Moneta, Valore e Benessere

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Basta con l’impero delle politiche monetarie! E’ tempo di dare azione e forza alle politiche industriali ed a quelle di bilancio.

In una moderna Economia monetaria e creditizia, la Moneta rende “liquido” il Valore prodotto, consentendo la sua distribuzione in ogni cellula (l’uomo) del corpo collettivo umano.

Non potrebbe essere diversamente, in ragione della forte divisione del lavoro  e della produzione di  beni economici immateriali, per cui per il “produttore” (il lavoratore) non c’è possibilità di una diversa appropriazione di una quota del prodotto (si veda David Yerushalmi su The Global Review,e l’ampia opera di J.K.Galbraith e di J. Stiglitz).

Il sistema delle produzioni è di tipo “capitalistico” ovvero fondato sulla prevalenza del capitale (tecnologia) e quindi sul suo accumulo per sostenere lo sviluppo (Cobb e Douglas, funzione di produzione); la qual cosa determina una continua rincorsa della crescita della produttività del lavoro, con permanente disoccupazione di una quota consistente della mano d’opera disponibile e ricorrenti manifestazioni di eccedenza di capacità produttive, in ragione del fatto che la domanda si presenta insufficiente giacché non per tutti v’è lavoro, ed in conseguenza del dilagare di politiche di bassi salari e comunque inferiori ai reali livelli di produttività, per via di un’abbondante offerta di forza lavoro.

Se le cose stanno in questo modo, e non perché il modello descritto rappresenta l’ideale sistema economico di una società realmente equa, il problema centrale della Governance è l’elaborazione di politiche con lo scopo di sostenere la domanda aggregata in caso di flessione dei livelli produttivi  per assenza di consumi e di investimenti. In tal caso, il “soccorso” dell’Economia non puo’  arrivare dalla sollecita attenzione ed azione del capitale privato, secondo l’impostazione cara ai cosiddetti “neoliberisti”,  poiché le imprese sono motivate dalla sola rincorsa del profitto.

In tali scenari, l’unica via percorribile si dirama in due direzioni parallele:

  • L’una, si esprime attraverso una spesa in deficit dello Stato di tipo assistenziale per contrastare in un primo momento il crollo dei consumi, ed in via contestuale in un azione di sostegno del livello degli investimenti che pone le premesse per una ripresa delle produzioni, dell’occupazione e quindi dei redditi in capo alle masse, per una nuova espansione della domanda aggregata;
  • L’altra, agisce attraverso un’acconcia politica monetaria e del credito, affinché si determini una sufficiente liquidità nel mercato finanziario che ponga le condizioni utili per una sensibile espansione delle operazioni di prestito delle banche, unico canale di finanziamento del capitale tecnico e produttivo presso le piccole e medie imprese e della spesa per l’acquisto dei beni a consumo differito (permanenti) delle famiglie; quindi una politica monetaria che si pone lo scopo principale di sostenere la crescita dell’Economia piuttosto che quello dell’inflation targeting: d’altra parte, una parte qualificata della letteratura sostiene a gran voce che il male peggiore dell’Economia non è il tasso d’inflazione bensi’ la presenza di “eccedenze” di capacità produttive.

Nell’Europa della moneta unica la Governance economica è prevalentemente condotta attraverso la politica monetaria, contrastando nei fatti l’adozione di politiche industriali ed economiche volte a sostenere direttamente il sistema produttivo, per via dei limiti imposti all’ampiezza del deficit pubblico  ed alle conseguenti politiche per lo sviluppo.

Ed in effetti, i Paesi aderenti hanno perduto la propria sovranità monetaria, con la conseguenza che le politiche di bilancio dello Stato sono alla mercé dei “mercati” e della Banca Centrale Europea, vale a dire del piu’ cinico potere finanziario.

La BCE si pone lo scopo principale di contenere il presunto tasso d’inflazione piuttosto che di sostenere la crescita dell’Economia, con il risultato che al primo segnale di vera ripresa  si affretta nell’adozione di politiche monetarie  volte alla riduzione della circolazione monetaria ed alla contrazione dei livelli di credito bancario; la conseguenza è l’aumento della disoccupazione e la riduzione dei salari, con inevitabile flessione della domanda aggregata per insufficienza dei consumi e degli investimenti (azione definita da Joseph Stiglitz, “effetto arpione”).

Le Nazioni aderenti non hanno armi per opporsi a tale gioco, poiché i vincoli di bilancio imposti (trattato di Maastrich)  non consentono politiche economiche fondate sul “deficit spending” in ragione di una forte dipendenza dai “creditori” per il collocamento dei propri titoli di debito: il grande capitale e la stessa BCE;  i quali taglieggiano gli Stati con il “giogo” degli alti interessi motivati dal cosiddetto “rischio di default” (spread).

Al danno si aggiunge la beffa, poiché ci troviamo di fronte al classico fenomeno del “cane che si morde la coda”.  Come potrebbe ridursi il rapporto Deficit/Pil se l’assenza di adeguate politiche economiche non rende efficace  il contrasto delle fasi di rallentamento e di recessione dell’Economia, riconducendo il sistema sulla via  dello sviluppo?

Le Nazioni rinunciando alla propria sovranità monetaria hanno “delegato” la grande Finanza al controllo della “liquidità” dei mercati, con inevitabili ripercussioni sullo stock  monetario  in circolazione e della stessa moneta legale, tale  in virtu’ di Legge dello Stato; la rinuncia al “controllo” sull’emissione dei biglietti legali comporta il pagamento di consistenti oneri finanziari  (tassi di interesse) per il finanziamento del bilancio dello Stato, il cui livello è determinato nel totale arbitrio del grande capitale, spesso fonte di “ricatto” dei Governi per indurli ad elaborare politiche di riforma e di abbattimento del “welfare state”.

E’ uno scempio ed un delitto contro i popoli.

Solo gli ignoranti e gli ingenui non comprendono che il fine è di spezzare la forza e la dignità  delle Nazioni e delle masse che le abitano, per rafforzare la supremazia delle classi dominanti e sostenere il mai interrotto processo di trasferimento della ricchezza  dal “basso verso l’altro” (si veda per tutti l’opera di Thomas Piketty).

La soluzione è una soltanto: riassumere sovranità monetaria ed autonomia nella definizione delle politiche di bilancio e nella conduzione dell’Economia nazionale.

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Dapprima Ricercatore e successivamente Professore di Finance and Banking presso alcune Università italiane. Manager di diversi istituti di credito e società finanziarie. Attualmente studia e ricerca tra Israele e l’Europa.

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