COVID 19 Impatti sull’Economia reale

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Ci ricorderemo sicuramente negli anni a venire di questa emergenza sanitaria che sta scuotendo il mondo intero e che purtroppo nel nostro paese non sempre trova d’accordo governo, partiti, parti sociali sulle politiche utili per ridurre l’impatto della pandemia.

In un momento difficile la nazione avrebbe bisogno di una guida capace di unire le forze in campo e di sostenere la fiducia dei cittadini. Il paese nel suo complesso si dimostra unito  accettando le disposizioni  previste nei diversi DPCM, i cui contenuti, per la verità, appaiono spesso frammentati e confusi come dimostrano i modelli di autocertificazione che si sono succeduti nel tempo.

Mentre ci auguriamo che questa pandemia venga sconfitta nel più breve tempo possibile  dobbiamo prendere atto che l’emergenza non è soltanto sanitaria, giacché il coronavirus mette a dura prova l’economia di tutti i paesi coinvolti, e quelli più deboli sono destinati a soffrire maggiori conseguenze.

In questo difficile scenario dichiarazioni avventate possono contribuire a rendere ancora più buio l’orizzonte economico delle nazioni meno forti.

Christine Lagarde, con la sua infelice dichiarazione di giovedì 12/3/2020, ha posto le condizioni per un crollo dei mercati finanziari, provocando un aumento dello spread (tra Bond pubblici tedeschi ed italiani) di 60 pb.

I titoli pubblici italiani, molto presenti nei  portafogli delle nostre banche, hanno registrato perdite consistenti (minus valori) che avrebbero potuto mettere in serie difficoltà la stabilità patrimoniale degli stessi intermediari, se la BCE ( dopo la reprimenda del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) non avesse deciso di immettere sul mercato interbancario una liquidità aggiuntiva per 750 mld di euro; nella stessa direzione va la decisione della Commissione Europea di sospendere (temporaneamente) il patto di stabilità.

Cio’ non ostante, si mostra difficile archiviare la dichiarazione della Sig.ra Lagarde come una “gaffe” dovuta all’inesperienza.

Va inoltre detto che lo scrivente non è d’accordo con chi ha ipotizzato una presa di posizione della BCE  e della Commissione  contro l’Italia ed altri paesi deboli, poiché equivarrebbe a vedere dissolti i principi di condivisione e cooperazione che sono alla base della stessa Unione Europea.

A nostro giudizio, chi si trova in posizioni di responsabilità non può e non deve rilasciare dichiarazioni che possono turbare i mercati poiché oltre al danno che ne deriva si pone a repentaglio la credibilità della stessa Istituzione.

Peraltro, la Commissione europea ha mostrato ritardi nella decisione di sospendere il patto di stabilità, facendo trapelare l’idea che si attendesse l’ok della Cancelliera  Merkel.

 Se le due ipotesi dovessero risultare vere confermerebbero l’assenza tra i paesi membri della UE di quel sentimento di solidarietà e di cooperazione che è indispensabile per continuare il  lavoro e per rendere l’Europa più credibile e più forte.

Mentre ci imponiamo di essere fiduciosi il Premier olandese,  in un momento veramente triste per il nostro paese, non ha avvertito l’esigenza di differire i tempi per  invitare il nostro Governo a richiedere l’attivazione del Fondo salva Stati (MES). Nella prima occasione utile bisognerà comunque ricordare allo stesso Premier che l’Olanda, ferma oppositrice all’emissione degli “eurobond” come importante strumento  di solidarietà economica tra tutti i paesi della UE,  attua una politica  fiscale aggressiva (non molto differente da un atteggiamento tipico di un “paradiso fiscale”) che penalizza significativamente il nostro paese, al quale vengono meno  alcune decine di miliardi di entrate tributarie.

Il giudizio dello scrivente è che, nel momento in cui la BCE dimostra la volontà di assumere gli atteggiamenti tipici di un prestatore di ultima istanza in ogni occasione che si mostri necessario, l’esigenza di attivare un meccanismo come quello del Fondo salva Stati viene meno.

Al riguardo, si mostra utile una modifica dello statuto della stessa Banca Centrale, facendo in modo che essa si trasformi in un Istituto di emissione al servizio delle economie di tutti i paesi europei, con i tipici poteri di intervento riservati a tali istituzioni monetarie.

In questa ipotesi, il consistente capitale che il MES ha nelle proprie disponibilità potrebbe essere restituito alle nazioni che hanno contribuito alla sua costituzione, per essere immediatamente utilizzato a sostegno dell’economia in una condizione di assoluta necessità.

E’ necessario comprendere che il problema che ci affligge è comune all’Unione e che potrà essere efficacemente superato se tutti i paesi spingeranno nella stessa direzione, poiché gli effetti della crisi si diffonderanno nell’intera area euro.

La solidarietà tra tutte le nazioni europee deve infine emergere e divenire la protagonista delle future politiche economiche.

Atteggiamenti rigidi come quelli del Governo tedesco, del premier olandese e dei rappresentanti dei paesi del nord Europa non depongono a favore dell’auspicata integrazione politica ed economica.

“Se vogliamo andare lontano camminiamo in compagnia” (Ratan Raval Tata)

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Ha lavorato presso Istituti di credito con ruoli di responsabilità e successivamente come consulente finanziario. Attualmente in pensione, vive a Pescara.

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