Il Virus dei mercati finanziari

0

Dopo un lungo periodo di ottimismo, sempre alla spasmodica ricerca di rendimento, e con gli investitori sordi ai “boati” e ciechi alle nuvole grigie e tempestose che si addensavano, la diffusione del morbo pandemico (inizialmente sottostimato dai più) ha determinato un brusco risveglio alla realtà dei mercati, caratterizzati da una profonda instabilità da sempre presente e dovuta all’insoddisfacente andamento delle principali dinamiche economiche a livello mondiale; la maggioranza degli operatori è stata colta di sorpresa!

Gravi fattori d’instabilità erano già in atto:

  • una situazione geopolitica in forte mutamento;
  • indebitamento del privato e del pubblico a livelli record, con un rating in continuo deterioramento;
  • incremento esponenziale delle crisi aziendali, principalmente nel settore delle piccole e medie imprese;
  • crescenti barriere al commercio internazionale, con guerra dei dazi ed ostacoli di ogni natura;
  • in Europa, gli effetti della Brexit ed altro.

Cio’ non ostante i mercati ostentavano “tranquillità”, sostenuti nel loro infondato ottimismo da:

  • politiche monetarie espansive, con ampia liquidità e bassi tassi di interesse anche con rendimenti a volte “negativi”;
  • acquisti di assets da parte delle principali Banche Centrali;
  • politiche di sostegno all’economia da parte di alcuni Governi.

I contenuti livelli dei tassi d’interesse hanno incentivato la ricerca del “rendimento”, con assunzione di rischi crescenti da parte degli investitori ed ampliamento della distanza tra “finanza” ed “economia reale”.

Negli ultimi mesi sembrava fosse emersa una maggiore consapevolezza dei rischi e della crescente instabilità del mercato, principalmente per via dell’andamento insoddisfacente delle principali economie mondiali, con aumento dei tassi di disoccupazione, riduzione degli utili societari e dei livelli di consumo anche in ragione della prevalenza di basse politiche salariali.  Nelle ultime settimane la precarietà della congiuntura economica internazionale si è accentuata per via della “crisi” in atto sui mercati petroliferi.

La diffusione del Covid-19 pone le premesse per  una profonda recessione a livello planetario, con poche eccezioni, che segue una fase di forte rallentamento della crescita del prodotto. I settori che ne risentono per primi con importanti perdite sono quelli dei trasporti e del turismo, seguiti dai beni di largo consumo come il tessile – abbigliamento, per l’inevitabile immediato crollo dei consumi dei beni non di prima necessità. Naturalmente, gli effetti di lungo periodo sui sistemi produttivi saranno profondi ed in parte imprevedibili; di certo si assisterà ad una sensibile ricollocazione delle produzioni, con nuovi scenari nella dislocazione del prodotto e nella direzione dei flussi del commercio internazionale.

Di fronte al nuovo scenario la politica monetaria mostra infine tutti i suoi naturali limiti:

  • assenza di coesione e coordinamento nelle azioni delle principali Banche Centrali;
  • profonda sfiducia degli operatori che genera attese di tipo negativo; insufficienza dei continui acquisti di assets nel tentativo di contrastare la tendenza “orso”, poiché essi assorbono solo una minima parte dei valori mobiliari in circolazione ed in cerca di “classamento”: il fenomeno si connette al massiccio uso dei derivati che ha determinato un’inverosimile moltiplicazione dei volumi.

In tale scenario, le azioni degli operatori si muovono “all’unisono”, vale a dire nella stessa direzione, anche per il prevalere delle tecniche di gestione fondate su algoritmi e sulle decisioni dei sistemi software, totalmente “autonome” dalla volontà umana. E’ il caso di dire che “un batter di ali crea un terremoto”.

In altri termini, si pagano oggi le conseguenze della forte distanza tra i valori finanziari ed i fondamentali sottostanti, tra la finanza e l’economia reale; appare in modo piu’ chiaro la fragilità del “castello di carta” sul quale poggia la finanza moderna.

Dunque, le previsioni lasciano presagire un’accentuata volatilità caratterizzata da movimenti erratici e da una spasmodica ricerca della “qualità”, vale a dire dei fondamentali, ma che stentano ad essere presenti sull’intero panorama dei valori mobiliari. Cio’ comporta repentini cambiamenti di “posizione”, con inversione di tendenza immediata nelle quotazioni di alcuni titoli ed incremento dei rischi; ne consegue una spasmodica ricerca di “protezione” con uso di derivati ma che comporta un aumento dei costi.

E’ arrivato il momento, in verità tanto atteso, di un ritorno degli operatori all’analisi fondamentale, con valutazione del quadro economico sottostante mediante stima del reddito e del rischio; per troppo tempo il mercato e le compravendite hanno trascurato la realtà “economica”, in una sorta di bulimia del “facile guadagno” conseguente ad una frequente ed “irrazionale” oscillazione dei corsi, dovuta solo al gioco delle parti nella ricerca degli utili da differenze di prezzo, non connesse ai fondamentali.

I minus valori sulle quotazioni, nell’ordine del 30 per cento in media sui principali mercati, hanno determinato un primo riallineamento tra economia reale e valori finanziari; restano pero’ molte incertezze che “infettano” le attitudini degli operatori e le loro capacità di analisi.

Un’opportunità d’investimento nel breve o brevissimo periodo puo’ derivare dalle  rapide oscillazioni dei corsi rispetto al proprio fondamentale, già livellato per alcuni titoli dai minus valori degli ultimi giorni. Ma quest’attività presenta dei pericoli per lo sprovveduto risparmiatore ed anche per l’investitore più preparato ma che non puo’ interessarsi all’andamento dei mercati a tempo pieno.

Pertanto, si consiglia un atteggiamento da “cassettista”, prediligendo i valori mobiliari caratterizzati da buoni fondamentali, senza pero’ rinunciare all’assistenza di un valido consulente finanziario.

Un ritorno quindi alla realtà, anche se dura ed incerta. E’ il caso di dire che “quando arriva la tempesta, i primi a volare sono gli stracci”.

About Author

Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. E’ esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.

Comments are closed.