Qualche breve considerazione sulla Flat Tax

0

E’ opinione corrente che il regime d’imposta ideale sia quello di tipo progressivo.

L’assunto è condivisibile, giacché appare etico un sistema fiscale che si propone di chiedere una maggiore contribuzione a coloro che percepiscono redditi più alti.

Nelle moderne Economie, in via di principio e secondo le dichiarazioni ufficiali, nella norma vige un sistema impositivo di tipo progressivo, fondato su di un incremento delle aliquote in ragione della crescita dei redditi percepiti.

Sennonché, a ben osservare ci si rende conto che le cose non funzionano esattamente in questo modo.

Il fatto è che la media e grande impresa dispone in genere delle risorse umane e tecno-professionali per definire meccanismi di sostanziale elusione delle imposte, anche mediante il ricorso sistematico al trasferimento delle sedi legali in paradisi fiscali o comunque in Paesi dove il regime di tassazione è più favorevole (si veda Piketty T. ed altri).

Ne è un chiaro esempio anche il mercato della UE, dove Nazioni come il Lussemburgo o l’Irlanda applicano aliquote d’imposta sui redditi da capitale sensibilmente contenute. D’altra parte, oggi si assiste ad una concorrenza fiscale crescente tra Paesi anche di contesti geograficamente distanti, fenomeno che è per alcuni aspetti alla base del processo di delocalizzazione produttiva all’origine della cosiddetta globalizzazione economica (si veda, Stiglitz ed altri).

Per altri aspetti, il grande capitale finanziario sostiene una pressione fiscale notoriamente contenuta, per le basse aliquote d’imposta applicate sugli utili derivanti dalla speculazione ed in genere dalla detenzione di attivi finanziari quotati su mercati ufficiali (capital gains) (Atkinson A.B. e Saez E.).

Al contrario, i redditi da capitale (produttivo) conseguiti presso le micro e piccole imprese scontano nel nostro Paese un’aliquota di tipo progressivo, che assume contorni di una non trascurabile ampiezza.

Tale fenomeno penalizza grandemente le aziende di più contenute dimensioni, affievolendo le capacità di autofinanziamento dello sviluppo, assai spesso l’unica reale alternativa per finanziare l’inserimento di nuova tecnologia, se si considerano le barriere crescenti per l’accesso al credito bancario e l’impossibilità di rivolgersi ai mercati finanziari quotati per tale tipo di aziende.

Stessa situazione si riscontra presso le classi lavoratrici, le quali sostengono un regime d’imposta sui redditi di tipo progressivo. Va detto al riguardo che i grandi redditi da lavoro, come quelli dei managers, sfuggono in realtà al meccanismo d’imposta progressiva, poiché si alimentano per gran parte di bonus nella forma di “stock option”, che sono assoggettati al regime fiscale dei capital gains (Lucas R., Atkinson A.B., Piketty T.).

Le cose brevemente descritte hanno determinato nel corso degli anni più recenti :

  • una riduzione della ricchezza disponibile per la classe media e per quella dei lavoratori sulla gran parte dei contesti economici planetari, con
  • un’inevitabile trasferimento di risorse dal basso verso l’alto, vale a dire dai meno agiati verso i più ricchi e benestanti (Krueger A.B.).

L’attuale fase di depressione economica, che ha colpito l’intera area europea  ma in particolare i Paesi dell’area mediterranea, rende necessario l’elaborazione di politiche economiche adeguate per sostenere la ripresa produttiva, cosa che non è scaturita come ci si attendeva dall’applicazione delle sole politiche monetarie.

Il fatto è che il livello dei consumi è al minimo storico e comunque insufficiente per trainare la crescita economica. E ciò è il risultato della scomparsa di una moltitudine d’imprese minori dallo scenario produttivo nazionale, ma anche sovranazionale.

