La buona educazione

0

I tempi che stiamo vivendo ci muovono ad una profonda riflessione sugli attuali paradigmi e pratiche educative. Educare, dal latino “e-ducere”, significa far emergere, tirar fuori. 

Sempre colpisce la lungimiranza degli antichi, che hanno definito così efficacemente la relazione con il bambino. Chiunque si sia posto ad osservare un infante, ha colto in lui  una scintilla, una fiammella che risplende, ed ha compreso di avere il compito non solo di proteggerla, ma anche di nutrirla e farla emergere.

Anche la definizione della nascita è emblematica: “venire alla luce”. Ecco che nel  bimbo, che viene alla luce dall’oscurità misteriosa del ventre materno e delle forze cosmiche  che consentono la vita,  si rinnova il miracolo della creazione ed inizia il  viaggio di quella fiammella interiore, accesa di curiosità e sensibilità,  pronta a costruire  l’uomo o la donna che sarà, con il suo personalissimo talento, la sua personalità, i suoi ideali.

Il fancuillo possiede in sé già alla nascita tutti gli ingredienti genetici e karmici  per costruire se stesso. Trova inizio il suo sviluppo fisiologico e sensoriale già nel grembo materno; tuttavia sarà dopo la nascita, nella luce ed  immerso nel mondo, che riceverà dall’ambiente tutti gli stimoli necessari a costruire le connessioni “sinaptiche”, l’abilità motoria e le tre competenze uniche che lo rendono un privilegiato tra i viventi: la raffinatezza “fino motoria”, il linguaggio, il ragionamento.

Attraverso la mano e la parola, il bambino dà forma e sostanza alle esperienze sensoriali, porte spalancate per acquisire l’alfabeto del mondo.

In un tempo brevissimo, un neonato che nasce con le sole competenze dell’istinto naturale riesce ad apprendere a camminare, a maneggiare ed usare gli oggetti, anche di piccole dimensioni,  ed a parlare  una lingua con correttezza fonetica, semantica e grammaticale. Tutto ciò avviene naturalmente, grazie agli strumenti di cui  dispone sin dalla nascita: quell’organo meraviglioso che è il cervello umano e che si attiva fin da subito attraverso l’apprendimento vicario.

E’ stato dimostrato che il bambino possiede una “mente assorbente” (ipotizzata da Maria Montessori  e   confermata dalle ricerche del Prof. Giacomo Rizzolatti sui “neuroni specchio”) grazie alla quale  il bimbo  assorbe  e riproduce i  comportamenti sociali, motori, verbali e non verbali dell’adulto che lo cura.

Attraverso la mente che assorbe il mondo, il neonato plasma la propria “rete sinaptica” e le proprie abilità motorie, e dunque realizza la costruzione di se stesso, in termini neuronali e muscolari, nell’uomo o la donna che sarà.

L’adulto è dunque il difensore e colui che nutre la luce interiore che risplende nel bimbo,  l’esempio umano che rende possibile per l’infante un equilibrato percorso di crescita naturale.

E’ necessario innanzi tutto che l’educatore si ponga all’altezza del “piccolo uomo”, che si elevi alla sua dimensione spirituale, attraverso il recupero di  quella visione acuta ed autentica del  mondo  che gli era appartenuta quando egli stesso era un fanciullo.

E’ illuminante in tal senso la poesia di Janusz Korczak – “Quando ridiventerò bambino”: occorre “…innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.

Per riuscirci è sufficiente lasciarci guidare dall’osservazione, perché il bambino che é lasciato libero di scegliere ed esplorare, all’interno di un ambiente reso sicuro, ricco di stimoli e materiali auto-correttivi, esprime spontaneamente tutti i suoi bisogni naturali ed orienta l’intervento dell’adulto nella direzione necessaria affinché possa realizzare un’autonoma  “costruzione di se”.

In tal modo l’educatore individua  i punti di interesse del bambino e gli offre stimoli di apprendimento che siano proporzionati alle sue forze ed alle sue competenze, in quella tensione continua tra la frustrazione e la soddisfazione che spinge l’essere umano a sfidare se stesso ed a migliorarsi,   guidando il fanciullo con l’esempio umano ed una presenza discreta.

Diventano allora stimoli di apprendimento i gesti della vita quotidiana: la cura di sé e dell’ambiente  che conducono l’infante a soddisfare il suo innato senso dell’armonia, dell’ordine e dell’estetica. Attraverso l’uso di strumenti adatti alle sue piccole mani e proporzionati alle sue forze, grazie all’esempio dell’adulto, il bimbo apprende quella ritualità di sequenze e grazia che lo guidano verso lo  sviluppo della  raffinatezza motoria e psichica.

L’adulto che parla e legge al fanciullo in modo continuo e costante gli fornirà tutti gli stimoli necessari per apprendere nel modo migliore la lingua madre, affinché possa comunicare con i propri simili, narrare a se stesso e di se stesso la propria esistenza.

