Un mondo alla ricerca di un reale rilancio dell’Economia.

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La situazione economica generale è sostanzialmente invariata: si conferma il rallentamento della crescita globale, un record massimo nella consistenza dei debiti privati e statali e grandi cambiamenti in atto nel quadro geopolitico mondiale. 

Le ipotesi controverse sulle cause del riscaldamento planetario, oltre che determinare confusione, sono causa di una tendenza alla modificazione delle politiche industriali ed economiche, con nuovi investimenti che non sempre vanno sulla via di un reale sostegno delle esigenze di sviluppo delle aziende. Ne sono coinvolti in modo piu’ marcato il settore delle auto, dei trasporti aerei e della plastica. Ne risentono le politiche fiscali delle nazioni con incremento delle cosiddette “tasse ecologiche”, che generano nella norma un aumento dei prezzi al consumo.

Le guerre commerciali in atto tra le maggiori potenze economiche mondiali  sono la causa di una crescente instabilità nella politica interna delle nazioni, con effetti destabilizzanti l’equilibrio geopolitico. Si aggiungono le maggiori difficoltà finanziarie dei Governi con ripercussioni sulla solvibilità economica di alcune delle principali organizzazioni internazionali operanti sotto l’egida Onu; e cio’ è anche un effetto dell’aumento delle pressioni  nazionalistiche e dei disordini sociali all’interno degli Stati, per la delusione delle popolazioni mondiali circa la capacità di vincere gli atavici problemi del sottosviluppo. Ne sono conseguenze evidenti i flussi dell’immigrazione irregolare in crescita, che non potranno essere controllati sino a che non si pone rimedio alle indecenti condizioni di vita economica e sociale della gran parte  dei popoli delle nazioni in via di sviluppo.

Il processo in atto della “globalizzazione” non sembra abbia sortito gli effetti attesi, vale a dire in primis quello di un incremento del potere di acquisto delle genti di ogni Paese, essendo motivato principalmente dalla ricerca di politiche di bassi salari e di contenuti costi fiscali, con lo scopo di accrescere il profitto del capitale.

 Il risultato è che anche nelle nazioni a maggiore sviluppo si manifestano un incremento della disoccupazione ed una riduzione del salario medio.

La politica dei Governi si è quindi mostrata incapace di affrontare la situazione di una diffusa povertà dovuta al marcato sottosviluppo delle economie dei Paesi “terzo mondisti”, con enorme “spreco” di risorse umane non utilizzate o sotto pagate. Il capitale assume allora il primato sull’azione dei Governi ed il quadro sconfortante si accentua. La dialettica politica ha superato il confine delle “ideologie” per ridursi ad un acceso confronto, mal compreso dalla maggioranza degli osservatori, tra “sovranisti” e “globalisti”, perdendo il “filo del discorso” e trascurando le vere cause del disastro in atto, vale e dire l’assenza di acconce politiche industriali ed economiche.

La fragilità economica delle nazioni si riflette sull’andamento del debito pubblico, in costante aumento, con inevitabile incremento della pressione fiscale e riduzione del potere di acquisto e d’investimento del settore privato. Le assicurazioni sociali soffrono per la sensibile crescita dell’età media della popolazione e, per evitare il rischio del default, si tenta di percorrere la strada di un innalzamento dell’età pensionabile.

In questa generale situazione di profonda crisi e confusione politica, le banche centrali hanno inondato il mondo di liquidità (elicopter-money) tramite il taglio dei tassi, le iniezioni di contanti, gli acquisti di assets, mentre i Governi cercano di porre rimedio alla crisi economica  mai superata con politiche di incentivi settoriali, stimoli fiscali, ed in qualche caso investimenti pubblici. 

In ambito finanziario, con la presenza di tassi negativi si registra un aumento marcato delle attività di ricerca del rendimento per il capitale, che fa passare in ordine secondario l’attenzione sulle condizioni di rischio degli assets, seguendo la via di una riduzione della liquidità dei portafogli anche con investimenti di tipo immobiliare.  

I principali indici di borsa sono ai record massimi, sostenuti dalle aspettative degli investitori (non sempre razionali) e dalla ricerca del rendimento, in un contesto generale dove l’Economia è  in rallentamento o recessione, con conseguente sensibile riduzione degli utili aziendali ed aumento dei default d’impresa.  

Si fa quindi piu’ pressante l’esigenza dell’elaborazione di oculate strategie di composizione dei portafogli, con il fine principale di un’oggettiva limitazione del rischio. Si predilige l’acquisto di prodotti di qualità o dei cosiddetti beni rifugio, tra i quali l’oro, l’argento ed alcune valute mondiali come il dollaro statunitense, lo yen ed il franco svizzero. 

Particolare attenzione va prestata al cosiddetto fenomeno dello “stress da liquidità” nel breve o brevissimo periodo, e sull’andamento dei corporates bonds, con tassi in tensione ed importanti scadenze di rimborso nei prossimi mesi. Assume ancora una forte centralità la necessità di operare un’attenta valutazione della qualità del credito che nei fatti si è sensibilmente deteriorata nei tempi recenti. 

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Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. E’ esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.

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