Le politiche dello sviluppo per il benessere dei popoli

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In un mondo globalizzato in cui primeggia la povertà  la discussione circa l’adozione delle migliori politiche dello sviluppo si è mostrata del tutto sterile e non risolutiva.

I problemi che hanno reso inefficaci le azioni messe in atto sono molteplici, tra essi si pongono in rilievo:

  • Il risalto assegnato alle politiche monetarie che ha comportato una diffusione ed inasprimento del debito a carico dei Paesi in via di sviluppo e non solo;
  • La centralità assunta dagli investimenti in opere strutturali;
  • Il prevalente soccorso delle popolazioni in difficoltà mediante politiche di tipo “assistenziale” ancor prima che attraverso un concreto supporto alla crescita del sistema della produzione;
  • L’assenza di una volontà specifica per il sostegno della formazione di una “domanda interna” come principale veicolo di diffusione del benessere economico tra le popolazioni delle Nazioni povere;
  • Il prevalente interesse dei Paesi ricchi, orientati ad assicurarsi la disponibilità delle risorse naturali possedute dai territori in via di sviluppo.

La centralità  delle politiche monetarie nella Governance  a livello globale rappresenta la principale causa del rallentamento della crescita delle principali Economie cosi’ come di quelle dei Paesi poveri.

La migliore letteratura economica ha  dimostrato l’inefficacia dell’azione monetaria nella conduzione della politica economica, principalmente di quella finalizzata allo sviluppo e/o al superamento delle fasi di rallentamento o di recessione.

La moneta di per sé non rappresenta stimolo all’ampliamento del sistema produttivo se non si sostanzia in un aumento della domanda aggregata, per l’avanzare dei consumi e per l’incremento degli investimenti produttivi presso le imprese (si veda Stiglitz J.E., Galbraith J.K. ed altri).

Il lettore ben sa che, nella norma, l’aumento della circolazione monetaria è oggi realizzata dalle Banche Centrali attraverso una “iniezione” di liquidità sui mercati finanziari per il tramite del sistema delle banche commerciali: la qual cosa sin troppo spesso non si sostanzia in un aumento dello stock di credito all’Economia, famiglie ed imprese principalmente di piccola dimensione, per gli orientamenti gestionali degli istituti di credito poco inclini all’assunzione del rischio economico tipico, bensi’ favorevoli all’ampliamento delle operazioni di finanza speculativa sui mercati che nessuna connessione diretta hanno con il mondo dell’economia “reale”.

Ne è conseguita una separazione sempre più marcata tra Finanza e sistema della produzione con l’apparire di un mercato finanziario “fine a se stesso”; ne è una prova inconfutabile l’andamento delle quotazioni delle ultime settimane, in cui si osserva una crescita dei prezzi dei titoli di aziende “decotte” e sull’orlo del fallimento (si veda su The Global Review, Chastonnay B., 23 agosto 2020).

Questo esecrabile orientamento delle Istituzioni adibite alla Governance economica si riflette anche nelle politiche di sostegno allo sviluppo dei Paesi poveri, fondate sull’assunzione del debito che inevitabilmente “trattiene” la crescita economica sino a trasformarla in recessione, per l’insopportabile peso degli interessi corrisposti sul Bilancio pubblico già assai ristretto.

Per altro verso, i pochi capitali resi disponibili per il sostegno delle Economie povere vengono principalmente destinati alla realizzazione di opere infrastrutturali che pero’ non incoraggiano la formazione di una domanda interna come risultato dello sviluppo del sistema della produzione nazionale; bensi’ tali interventi sono principalmente finalizzati a facilitare l’esportazione delle risorse naturali presenti sul territorio e di totale dominio dei Paesi ricchi artefici degli investimenti strutturali.

Dunque, il risultato non è quello di un miglioramento del tenore di vita delle popolazioni locali le quali continuano a soffrire della penuria dei beni di prima necessità, la cui reperibilità sui mercati è connessa ai flussi d’import dai paesi ricchi per insufficienza o assenza totale delle produzioni interne.

In più va detto che, nei casi di localizzazione sul territorio di stabilimenti industriali per investimento di capitali esteri, le iniziative  fondano  sulla possibilità dell’adozione di politiche di bassi salari e sui vantaggi connessi all’elargizione di agevolazioni fiscali, trasferendo al di fuori del Paese interessato la gran parte del Valore prodotto.

Il risultato di questi scellerati orientamenti è davanti all’attenzione di ogni osservatore:

  • diffusa povertà, economica ed intellettuale, quest’ultima per assenza di un sistema di istruzione scolastico disponibile per tutta la popolazione;
  • grave indigenza delle genti in termini igienici e sanitari anche per via dell’assenza di sufficiente disponibilità di acqua potabile e di un sistema sanitario articolato sul territorio ed alla portata di tutti poiché “senza costo”;
  • ne risulta una “pressione” crescente sulla formazione dei flussi d’immigrazione verso quelle aree economiche del Pianeta considerate ricche, alimentando la “clandestinità” e peggiorando le condizioni di vita delle genti emigrate rispetto agli stessi Paesi di provenienza.

Le possibili soluzioni alla situazione rappresentata sono assai dissimili da quelle sino ad oggi adottate e, ad evidenza, risultate del tutto inefficaci.

