Mercati ed economie al contrario: responsabilità del virus?

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Dopo tanti anni di attività nel settore finanziario, l’autore non avrebbe mai potuto ipotizzare la presenza di  tassi negativi in Economia: il debitore principale riceve un premio in termini di “rendita finanziaria” per l’utilizzo di un capitale di debito; è “il contrario” di ogni principio economico: il finanziatore assume l’alea del “mancato rimborso” all’atto del finanziamento, per cui il tasso d’interesse rappresenta il premio al rischio ed alla rinuncia della liquidità.

Il fenomeno è un chiaro indicatore che il sistema delle produzioni e le connesse attività finanziarie sono totalmente pervertite rispetto allo scopo originario dell’economia capitalistica.

A tale sconcertante fenomeno se aggiunge un altro non meno rilevatore della crisi profonda che investe le moderne Economie, in questo caso diretta conseguenza della pandemia da Coronavirus: il prezzo del barile di petrolio è “negativo”, bisogna pagare l’acquirente se s’intende ridurre lo stock di produzione disponibile; anche se gli effetti sui prezzi al consumo si mostrano nei fatti inesistenti.

Su di un altro versante, ci si attendeva una politica finanziaria dei Governi attenta alla riduzione dell’indebitamento; al contrario, il debito è al livello record e con gravi rischi di “esplosione” della situazione generale.  Al riguardo, in ragione della crisi dei mercati scatenata dalla pandemia virale, le Banche centrali hanno iniettato liquidità per oltre 23,4 trillions dollari nel sistema finanziario, senza sensibili e concrete ricadute sul settore reale dell’Economia.

I settori maggiormente in crisi nell’immediato sono quelli del trasporto aereo e dell’automobilistico; i costi per l’inutilizzo dei velivoli sono consistenti mentre il “magazzino” degli autoveicoli invenduti occupa aree enormi.

Tutta colpa della pandemia da COVID19?

Non crediamo.

Le situazioni di crisi erano già ben presenti prima che quest’ultimo fattore diventasse elemento scatenante. Nel dicembre del 2019 gli indici delle principali borse quotavano record massimi, con il settore auto caratterizzato da una profonda ristrutturazione con costi aggiuntivi per “multe ecologiche”, passaggio dal diesel all’elettrico e dunque elevata necessità di nuovi investimenti e di capitali freschi. Al pari i settori della telefonia, con l’avvento del 5G, della nuova Green Economy ed il settore della Finanza per il passaggio al Fintek, con l’introduzione dell’informatica in misura massiccia nelle banche e negli altri intermediari.

In tali scenari la Finanza si caratterizza sempre piu’ per essere “un mondo a parte”, totalmente avulso dal settore reale dell’Economia alle prese con una costante e vistosa riduzione dei consumi, contrazione della produzione industriale, principalmente quella manifatturiera, deterioramento dei crediti ed esplosione del rischio sostenuto dalle banche e dagli investitori in genere, situazione in via di accentuazione per le diffusione della pandemia virale ma pur sempre già preesistente.

L’abbondante liquidità immessa sul sistema dalle Banche Centrali ha solo determinato una rincorsa all’acquisto di assets finanziari per la ricerca di un rendimento da differenze di prezzo dovute alle oscillazioni quotidiane, ed un sostegno alla tesoreria delle banche, in crisi per lo sfavorevole andamento delle quotazioni di mercato; ne è derivato una ripresa dei prezzi non connessa con i fondamentali sottostanti, prodromo di un prossimo e successivo crollo delle quotazioni. Un’ulteriore prova, se necessaria, di una Finanza fine a se stessa e totalmente scollegata dalle necessità connesse alla produzione del reddito e della ricchezza delle nazioni e che il morbo pandemico contribuisce a mettere maggiormente in evidenza.

In questo scenario mondiale, già compromesso nelle sue quantità economiche e finanziarie fondamentali, arriva la “tempesta” pandemica e “volano gli stracci”.

Nel contempo si è osservato un iniziale riallineamento tra i prezzi in quotazione ed i valori reali sottostanti, ma è troppo presto per “cantar vittoria”.

E’ diffusa l’opinione che la crisi in corso segni l’inizio di una nuova fase, con effetti mortali sul processo di globalizzazione economica cosi’ come manifestato sino ad oggi; certo è che ancora una volta  appare evidente la profonda instabilità di un  sistema economico fondato sullo sfruttamento della “merce lavoro”, alla continua rincorsa di basse politiche salariali e di aree di franchigia fiscale, unici veri parametri alla base del tanto proclamato processo di delocalizzazione delle produzioni; criteri che contrastano con la dichiarata ricerca di una maggiore produttività del lavoro.

In tali scenari di crisi profonda che sempre piu’ appare sistemica e strutturale, sui mercati finanziari ci si attende un processo di ristrutturazione dei portafogli non ostante l’assenza di chiari segnali in tale direzione da parte dei fondi, hedge e pensioni, e dagli altri intermediari. E’ ancora forte l’utilizzo dei derivati con ampliamento delle esposizioni, per una ricerca spasmodica del rendimento; processo basato sui flussi speculativi rendendo fragile un mercato già reso debole dall’andamento negativo dei fondamentali economici.

Resta senza risposta la domanda: dopo la fine del lockdown possiamo attenderci un ritorno seppur lento alla “normalità”, con una ripresa dei consumi e delle produzioni industriali? O forse l’attuale scenario è solo l’inizio di una crisi epocale che frantumerà l’attuale sistema capitalistico ed i suoi criteri di produzione e distribuzione della ricchezza?

E per il risparmiatore in cerca d’investimento qual’è il giusto prezzo per l’acquisto  dell’attivo finanziario?

Le soluzioni non sono a portata di mano né si mostra agevole l’analisi degli scenari di mercato, e dunque  prudenza e ricerca del sostegno di un consulente finanziario di fiducia.

About Author

Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. E’ esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.

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