Profeti di sventura

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Ogni regno discorde sarà devastato; e ogni città o famiglia discorde cadrà.
(Matteo, XII, 25)

Abito in un quartiere semicentrale di Roma, capitale della cristianità. Giorni fa, durante le feste natalizie, sono stato svegliato di primo mattino da un frastuono proveniente dalla strada. Ho poi appurato che si trattava di una musica araba, emanata dalle potenti casse acustiche di un’automobile in sosta, una di quelle inconfondibili nenie cantate con voce dolente e strozzata.

Io amo la musica di ogni parte del mondo, compresa quella mediorientale. In questo caso però l’insistita diffusione sonora mi ha provocato un senso di fastidio, dovuto non tanto alla maleducazione di colui che disturbava la quiete pubblica quanto alla sua intenzione – a me parsa evidente – di affermare, attraverso tale forma di espressione succedanea del canto del muezzin, una presa di possesso del territorio, una tendenza alla sopraffazione, agevolata dall’impunità di cui spesso godono nel nostro paese simili comportamenti antisociali.

Mi ha suscitato analoga inquietudine la lettura del volume di Laurent Obertone, Guerilla. Le jour où tout s’embrasa, che descrive la catastrofe in cui rapidamente precipita la Francia per effetto di moti insurrezionali attuati da gruppi di musulmani integralisti. Il libro è dedicato “a coloro che non hanno compreso”. L’autore si riferisce a chi testardamente nega o minimizza il pericolo dell’assoggettamento della civiltà occidentale all’islam (tema sul quale si è espresso anche Michel Houellebecq nel libro che s’intitola appunto Soumission).

La vicenda si svolge in una Francia molto simile a quella contemporanea, dominata dall’ideologia del giustificazionismo e dei “diritti umani” e dal conformismo imposto da un establishment in cui i giornalisti si autocensurano per escludere dal linguaggio ogni termine che possa irritare la sensibilità degli “itineranti” (così, con espressione politicamente corretta, sono definiti gli immigrati, in larga maggioranza musulmani).

Il governo è pronto a ogni concessione presumendo erroneamente che la benevolenza e il lassismo riusciranno a garantire la pace sociale. Al riguardo, è esemplare l’iniziativa, suggerita al ministro del “Vivere insieme” da uno dei leader musulmani più influenti e apparentemente moderati, di distribuire tablet ai giovani delle periferie, allo stesso modo di come – rileva ironicamente Obertone – veniva distribuito l’alcol agli indiani d’America.

Tuttavia, gli stessi musulmani moderati, convinti di conquistare lo Stato democraticamente con la complicità degli “infedeli”, saranno spiazzati dall’impaziente volontà di potenza degli estremisti, le cui azioni temerarie sono dettate dallo sprezzo della morte e dalla paura della vita.

La scintilla che fa scoppiare i disordini è l’uccisione di un “itinerante” da parte di un poliziotto, caduto in un agguato in una periferia degradata della capitale. La rivolta si propaga di città in città e tutto il Paese s’infiamma. Soltanto i quartieri cinesi sfuggono ai tumulti.

La responsabilità delle tensioni che determinano il conflitto viene attribuita dai mass-media alle forze identitarie di destra e alla mentalità xenofoba. Il Papa si appella ai “suoi figli” di Francia invitandoli al dialogo con le moltitudini assetate di giustizia e ammonendoli di non confondere l’islam col terrorismo. Il governo, dal canto suo, per paura di alimentare la rabbia dei rivoltosi, evita di fronteggiare il fenomeno con fermezza.

Ma – nota Obertone – “il lupo mangia colui che si fa pecora” e l’utopismo s’infrange contro la realtà effettuale. Ben presto il caos dilaga, i beni di prima necessità cominciano a scarseggiare, viene a mancare l’energia elettrica, le linee telefoniche vanno in black out. Il Paese cade in un nuovo Medio Evo in cui spadroneggiano bande criminali e gli onesti cittadini devono organizzarsi autonomamente per la propria sopravvivenza, non essendo più protetti dallo Stato. La Repubblica si dissolve nel Terrore da cui era nata.

La Francia di Obertone rappresenta l’Occidente incapace di difendere se stesso, che “si scusa di esistere” e che si piega di fronte al preteso diritto di “legittima offesa” dei suoi nemici; una civiltà, desiderosa di morire e di essere rimpiazzata a ogni costo, governata da ciechi che tentano di trascinare nelle tenebre coloro che sono ancora in grado di vedere la realtà.

Nel quadro assai pessimistico delineato dall’autore vi è però un bagliore di speranza, affidata al possibile risveglio dell’anima profonda della nazione, al recupero dei valori più autentici dell’antica comunità.

La “sottomissione” ipotizzata da Houellebecq si compie, invece, pacificamente: gli islamici vanno al potere mediante un’alleanza elettorale coi partiti del centro-sinistra, coalizzatisi tra loro e con la “Fratellanza musulmana” per evitare la vittoria del Front National, partito maggioritario per consensi.

I profeti della colonizzazione islamica dell’Occidente sono di solito tacciati di essere delle Cassandre, uccelli del malaugurio, e perciò sminuiti, ma chi muove questa critica trascura che le previsioni della figura mitologica chiamata Cassandra si avveravano sempre. I due autori peraltro non sono i primi a formulare simili congetture. Il crollo dell’Occidente per effetto delle migrazioni di massa era stato già pronosticato da Jean Raspail nel libro Le camp des saints, pubblicato nel lontano 1973.

About Author

Già dirigente d’azienda e giurista d’impresa, nel settore pubblico e privato, esercita attualmente la professione forense. E’ autore di saggi in forma di articoli sui temi della storia, costumi sociali e di scienza del diritto, non che di diverse pubblicazioni in forma monografica.

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