“La moneta e il bene comune” – Andrei Krylienko

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Nella prefazione al libro di Andrei Krylienko La moneta e il bene comune*, scriveva Giacinto Auriti:

  • Quando si considera con attenzione il fenomeno monetario ci si accorge che la scelta di fondo, prima che scientifica, è religiosa.
  • È con viva soddisfazione, quindi, che adempio il compito di presentare la versione italiana dei saggi di Andrei Krylienko, perché egli è un Combattente schierato dalla parte moralmente giusta.
  • Il credito è la moneta del mondo moderno. Questa incisiva affermazione fatta dall’Autore nella nota introduttiva, alla luce di questa premessa, illumina e condiziona tutti i successivi passaggi.
  • Non a caso credito e debito sono anche i termini usati […] nella fondamentale formula divina: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” […]. **

Come è evidente, egli dichiarava apertamente la sua posizione spirituale dalla quale, in modo del tutto naturale, nascevano la sua sete di giustizia e la sua teoria della moneta.

È doveroso sottolineare l’importanza delle basi religiose e morali nella visione di questo giurista prestato alla scienza monetaria. Proprio quelle basi lo contrapponevano sia alla falsa élite che tenta di guidare il mondo, sia ai gregari di quella, ignari del “grande gioco” in atto, ma ad esso spiritualmente proni. Auriti, in risposta soprattutto a questi ultimi, “utili idioti” che lo accusavano di utopismo, diceva che di utopie ce ne sono di due forme:

  • una che è tale perché contraria alla natura umana, e allora bisogna smascherarla e combatterla;
  • una seconda che è tale soltanto perché ancora pochi la sostengono: queste sono le utopie che possono cambiare la storia.

Il professor Giacinto Auriti aveva scritto volentieri la prefazione alla raccolta di piccoli studi pubblicata sotto il titolo La moneta e il bene comune. Le sue teorie erano in buona sintonia con quelle di Andrei Krylienko, specialmente in fatto di moneta.

Se Auriti si era occupato principalmente della natura e delle modalità di creazione della moneta “pubblica”, Krylienko aveva soprattutto focalizzato la sua attenzione sull’enorme potere che la casta bancaria consegue mediante la creazione, sostanzialmente senza costo e dichiaratamente a scopo di lucro, di moneta “privata”. Una moneta privata che di fatto è titolo di credito della banca e titolo di debito del prenditore; una moneta-debito che diviene il principale mezzo di scambio della comunità, con gravissime conseguenze:

  • Questa sostituzione del debito alle tradizionali forme di moneta […] ha in effetti trasferito la prerogativa dell’emissione […] dal potere esecutivo al settore finanziario. La prerogativa dell’emissione, ciò nonostante, è un attributo essenziale dell’Esecutivo e se questo, simile a un Sansone senza i suoi capelli, ne è privo, sarà impotente di fronte a chiunque emetta la moneta della comunità al suo posto (p. 43).

“La moneta e il bene comune” mirava dunque al cuore del problema:

  • l trasferimento della sovranità dalla funzione politica alla funzione bancaria, da quando quest’ultima aveva intercettato a proprio vantaggio il controllo della moneta, facendo saltare la storica relazione tra la sovranità politica e quella monetaria.

Non a caso Krylienko evidenzia – accanto all’esautorazione dell’Esecutivo – un altro frutto marcio dell’egemonia finanziaria:

  • il peso enorme del debito nella vita dei popoli moderni. La grande usura si è imposta ormai dappertutto e nessun uomo sarà mai libero se prima non riuscirà a sfilarsi da questo cappio che strangola individui e popoli.

Krylienko non muove alcuna obiezione al prestito di danaro per finanziare commercio ed industria, ma afferma perentoriamente che la creazione privata – dal nulla – dei mezzi di scambio (che sono prestati denominandoli in termini di monete nazionali) produce, oltre il debito, anche altri gravi svantaggi sia tecnici che sociali. Uno dei requisiti principali di una moneta sana è, infatti, la stabilità del suo valore, ma

  • il denaro creato dalle banche e messo in circolazione per pagare salari e altri costi di produzione, aumenta l’offerta di moneta alla comunità mesi o anni prima che i beni prodotti con esso siano fabbricati e collocati sul mercato (p. 24),

mentre invece

  • ogni volta che un prestito bancario è rimborsato il potere d’acquisto che esso rappresenta cessa di esistere (p. 44).

In altre parole, la circolazione monetaria non è in armonia con i cicli della produzione e della commercializzazione dei beni, poiché si crea «uno squilibrio permanente tra il potere d’acquisto della comunità e il volume del suo prodotto» (p. 46).

Come Giacinto Auriti, anche Andrei Krylienko va oltre la descrizione dei mali del sistema e propone quindi delle misure per una vera e coraggiosa riforma, prima fra tutte quella di separare il sistema monetario (che ha la funzione di creare ed emettere la moneta della comunità) dall’attività bancaria (che ha la funzione di raccogliere e prestare moneta); ciò comporta la restituzione del sistema monetario al potere esecutivo, e limita le banche alle operazioni di credito, da effettuarsi non con moneta da loro stesse creata, ma mediante denaro che possiedono effettivamente o gestiscono per conto dei loro clienti. Molto interessante è anche la sua proposta per la riduzione graduale del debito pubblico.

Risolvere il problema del sistema monetario è il principale e vero problema del nostro tempo. Un problema – osservava Auriti nella prefazione – di dimensioni colossali, dal momento che

  • Chi paga il pifferaio sceglie la musica, ricorda acutamente l’Autore. Ecco perché, non solo nessuna legge o tribunale o gruppo politico persegue la grande usura, ma questa è, addirittura, tutelata e ossequiata, malgrado la clamorosa iniquità del suo operato (p. 9).

La denuncia coraggiosa fatta da Andrei Krylienko, concludeva Auriti,

  • merita quindi la massima considerazione in quanto tocca aspetti essenziali per la stessa sopravvivenza della Civiltà Cristiana ed evidenzia la necessità di risolvere il maggior problema della nostra generazione: la riforma del sistema monetario. Dico maggior problema perché a monte di tutti gli altri. Carthago delenda est.

Posizioni, queste di Giacinto Auriti e Andrei Krylienko, che hanno una grande attualità. Occorre però una classe dirigente coraggiosa che sappia assumerne il peso. Ed è questa la cosa più difficile da trovare.

Dall’esito di questa “cerca” dipenderà, in gran parte, il nostro futuro.

* Andrei Krylienko: La moneta e il bene comune, Chieti, Marino Solfanelli Editore, 1988, 78 pp.

** Giacinto Auriti, “Prefazione”, in Andrei Krylienko, La moneta …, op. cit., p. 7.

About Author

Filosofo, uomo di cultura e d’arte, critico attento delle metafore artistiche moderne nonché ex docente di filosofia. Appena laureato ha ricevuto una borsa di studio dal Governo Elvetico ed ha iniziato l’attività come giornalista di successo; ha diretto vari periodici ed è stato Presidente del Premio Michetti. E’ autore di numerosi programmi Rai. Attualmente si occupa di critica artistica.

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