Liquidità, tassi ed andamento mercati.

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Va detto in premessa che abbiamo raggiunto un record minimo nel livello dei saggi d’interesse e quindi nei rendimenti sugli attivi finanziari, con un picco massimo del livello d’indebitamento e presenza di tassi negativi; si mostra quindi utile argomentare e  fare il punto della situazione.

Per quanto riguarda i “fondamentali” dell’economia, crescita, produzione, inflazione, consumi, investimenti, molto è già stato detto ed in gran parte è conosciuto. Dopo un lungo periodo di disinteresse per i parametri reali ed attenzione specialmente riferita alla finanza, si è giunti al momento di una maggiore consapevolezza e dunque l’attenzione si rivolge all’aspetto qualità, al livello del rischio in rapporto al rendimento ed alle condizioni di volatilità dei mercati e delle singole emissioni. 

La geopolitica non presenta sensibili mutamenti e le variabili in gioco non hanno determinato sino ad ora dei forti contraccolpi sugli andamenti dei mercati.   Quindi le situazioni riferite all’Iran, Siria, Turchia, Venezuela ed ora anche Argentina, Ucraina e molte altre, sono state sostanzialmente assorbite nel quadro delle attese degli operatori, cosi’ come le tensioni nel commercio internazionale, la guerra dei dazi, l’aggressiva  politica estera americana e le conseguenti sanzioni. 

Le politiche monetarie a livello mondiale si sono sostanzialmente orientate verso un ampliamento della liquidità, con tendenza alla riduzione dei tassi e con attese di mercato che anticipano ulteriori contrazioni.   La maggior parte di queste iniezioni di denaro ed emissioni di bonds sono finalizzate a sostenere il debito preesistente, giunto ad un record massimo, con scarsi effetti sulla crescita dell’economia reale (produzione e consumi), com’è evidente nel caso della Germania, con tendenza al contrario ad un ulteriore rallentamento e possibile conseguente fase recessiva (prevista dai principali analisti). I saggi d’interesse dovrebbero restare su livelli contenuti, mentre resta forte l’esigenza di generare una situazione “inflattiva”. 

Dunque, lo scopo principale dei Governi e delle Banche Centrale sembra essere il contrasto alla fase deflattiva ma gli strumenti disponibili si mostrano sostanzialmente inefficaci. I prezzi dei servizi e delle assicurazioni nonché il carico fiscale si mostrano in crescita, con pressione sul potere di acquisto dei salari per via della sostanziale invarianza della paga oraria, se non un suo  tendenziale decremento. 

Lo spazio per ulteriori tagli nei saggi di interesse si riduce con conseguente evanescenza degli effetti positivi sull’economia, creando “danni collaterali” per l’innalzamento inevitabile della rischiosità degli attivi bancari. Abbiamo in sostanza una maggiore liquidità nei mercati, una crescita dello stock di risparmio finanziario che si mostra superiore alle necessità d’investimenti e di consumi dell’economia; in realtà, si manifesta in modo diffuso una sensibile eccedenza di capacità produttiva.   In tale contesto generale, la sostenibilità di mutui, debiti, leasing, si deteriora in via crescente acutizzando i rischi di possibili crisi finanziarie. L’unico rimedio al momento sembra essere un continuo aumento dell’emissione di nuova moneta.  

Lo scenario è favorevole per azioni di svalutazione valutaria, come già si osserva nel caso della Cina e della Turchia, per un sostegno al flusso dell’export in sostituzione  dell’assenza di domanda interna; si mostra utile la presenza di tassi negativi, per rendere sostenibile il forte livello d’indebitamento.

Il commercio mondiale ha subito una sensibile contrazione con flessione di circa l’1,4% su base annua, si veda la situazione della Germania con significativi dati negativi e non piu’ “locomotiva” europea. Settori dell’economia fondamentali per il traino dello sviluppo, quali il dettaglio, il leasing, l’industria manifatturiera e quello dell’auto mostrano segnali di crisi con aumento delle situazioni di dissesto aziendale e forte necessità d’investimenti per nuove tecnologie ed infrastrutturali.

I posti lavoro sono a rischio o comunque verso un continuo deterioramento dei livelli salariali, con un aumento dei costi della previdenza sociale, delle assicurazioni, contrazione delle pensioni e conseguente riduzione del potere di acquisto delle masse. 

