70 anni dal piano Marshall: il soft power degasperiano

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Dopo la fine della seconda guerra mondiale l’Europa e l’Italia contavano i loro morti.

  • Città distrutte,
  • reti ferroviarie impraticabili,
  • case, strade, ponti, acquedotti, fognature, industrie, aziende e produzione agricola, tutto distrutto dai bombardamenti e
  • tra i sopravvissuti senza lavoro fame, tanta fame.

Nel giugno del 1947 gli Stati Uniti annunciarono l’avvio di un piano di aiuti al vecchio continente attraverso lo stanziamento di fondi da destinare alla ricostruzione, noto come “Piano Marshall”.

A 70 anni dal Piano Marshall il Centro Studi Americani ha celebrato la ricorrenza con un convegno dove hanno partecipato:

  • Paolo Messa direttore del centro,
  • Maria Romana De Gasperi presidente della Fondazione de Gasperi,
  • Antonello Folco Biagini presidente della fondazione sapienza e
  • Franco Frattini presidente SIOI.

Morte e distruzione l’eredità ricevuta dal secondo conflitto mondiale, il più distruttivo e sanguinoso delle guerre mai combattute fino a quel momento.

  • L’Italia contava i suoi morti, 415.000 tra civili e militari,
  • l’Unione Sovietica ne contava 21.600.000 e
  • 7.000.000 la Germania.

Dal numero delle vittime si capisce la gravità del conflitto.

Alle perdite umane vanno aggiunte quelle materiali. La gente non aveva di che mangiare, la produzione del grano in Francia e in Italia cadde del 50%.

  • Nel 1938 in Francia si producevano 9.800.000 ton di grano contro le 3.270.000 del 1947,
  • in Italia 8.184.000 contro le 4.702.000 nello stesso periodo temporale (fonte B.R. Mitchell, European Historical Statistic 1750-1975, London 1975, p.209).
  • La produzione di carne in Italia diminuì drasticamente da 634.000 tonnellate nel 1934 alle 382.000 del 1947 (fonte B.R. Mitchell, op. cit.p.350).
  • Anche la produzione del carbone e dell’acciaio si ridusse severamente, causando numerose difficoltà per il funzionamento degli impianti e gravi disagi alla popolazione.

Il 6 febbraio del 1945 il presidente Truman annunciò un programma di emergenza che si proponeva di evitare lo spreco di risorse nel proprio paese, per poter rendere disponibili le eccedenze per gli amici europei oltreoceano.

Purtroppo queste misure si rivelarono insufficienti e nell’aprile del 1946 Truman stimolò la crescita dei volumi di grano venduti al governo, incentivando i produttori con premi per poter poi destinare le scorte alle popolazioni europee che manifestavano seri problemi di tipo umanitario.

I programmi di aiuto americani crearono molte tensioni tra i paesi europei ma Il forte deterioramento delle condizioni economiche e sociali portò l’Europa a considerare l’idea di rimettere in moto l’economia in accordo con le proposte USA, sempre in piena libertà politica ed economica bipartisan.

Il 3 aprile 1948 il presidente americano Truman firmò la legge che consentiva di tradurre in realtà gli aiuti economici all’Europa del dopoguerra.

Il programma si proponeva di realizzare degli obiettivi:

  • elevare il tenore di vita della popolazione europea,
  • stabilizzare le condizioni finanziarie degli stati,
  • accrescere il commercio con l’estero ed
  • integrare le economie delle nazioni europee.

Il piano aiutò a rimettere in moto l’economia e ad imprimere in Europa e in Italia un processo di grande democratizzazione.

Conseguenze

Dopo la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti erano i maggiori produttori di beni al mondo e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni europee significava esportare più merci in paesi dove mancava tutto.

Parallelamente, il debito dei paesi fruitori del prestito sarebbe aumentato con la conseguente imposizione della moneta americana sui mercati europei. Ma nella complessità delle motivazioni di carattere economico e finanziario si celavano anche obiettivi politici.

Con l’adesione al Piano Marshall l’Europa si spaccò in due creando così il blocco Occidentale contro l’Unione Sovietica.

Forse è proprio a questo punto della storia che si potrebbe ipotizzare la nascita della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

Un aiuto economico e un grande progetto politico per l’Italia

L’unico paese che poteva venire in soccorso dell’Italia del dopoguerra erano gli Stati Uniti.

