“Teoria del Valore e della Moneta: Un Nuovo Modello di Sviluppo e di Governance dell’Economia” D.Yerushalmi.

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Nello scorso mese di marzo 2018  la The Global Review ha pubblicato, nella sezione Books and Papers, il volume inedito dello studioso israeliano David Yerushalmi nella sua traduzione in lingua italiana, dal titolo eloquente “Teoria del Valore e della Moneta. Un Nuovo Modello di Sviluppo e di Governance dell’Economia” (copyright Karen Hayoun- Israele).

Lo studioso della scienza economica e finanziaria non può che restare stupefatto dalla lettura e studio dell’opera.

Il fatto è che l’Autore narra le vicende economiche e monetario-finanziarie del nostro tempo con un’efficacia di analisi fondata sulla “essenzialità” dell’approccio e sulla totale assenza di un’influenza di “pensiero”, che troppo spesso condiziona l’obiettività dello studio di non pochi autori; un fenomeno ben noto ad una parte della dottrina e conosciuto con il termine di “ adaptive capture”.

Il libro è accompagnato da un’analisi che sostanzialmente si riferisce alla maggior parte degli sviluppi e delle conclusioni teoriche degli ultimi secoli, a far data da David Hume ed Adam Smith per concludere con i più noti autori contemporanei; il libro è dotato di una bibliografia di ben oltre 500 lavori.

Le conclusioni inedite dell’analisi di David Yerushalmi assumono un valore presso che “rivoluzionario” o almeno realmente “sincero”, se si vuol sottintendere che alcuni studiosi di indubbia qualità e capacità scientifica abbiano volutamente distolto l’attenzione dai fenomeni rappresentati con efficacia e semplicità dal nostro Autore.

La prima, definisce l’inflazione un fenomeno economico e non monetario; l’analisi si pone lo scopo di dimostrare l’infondatezza della distinzione tanto voluta dalla letteratura tra momento economico e monetario-finanziario, considerando quest’ultimo semplice rappresentazione “nominale” della ricchezza, definita “reale” solo con riferimento ai beni e servizi economici.

Yerushalmi afferma e dimostra con un approccio di analisi difficilmente contraddetto che la moneta rappresenta una “specie” del “genere” ricchezza , che essa (la moneta) “assorbe” all’atto della sua emissione mediante l’acquisto delle utilità economiche (beni e servizi) e nella fase della distribuzione del valore  creato presso le imprese.

Una riduzione della circolazione monetaria per decisione dell’autorità di controllo rappresenta “… una sottrazione (indebita) di ricchezza prodotta e circolante in forma monetaria … che non può che danneggiare la collettività … avvantaggiando (teoricamente) la Banca Centrale che assorbe un valore in legittimo possesso del pubblico”.

Continuando nell’approccio, l’Autore riferisce la causa dell’inflazione (intesa come un aumento dei prezzi dei beni senza un reale incremento delle utilità economiche contenute) ad una libera scelta di politica commerciale degli imprenditori, i quali rincorrono ogni occasione di mercato utile per un innalzamento dei prezzi al solo fine di conseguire maggiori profitti; ed in effetti, un incremento dei primi senza che muti il reale contenuto qualitativo del prodotto richiede, per l’acquisto delle medesime “utilità”, un maggiore esborso monetario, vale a dire un maggior “valore” (rappresentato ed incluso nella specie monetaria). La rincorsa all’aumento dei ricavi unitari (monetari) per medesimi prodotti è una “prova indiretta” che la moneta è una specie “reale” del valore prodotto e circolante in Economia.

Ne discende la logica conseguenza che il vero rimedio all’inflazione è una rigorosa e razionale  attività di controllo del processo di formazione dei prezzi presso le imprese; al contrario, la pretesa di contrastare le variazioni del metro monetario attraverso una politica di stretta creditizia mediante un restringimento della liquidità di sistema ha il solo effetto di contrastare lo sviluppo, per il freno che ne consegue all’ampliamento delle produzioni delle imprese, causa di crescente disoccupazione e riduzione dei redditi disponibili per le classi lavoratrici, senza nessuna certezza di un reale contenimento dell’aumento dei prezzi; ciò potrà determinarsi solo nel caso che tale politica commerciale coincida con gli obiettivi di massimo profitto del capitalista, senza escludere la possibilità che possa determinarsi un incremento degli stessi prezzi se le condizioni di mercato lo consentono, com’è frequente nel caso di “inelasticità” della domanda di alcuni beni o di aumenti nei prezzi di alcune materie prime e di fonti energetiche importate (stagflazione).

