New Green Deal – gli investimenti del futuro

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Non che gli esseri umani siano diventati tutti rispettosi dell’ambiente e pronti a rinunciare ai privilegi ed agli agi conseguiti negli anni. In realtà l’attenzione verso l’ambiente, giustificata dalla necessità di arginare gli effetti del Cambiamento climatico, ha reso di moda il New Green Deal; i Governi si adeguano ed anche le politiche di immagine aziendale. Un esempio di questi giorni, il Credito Svizzero come sponsor principale di Roger Federer e le campagne mediatiche per un immagine “green” con la girl Greta Thunberg.

NEVE in Arabia Saudita  nel deserto  mentre a Londra spuntano fiori nei giardini.

Non sono in vero molti quelli che sono realmente disposti ad un sensibile mutamento del proprio stile di vita, in ragione di una convinta e consapevole adesione alle politiche di “sostenibilità” ambientale.

Il problema di una maggiore attenzione ecologica non certo trova adeguata soluzione con l’uso delle bici elettriche, in sostituzione degli scooters, o con l’acquisto delle auto non alimentate ad idrocarburi: il fenomeno rischia di restare intrappolato nei confini di uno “stile di moda” e di “immagine”.

Ciò non ostante, gli effetti più sensibili del New Green Deal si manifestano nelle politiche economiche dei governi e nella qualità degli investimenti aziendali. I tentativi di indurre in una determinata direzione le produzioni industriali inevitabilmente determinano nuove politiche fiscali, con l’intento di ridurre l’uso delle plastiche, dei motori diesel  ed il consumo dei carburanti inquinanti nel volo aereo: è il momento delle “tasse ecologiche”.

Senza entrare nel merito del dibattito scientifico circa le reali cause dei cambiamenti climatici in atto, per nostra specifica incompetenza, va affermato che i Governi si affrettano nell’adozione di politiche “verdi” con l’intento principale di conquistare le preferenze dell’elettorato e non solo: è l’esempio dell’Unione Europea con

  • il nuovo Patto Verde per il Clima, una previsione di 1.000 miliardi di investimenti sino al 2030
  • uno specifico progetto che riguarda la cosiddetta “transizione dal carbone”,
  • nuove tasse “ecologiche” con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2, oltre che
  • l’emissione di nuovi “diritti CO2” per le aziende che superano i limiti predefiniti.

In realtà, molti problemi dall’importante impatto restano irrisolti come quelli connessi

  • al “riciclo” delle sostanze tossiche,
  • lo smaltimento delle vecchie “marmitte catalitiche” e delle vetture a motore diesel com’anche delle vecchie “pale eoliche” non piu’ performanti; inoltre, si è aperto nei tempi recenti un dibattito anche sul riciclaggio delle “batterie” vecchie e nuove, senza aver ancora individuato efficaci soluzioni.

Alle problematiche sinteticamente esposte si aggiungono le tensioni nei principali mercati economici mondiali per le crescenti barriere al commercio, come l’imposizione di nuovi dazi e di sanzioni verso taluni paesi per i mutati scenari negli equilibri geopolitici.

Un costo complessivo e globale enorme che si accompagna ad

  • una situazione economica generale caratterizzata da rallentamento e recessione,
  • con riduzione del potere di acquisto delle masse principalmente per via delle basse politiche salariali, se si fa l’eccezione di pochi paesi come Israele e gli Stati Uniti, in questo caso con qualche incertezza.

Da tale scenario mondiale non certo incoraggiante la situazione dei mercati finanziari mostra ottime opportunità d’investimento, con riferimento ai rendimenti attesi, per le crescenti esigenze di realizzare politiche di investimenti “green”, con nuove emissioni di prestiti e raccolta crescente da parte dei Fondi investimento. Il fenomeno interessa in una certa misura tutti i settori, dall’abbigliamento ai trasporti, dall’agricoltura ai consumi domestici, gestione dei rifiuti urbani, costruzioni, nuove tecnologie e turismo.

Per gli investitori si amplificano quindi le opportunità di diversificazione del portafoglio investimenti finanziari, con nuove prospettive in termini di rendimenti e rischi.

Non bisogna però lasciarsi guidare da un facile ottimismo ed il suggerimento per il risparmiatore privato è sempre quello di consultare un consulente finanziario di fiducia.

About Author

Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. E’ esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.

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