Ricchezza e moneta

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La scienza economica  prevalente basa le proprie analisi su di assunto “falso e bugiardo”: ovvero che le  quantità monetarie e finanziarie in Economia non rappresentano ricchezza “reale”. 

L’affermazione trova forza nelle “pseudo-analisi” e conclusioni anche di autori giudicati “importanti”, secondo le quali  la moneta non gioca nessun ruolo nel dirigere le sorti dell’Economia, sia verso lo sviluppo che al contrario verso fasi recessive. 

La funzione  riconosciuta alla moneta sarebbe quella di determinare il livello dei prezzi e quindi il tasso d’inflazione, e per alcuni versi il livello dei salari, in alcuni approcci teorici anch’essi giudicati “valori nominali” (i salari).

Dal  che la necessità di una prevalenza della politica monetaria su quelle economiche ed industriali, stante l’assunto di base circa la “dannosità” di un’alta inflazione, sulla qual cosa parte della qualificata letteratura è dissenziente (Stiglitz J.E. ed altri).

Ne conseguirebbe per necessità logica che le quantità monetarie e finanziarie debbano essere considerate meri  valori “nominali”, ovvero non rappresentativi di ricchezza reale bensì solo di “potere di acquisto”. 

Da quest’ultimo assunto scaturisce la conclusione di parte della letteratura prevalente che un eccesso di moneta determinerebbe tassi d’inflazione indesiderati.

In verità, mai bugia più grande fu pronunciata dagli uomini che si vogliono definire “studiosi”. 

E’ come se la scienza medica volesse affermare che il sangue non è determinante nel decidere le sorti vitali dell’organismo nei mammiferi, né nel contribuire alla sua crescita o al un suo deperimento.

La verità è del tutto contraria:

  • La moneta al momento della sua emissione non contiene valore e può essere considerata solo in tale fase della propria vita  come quantità economica “nominale” (poiché l’odierno biglietto legale non è convertibile in altro bene dotato di proprio valore-utilità);
  • Ma nell’attimo della sua entrata in “circolazione”, in virtù di un atto di accettazione da parte del pubblico, assorbe il valore contenuto nei beni economici che contribuisce ad acquisire mediante lo scambio monetario; e dunque, essa assume la medesima funzione del sangue negli organismi dei mammiferi, vale a dire trasportare sostanze nutritive, ossigeno ed ogni altro elemento vitale in ogni parte del corpo ed in tutte le cellule, nel nostro caso (moneta) apportare  nutrimento economico;
  • La funzione della moneta  è quindi quella della distribuzione della risorse economiche in ogni parte del corpo collettivo umano, nutrendo adeguatamente ogni cellula (gli uomini).

Una quantità di moneta insufficiente, rispetto al valore prodotto ed al livello dei prezzi, altera le capacità nutritive generate dalla circolazione monetaria, compromettendo il regolare funzionamento economico dell’organismo collettivo umano.

E’ questa una delle cause della diffusa povertà sul nostro pianeta e, dunque, il vero obiettivo “occulto” della prevalenza di politiche monetarie restrittive rispetto a quelle industriali ed economiche propriamente dette (si veda su The Global Review Yerushalmi D., Teoria del Valore e della Moneta).

Quindi, appare evidente al lettore attento e libero da pregiudizi, ovvero non  in mala fede, che la moneta ed i conseguenti valori finanziari rappresentano ricchezza reale della Nazione, in forma di “utilità economiche indifferenziate”, a differenza dei beni e servizi (merci ed altro) che assumono uno specifico contenuto qualitativo e di utilità.

Un’unica ricchezza come “genere”, due “specie” della stessa:

  1. Le utilità economiche specifiche, e quindi i beni e servizi prodotti (quantità economiche); 
  2. Le utilità economiche indifferenziate, come  moneta circolante e valori finanziari che ne conseguono (quantità monetarie).

