MES o non MES, questa è la domanda?

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La nostra “itica” (come detto in un nostro precedente articolo su questa rivista, “politica” sarebbe troppo) vuole convincere i rigorosi partner europei del NORD che il COVID 19 giustifica il ricorso al fondo salva- stati, senza però pagarne lo scotto.

Come dire che i cittadini di questo Paese, in caso di malattia, non sapendolo, avrebbero avuto anche loro in passato ragione di pretendere meno rigore da parte dei propri creditori (tra cui spesso è annoverato lo Stato Italiano). Peccato, ci sarà da ricordarselo in futuro.

Andrebbe forse istituito un fondo “salva- privati”, ma i “vecchi” burocrati del continente non potrebbero mai tollerare una tale aspettativa.

Perché, dunque, l’Europa degli interessi sul debito dovrebbe rinunciare a pretendere il dovuto dall’Italia.

E perché il “terzo mondo” non dovrebbe avere diritto ad ottenere l’allargamento del proprio nodo scorsoio.

Difficile immaginare che possa essere il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze Italiano) a pretendere di non rispondere alle regole del MES (Meccanismo Economico di Stabilità o “fondo salva stati”), se ad esso si dovrà fare effettivamente ricorso.

L’organismo deputato al rispetto delle regole di bilancio italiano chiede l’allentamento del controllo sul “Bel Paese”.

Neanche un” neo-melodico” saprebbe trasporre in parole e musica un tale “neo-melo-dramma”.

È a noi che tocca rispondere all’annoso dilemma. MES, oder kein MES das ist hier die Frage (ci dicono dalla Germania). Non per perfidia, ma per attitudine al rispetto delle regole cui quelli che siedono oggi in un parlamento di nominati hanno aderito con poca lungimiranza.

Spetta al Popolo (in senso melodico, almeno per i nostri gusti) decidere se si potrà proseguire nel percorso comune europeo (tempo per rispondere ad un referendum sul tema ce ne sarà abbastanza, ci facciano votare da casa in “smart-voting”).

Perché no, potremmo anche decidere tutti insieme che perdere potere di acquisto (Italia su estero) sia la giusta via da percorrere.

Potremmo ritenere, se adeguatamente informati, di volere riattivare le funzioni della Banca D’Italia, di ribattere moneta (avallati da qualche interessente, inteso come partecipante all’affare) e di finanziare con questo  la ricostruzione.

Potremmo decidere di invertire l’ordine dei fattori e quindi di alzare droni a controllare cosa accade nelle stanze del potere, ad ottenere che ogni riunione di comando sia tenuta in diretta streaming, che ogni intervento delle forze dell’ordine sia registrato, che ogni udienza civile o penale sia esposta al controllo della collettività, che il  Sistema tutto risponda delle eventuali sconfitte contro la criminalità organizzata.

Deve tornare ad essere facoltà dei cittadini quella di rinunciare a qualcosa oggi per ottenere di più in futuro.

  • Nessun prestito al Paese, senza il preventivo parere del Popolo avallante.
  • Nessun rifinanziamento senza la garanzia che i primi a beneficiarne siano i figli di chi, lungo la strada, ha perso la vita da Eroe.
  • Questa regola può essere mutuata da chi ha dimostrato maggiore capacità organizzativa (finanza internazionale, criminalità organizzata, stati canaglia, etc.).
  • Nessun ulteriore debito se prima non saranno banditi nuovi concorsi, selezionata nuova classe dirigente e riattivata la scala sociale.
  • Nessun ulteriore sostegno a questo Paese se gli “itici” non avranno ripristinato il voto alla persona, reso dimissioni con effetto decorrente dalla fine dello stato di emergenza.

Salvo proroghe, ovviamente.

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Studioso delle materie del diritto per vocazione, è avvocato abilitato al patrocinio avanti le magistrature superiori. Ha rivolto la propria attenzione alle materie commerciali con specifico riguardo al sociale. Brillante nella fase dibattimentale è capace di coniugare la complessità dei casi con la semplicità della sintesi.

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