 Il settore immobiliare presenta una  riduzione della redditività, per la contrazione dei prezzi e per la  flessione della domanda di locazioni. L’insolvibilità dei mutui è in accentuazione con conseguente rialzo delle barriere di accesso al credito. 

I Governi e le imprese, in ragione della presenza di tassi negativi, mostrano una tendenza all’aumento del debito con allungamento dei tempi di rimborso, sino a 50 e 100 anni per le emissioni pubbliche, sostenuti in tale politica dagli atteggiamenti delle Banche Centrali propense ad aumentare la liquidità dei mercati. Per gli investitori il risultato è un maggiore rischio associato ad una riduzione dei rendimenti. 

I suggerimenti dell’analisi consigliano quindi l’acquisto di valori finanziari non soggetti a facili svalutazioni e che non possono essere replicati (stampati) come ad esempio le obbligazioni; titoli azionari che mostrano una preferenza negli anni alla distribuzione dei dividendi e che si riferiscono ad aziende con “buoni” fondamentali; acquisto d’immobili in aree urbane ad alto tasso di sviluppo; materie prime, oro, prodotti minerari (valute commodity).

In tali scenari le emissioni che presentano rischi crescenti sono rappresentate dai titoli pubblici, per la loro “produzione” senza soluzione di continuità e che determina un sensibile aumento del rischio d’insolvenza. Si fanno forti in questi scenari i rischi derivanti da situazioni di mercato “pilotate”, da Banche Centrali- Governi e grandi intermediari, con ripercussioni sull’andamento dei prezzi senza che le situazioni “fondamentali” sottostanti siano sostanzialmente mutate. 

Va inoltre detto, come ampiamente dimostrato dalla storia economica mondiale degli ultimi anni, che una maggiore liquidità dei mercati non è necessariamente sinonimo di crescita, basta guardare agli andamenti dei dati fondamentali degli ultimi mesi / trimestri. Un esempio tra tutti la Germania, caratterizzata dalla presenza di un tasso di rendimento negativo sulla durata trentennale.  

Difficile quindi individuare le emissioni ed i valori di “qualità”, vista l’intensa azione della speculazione alla ricerca di rendimenti presso che assenti. Ma sicuramente un’obbligazione a 30anni con tasso zero rappresenta un prodotto da lasciare ad altri, semmai acquistata nella prospettiva di lucrare capital gains, nell’attesa e speranza di ulteriori tagli nei tassi, cosa che non rispecchia i fondamentali e gli obbiettivi di ricerca del rendimento/qualità. 

I consigli per un’oculata gestione della propria ricchezza finanziaria detenuta su valori mobiliari:

  • Stop Loss  sulle posizioni, con il fine di  limitare i rischi sulle posizioni;
  • Attività di hedge, per gestire la relazione rischi-opportunità-rendimento, bilanciando le posizioni;
  • Take Profit, incassare profitti su movimenti di mercato ampi o giudicati eccessivi; 
  • Close, eliminare le posizioni non performanti, inutili ed in balia dei mercati (della speculazione);
  • Aumento della quota di portafoglio liquida, con continuo riassetto della composizione degli investimenti; 
  • Per le quote dei Fondi detenute si mostra necessario un’attenta valutazione della qualità del gestore e delle performance conseguite negli ultimi anni, in termini di rischi-rendimenti. 

Analisi degli effetti potenziali su inflazione / guerra commerciale

DOLLARO e ORO e FIAT MONEY

Il grafico che precede mostra come il valore del Dollaro sia realmente difficile da stimare, poiché si connette alla quantità disponibile, al livello d’inflazione, ai prezzi alla produzione, alla fiscalità, e quindi esso sostanzialmente non è in relazione con il potere di acquisto del consumatore. In realtà sembra che la forza del dollaro sia apparente poiché deriva dalla debolezza delle altre valute, e ciò potrebbe indurre la FED ad una riduzione dei propri tassi. L’oro al contrario si mostra più stabile storicamente, derivando tale caratteristica dalla propria “manualità” (miniere ed estrazione) e da una continua accumulazione, non legata all’inflazione o ai prezzi di altre materie prime. I mercati continuano ad assorbirne la produzione, non come quella potenzialmente definita di rame, grano, petrolio, che vengono invece consumati (utilizzati) in relazione alla domanda/crescita economica, ed alla situazione politica e geopolitica.

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Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. E’ esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.

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