “Cina: Dinamismo e Globalizzazione” (2017)," La Cina non corre...vola! economia e attualità cinese" (2018) tutti editi da Intermedia Edizioni.

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