La causa principale di tale disastro va imputata principalmente alla stretta creditizia, che nei fatti si è determinata per le crescenti difficoltà di accesso al credito bancario, dovuta ad alcune principali ragioni:

    • Le politiche di “capital budgeting” perseguite dalle banche commerciali, che hanno portato ad una sensibile riduzione delle risorse dedicate allo svolgimento della tradizionale funzione creditizia, per dare spazio all’investimento in attivi finanziari di mercato, spesso a fini speculativi;
  • Le politiche della vigilanza bancaria, in primis le regole riferite agli obblighi di detenzione di un minimo capitale da parte degli istituti di credito, che nei fatti si è rilevata un’azione pro-ciclica rispetto alla fase in corso dell’Economia, acutizzando la crisi in atto ed originata dall’esplosione della bolla finanziaria sui mercati del 2008 (Masera e Yellen).

In tali scenari i Governi europei si devono porre alla ricerca di soluzioni che possano sostenere la ripresa dei consumi e quindi degli investimenti, per generare nuova occupazione e ampliamento delle produzioni condotte presso le imprese, in primis quelle di minori dimensioni, vero sostegno all’economia delle masse (si veda, Yerushalmi D.).

Bisogna ora aggiungere al quadro già brevemente delineato che un’altra causa della riduzione delle produzioni interne va ricercata nel forte processo di delocalizzazione, che ha investito l’area europea ed in particolare quella italiana.

Il fenomeno è riconducibile:

  • da una parte, ai vantaggi derivanti dalla presenza di basse politiche salari in altri contesti economici meno sviluppati, e ciò è reale anche all’interno dell’area comunitaria;
  • dall’altra, alla ricerca di più contenuti prelievi d’imposta sui redditi d’impresa, che tanto incidono sulle possibilità di autofinanziamento e quindi di sviluppo delle imprese.

Allora, considerando lo scenario disegnato e le cause che lo hanno determinato quale efficacia può derivare da una politica fiscale quale la Flat Tax?

Noi crediamo che la soluzione proposta possa avere una qualche efficacia non trascurabile nel sostenere la ripresa economica, per il tramite dei consumi e poi degli investimenti.

In effetti, una forte riduzione del prelievo fiscale sui redditi da lavoro, concede maggiori spazi di risorse per le classi lavoratrici disponibili per la spesa corrente; inoltre, le imprese minori possono finalmente disporre di maggiori risorse per mezzo dell’autofinanziamento da destinare all’incremento dell’input tecnico, primo fattore incidente sulla competitività di mercato, per via della più alta produttività del lavoro che ne deriva e per il miglioramento dell’asseto tecnico-qualitativo dei prodotti.

Il grido allo scandalo per un’ipotetica riduzione delle imposte sostenute dai ricchi è ipocrita e bugiardo, giacchè è risultato chiaro al lettore che le classi abbienti sono soggette di già ad un’imposta di tipo regressivo, godendo di molteplici meccanismi fiscalmente elusivi dell’imposizione  diretta, pagando minori aliquote sui redditi da speculazione e subendo un ridotto carico impositivo sui consumi (imposte indirette) per la dimensione del proprio reddito.

Ed invero, il lettore ben comprende che le imposte indirette gravano proporzionalmente in modo maggiore sui redditi bassi, per via dell’altra propensione al consumo che li caratterizza rispetto a quelli di maggiori dimensioni ( si faccia un’ipotetica riflessione sull’incidenza della quota consumi in un reddito di 200.000,00 euro annui rispetto ad un reddito di 50.000,00 euro).

Non sorprende quindi che la Confindustria si dimostri contraria alla Flat Tax.

In effetti, la grande impresa ed il capitale finanziario godono di un’aliquota d’imposta tendenzialmente di tipo regressivo, per le cose dette, mentre i vantaggi si riferirebbero alla classe delle imprese minori, sostanzialmente in grandi difficoltà e caratterizzate da un alto tasso di mortalità; la qual cosa avvantaggia la grande industria che occupa quote crescenti di mercato, rafforzando il proprio potere di supremazia, anche chiaramente evidenziato dalle politiche di riduzione o contenimento dei salari in atto nei tempi recenti, dovute alla dilagante disoccupazione ed all’abbondanza di offerta di lavoro.

About Author

Dapprima Ricercatore e successivamente Professore di Finance and Banking presso alcune Università italiane. Manager di diversi istituti di credito e società finanziarie. Attualmente studia e ricerca tra Israele e l’Europa.

Leave A Reply