Mercati al contrario sempre più lontani dal “reale”

0

Tutti abbiamo testimoniato e vissuto gli effetti della pandemia da Coronavirus  e  constatato i consistenti danni causati sulle già precarie e deteriorate condizioni economiche globali.

Conosciamo ampiamente i fattori che hanno determinato questa condizione globale di rallentamento, di crisi, di mancanza di crescita, di riduzione dei consumi, di contrazione della produzione e rallentamento del commercio globale.

Ci riferiamo alla presenza di politiche adottate dai Governi deboli e fragili, di tensioni in crescendo sul quadro geopolitico, di nuovi disordini sociali, d’incremento oltre ogni previsione del debito pubblico e privato, principalmente quello delle imprese, con deterioramento della qualità del credito e con sempre maggiori incertezze sulla sostenibilità dell’indebitamento complessivo.

Si potrebbe affermare “mal comune mezzo gaudio”; i “problemi” sono  globali, di tutti, chi più chi meno, in una intersecazione finanziaria molto stretta, con dipendenze elevate per vari fattori, condizionate in modo marcato in conseguenza di numerosi anni di un intenso processo di globalizzazione.

Concentrando l’analisi sul primo trimestre del 2020, si evidenzia una situazione generale di fragilità, di rallentamento economico, amplificato dalla guerra dei dazi, principalmente tra USA e Cina e poi estesi a URSS, EU, e trasversalmente anche tra gli altri Pesi presenti sullo scacchiere mondiale. Si aggiungono le “ritorsioni” ed i boicottaggi su singoli prodotti e su specifici settori del commercio internazionale, circostanza che ha contribuito ad amplificare il rallentamento economico già in atto, e protratto i tempi per una potenziale ripresa, crisi al momento piu’ accentuata nel settore del trasporto aereo, del turismo e delle auto.

Il Lockdown a livello mondiale, conseguente alla pandemia virale, ha rafforzato  una crisi economica già in corso di manifestazione, costringendo i Governi all’adozione di politiche di sostegno al settore dei consumi e delle imprese che nella maggioranza dei casi ha comportato incremento del debito, accompagnato da un forte aumento della liquidità immessa sui mercati da parte delle principali Banche Centrali.

Gli effetti sui mercati finanziari sono stati confusi e non certo aderenti ai fondamentali economici sottostanti: dopo un iniziale crollo delle quotazioni si è registrata una “vigorosa ripresa” dei prezzi,  favoriti i titoli dei settori maggiormente sostenuti dagli aiuti pubblici quali l’auto, il trasporto aereo, il turismo ed il tecnologico, le vendite online.

Un mondo finanziario “al contrario”, se consideriamo che la maggioranza delle aziende in quotazione con le migliori performance sono già sull’orlo del fallimento, ad esempio Hertz, Wirecard ed altre. In realtà, i mercati sono in cerca di una “direzione di marcia”, di opportunità, di rendimento, di minori rischi ma è come urlare “al fuoco” quando la casa è già divorata dall’incendio; molti operatori, grandi e piccoli, hanno imitato le azioni delle Banche Centrali, con acquisti ed investimenti quasi in simbiosi, le quali pero’ si ponevano non fini di profitto bensi’ azioni di sostegno alla solvibilità delle banche e dei principali intermediari finanziari.

Si sono mostrate prevalenti le operazioni di acquisto di corporate bond e dei prodotti “rifugio”, con accentuazione della “protezione” sulle posizioni assunte; maggiore forza del dollaro statunitense, del franco svizzero, dello yen giapponese e dell’oro, argento e rame.

Osservando quindi le dinamiche dei mercati finanziari non si rileva alcuna traccia della crisi che ha colpito l’Economia mondiale e che si è  accentuata in ragione della  diffusione della pandemia da coronavirus: gli operatori attendono la “ripresa” ma forse avranno un brusco e tardivo risveglio!

Il mercato si mostra “assuefatto” ai “disastri”, totalmente avulso e distaccato dai dati economici fondamentali; ed in effetti, dopo le previsioni dei mesi marzo / aprile molto negative, ci troviamo ora in una condizione di “attese” di segno contrario, inconsapevoli sostenitori (gli analisti) dei politici di turno che per ragioni di propaganda di regime rassicurano il pubblico con le proprie previsioni di nuova crescita; l’incremento senza sosta dell’indebitamento pubblico e privato, con i conseguenti rischi di dissesti generalizzati, sembra non interessare gli operatori grandi e piccoli.  

Quindi i mercati si trovano in una situazione di  eccesso di valutazione (per usare termini moderati), di aspettative, e si mostrano ancora una volta ampiamente distaccati dalla realtà economica, dopo un breve periodo (fine marzo) di riallineamento  tra “finanza ed economia reale”, segnato da una  riduzione dei prezzi dei principali valori in quotazione.

E’ come se sui mercati finanziari “piovesse manna dal Cielo”; ci troviamo a vivere in un mondo al contrario, dove si riceve un compenso per attingere un credito (tassi d’interesse negativi) e bisogna corrispondere un prezzo se s’intende “consegnare” petrolio,  dove le società in fallimento hanno le migliori performances in termini di quotazioni di mercato; e sembra che tale “innaturale ciclo” non debba aver fine. Follia? o cos’altro?

La realtà dell’Economia mondiale ci racconta un’altra verità.

La disoccupazione è in aumento e cosi’ il crollo dei redditi e dei consumi; risultano intensificate le tensioni di natura geopolitica; numerosi settori sono in crisi profonda senza alcuna previsione di superamento delle difficoltà nel breve periodo, quali auto, trasporto aereo e turismo; si registra nel contempo una grave distruzione del tessuto produttivo delle nazioni per via di un’alta mortalità di piccole e medie imprese; la situazione occupazionale in una prospettiva a breve non potrà che peggiorare; previsioni certe di una forte riduzione delle entrate fiscali degli Stati, con peggioramento dei deficit di bilancio.

Si spera in una crescita dei cosiddetti “investimenti green” e del settore tecnologico a forte innovazione ma non v’è alcuna certezza.

Probabilmente, ci troveremo di fronte ad una crisi epocale, il cui risultato sarà un totale stravolgimento degli attuali assetti economici e finanziari e dell’intera vita planetaria.

Per l’investitore non resta che proteggersi ed usare massima prudenza: è consigliato l’investimento nei “beni rifugio” ed una situazione “attendista” per quanto riguarda l’impiego delle liquidità in eccesso.

About Author

Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. E’ esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.

Comments are closed.