In primis, bisogna comprendere che l’aiuto deve avere il fine principale di porre le popolazioni locali, sfinite da una povertà invincibile, nelle condizioni di divenire “artefici” del proprio destino.

Cio’ comporta una diversa strutturazione degli interventi da attuare a sostegno di quelle Economie:

  1. Sviluppare un articolato sistema dell’istruzione scolastica e della formazione professionale sino a quella universitaria. Vincere il diffuso analfabetismo è questione di assoluta priorità.

Inoltre, la possibilità di realizzare un’adeguata formazione per lo svolgimento delle “arti e mestieri” pone le premesse per l’educazione al lavoro ed all’auto sviluppo degli individui, con creazione di un circuito economico di base vera fonte di crescita sociale e di diffusione del benessere in ogni anfratto della società; in tali situazioni, si pongono le condizioni per la nascita e la diffusione della piccola e media impresa che necessita di mano d’opera specializzata e comunque con un certo livello di preparazione professionale e, per cosi’ dire, di “cultura”.

  1. Sostenere il sistema bancario locale con sussidi e trasferimento di capitali per un adeguato aumento dello stock di  credito all’Economia, premessa fondamentale per consentire la nascita e la diffusione di un sistema produttivo locale e fondato sulla micro e piccola impresa.

Appare fondamentale l’erogazione di prestiti bancari per il sostegno dei consumi, mediante sussidi per l’acquisto dei beni a fecondità ripetuta e con utilizzo pluriennale sin’anche all’assunzione in proprietà  dell’abitazione di residenza: premessa per la nascita di un mercato immobiliare locale, importante motore della crescita economica.

  1. Condurre aiuti finanziari a favore del Bilancio degli Stati interessati, al fine di sostenere la formazione del “welfare state” con lo scopo di assicurare l’istruzione gratuita della popolazione e l’organizzazione di un adeguato sistema sanitario. Appare importante che l’apporto di capitali sia realizzato in termini di “contribuzioni nette” e solo in parte minore in forma di debito ed, in tal caso, con un contenuto livello dei tassi d’interesse e dilazione del rimborso in una prospettiva temporale di lungo periodo. Il principio che deve prevalere è che la “sostenibilità” del debito, pubblico e privato, deve fondare sulla crescita dell’Economia e quindi del Prodotto interno, dal quale deriva un ampliamento delle entrate fiscali per la Pubblica Amministrazione, base per la formazione dello Stato sociale e del rimborso dei prestiti.
  2. Realizzare un nutrito programma d’investimenti strutturali ma che abbia il fine principale si sostenere la formazione di un diffuso mercato interno. Dunque, si tratta di contribuire allo sviluppo della “viabilità interna”; di centri di logistica per i trasporti; d’incentivare la costituzione di aziende private adibite al trasferimento delle merci e delle persone sul territorio; della costruzione di linee ferroviarie.

Alle politiche ed agli interventi brevemente esposti non vi è alternativa, se si vuole infine assicurare la sconfitta della diffusa ed intollerabile povertà a livello mondiale.

Ma le élite al potere opporranno un forte contrasto all’attuazione di tali politiche e strategie per lo sviluppo, poiché il fine è l’oppressione dei popoli piuttosto che il loro affrancamento da un invincibile povertà economica, intellettuale e morale.

Il successo di tali interventi non puo’ quindi sperare di trovare un’agevole attuazione attraverso il sostegno delle Banche Centrali e dei Governi delle principali Economie planetarie.

La via è quella dell’attività di specifiche Organizzazioni Economiche Internazionali non condizionate dagli attuali assetti del Potere politico, economico e finanziario, che siano nelle condizioni di mobilitare ingenti risorse finanziarie private e pubbliche e giacenti inoperose su conti correnti bancari.

Tali Organizzazioni sono affrancate dall’influenza diretta e dal controllo delle élite e possono allora concretamente operare per attuare interventi ed investimenti che infine potranno porre le condizioni per l’affrancamento di popolazioni intere da condizioni di vita indigenti e di assoluta povertà, facendo trionfare il principio cosmico della ‘giustizia’ e della equità nella ripartizione della ricchezza mondiale, già oggi di consistenza tale per assicurare la dignitosa sopravvivenza dell’intera popolazione mondiale se oculatamente impiegata e equamente distribuita.

Nell’attuale scenario mondiale, l’OIDE- Organizzazione Internazionale  di Investimento Economico- assume un ruolo centrale.

Tale Organismo assume la personalita’ giuridica internazionale in virtu’ di molteplici Accordi di Sede, sottoscritti con altrettante Nazioni sovrane partecipanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

La sua natura e’ del tutto unica nel panorama delle Organizzazioni Internazionali:

essa  ha un unico Fondatore nella persona del proprio Presidente S.E. Louis Koffi  Laoure’ e dunque la sua azione e’ libera da ogni forma di condizionamento politico, economico e finanziario intentata dai “cosiddetti Poteri  forti”.

 

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Ingegnere informatico e imprenditrice con una vasta esperienza in varie industrie Hi-Tech israeliane e americane. Joelle ha sviluppato numerosi algoritmi nel campo dell'ingegneria medica e ha lavorato per molti anni nello sviluppo del business, nel marketing e nelle posizioni di vendita. Oggi collabora con diverse organizzazioni umanitarie e ricopre l'incarico di Ambasciatrice presso l'Organizzazione Economica Internazionale OIDE.

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