L’Autore afferma che il predominio delle politiche monetarie ha il solo scopo di una redistribuzione della ricchezza “dal basso verso l’alto” (dalle classi meno agiate a quelle ricche ed in posizione di supremazia).

La seconda, è che non si può rinunciare ad una regolazione, mediante apposita normativa,del processo di distribuzione del valore prodotto presso le imprese.

I capitalisti negano ai lavoratori le più elementari regole di equità e di dignità nella disponibilità delle  risorse economiche prodotte, non ostante che il reddito risulti essenzialmente dal “lavoro” e che la tecnologia può solamente ampliare le capacità produttive della mano d’opera, senza mai potersi sostituire completamente all’azione umana; per altri aspetti, lo stesso progresso tecnologico è il risultato dell’ “intelligenza applicata” dell’uomo e quindi il frutto del lavoro “economico” della specie.

Nell’attribuzione del valore deve assumere centralità e preminenza il fattore umano (mano d’opera), diversamente il capitale assorbe ricchezza e reddito di legittima proprietà dei “produttori”, le classi lavoratrici.

Da qui, l’esigenza per i dominatori di opprimere in ogni modo le genti, al fine di persistere nel gigantesco sistema di sfruttamento in atto, nutrendosi del “sangue” delle masse.

Il problema della “povertà” economica diffusa sull’intera area planetaria trae la sua origine dall’iniquo e perverso meccanismo economico in atto, secondo il quale i capitalisti (le imprese) sono nella condizione di controllare prezzi e salari, vale a dire

  • la quota di valore prodotto attribuita come profitti ed il livello “reale” del salario, e cioè
  • il rapporto tra salari monetari e prezzi.

La terza, è rappresentata dal totale ribaltamento della teoria dello sviluppo, che nella letteratura economica ( con poche non affermate “differenze” di approccio) è fondata essenzialmente sull’incremento del fattore tecnologico (input di capitale); la qual cosa non può che avere come conseguenza una cronica disoccupazione anche in presenza di un consistente tasso di crescita economica, giacchè l’incremento delle produzioni per via della tecnologia non assicura aumento della forza lavoro occupata né del salario unitario, mentre si registra un maggiore profitto in presenza di un incremento delle vendite ed, in taluni casi, anche di una loro costanza.

Yerushalmi, invece, insiste sulla necessità di aumentare il livello delle produzioni assorbendo la mano d’opera disponibile e relegando il fattore capitale (input tecnologico) a “variabile dipendente”; nel senso che l’input di fattore tecnico va dosato con le esigenze di incremento del prodotto solo dopo aver assicurato il “pieno impiego” della forza lavoro. In tal modo si assicura la crescita del reddito unitario delle masse e del benessere economico conseguente, sostenendo lo sviluppo dell’Economia per il tramite dei “consumi” ancor prima che mediante la leva “investimenti”.

Certo è che il modello di funzionamento dell’Economia proposto dall’Autore richiede un ribaltamento degli attuali equilibri di potere, non che degli assetti della politica, della finanza e dell’organizzazione del sistema produttivo.

Al riguardo, il lettore sarà sorpreso dall’approccio che Yerushalmi utilizza nello svolgimento dell’analisi, la quale con disinvoltura si sposta dal piano tecnico-economico a quello per così dire “teosofico” e spirituale, con deduzioni e conclusioni che intendono “rassicurare” lo studioso attento e con mente libera da preconcetti sul fatto che “… è certo che l’attuale sistema di ripartizione del potere sarà sostituito da un modello economico e politico fondato sull’equità e sul superamento delle perversioni in atto, rispetto all’ordine naturale delle cose … piaccia o no agli attuali uomini di potere …”.

About Author

Dapprima Ricercatore e successivamente Professore di Finance and Banking presso alcune Università italiane. Manager di diversi istituti di credito e società finanziarie. Attualmente studia e ricerca tra Israele e l’Europa.

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