A 50 anni dal Pontificalis Domus di Paolo VI : dalla Corte alla Prefettura della Casa Pontificia

0

A 50 anni dal Pontificalis Domus di Paolo VI : dalla Corte alla Prefettura della Casa Pontificia.

Di Federico Ferraro

Camerieri d’onore e camerieri segreti di cappa e spada, accoliti ceroferari , archimandrita del Santissimo Salvatore, prelati d’anticamera, protonotari apostolici ad instar, mazzieri partecipanti e soprannumerari, ed infine il vessilifero ereditario di Santa romana Chiesa, queste ed altre figure componevano il corteo papale e la Corte Pontificia fino alla 1968.

La Corte rappresentava la struttura organizzativa costituita da vari ranghi di religiosi, civili, militari, inservienti e altro personale, incaricata all’interno dei sacri palazzi dello svolgimento di particolari cerimonie, sia di carattere religioso che diplomatico e civile, oltre che della protezione, assistenza e cura della persona del Pontefice e dei palazzi apostolici.

La Corte pontificia aveva al suo interno due suddivisioni:

  • la Cappella pontificia, che forniva assistenza al papa nelle funzioni di capo spirituale della Chiesa cattolica, soprattutto nelle cerimonie religiose, e
  • la Famiglia pontificia, che lo assisteva, invece, nella sua funzione temporale, quale Sovrano della Chiesa e Capo di Stato, nonché nello svolgimento delle attività quotidiane.

Con il motu proprio “ Pontificalis Domus” del 28 marzo 1968papa Paolo VI soppresse la “Corte pontificia”, sostituendola con la Prefettura della Casa Pontificia” conservando in linea di principio la distinzione fra Cappella e Famiglia. Con tale atto il pontefice riformava l’intero ordinamento della Casa del Sommo Pontefice.

Più nel dettaglio, la Cappella pontificia era composta da ecclesiastici che partecipavano alle sacre cerimonie in base al loro grado ed ufficio: vi appartenevano ad esempio il Sacro Collegio dei Cardinali, i Patriarchi, il Vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa (cd. Prelato di Fiocchetto), il Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ancora il Decano del Tribunale della Rota Romana ed i Principi Assistenti al Soglio (i due capi delle famiglie Colonna e Orsini, designate al compito di rappresentanza della nobiltà romana fin dai tempi di Giulio II e che a turno svolgevano assistenza al trono papale durante le cerimonie), solo per citarne alcuni.

Per quanto riguarda, invece, la Famiglia Pontificia essa era composta dalle personalità che esercitavano un incarico palatino e risiedevano nel Palazzo Lateranense, al servizio diretto di Sua Santità.

I chierici rappresentavano la cd. “Casa ecclesiastica” del papa, mentre i comandi dei Corpi armati formavano la cd. “Casa militare” del papa ed infine i dignitari laici costituivano la cd. “Casa civile” del pontefice.

Completavano il quadro papale l’Esercito pontificio, composto dalle Guardie nobili, dalla Guardia Palatina, dalla Gendarmeria Pontificia e dalla Guardia Svizzera. Quest’ultima unica sopravvissuta allo scioglimento voluto nel 1970 da Paolo VI.

Già in un discorso del 1964 il pontefice riformatore , ad ottobre Santo, manifestava alle famiglie patrizie romane, storicamente al servizio del Santo Padre, l’intenzione di intraprendere un cambiamento per ragioni storiche: il potere temporale del pontefice era venuto meno. Paolo VI in proposito ebbe a dire, seppur con qualche esitazione che “noi non siamo più in grado di conferire a voi uffici, benefici, privilegi, vantaggi derivanti dall’ordinamento d’uno Stato temporale, né siamo più in grado di accogliere i vostri servizi inerenti ad un’amministrazione civile.”

Paolo VI si rese, dunque, conto che sia nella Chiesa intera, specialmente dopo il Concilio Vaticano II, che nell’opinione pubblica mondiale si era diffusa una più attenta e maggiore sensibilità per tutto quello che attiene alla preminenza dei valori prettamente spirituali, ed improntati al rispetto di ciò che è efficace, funzionale e logico, di fronte a quanto invece può apparire come pleonastico, decorativo o puramente esteriore.

Pochi anni dopo il celebre discorso ai patrizi romani, con la Costituzione apostolica Regimini Ecclesiae Universae del 1967, integrata dal Motu proprio Pontificalis Domus dell’anno successivo ed oggi regolamentata dagli articoli 180 e 181 della Costituzione apostolica Pastor Bonus, venne istituita la Prefettura della Casa Pontificia. Tale ente ha sostituito la precedente impostazione storica e si occupa, oramai da cinquant’anni, dell’ordine della Casa pontificia, controllando il servizio dei cappellani e della Famiglia pontificia.

