Impatto mediatico ed andamento dei mercati

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Viviamo in un mondo sempre piu’ connesso, mediatico, globalizzato, e non possiamo disconoscerlo, o nasconderci dietro un cerino.

A questo si aggiunga che sono cambiate le modalità di comunicazione, di gestione dei dati, di divulgazione delle informazioni e notizie, e quindi il loro impatto nel mondo economico, finanziario, politico.

Il fatto è che la correttezza dell’informazione non è garantita e cio’ sembra che poco importa, visto che non sono considerate manipolazioni la diffusione di notizie errate e quindi fuorvianti. Ne è un esempio recente la Cina cosi’ come il Giappone, dove vengono messi in discussione i dati economici pubblicati negli ultimi anni, i quali possono essere considerati non precisi in un eccesso di ottimismo.

I dati economici, come:

  • il valore dei cambi,
  • il livello dei tassi,
  • il costo dell’energia e delle materie prime,
  • il livello della pressione fiscale,
  • l’incidenza dei dazi,
  • le sanzioni  economiche e finanziarie e
  • le barriere commerciali,

sono aspetti di estrema importanza che originano forti “tentazioni” per una loro strumentalizzazione e quindi una loro “manipolazione”, al fine di raggiungere determinati obiettivi di politica economica e finanziaria.

Fattori chiave determinanti nelle decisioni allocative delle imprese e di grande impatto sui bilanci dei Governi, che incidono sensibilmente sul successo di determinate iniziative politiche.

I mercati finanziari lo sanno bene, e tengono in grande considerazione la pubblicazione:

  • di dati economici,
  • delle decisioni di politica monetaria,
  • di analisi e commenti di grandi Istituzioni internazionali e Banche centrali,
  • di dati sugli andamenti degli utili societari ed altro,

ma non sempre la diffusione di queste informazioni incidono in modo significativo sull’andamento delle quotazioni.

L’opinione prevalente è che in un mercato “libero ed aperto” prevalgono gli orientamenti della domanda, anche se nel corso delle negoziazioni  si possono determinare delle discordanze tra andamento dei prezzi e realtà sottostanti, per via del cosiddetto “sentiment”.

Ad esempio, agli esperti risulta chiaro che l’impatto sui prezzi di un determinato importo negoziato in uno specifico tempo “tecnico” avrà un effetto  piu’ incisivo di medesime transazioni realizzate in orari di “normale” apertura dei mercati, dove sussistono molte piu’ contropartite operative.

Lo sanno bene anche le Banche Centrali, del come e dove intervenire, cercando il massimo impatto con il minimo importo impiegato nella specifica azione d’intervento monetario, con l’aggiunta di un commento da cui dipenderà l’efficacia dell’azione stessa.

Lo sanno bene anche le aziende che pubblicano i dati economici ed i risultati operativi, o che domandano nuovi fondi, o annunciano fusioni-acquisizioni-chiusure o cambiamenti ai vertici.

E recentemente hanno compreso il fenomeno dell’importanza della tempistica nella diffusione dell’informazione  i leader politici, di cui Trump rappresenta l’esempio principale, con molti seguaci nel mondo.

La guerra commerciale in atto è da sempre esistita ma senza essere mai oggetto di attività mediatica come negli ultimi anni, con un confronto tra concorrenti  commerciali, in cerca:

  • del maggior successo di vendita,
  • di profitto e
  • di penetrazione nei mercati, per battere la concorrenza.

Lo scopo è sempre quello di vendere il proprio prodotto al massimo prezzo, con il minimo costo di produzione ed il massimo reddito.  Nulla di nuovo, solo i mezzi sono cambiati con l’entrata in scena del fattore “comunicazione”.

Ma con il trascorrere del tempo queste informazioni e dati continuamente diffusi hanno determinato una sorta di “assuefazione” degli operatori economici e finanziari, con una nuova e recente consapevolezza che tali notizie sono sin troppo spesso “pilotate”, assumendo sempre piu’ i connotati di una impropria pubblicità piuttosto che rappresentare diffusione di conoscenza sulle realtà sottostanti.

Ne è un esempio evidente la situazione attuale, in particolare quella di questi ultimi mesi-trimestri. Tutti i principali fattori di politica nazionale, di geopolitica ed economia si sono caratterizzati per un profilo di sostanziale “negatività”, con ampio impatto sugli indici dei principali mercati  nel 4° trimestre del 2018. Un effetto ampliato (in senso negativo sulle quotazioni) da posizioni di long-term da parte dei fondi, delle banche e dei grandi operatori, che sono stati costretti ad una liquidazione non modesta delle posizioni in portafoglio per la chiusura dei bilanci di fine anno.

Con l’avvento del nuovo anno 2019 gli acquisti hanno ripreso fiato.

La liquidità nei conti è al momento elevata, ai livelli massimi, quotazioni stabilizzate senza nuovi o maggiori effetti per:

  • i dati principali sostanzialmente di tipo negativo,
  • le tensioni politiche e geopolitiche,
  • le ampie incertezze presenti per la Brexit,
  • il voto politico in Europa e
  • molti altri fattori non rassicuranti.

In tali scenari si fa strada la ricerca del rendimento che si aggiunge al timore di “perdere il treno”, nell’ipotesi di un rialzo dei corsi, e nonostante quindi che nulla sia cambiato si è determinato un recupero dei prezzi per quei valori che hanno mostrato cedimenti nei mesi di fine anno, in aggiunta a questo, la FED ha subito la pressione del governo Trump rinunciando al rialzo dei tassi d’interesse, ponendo le condizioni per una tenuta del mercato.

A ben vedere, per le scelte d’investimento abbiamo bisogno piu’ di psicologi in qualità di analisti del “sentiment” di mercato che non di studiosi  dei conti economici e dei dati statistici, cosi’ come di burocrati e capi di Stato.

Un esempio? Guardate il valore del bitcoin, basato sul nulla, senza un valore intrinseco, se non quello convenzionale assegnatogli dal mercato, da cui  consegue il record di volatilità del prezzo. E a cio’, si aggiunga una riflessione sull’andamento dei cosiddetti “beni rifugio”, che in quanto a volatilità non hanno appropriati termini di paragone.

E guardate la “bomba debiti” sulla quale siamo seduti ignari mentre sorseggiamo un aperitivo, magari osservando il panorama dal nostro salotto di casa.

About Author

Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. E’ esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.

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