Ottimismo Difficile

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Una situazione difficile quella che si presenta oggi sui mercati mondiali, anche se largamente conosciuta e continuamente messa in evidenza dai media, istituzioni, banche centrali ed organizzazioni finanziarie. 

Sembra di essere entrati in una sorta di “circolo vizioso” caratterizzato da 

  • un diffuso rallentamento della crescita economica, 
  • una accentuata volatilità dei mercati finanziari, 
  • un incremento del debito sia privato che pubblico e 
  • una confusione crescente nelle relazioni commerciali e politiche tra i principali Paesi, che traggono una gran parte della propria origine dai mutati atteggiamenti  dell’Amministrazione americana. 

In tali scenari, bisogna fare lo sforzo necessario per elaborare corrette valutazioni, non facili, al fine di ipotizzare possibili soluzioni nel medio periodo.

In Politica, non si respira una “buona aria” e si osserva una gran confusione nelle azioni dei Governi e dei principali Leader mondiali, piuttosto orientate alla ricerca di compromessi e soluzioni transitorie che al coraggio di assumere decisioni ed orientamenti realmente “nuovi” e forti; ne pagano le conseguenze le popolazioni dei Paesi interessati sempre piu’sofferenti per i disagi economici e sociali crescenti in ogni contesto planetario.

Le politiche economiche si mostrano presso che assenti mentre insiste l’atteggiamento  delle Banche Centrali orientate a concedere fiato all’Economia per il tramite di politiche monetarie espansive, che hanno il solo effetto di determinare ricorrenti “bolle speculative” mentre il Prodotto ristagna; a loro volta, i tassi si posizionano a livelli prossimi allo zero con una diffusa ed ampia liquidità che non si traduce in maggiori investimenti industriali; si segnala inoltra un crescente deterioramento della qualità dei  crediti che pone l’accento su di un rischio crescente di solvibilità e di tenuta dei conti.

Il livello dei consumi ne soffre e stenta a decollare, con diversi settori in crisi piu’ di altri, quali quello dell’auto, della telefonia mobile, dell’e-commerce, con profondi cambiamenti in corso nel settore della pubblicità e del marketing.

I costi di produzione si mostrano in genere in crescita, in particolare quelli connessi all’energia, ai trasporti, ai finanziamenti ed alle coperture dei rischi, che riducono tendenzialmente i margini operativi sui ricavi già in flessione. Inevitabili i riflessi sul livello dei salari e sulle tensioni concorrenziali, alle quali le imprese minori in genere soccombono. A cio’ si aggiunga una riduzione diffusa dei flussi in esportazione per la flessione degli scambi internazionali, anche per via di dazi e barriere crescenti tra Paesi, mentre si mostra sofferente il settore del trasporto navale ed aereo. 

In tali scenari la domanda di capitali per investimenti si accentua in ragione delle esigenze connesse con i necessari ammodernamenti degli impianti ed con la razionalizzazione dei processi aziendali, in ogni settore, ma non sembra che la disponibilità di credito sia aumentata per una maggiore percezione del rischio da parte delle banche e degli investitori in genere.

Per queste ragioni alcuni Paesi cercano di seguire la via del riarmo e/o della vendita di tecnologie militari per sopperire alle carenze del settore privato e sostenere l’Economia per il tramite dell’incremento della spesa pubblica. Ma tali politiche si scontrano con una maggiore confusione nel quadro delle relazioni geopolitiche tra gruppi di Paesi emergenti e grandi potenze, acutizzata dalle politiche commerciali aggressive degli Stati Uniti e della Cina e dagli atteggiamenti “minacciosi” dell’Iran che intende resistere alle crescenti “pressioni” americane.  

Le principali spinte al cambiamento ed alla instabilità derivano dai nuovi  atteggiamenti geo-strategici assunti dall’Amministrazione americana.

Ne risente inevitabilmente l’andamento dei mercati finanziari, con crescente interesse verso i beni rifugio e la diversificazione del portafoglio, favorendo l’acquisto dei Bonds di riferimento per una maggiore attenzione verso il fattore “qualità”. Si mostrano in difficoltà i mercati emergenti e quelli dell’auto, banche, tecnologico e manifatturiero, con le quotazioni che mostrano diffuse “bolle” valutative anche in ragione dell’alta liquidità immessa dalle Banche Centrali a tassi prossimi allo zero. Si segnala il finanziamento di un’azienda danese regolato ad un tasso d’interesse “negativo”.

La volatilità resta elevata e non sembra che possa attenuarsi, almeno nel breve periodo, mentre il mercato mostra un andamento uniforme sull’intero contesto mondiale senza sostanziali novità nelle attese degli operatori  sempre alla ricerca spasmodica del “rendimento”.

Per il momento non si registra un Sell-off  dei mercati, solo “aggiustamenti” tecnici di portafoglio tra settori diversi, aumento dell’uso dei derivati a copertura del rischio di esposizione, mobilità dei capitali tra differenti Fondi hedge e tra questi ed investimenti alternativi, acquisti sostenuti di oro e di altri valori rifugio, anche da parte di Governi e Banche Centrali. Tutti fattori che sono largamente conosciuti e quindi con impatto limitato, con molti investitori ancora impegnati a proseguire la campagna di “Buy The Dips” (comprare nella fase di ripiego), ovvero la ricerca di “occasioni di acquisto”.

 Lo scrivente non crede che siano stati totalmente valutati gli “effetti collaterali” dall’attuale guerra commerciale in atto nello scenario mondiale, che si aggiunge alla fragilità del quadro politico ed alla presenza di forti tensioni geopolitiche, in una fase di costante riduzione del potere di acquisto del cittadino medio, peggioramento della qualità del credito e riduzione della sostenibilità del debito, pubblico e privato. 

Si prevede un periodo di “pausa” nel corso dell’estate, con una relativa “calma” sui mercati, con nuove tensioni in vista per l’autunno sia sul fronte politico che economico, anche in connessione alla pubblicazione di nuovi dati sull’andamento delle Economie. 

Preoccupano 

  • le situazioni di grave e diffusa siccità in diverse regioni del mondo per i propri effetti sulla produzione di cereali,
  • la dilagante peste suina, 
  • la riduzione continua del salario medio mentre i costi della vita si mostrano in crescita, 
  • l’incombente stretta creditizia in chiaro contrasto con le politiche monetarie espansive.

Focus da tenere su mercato immobiliare e sul settore dei corporate bonds oltre che su valori connessi alle “terre rare”, agli alimentari, al petrolio ed  alle politiche circa la composizione delle riserve nazionali di alcuni Paesi, quali Cina, Urss, India, che possono determinare effetti sensibili sulle quotazioni del dollaro americano e sui treasury bonds. 

About Author

Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. E’ esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.

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