Nel gennaio del 1947 Alcide De Gasperi, che era stato invitato dal Time a tenere una conferenza sul futuro dell’Europa, incaricò Alberto Torchiari, Ambasciatore negli USA e grande conoscitore della politica degli Stati Uniti, di creare la condizione per un incontro con il presidente Truman, lo scopo dell’incontro era richiedere aiuti economici per l’Italia.

Fu proprio in quel viaggio che De Gasperi ricevette un assegno di 100 milioni di dollari dalla Export-Import Bank.

Questo fu un fatto di primaria importanza che permise all’Italia di cominciare ad attuare un piano di ricostruzione.

De Gasperi credeva che l’economia potesse fungere da volano strutturale ad un processo di integrazione culturale e politico, e sebbene gli interessi contassero almeno quanto gli ideali, fu certamente necessario il contributo della diplomazia per vincere le non poche resistenze dell’opinione pubblica americana alla concessione dei finanziamenti.

Di quel viaggio Maria Romana De Gasperi racconta

“Il viaggio fu una vera avventura. L’Aereo che da Parigi ci doveva portare negli Stati Uniti dovette fare scalo nelle Isole delle Azzorre perché era finita la benzina. Io ero attratta dal paesaggio colorato delle case sull’isola ma mio padre pensava soltanto a ripetere all’infinito il discorso che avrebbe dovuto presentare in lingua inglese.

Il 5 gennaio l’aereo, dopo una ulteriore sosta alle Bermuda, atterrò a Washington.

Era la prima volta che mio padre viaggiava fuori dall’Italia da Presidente del Consiglio e fu ricevuto con tutti gli onori.

Dopo la prima notte all’hotel Waldorf Astoria arrivò in camera la colazione, un vassoio con yogurt, frittata, croissant, caffè e succhi da bere.

Io andai subito a bussare alla porta di mio padre e dissi “ papà si sono sbagliati, hanno portato la colazione per due in camera mia” ma alzando gli occhi appresi che anche a lui avevano portato lo stesso vassoio.

In Italia c’era la fame e vedere tanta abbondanza e tanto lusso era inusuale.

Lì compresi cosa fosse l’America, e di quanta ricchezza disponesse.

Non pensate agli americani come persone prive di gusto, gli americani vestono comodi ma quando fanno ricevimenti, serate, conferenze, vestono con lo smoking e il papillon e le signore in abito lungo elegantissime.

Mio padre al convegno di Cleveland si presentò con la giacca e una camicia bianca con bottoni brillanti e papillon, quando stava per salire sul palco i bottoni, uno ad uno cedettero, ne caddero tre, allora per coprire l’imbarazzo andò da un cameriere e si fece prestare un cravattone nero per coprire i bottoni mancanti. Questo per dire che anche i camerieri erano elegantissimi!“

Maria Romana De Gasperi oggi 95enne, figlia dello statista e sua assistente personale, presidente della Fondazione De Gasperi, al tempo viveva a fianco del padre e visse giorno per giorno la nascita dell’Italia repubblicana e del progetto europeista.

Il 3 aprile 2018, durante il convegno “Marshall 70 anni dopo: l’eredità del ponte atlantico”, ha voluto regalare al pubblico presente il racconto della vita vissuta insieme al padre proprio quando l’Italia sconfitta dalla guerra, attraverso l’aiuto degli Stati Uniti d’America, riuscì a risorgere dalla povertà, a crescere nei diritti, nella prosperità e nella democrazia.

Alcide De Gasperi: l’uomo e lo statista

Alcide De Gasperi nacque nel 1881 nel Trentino Alto Adige da una famiglia con limitati mezzi economici, il padre era poliziotto.

Nel 1900 con una borsa di studio si trasferì a Vienna per frequentare la facoltà di filologia.

Fu in questo periodo che apprese e affinò le tecniche di mediazione che più tardi applicò alla sua attività politica.

Passò molti anni a studiare le teorie economiche e sociali maturate in seno alle varie correnti della cultura cattolica europea e mostrò un evidente coinvolgimento nella lotta tra cattolicesimo e comunismo.

Un uomo che con spirito di servizio d’ispirazione cristiana ha cercato la strada per la costruzione della democrazia, un uomo di frontiera, che ha fissato il prezzo politico del pane, ha attuato manovre finanziarie propulsive , creato le premesse per una stabilizzazione monetaria, una politica economica produttiva verso i diritti sociali, una politica di rigore e di sviluppo.