L’educatore che sa offrire al bimbo la contemplazione, l’esplorazione sensoriale e la cura dell’ambiente naturale facilita lo sviluppo dell’osservazione, la capacità di teorizzare e la ricerca empirica che sono proprie dello studioso, ponendolo in contatto profondo con la propria natura umana, spalancando la curiosità del piccolo verso questioni esistenziali e cosmogoniche.

Tutto ciò comporta per i genitori un grande investimento di tempo, dedizione e pazienza al fine di facilitare nei figli lo sviluppo naturale  del  loro alto potenziale umano.

E’ indispensabile  quindi che la prole possa beneficiare di una relazione costante e continuativa con i propri educatori, i quali rappresentano  il “mondo” ed al tempo stesso le chiavi per scoprirne i segreti.

Costruita nei primi anni di vita una relazione sicura con i genitori, il bambino  sarà poi  pronto per esplorare autonomamente l’ambiente circostante e sviluppare  la relazione con i propri simili.

Inizia a manifestarsi  la necessità di intrattenere rapporti con altri essere umani, esternazione del naturale bisogno di affermare se stesso nella società.

Nella scuola il lavoro di sviluppo delle capacità relazionali si fa piu’ importante per l’inevitabile confronto con le esigenze e le “personalità” degli altri bimbi; ed in questa fase la sapiente guida degli educatori professionali si fa assai determinante.

Costoro, per mezzo di un’adeguata e continua  formazione,  sono chiamati a   tradurre i  bisogni relazionali e cognitivi del “piccolo uomo”  in esperienze sensoriali, all’interno di un ambiente che sia il più possibile ricco di stimoli,  adeguato e sicuro.

Il processo educativo non puo’ essere ridotto alla semplice enunciazione di nozioni e saperi astratti, ma è necessario che l’educazione induca il bambino (e poi l’adulto che diverrà) a porsi le giuste domande  per individuare soluzioni, talvolta divergenti ed innovative,  per riuscire con successo nella vita.

L’educatore dovrà allora  ispirarsi alla maieutica di Socrate: il  suo compito sarà far emergere la conoscenza insita nella struttura “interiore”  del fanciullo (Maria Montessori diceva“il bambino è maestro”), stimolando una serie di domande che lo inducano a cercare una risposta, e sarà necessario predisporre  esperienze sensoriali, laboratoriali ed atelieristiche che  invitino a porsi  sempre nuovi  interrogativi sulla natura delle cose.

Il celebre sociologo Edgar Morin ha posto due domande essenziali che debbono orientare l’educatore: “che mondo consegneremo ai bambini?” ed allo stesso tempo “quali bambini consegneremo al mondo?”

Di nuovo gli antichi ci soccorrono:  l’educazione in greco era la  “Paideia”,  non il mezzo per un traguardo formativo, ma il fine stesso del processo formativo, quell’ideale platonico di perfezione morale, culturale e di civiltà  a cui l’uomo deve tendere, attraverso un’attività continua, mai completa, che impegna tutte le risorse dell’individuo, ed attraverso cui egli realizza pienamente sé stesso come soggetto autonomo, consapevole di sé e in armonia col mondo.

In conformità a questa visione dell’educazione emerge in tutta la sua forza il paradigma pedagogico dell’ “Educazione cosmica” montessoriana:  in un universo in cui tutto  è  interconnesso, la legge interiore dell’uomo  risponde a quella del  “Piano cosmico” della vita, presieduto dalle leggi dell’ordine e dell’armonia. Vivendo in sintonia con il piano cosmico, prendendosi cura della vita in ogni sua forma, l’essere umano diventa consapevole del suo “essere nel mondo” e partecipe dell’esistenza.  Il primo ambiente da curare è quindi il mondo stesso, affinchè gli altri ambienti sociali –  la famiglia e la scuola – si conformino a quegli impulsi creativi che tendono, sulla guida delle leggi cosmiche, a realizzare il perfezionamento umano, che richiede la conquista dell’indipendenza morale come auto-perfezione.

La buona educazione quindi sarà quella guidata dall’amore e dalla fiducia nel potenziale del bambino, che si sviluppa e cresce con lui, evolvendosi con i suoi bisogni naturali,  rispettando il suo potenziale umano,  facilitando la presa di coscienza del proprio ruolo nel mondo:  un essere umano  mosso dal desiderio di elevare la vita ai più alti livelli di benessere fisico e morale, un libero pensatore che persegue il bene dei suoi simili e del mondo che lo accoglie e lo nutre, un ricercatore, un mediatore,  un costruttore di ponti,  un esploratore di frontiera.

About Author

Tania Campana é abilitata all’esercizio della professione forense dal 2009. Nel 2017 ha conseguito il Diploma di Tecnico Socio –Sanitario e nel 2018 il Diploma di Specializzazione nel “Metodo Montessori”. Dal 2019 è una formatrice della Fondazione Montessori. E’ membro del Comitato Unicef di Lucca. Attualmente, è impegnata in attività sociali a sostegno dei processi di educazione dell’età infantile.

Comments are closed.