Banche, Mercati ed Economia Reale

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ABSTRACT

La crisi irreversibile del business model prevalente e della governance di sistema

Nelle moderne Economie le banche commerciali hanno snaturato la loro originaria mission aziendale fondata sul processo di autogenesi del credito, motore dell’erogazione dei tipici prestiti e della formazione dei depositi.

Ed in effetti, il pubblico trova conveniente acquisire nel proprio portafoglio finanziario i passivi bancari, tipicamente nella forma di depositi, poiché riferisce a tale attivo gradi di rischio contenuti o presso che nulli.

Ma le banche, incoraggiate dall’atteggiamento prevalente degli Organi di vigilanza e dalle politiche compiacenti dei Governi, hanno modificato il core business, assegnando una centralità crescente alle attività di finanza di mercato; vale a dire, la detenzione di titoli ed altri strumenti derivati con il fine di lucrare ricavi diversi dagli interessi, fondati sulle differenze di prezzo nel breve periodo connesse alle frequenti oscillazioni dei mercati. E’ diffusa la convinzione che la finanza mobiliare comporta assunzione di rischi minori rispetto alla tradizionale erogazione dei prestiti che determina un processo di trasformazione di rischi-scadenze e liquidità. Al contrario, lo studioso attento ben sa che l’operatività sugli odierni mercati finanziari si caratterizza per l’assunzione di alee crescenti ed a volte del tutto imprevedibili, in ragione di tre principali circostanze: a) l’accentuata volatilità delle quotazioni; b) la presenza di diffuse asimmetrie informative; c) l’operare di intermediari in posizioni di dominio tali da alterare il corretto pricing.

Dal che alcune conseguenze indesiderabili:

  1. Una rischiosità crescente delle gestioni bancarie, con trasferimento sui depositi di alee significative e comunque ben al di là di quelle percepite dal pubblico dei depositanti; questi ultimi ricevono remunerazioni presso che nulle in cambio di rischi crescenti e di una liquidità “artificiale” dei depositi.
  2. Un sostanziale contingentamento dello stock di credito all’Economia, per la distrazione di risorse provenienti dalla raccolta in attività di finanza speculativa e per un inadeguato dimensionamento del coefficiente di solvibilità, in ragione dei maggiori rischi assunti e dell’insufficiente dotazione di risorse patrimoniali.
  3. Una riduzione del tasso di sviluppo del prodotto nazionale, in relazione alla grave penuria di finanziamenti principalmente per le imprese di ridotte dimensioni, in ragione della loro dipendenza dal credito bancario, principalmente connessa alle crescenti barriere all’ingresso nella sezione mobiliare del mercato dei capitali.

Tale indesiderabile situazione diffusa in tutti i paesi ad Economia avanzata contrasta con i principi della democrazia economica e della libertà individuale dei cittadini, trasferendo impropriamente alle banche commerciali un potere crescente che si traduce assai spesso in una negativa ripercussione sulle sorti dello sviluppo delle nazioni e sulle condizioni del benessere economico dei popoli; obiettivi e principi del tutto disattesi, poiché l’unico e principale fine degli istituti di credito è la massimizzazione del profitto per gli azionisti e per i managers, in totale contrasto con l’inerenza di pubblico interesse nella propria attività, nella disattenzione dei Governi  e con la complicità delle autorità di vigilanza.

PAROLE CHIAVI: intermediazione creditizia; finanza di mercato; rischi bancari; crediti e depositi; adverse selection; penuria di capitali; costi di agenzia; inerenza di pubblico interesse.

About Author

David Yerushalmi è uno studioso da lunghi anni dell’antropologia e dei modelli di sviluppo delle società umane. Per questo motivo ha dedicato una parte importante delle proprie ricerche alla scienza economica, nella consapevolezza che la disponibilità di risorse utili per la sopravvivenza della razza pone le condizioni per il progresso morale, civile e tecnologico dell’Umanità. Attualmente studia e lavora in Israele.

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