Le idee di ricostruzione

Nel 1947 l’inflazione galoppante venne abbattuta con grande efficacia dalle misure che fecero seguito alle decisioni prese dal Consiglio dei Ministri , e sempre nel 1947 ritornando da un viaggio in America, riportò prestiti concessi dalla Banca Americana che gli permisero di effettuare investimenti strutturali nel nostro paese, incrementando l’occupazione, intensificando lo scambio di merci ad alto valore aggiunto, reso possibile anche dalla progressiva rimozione di ostacoli protezionistici e dalla creazione del libero scambio.

Gli Aiuti effettivi in termini monetari ricevuti dagli Stati Uniti dal 1948 al 1951 dall’ERP (Ente Ricostruzione Europea) furono di $ 1.289.810.140 suddivisi in vari settori merceologi: alimentari, combustibili, materie prime, macchinari e acciaio, noli, prodotti agricoli, medicinali, varie; ai quali si aggiungono prestiti condizionati, dollari prestati a condizione che le industrie italiane comprassero in America i prodotti necessari per la produzione: $ 260.214.404 (fonte missione americana ERP in Italia – ufficio stampa – divisione informazione – giugno 1951) ed hanno riguardato solo il 3% del bilancio italiano, ma sono stati propulsivi, un atto di fiducia alla ricostruzione.

È anche per merito del contributo ricevuto che De Gasperi ha potuto attuare il pareggio di bilancio ed incrementare le riserve auree che durante la guerra si erano disperse, volatilizzate. Per dare un’ulteriore spinta propulsiva agli investimenti senza creare debito di bilancio tolse la 13° mensilità ai dipendenti e la investì in infrastrutture, creando lavoro su basi economiche certe e non sul debito.

L’Italia, verso la fine degli anni 50 era sulla strada per diventare una nazione industrializzata e venne compiendosi con il miracolo economico il sorpasso dell’occupazione da agricola ad industriale.

De Gasperi uomo di pace

De Gasperi era un uomo di pace, pace in Italia ed in Europa e solo con questo spirito ha firmato il trattato di adesione alla Nato e alla Ceca.

Possiamo definire lo statista l’ultimo Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia e il primo della Repubblica Italiana.

Insieme al francese Robert Schuman ed al tedesco Konrad Adenauer si è battuto con vigore per un’azione più incisiva a sostegno degli ideali europei. De Gasperi può essere considerato uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, e come ha detto Romano Prodi l’impegno di De Gasperi è coerente con una “Europa Politica” .

Democrazia e libero commercio

Se dovessimo analizzare in parallelo il momento politico ed economico che stiamo vivendo con quello vissuto nel dopo guerra possiamo dire che il Piano Marshall americano fu un progetto a lungo termine che vide Stati Uniti e Europa collaborare fianco a fianco, nella gestione condivisa delle risorse e nella costruzione di istituzioni democratiche, seguendo le teorie keynesiane e quelle del liberismo.

Oggi la situazione è completamente diversa.

La dottrina seguita dal presidente Trump è quella del protezionismo, l’applicazione dei dazi limita il mercato e il libero commercio fra le nazioni; il sistema multilaterale che era stato applicato a Bretton Woods per promuovere la cooperazione commerciale internazionale, facilitare il commercio, consentire la stabilità dei prezzi, dei cambi, dei mercati permetteva ai Paesi aderenti di sentirsi parte di un destino comune.

Oggi è in atto una radicale trasformazione del sistema economico e finanziario, veti incrociati e particolarismi rendono difficile parlare di politica, di difesa, di economia comune.

Riusciremo con questo vento di cambiamento a creare ancora prosperità, a tutelare i nostri diritti e a difendere il nostro sistema democratico?

About Author

Esperta in campo economico, amministrativo e in analisi dei mercati, scrive di economia, finanza, e cultura per le riviste “Cina in Italia” e “ Travel Retail” e per il giornale on-line “Futuro Quotidiano”.Ha pubblicato “Parliamone francamente” (2015), “Toglietemi tutto ma non le vacanze. I russi scelgono l’Italia”(2016), “Cina: Dinamismo e Globalizzazione” (2017)," La Cina non corre...vola! economia e attualità cinese" (2018) tutti editi da Intermedia Edizioni.

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