L’Italia tradita non s’é desta

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Gli  italiani hanno subito uno dei piu’ grandi tradimenti della loro storia:  la costituzione dell’Unione Europea e l’entrata in circolazione della moneta unica.

 Gli effetti sono davanti agli occhi di tutti:

  • Sensibile contrazione del potere di acquisto dei redditi delle masse;
  • Riduzione del salario, nominale e reale;
  • Aumento della disoccupazione, principalmente giovanile;
  • Crescita dell’Economia nei fatti assente, con fasi di assai modesto incremento del PIL alternate a momenti di sostanziale recessione.

La situazione è il risultato di una serie di fattori concomitanti:

  • Predominio della politica monetaria nella governance economica, con esclusione di quella industriale e fiscale, il cui obiettivo principale non è il sostegno del reddito e dell’occupazione bensi’ il contenimento del tasso d’inflazione;
  • Obbligo del “pareggio di bilancio”, che pone la Nazione nella condizione di non poter dirigere con efficacia l’andamento dell’Economia; si è inoltre determinata una forte riduzione della capacità di impatto delle politiche sociali  ed in genere del welfare state;
  • Perdita della sovranità monetaria, che rende le politiche finanziarie dello Stato “prigioniere” della tecnocrazia europea.

A cio’ si aggiunga l’inefficienza ed inefficacia del sistema finanziario nel suo complesso, con un mercato ufficiale dominato dalla speculazione ed i cui prezzi in quotazione sono ben lontani dai fondamentali economici sottostanti. Tale circostanza, unitamente alle forti barriere all’ingresso che ostacolano sensibilmente l’accesso alle quotazioni delle imprese di minori dimensioni, ha posto le premesse per un forte rallentamento della crescita per mancanza di un’insufficiente dotazione di capitale tecnico produttivo.
Il fenomeno è aggravato dalla sostanziale assenza di un’azione di sostegno delle famiglie e delle imprese da parte delle banche commerciali, impegnate come sono a rincorrere profitti da speculazione sui mercati finanziari ancor che erogare le classiche forme del credito bancario. L’attuale assetto dell’attività bancaria è anch’esso il risultato delle infelici politiche finanziarie e del credito dell’Unione Europea, tese a sostenere e privilegiare in ogni modo il grande capitale e le imprese maggiori.

I reali obiettivi della tecnocrazia imperante sono quelli di sostenere il dominio del Potere Finanziario e di determinare una “polarizzazione” della ricchezza nelle mani di pochi, i soliti noti: nel senso che negli ultimi due decenni si è assistito ad un forte processo di trasferimento dei redditi e del capitale nelle mani delle classi agiate ed in posizione di supremazia:

  • Mediante la diffusione di politiche di bassi salari e di una precarietà crescente dei lavoratori dipendenti, denunciata da insostenibili livelli di disoccupazione ed in modo ancor piu’ grave di quella giovanile;
  • Nel determinare un’alta “mortalità” delle piccole e micro imprese, base per il sostegno di una classe media che si affranchi da una vita non dignitosa e caratterizzata da grave indigenza economica;
  • Nel privare lo Stato della sua autonomia finanziaria necessaria per sostenere lo sviluppo delle produzioni minori e per l’elaborazione di adeguate politiche sociali ispirate ad un reale “welfare state”.

In tal modo, i mercati sono sempre piu’ dominati dalla grande impresa e dal grande capitale mentre il popolo langue in condizioni di forte disagio economico e sociale, sempre alla rincorsa di un “reddito minimo” che possa assicurare la sopravvivenza ma che  nei fatti  è disponibile solo per pochi.

La pandemia da Coronavirus ha contribuito a rendere ancor piu’ evidente  tale situazione, ponendo in forte risalto le gravi lacune che caratterizzano la capacità del nostro Governo nel dirigere le sorti dell’Economia.

E non solo per incapacità della classe dirigente ma per sostanziale assenza o impossibilità di attivare le politiche ed i meccanismi necessari.

Ci si riferisce piuttosto che all’erogazione di contributi assistenziali, come già si discute e che non certo pongono le basi per un reale rilancio delle produzioni, all’attuazione di politiche di bilancio corpose e con il fine di realizzare gli investimenti necessari per una vera rinascita economica della Nazione, il cui ammontare dovrebbe essere nell’ordine dei centinaia di miliardi plasmati su piu’ esercizi.

Al contrario si discute di come reperire le “briciole”, per sfamare ed in modo insufficiente le masse e non solo queste: MES si o no, Coronabond  si o no, Eurobond ed altre diavolerie di origine europea. Si certo, diavolerie, poiché una spesa finanziata con debiti verso ‘terzi”,da doversi rimborsare in tempi medio lunghi, pone le premesse per un tenue ristoro dei disagi odierni presto sostituiti con il “cappio usuraio”  delle pretese di rimborso dei creditori; i quali a ben vedere rendono disponibili risorse a titolo di debito che la  nostra stessa Nazione ha contribuito a “versare” nel cosiddetto Fondo Salva Stati: al danno segue la beffa.

L’evidenza descritta è talmente sfacciata che sorge dal cuore e dalla mente intelligente un grido:

Italia destati!  Non v’è piu’ tempo!  La Nazione muore!

Riassumi il “lume della ragione” o caro ed umiliato popolo italico, elevati nella tua dignità e respingi il tentativo finale di “polverizzare” la Nazione e di negarle ogni autonomia e forza per essere padrona del proprio destino, oppressa dallo straniero forse proprio perché dotata di immense “risorse creative” che i vicini potenti temono piu’ di ogni altra cosa.

Riassumi la tua sovranità monetaria e la tua autonomia di bilancio, per tornare ad essere l’interprete principale dei destini del tuo popolo.

Certo per far questo i cittadini devono finalmente prendere coscienza del tradimento perpetuato e dei suoi autori anche nostrani:  devono tornare ad essere consapevoli del proprio  potere all’atto dell’espressione della  preferenza politica; solo in tal modo l’Italia dimostrerà di essersi destata da un letargo sin tropo lungo, sostenuto e facilitato da un’informazione falsa e menzognera e dal tentativo di reprimere in ogni modo, anche brutale, ogni capacità di pensiero e di giudizio autonomo.

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