Paolo VI stabilì, dunque, che “l’antica e benemerita Corte” sarebbe stata designata da quel momento con l’appellativo di “Casa Pontificia” e che essa avrebbe compreso in sé sia ecclesiastici che laici, distintisi per meritori servizi nel campo dell’apostolato, della cultura, della scienza, delle varie professioni, per il bene delle anime e per la gloria del nome del Signore”.

Venne dunque stabilito dal Papa che “la Casa Pontificia” venisse “affidata alla direzione del Prefetto del Palazzo Apostolico, al quale spetta ancora oggi convocarne i membri per le rispettive cerimonie religiose e civili, stabilirne i servizi, vigilare sull’ordine e sulle esigenze delle menzionate cerimonie, e su tutto ciò che sia necessario al loro corretto svolgimento, secondo le norme particolari, d’intesa con la Segreteria di Stato. Tutti i membri della Casa pontificia, sia ecclesiastici sia laici, da allora vengono nominati dal Sommo Pontefice. Nella Casa Pontificia nessuna carica è oramai ereditaria”.

Nelle funzioni della Prefettura rientrano attualmente il servizio di anticamera, l’organizzazione delle udienze solenni che Sua Santità concede a Capi di Stato, Capi di Governo, Ministri e ad altre eminenti Personalità, come pure agli Ambasciatori che si recano in Vaticano per la presentazione delle Lettere Credenziali.

La Prefettura dispone, altresì, tutto ciò che riguarda le cerimonie pontificie, esclusa la parte prettamente liturgica, gli Esercizi Spirituali del Santo Padre, del Collegio Cardinalizio e della Curia Romana.

Parimenti spetta alla Prefettura disporre i preparativi necessari ed opportuni ogni qual volta il Santo Padre si reca in viaggio in Italia o in altro paese estero.

La riforma del 1968, a ben vedere, può essere considerata come una vera e propria modifica amministrativa dell’apparato burocratico e organizzativo della Santa Sede, almeno per l’ambito della cd. Curia Romana. Insomma, un’odierna riforma governativa della Pubblica Amministrazione.

Conseguentemente a tale modifica, diverse delle figure sopraindicate sono venute meno e sono state sostituite da nuove professionalità e ruoli: il pontefice Paolo VI istituì, infatti, i membri laici della Famiglia Pontificia con l’appellativo di Gentiluomini di Sua Santità sopprimendo, nel contempo, i Camerieri Segreti di Spada e Cappa (nobili di nascita) ed i Camerieri d’Onore di Spada e Cappa (eminenti personalità internazionali) a cui seguì dopo qualche anno lo scioglimento dei Corpi armati pontifici, fatta eccezione della Guardia Svizzera.

L’opera riformatrice di Paolo VI si completò proficuamente anche con la Lettera Apostolica “Catholicam Christi Ecclesiam” del 1967, con cui venne istituito nell’ambito della Curia Roma il “Consilium de Laicis”. Bisogna, tuttavia, ricordare che tale Consilium fu costituito inizialmente in via sperimentale e pro tempore, in vista di eventuali opportuni mutamenti, quali potevano essere suggeriti dall’esercizio delle sue funzioni e dalla concreta esperienza.

Il compito del Consilium consisteva nel coordinare e promuovere l’apostolato dei laici a livello nazionale e all’interno stesso della Chiesa, supportando con opportuni consigli la gerarchia ecclesiastica ed i laici, proponendo, se del caso, anche apposite iniziative.

In seguito, poiché le ragioni per le quali il Consilium stesso fu istituito, hanno acquistato sempre maggior rilievo ed i problemi da affrontare e da risolvere nel settore dell’apostolato cattolico sono divenuti molto più complessi, è sembrato opportuno assegnare a questo Organismo della Curia Romana, uno dei frutti migliori del Concilio Vaticano II, una nuova, definita e più elevata struttura.

Per incrementare l’operato del Consilium, venne decretato dal pontefice che il Consilium de Laicis si sarebbe chiamato Pontificio Consiglio per i Laici . Si stabilì fin da principio che i membri di questo Pontificio Consiglio sarebbero stati per la maggior parte laici (in esso ci sono anche Vescovi e Sacerdoti), chiamati dalle varie parti del mondo ed impegnati nei diversi settori dell’apostolato laicale, mantenendo una giusta proporzione tra uomini e donne. Paolo VI dunque antesignano anche delle quote rosa!

About Author

avvocato che esercita la professione forense a Roma, ha conseguito anche la laurea in Scienze Politiche ed un Master in Studi Diplomatici. Già relatore in alcuni convegni è studioso del Diritto Comunitario.

Leave A Reply