Va inoltre detto che, al momento della produzione del reddito presso le imprese (valore incrementale), nella fase della percezione dello stesso in forma di salari e di profitti, la moneta già circolante assorbe la nuova ricchezza prodotta; è chiaro quindi che la crescita economica impone e richiede un costante e graduale ampliamento del denaro  in circolazione, affinché la quantità di medio circolante sia proporzionale al valore prodotto e da distribuire tra le classi sociali variamente partecipanti ai processi; in altri termini, bisogna operare affinché lo stock monetario sia correlato alla quantità di beni e servizi disponibili per il consumo e gli investimenti (attività produttive).

Per ciò che attiene il processo inflattivo va detto che esso è semplicemente ed essenzialmente connesso alle modificazioni subite dal piano di convenienza economica dei produttori  e, solo in via indiretta, alla quantità di credito e moneta disponibile in Economia.

Nel senso che un eccesso di valori monetari e creditizi può far insorgere un processo inflattivo solo nei casi in cui i produttori percepiscono condizioni di mercato favorevoli  ad un incremento dei prezzi, con il fine di una massimizzazione dei profitti, scopo ultimo e principale delle imprese.

Ed invero, potrebbero determinarsi situazioni  in cui la maggiore disponibilità di credito e moneta può registrare un livellamento al ribasso dei prezzi o una decelerazione del processo inflattivo, per via di un’accesa concorrenza in una Economia in fase di sviluppo, o al contrario per una recessione in atto, quest’ultimo caso presente in una gran parte dei Paesi dell’area euro.

Per gli stessi motivi  in fasi recessive potrebbe registrarsi un incremento dei prezzi, se i produttori colgono opportunità favorevoli per un aumento dei profitti attraverso la politica commerciale, come in genere accade per i beni di prima necessità, o nei casi di  un fenomeno d’inflazione da costi (per maggiori oneri di acquisizione delle materie importate o dell’energia).

Dunque, come già affermato in altre circostanze, l’inflazione è un fenomeno economico e non di origini monetarie, come vorrebbero farci credere i Governi ed i falsi “profeti” della scienza economica (si veda Galbraith J.K. nelle sue numerose opere sull’argomento e Yerushalmi D., The Global Review, marzo 2018).

L’accettazione di questa evidente verità comporterebbe una decisa inversione di marcia nella Governance economica planetaria, ricomponendo le cose secondo il loro “ordine naturale”, e non in ragione della convenienza delle èlite dominanti che, per mezzo delle politiche monetarie restrittive, attuano un sistematico processo di redistribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto, ovvero dai poveri e meno abbienti verso i ricchi ed i dominatori.

In un solo essenziale modo  l’ “Impero del male” governa il pianeta: controllando due forme di energia,

  • Il valore prodotto, attraverso il controllo della circolazione monetaria;
  • La conoscenza, attraverso la diffusione della menzogna ed il regolare ribaltamento della verità.

La carenza di queste due energie dal valore cosmico, conoscenza e risorse economico-finanziarie,  pone le condizioni per costringere l’umanità ad un livello di vita indecente e non dignitoso, compromettendo il regolare sviluppo della “psiche”umana, vero obiettivo dell’evoluzione  ed unica reale possibilità di riscatto delle genti e dei popoli planetari.

Ma l’ora è scoccata ed il tempo di una redistribuzione dei poteri a livello planetario per quanto attiene al controllo di tali energie è ormai giunto.

Non resta che attendere fiduciosi e quelli che meritano riceveranno il  “… giusto salario …” (Vangeli);

“…. Io non sono venuto per condannare ma per salvare … verrà il giorno che tornerò con squilli di tromba … per giudicare i vivi ed i morti …”(Vangeli).

Quelli che hanno orecchie per intendere  intendano!!!

About Author

David Yerushalmi è uno studioso da lunghi anni dell’antropologia e dei modelli di sviluppo delle società umane. Per questo motivo ha dedicato una parte importante delle proprie ricerche alla scienza economica, nella consapevolezza che la disponibilità di risorse utili per la sopravvivenza della razza pone le condizioni per il progresso morale, civile e tecnologico dell’Umanità. Attualmente studia e lavora in Israele.

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